“Sono andato laggiù col fiume,  in un momento di noia le barche
le reti si sono lasciate toccare,  ho toccato la riva con mano.“
Andrea Zanzotto

ITINERARIO LA PIAVE

L’itinerario comprende l’intero corso del fiume Piave, dal monte Sappada sino al suo sbocco al mare Adriatico, a Eraclea e Jesolo: un fiume conosciuto per le sue vicende legate alla prima guerra mondiale, ma che fin dall’antichità è stato una risorsa e un motivo d’identità di intere città e territori cresciuti lungo il suo corso.

Il Piave trova origine da un ruscello che nasce dalle falde meridionali del monte Peralba che eleva la sua vetta a quota 2 693 m sul livello del mare, da altri si vuole che l’asta iniziale del fiume sia costituita dal rivo formato dall’unione di due corsi d’acqua scendenti dal tratto della catena principale delle Alpi Carniche compreso fra il Passo Palombino e il Passo dell’Oregone. Tale corso d’acqua si forma nella Val Visdende da dove esce attraverso la forra del «Cianà» o di Cima Canale; il suo antico nome è quello di Silvella (dal dialetto La Salvela) ma è più comunemente denominato Cordevole di Visdende per distinguerlo dal Cordevole di Agordo, che è il maggiore affluente del Piave. Il Piave nella Val Sesis poco più a valle del rifugio “Sorgenti del Piave”
Il ramo scendente dal monte Peralba e il Silvella si uniscono presso la località Argentiera e costituiscono il fiume che è il Piave. Il geografo Giovanni Marinelli, in merito alla disputa che le popolazioni di Sappada e del Comelico si contendono sulle origini del fiume, ha risolto la questione con un giudizio che si potrebbe dire salomonico, chiamando Piave di Sesis o Piave proprio il ramo che scende dal monte Peralba, e Piave di Visdende quello che scende dalla valle omonima, ma il giudizio non accontentò nessuno dei due comuni contendenti. I bacini tributari del Piave di Sesis e del Cordevole di Val Visdende, chiusi alla confluenza di quest’ultimo, hanno le rispettive superfici di 63 e 71,5 km². Le lunghezze reali delle aste dei due corsi, dalle sorgenti alla confluenza, sono rispettivamente di 15 e 11 km. I due corsi hanno un regime fortemente torrentizio con piene rapide e impetuose e apporti idrici uguali.

La Piave è il quinto fiume italiano per lunghezza fra quelli direttamente sfocianti in mare. Il fiume attraversa Sappada, il Comelico, il Centro Cadore, la Valbelluna e la pianura veneta nelle province di Treviso e di Venezia. Già pochi chilometri dopo la sorgente il Piave assume una notevole portata dovuta all’afflusso di numerosi torrenti. Dopo aver percorso i primi chilometri in direzione sud, all’altezza di Cima Sappada il fiume piega a ovest, attraversando Sappada e successivamente ricevendo l’apporto di importanti torrenti come il Piave di Visdende, ma scende lungo la Val Visdende. Passata Sappada si inoltra in una profonda forra (l’orrido di Acquatona) e continua la sua corsa passando per Presenaio e Campolongo, dove affluisce il torrente Frison. A valle di Santo Stefano di Cadore, si incontra col torrente Padola. Poco prima della località di Cima Gogna, dove riceve l’Ansiei, è bloccato dalla diga del Comelico, creando un serbatoio artificiale.

In questo lungo tratto il fiume attraversa i territori dei comuni del Centro Cadore, Vigo, Lozzo, Domegge, Calalzo e Pieve di Cadore formando il grande lago omonimo creato dalla seconda diga in località Sottocastello. A valle della diga di Pieve, a Perarolo di Cadore, riceve le acque del Boite. Il fiume rimane in una valle stretta percorsa dalla ferrovia Padova-Calalzo e dalla strada statale di Alemagna. Riceve le acque del torrente Valmontina, e tocca gli abitati di Macchietto, Rucorvo, Rivalgo, Ospitale di Cadore, Davestra, Termine di Cadore.

