La preziosa ghirlanda degli insegnamenti degli uccelli
(Bya chos rin-chen ’phreng-ba)
Piccola Biblioteca Adelphi, 403
1998, 3ª ediz., pp. 108
isbn: 9788845913082
IL NOSTRO PROGETTO DI PROMOZIONE.
UN ARCHIVIO DEDICATO A CHI AMA E VALORIZZA IL PAESAGGIO
Andare per Giardini è un progetto finalizzato a favorire la comprensione del patrimonio ambientale e paesaggistico, permettendo di interpretare i segni storici e culturali che esso racchiude. È un’iniziativa di documentazione, valorizzazione e promozione, incentrata su giardini storici e contemporanei e sui loro paesaggi.
Il portale ospita già numerosi profili di ville e giardini, ampiamente documentati, accessibili e in costante aggiornamento, insieme a una ricca sezione di itinerari di rilevanza storica, botanica e naturalistica. Offriamo un’opportunità per esplorare virtualmente i giardini attraverso immagini e video, immergendosi in luoghi di straordinaria bellezza per coglierne la storia, l’armonia e i segni contemporanei dell’evoluzione del paesaggio. Ma sappiamo anche che la vera comprensione nasce dalla visita diretta: dall’atmosfera, i profumi, i colori, i contrasti, la luce — e soprattutto dal rispetto e dalla cura.
RIDIVENTARE NATURA
Il giardino ideale è quello che non hai ancora messo in ordine
C’è una frase di Costantin Noica che pone il giardino di fronte alla sua stessa cattiva fede: *lasciare alla natura il diritto di ridiventare natura*. Non si tratta di “lasciarla in pace”, gesto ancora troppo comodo, quasi un’astensione con cui l’uomo si dispensa dal proprio compito — ma di restituirle un diritto che le è stato tolto, e che noi soli, per la nostra pretesa di padronanza, avevamo il potere di toglierle. Ogni volta che tagliamo una siepe in forma geometrica, che tracciamo un vialetto rettilineo, che eleggiamo una specie perché “si comporta bene” e ne condanniamo un’altra come “invasiva”, esercitiamo un atto di violenza tranquilla: fermiamo un processo, lo trattiamo come cosa, gli togliamo la possibilità di essere altro da ciò che abbiamo deciso che sia. Non distruggiamo la natura — la riduciamo a *in-sé*, a oggetto pieno e compatto, privo della fessura per cui qualcosa possa ancora accadere.Noica pensa il reale come tensione a essere, un divenire che ci precede e ci eccede, che non attende la nostra sanzione per esistere. Intervenire sulla natura non è, in sé, una colpa: è persino inevitabile, spesso bellissimo. La colpa comincia quando l’uomo si mente, quando crede che la forma da lui imposta sia la forma vera e definitiva del giardino — quando scambia un atto della propria libertà per una necessità delle cose. È qui che il pensiero di Noica incrocia la pratica del giardino spontaneo, e in particolare la lezione di Gilles Clément: il giardiniere cessa di essere colui che disegna una forma e la difende contro il tempo che tenta di riprendersela, per farsi testimone di un processo che già lo precedeva e che continuerà senza chiedergli permesso. Il “giardino in movimento” di Clément — dove le piante si riseminano da sole, dove il caso ha tanto diritto di parola quanto il progetto — è la traduzione orticola esatta di ciò che Noica esige dalla filosofia: che l’uomo rinunci a una parte della propria volontà di fissare, per lasciare che il mondo continui a scriversi senza di lui.
Adventures in Search of the World’s Rarest Species
By Carlos Magdalena
Carlos Magdalena è un uomo in missione: salvare le piante più a rischio di estinzione del mondo. In The Plant Messiah, Magdalena accompagna i lettori dalle foreste del Perù fino all’interno dell’outback australiano alla ricerca delle specie rare e vulnerabili. Tornato in laboratorio—ai Royal Botanic Gardens di Kew, sede della più grande collezione botanica del mondo—assistiamo allo sviluppo di tecniche innovative e inaspettate per salvare le specie dall’estinzione, favorendone la propagazione e la rinascita. Appassionante e coinvolgente, The Plant Messiah è un tributo alla diversità della vita sul nostro pianeta e all’importanza di preservarla.