All’altezza di Castellavazzo esce dalla stretta montana e subito dopo, a Longarone, riceve da sinistra il Vajont e da destra il Maè che scende dalla valle di Zoldo. All’altezza di Fortogna, riceve il torrente Desendan, mentre a Soverzene, dove si trova una delle centrali idroelettriche più importanti d’Europa, viene sbarrato dalla prima traversa, per alimentare con parte della sua portata il lago di Santa Croce, e le centrali idroelettriche della Val Lapisina, così le acque vengono deviate nel bacino del Livenza. Dopo circa 3 km, riceve il torrente Rai, emissario del lago di Santa Croce, e nei pressi di Cadola, e di Ponte nelle Alpi con dei meandri piega in direzione sud-ovest, immettendosi nella ampia Valbelluna. A Belluno riceve il torrente Ardo e attraversa la città a Borgo Piave. Tra Belluno e Bribano, numerosi gli affluenti torrentizi: il Cicogna, Refos, Limana, Tuora, Ardo, Gresàl. A nord di Mel riceve le copiose acque del Cordevole, proveniente dall’Agordino.

Ricevendo sempre numerosi affluenti, come il Vesès, Rimonta e Salmènega prosegue la sua corsa verso Busche dove viene sbarrato dalla seconda traversa fluviale nei pressi di Cesana, formando il lago omonimo e le sue acque vengono deviate alla centrale di Quero. Più a valle riceve le acque del Caorame. Qui esce dalla Valbelluna, piega a sud-est e si immette in una valle più stretta, lungo la quale riceve il torrente Sonna che attraversa Feltre.

Bagna i paesi Marziai, Caorera, Sanzàn, Carpèn Santa Maria, Quero Vas, mentre scorre in nuova stretta scavata tra le prealpi Bellunesi (la cosiddetta “stretta di Quero”) con alla destra, il massiccio del Grappa e, alla sinistra, il monte Cesen. A Segusino, esce dalla stretta, e nei pressi di Fener, viene sbarrato dalla terza traversa, per scopi irrigui e alimentare il canale Brentella.

Tra Segusino e Pederobba esce dalla zona compresa tra le Alpi e le Prealpi, entrando nella zona del Quartier del Piave, costeggia il Montello, Vidor e a Falzè di Piave riceve l’ultimo emissario il fiume Soligo, proveniente dai laghi di Revine, e a Nervesa della Battaglia viene sbarrato per l’ultima traversa, per alimentare il Canale della Vittoria, e riceve le acque dello sbocco del canale Castelletto-Nervesa provenienti da Soverzene. Finalmente entra nella Pianura veneta. Nel tratto pianeggiante il Piave, avendo perso molta della sua acqua, a causa dei prelievi idrici che avvengono a monte, rimane spesso nei mesi estivi asciutto, o ridotto a una maglia di rigagnoli riprendendo un aspetto fluviale solo a sud di Maserada.

Superato Ponte della Priula, all’altezza di Lovadina, dove il suo letto raggiunge la massima larghezza (circa 800 m), il Piave si dirama in due rami formando le Grave di Papadopoli. A nord di Ponte di Piave i due rami si congiungono, e subito dopo nei pressi di Salgareda, termina il suo alveo ghiaioso, per assumere una fisionomia con meandri. Da Zenson, confinato in alti argini artificiali, è considerato navigabile. Bagna i paesi di Noventa, Fossalta, la città di San Donà, e il paese di Musile, dove l’alveo meandriforme, si innesta nel taglio rettilineo, di circa 9 km fino a Eraclea, eseguito nel tardo Seicento allo scopo di contenere l’apporto di detriti in laguna e l’interramento della principale bocca di porto, spostando a est la foce.

Il vecchio letto detto di “Piave Vecchia” rimane attivo dalle “porte del taglio” a Musile, dove a Caposile, i veneziani deviarono il Sile nell’antico alveo del Piave portandolo a sfociare nell’Adriatico tra Jesolo e Cavallino. Da Eraclea scorre tra alti argini, per poi sfociare nel mare Adriatico a Cortellazzo.

220 KM LUNGO IL PIAVE

IL PAESAGGIO VENETO

l progetto ha coinvolto l’intero corso del fiume Piave, dalle Dolomiti sino al suo sbocco nel mare Adriatico. Lo scopo del progetto era di avviare un processo di scansione del fiume lavorando nella sua interezza e unità su più scale e livelli, esaltandone la complessità sia geologica che politica, attraverso una serie di azioni e ricerche sviluppate a chilometri di distanza l’una dall’altra, con lo scopo di raccontare, analizzare ed unire in un solo progetto l’intero percorso del fiume, fosse anche solo per un attimo. Il progetto 220km è stato un progetto multimediale e multidisciplinare, che ha coinvolto paesaggisti, architetti, artisti, video maker, fotografi, agronomi, botanici e biologi: un gruppo di lavoro di ricerca-azione capace di collaborare ed interagire con più di quindici comuni situati lungo le sue sponde, decine di realtà legate al mondo della tecnologia, dell’arte, del paesaggio e di documentare questo territorio attraverso molteplici sguardi.

Curators: Alessandro Mason, Alessio Guarino, Elisabetta Bianchessi / Participants: Giovanni Bozzoli, Valentina Camillo, Maria Conte, Laura Fiorio, Silvia Folegot, Cristian Guizzo, Marco Menaballi, Anna Merci, Lorenzo Olmi, Stefano Rotta, Fabian Testor / With the support of: Sappada, Calalzo di Cadore, Perarolo di Cadore, Castellavazzo, Ponte nelle Alpi, Codissago, Feltre, Montebelluna, Pieve di Soligo, Sernaglia della Battaglia, Susegana, Ponte di Piave, San Donà di Piave, Eraclea, Jesolo municipalities / Exhibitions: Fondazione Benetton Studi e Ricerche, Treviso, 2013) – Paesagire, Pieve di Soligo, 2014) – Serra dei Giardini in conjunction with Venice Architecture Biennale 2014 / Photos: Alessio Guarino

VARIETÀ E SPECIE BOTANICHE DELLA PIAVE

RILIEVI FLORA DI CAMILLA VALENTINO E LORENZO OLMI

Rosa lutetiana Léman

Rosa canina, Rosa selvatica, Rosa selvatica Comune (Maserada)

Famiglia Rosaceae Arbusto legnoso, cespuglioso e spinoso, a foglia caduca, con profonde radici, rami pendenti cosparsi di robuste e grosse spine, piegate o uncinate, per lo più con base ingrossata; rami secondari verdi. I frutti,detti anche cinorrodi, maturano in autunno e sono, in realtà, falsi frutti piriformi, carnosi e glabri, Nelle radure, al margine di boschi, nelle boscaglie degradate e, in qualità di arbusto pioniero, nei prati, pascoli, campi e vigneti abbandonati, su cumuli di sassi. Su suoli abbastanza profondi, limosi, moderatamente aridi. Dal piano sino a 1.900 m s.l.m..

Clematis vitalba

Clematide (Longarone)

Famiglia Ranunculaceae La Vitalba è una pianta arbustiva, decidua, rampicante, con portamento lianoso ed in grado di raggiungere altezze superiori a 15 m, aggrappata ai tronchi e ai rami degli alberi; fusto flessibile, legnoso soprattutto nei rami vecchi che sono cavi; foglie opposte imparipennate, formate ognuna da 3 a 5 (7) segmenti ovato-lanceolati e margine dentato oppure intero; i fiori, dal delicato profumo, sono ermafroditi, raggruppati in pannocchie e di colore biancastro; l’involucro florale composto da 4 (5) sepali, presenta numerosi stami; fiorisce da maggio a settembre, ma in condizioni climatiche favorevoli possono verificarsi fioriture anche invernali, come dimostrano alcune foto in questa stessa scheda; i suoi frutti sono piccoli acheni con una lunga coda piumosa; comune in tutte le regioni italiane da 0 a 1400 m s.l.m., è frequente nelle zone umide, nei boschi radi, aggrappata ad alberi o arbusti a foglia caduca, formando spesso grovigli inestricabili.