ISBN9780525436669
Published onMar 19, 2019 | Published byAnchor | Pages 288 | Dimensions5-3/16 x 8
FONDAZIONE NICOLA DEL ROSCIO
ORTO BOTANICO DI GAETA
L’orto Botanico è stato fondato nel 1985 su di un terreno abbandonato e degradato, in località Monte Orlando, composto di 13 terrazze degradanti verso il Golfo di Gaeta esteso per circa 2 ettari. Consiste principalmente di specie botaniche tropicali e sub-tropicali, molte delle quali rare ed in via di estinzione nei paesi di origine. La particolarità della collezione è basata su 150 specie diverse di palme, provenienti da semi raccolti durante viaggi di lavoro o di piacere nei diversi continenti. Il giardino è iniziato come ricerca sperimentale per l’ acclimatazione delle palme. Si tratta di un giardino con un equilibrio molto delicato per la rarità delle specie e la conformazione a terrazze del terreno. La sperimentazione continua a tutt’oggi. La Fondazione finanzia il mantenimento e il miglioramento dell’orto botanico a partire dal 2012. Nella primavera 2015 è stato aperto, in collaborazione con il FAI, per 2 giorni ad un pubblico limitato agli iscritti FAI e nel maggio 2015 alcune scuole hanno visitato il giardino. Nel futuro l’orto botanico sarà aperto ad un pubblico molto limitato, nel periodo primaverile , a causa della particolarità del sito. Nella primavera del 2015 vari articoli di giornali sono stati pubblicati in occasione delle 2 giornate di visita del FAI, con intervista telegiornale sul terzo canale della televisione pubblica. Nel marzo 2015 il New York Times ha dedicato 8 pagine sulla storia del proprietario e sul giardino. La fondazione NDR è in procinto di stampare un libro con note, notizie storiche, informazioni botaniche, suggerimenti ed esperienze. L’orto Botanico è mantenuto senza ricorrere a disinfettanti o concimazioni chimiche. Si tratta di un terreno espropriato dal Comune dopo demolizione di manufatti abusivi e di un gran bel panorama sul Golfo. Il restauro ambientale è iniziato nel 2014, prendendo in affitto dal Comune per 6000 euro l’anno il terreno e consiste nella rimozione detriti edilizi, tondini di ferro, immondizie varie, ripristino canalizzazione delle acque piovane e delle mura dei terrazzamenti. Sono già stati piantati circa 800 cespugli di piante diverse, soprattutto melliflue per api, uccelli, farfalle, etc. L’rrigazione iniziale delle piante è fatto grazie alla raccolta di acqua piovana in contenitori di zinco. Alla scadenza del nono anno, nel 2024, la Fondazione Nicola Del Roscio restituirà al Comune di Gaeta il terreno restaurato dal punto di vista paesaggistico e con le piante per l’educazione ecologica e il godimento della popolazione di Gaeta.
Il falco pellegrino
Nel cielo sopra la campagna dell’Essex, nell’Inghilterra orientale, oltre i rami di querce e olmi, in alcune stagioni dell’anno si possono osservare dei puntini scendere come frecce dalle nubi per poi risalire, disegnare eleganti cerchi, scomparire e riapparire: sono i falchi pellegrini, gli uccelli più magnifici della zona. A inizio anni sessanta, se si fosse abbassato lo sguardo, si sarebbe però potuto notare un’altra sagoma altrettanto riconoscibile: quella di un uomo sulla trentina – capelli biondi, occhiali dalle lenti spesse – che, steso a terra o in piedi, con un paio di binocoli al collo prendeva appunti furiosamente. Quell’uomo si chiamava J.A. Baker e lo studio di quei puntini nel cielo è stata l’ossessione e il capolavoro della sua vita.
Pubblicato per la prima volta nel 1967, Il falco pellegrino è un classico contemporaneo, che unisce uno stile letterario di rara intensità alla meticolosità del naturalista. Baker ha annotato per anni tutto ciò che riusciva a vedere, a capire e a esaminare dei pellegrini in lunghe sessioni di birdwatching, immergendosi nelle loro vite come fossero la sua: mentre analizza con perizia le azioni quotidiane degli uccelli – la caccia, le prede e i momenti di riposo – la sua scrittura ci conduce in un viaggio fuori da noi stessi, dove la distanza tra soggetto e oggetto sembra annullarsi e l’osservazione del falco diventa una via per esplorare la complessità della natura, il confine sottile tra vita e morte, tra istinto e coscienza.
Ma, sembra dirci Il falco pellegrino, più stretta si fa la sovrapposizione, più si rivela in realtà la distanza tra uomo e rapace, tra chi uccide per sopravvivere e chi per crudeltà o noncuranza. È in questa consapevolezza che ci fa sprofondare l’opera unica e a suo modo inimitabile di J.A. Baker: lo sguardo di chi osserva la bellezza del volo è lo stesso di chi può arrestarlo per sempre.
Introduzione di Robert Macfarlane | Traduzione di Aimara Garlaschelli
J.A. Baker (Chelmsford, 1926-1987), originario dell’Essex, è stato uno scrittore e birdwatcher inglese. Il falco pellegrino, vincitore nel 1967 del Duff Cooper Prize, è considerato uno dei libri di letteratura naturalistica più belli di sempre.
Barbican Centre Conservatory
Un’oasi tropicale nascosta nel cuore del brutalismo londinese
Nel cuore della City di Londra, il Conservatory del Barbican Centre è un unicum dove architettura brutalista e vegetazione esotica dialogano con naturalezza. Nato nei primi anni ’80 come parte integrante del complesso culturale, è oggi una grande serra-giardino che avvolge passerelle e pilastri in cemento con fronde lucide, liane e chiome tropicali. L’esperienza è verticale: si osservano chiome e palme dall’alto, si scende tra vasche d’acqua con carpe koi, si percorrono corridoi inondati di luce diffusa. Il microclima temperato–umido consente la coltivazione di specie tropicali e subtropicali che a Londra, all’aperto, non sopravviverebbero. Il risultato è un paesaggio verde stratificato: felci arborescenti e ficus che accentuano l’altezza della serra, rampicanti che ammorbidiscono le geometrie, palme da sottobosco che colonizzano gli interstizi, collezioni di cactus e succulente in contrasto con gli ambienti ombrosi. Per chi ama la botanica, è un laboratorio di adattamento: substrati ben drenati per le xerofite, irrigazione e nebulizzazione per gli epifiti, gestione della luce filtrata e del ricambio d’aria per ridurre stress e patologie.
Fabula, 10
1986, 8ª ediz., pp. 187
isbn: 9788845902109
ALAIN DE BOTTON
Architecture and Happiness
Un campo, da qualche parte, appena fuori città. Per milioni di anni è rimasto a dormire sotto una coltre di ghiaccio. Poi arrivò un gruppo di individui dalle mascelle pronunciate, accese fuochi e, su un piedistallo di pietra, sacrificò un animale a divinità sconosciute. Passarono i millenni. Fu inventato l’aratro, qualcuno vi seminò grano e orzo. Il campo appartenne ai monaci, poi al re, quindi a un mercante e infine a un contadino che ricevette un generoso compenso dallo Stato per cederlo a una variopinta processione di ranuncoli, margherite e trifoglio rosso. Questo campo ha avuto una vita intensa. Durante la guerra, un bombardiere tedesco, fuori rotta, lo sorvolò. Bambini, stanchi di lunghi viaggi in auto, si fermavano ai suoi margini per rimettere lo stomaco. Al calar della sera, qualcuno si sdraiava sull’erba a domandarsi se le luci nel cielo fossero stelle o satelliti. Ornitologi lo percorsero in lungo e in largo con calzini color sabbia, alla ricerca di famiglie di tordi bottaccio. Durante un viaggio in bicicletta attraverso le isole britanniche, due coppie norvegesi montarono le tende per passarvi la notte e, sotto la tela, cantarono Anne Knutsdotter e Mellom Bakkar og Berg. Le volpi osservavano curiose, i topi iniziavano timide esplorazioni. I lombrichi, invece, non lasciavano le loro gallerie.
Piccola Biblioteca Adelphi, 403
1998, 3ª ediz., pp. 108
isbn: 9788845913082
VILLA PUCCI A GRANAIOLO
CONTEMPORARY GARDENS
Granaiolo, Castelfiorentino. Un prato, una casa toscana, un bosco, e tra loro le linee dei cordoli. Il giardino di Villa Pucci fu ripensato da Gae Aulenti alla fine degli anni Sessanta, al posto del giardino all’italiana ormai scomparso. L’ho visitato in una mattina di maggio, con il sole che si spegneva e riappariva tra le nuvole. Il verde del prato e le tonalità più scure del bosco erano perfetti, luminosi: la primavera piovosa aveva esaltato la ricchezza cromatica del luogo. Lo conoscevo dalle pubblicazioni, ma, come ricorda spesso Ippolito Pizzetti, per capire davvero un giardino, per sentirne il significato e la poetica, bisogna vederlo, visitarlo, attraversarlo. La comprensione arriva per gradi: lo spazio si muove al proprio interno e si espande, aprendo nuove prospettive a ogni passo. Fasce parallele di linee convergenti conducono verso il bosco; angoli retti, bruschi scarti e cambi di direzione rinnovano di continuo i punti di fuga. Attorno alla casa, i piani orizzontali digradanti, sottolineati da cordoli (un irrigidimento delle curve di livello che diventano linea), creano un effetto di espansione, quasi sonora, che dalla casa si propaga fino allo sfondo verde del bosco. Guardando dal bosco, invece, la frammentazione dello spazio in piani successivi accompagna la salita e lega i volumi. Ci si trova immersi in un’atmosfera metatemporale, fuori da ogni collocazione cronologica, in uno spazio infinito pur chiuso da filari di alberi.
La collana dei casi, 113
2016, pp. 309
isbn: 9788845930737
VAL D’ORCIA
Itinerari Naturalistici | Patrimonio Unesco
La Val d’Orcia è una delle aree più suggestive della Toscana, celebre per i suoi paesaggi armoniosi e incontaminati che sembrano usciti da un dipinto rinascimentale. Situata a sud di Siena, prende il nome dal fiume Orcia che la attraversa, modellando dolci colline punteggiate da cipressi, borghi medievali, vigneti e campi coltivati che mutano colore con il passare delle stagioni. Questo territorio, profondamente legato alla tradizione agricola e pastorale, ha saputo mantenere nei secoli un equilibrio raro tra uomo e natura. Fin dal Medioevo, la Val d’Orcia fu attraversata dalla Via Francigena, la grande via di pellegrinaggio che collegava il Nord Europa a Roma, contribuendo allo sviluppo culturale ed economico dei centri abitati della zona, come Pienza, Montalcino, San Quirico d’Orcia e Castiglione d’Orcia. Pienza, in particolare, è un esempio straordinario di città ideale rinascimentale, voluta da Papa Pio II e progettata da Bernardo Rossellino. Oggi la Val d’Orcia è riconosciuta come patrimonio mondiale dell’umanità dall’UNESCO per la sua bellezza paesaggistica e il valore storico del suo assetto rurale. È un luogo che incarna l’armonia tra natura, arte e cultura, amato da artisti, fotografi e viaggiatori di tutto il mondo per la sua atmosfera senza tempo e la sua capacità di suscitare un senso profondo di pace e meraviglia.
A cura di Giorgio Zampa | Con una Nota di Marco Rispoli
«Dobbiamo diventare bambini, se vogliamo raggiungere il sublime». Queste parole, che Rilke scrisse in un testo sull’arte del paesaggio, si possono leggere come il condensato della sua percezione delle cose, di una sensibilità che con lui nasce e con lui muore. Una sensibilità che si esprime con rara intensità in tutti gli scritti offerti in questo volume – raccolti e tradotti da Giorgio Zampa, che di Rilke è stato uno dei massimi interpreti –, attraverso meditazioni e memorie, confessioni e impressioni di viaggio, lettere (come quelle a un giovanissimo Balthus) e visioni oniriche. Una sensibilità che si trasmette al lettore grazie a una prosa tra le più alte del Novecento tedesco, aerea e profonda, lucente e umbratile. Una sensibilità capace di cogliere il riverbero dell’assoluto in ogni oggetto a cui si volge: dall’arte («Proprio dell’artista è amare l’enigma. Ché ogni arte è solo amore riversato sopra enigmi») all’«essenza infantile e portentosa» del poeta, all’erotismo («una cosa affatto incommensurabile che gli uomini non si stancano di aggredire con norme, misure, regolamenti»). E in grado di spingersi «là dove la realtà conosciuta e quella inconoscibile si concentrano in un solo punto, si completano e diventano un unico possesso» – dove l’esteriore e l’interiore formano «uno spazio ininterrotto in cui, arcanamente protetto, resta un solo punto di purissima, profondissima coscienza».
A cura di Giorgio Zampa.
Con una Nota di Marco Rispoli.
Piccola Biblioteca Adelphi, 753
2020, 2ª ediz., pp. 216
isbn: 9788845934896