Quercus robur

Farnia (Calalzo)

Famiglia Fagaceae
Trattasi di un grande albero deciduo caratterizzato dalle notevoli dimensioni, dalla crescita lenta (cosa che ne determina il raro impiego come pianta ornamentale) e dalla rinomata longevità (può superare i 500 anni di vita). La farnia è molto diffusa nei boschi di tutta Europa, dalla Scandinavia meridionale fino alla regione mediterranea, particolarmente nei suoli più profondi, limosi od argillosi, dove può arrivare fino a 45 metri di altezza, con tronco alto e diritto e chioma stretta. Coltivata isolata in grandi spazi ha la chioma molto vasta, globosa ed irregolare, con grossi rami patenti.

Ostrya carpinifolia

Carpino nero (Ponte nelle Alpi)

Famiglia Corylaceae Il Carpino nero,in Italia, è particolarmente diffuso nelle regioni nord-orientali e adriatiche. Si trova associato in particolar modo con la Roverella nel formare boschi xerofiti e termofili. Predilige infatti terreni drenanti, ricchi di calcare, adattandosi anche a quelli poco profondi in quanto ha un apparato radicale piuttosto superficiale. In inontagna si sviluppa sui versanti più riparati ed esposti al sole poiché si tratta di una specie eliofila e termofila, che teme le gelate. Il carpino neroè, stato, negli ultimi anni, rivaltitato anche come essenza di interesse paesaggistico, date anche le sue scarse esigenze di substrato; viene usato per formare siepi e alberature stradali (sfruttando la sua capacità pollonifera). Il legno èpiù rossastro rispetto a quello del Carpino bianco e trova la stessa applicazione.

Fraxinus ornus

Orniello (Ponte nelle Alpi)

Famiglia Oleaceae L’orniello è un piccolo albero che predilige le boscaglie e i luoghi rocciosi. Si associa spesso al carpino nero. Caratteristiche sono le vistose infiorescenze profumate di colore bianco crema che compaiono in primavera all’estremità dei rami e le foglie composte formate da 7-9 foglioline a margine seghettato. È diffuso nell’Europa meridionale e nell’Asia minore. Il limite settentrionale della specie è l’arco alpino e la valle del Danubio mentre il limite orientale è la Siria e l’Anatolia. In Italia è comunissimo in tutta la penisola, dalla fascia prealpina del Carso, fino ai laghi lombardi; penetra nelle valli principali fino al cuore delle Alpirisalendo le pendici montane fin verso i 1000 m di quota al nord e 1500 m al sud di altitudine. Nella pianura padana è quasi assente, torna a popolare gli Appennini (specie quelli settentrionali e centrali) fino a oltre 1.000 metri di altezza, in particolare su quelli del versante orientale della penisola. Specie piuttosto termofila e xerofila preferisce le zone di pendio alle vallette ombrose e fresche. In Sicilia si spinge fino ai 1.400 m di altitudine. Nelle regioni occidentali diviene progressivamente rara, fino a formare tipi localizzati, di cui non è sicura però la distinzione. Cresce principalmente in boschi e foreste in associazione a varie latifoglie, come quercia,Carpino ecc. ed è formidabile nel ricolonizzare le zone forestali in cui è avvenuto un incendio o un precedente vecchio rimboschimento, mostrando elevata rusticità e messa a seme.

Humulus lupulus

Luppolo, ligaboschi (Noventa di Piave)

Famglia Cannabaceae E’ una pianta perenne e dioica con grosso rizoma carnoso e ramificato dal quale si sviluppano in primavera i fusti legnosi, striati e ramosi, alti da 3 a 7 metri , che incapaci di sostenersi si avvinghiano con le piccole spine uncinate di cui sono rivestiti, a qualsiasi sostegno vicino. Il frutto composto (Achenocono) formato da frutticini di circa 3 mm., cinerini, subrotondi, avvolti dalle brattee accresciute e diventate di consistenza cartacea con la superficie tappezzata da numerose ghiandole secernenti una sostanza resinosa gialla.
Comune nell’Italia Settentrionale ed Appennino fino all’Abruzzo, più rara nelle zone mediterranee e isole.
Margine dei boschi umidi, fossi, incolti, siepi prediligendo ambienti freschi e terreni fertili, dal piano fino a 1.200 m.

Helianthus annuus

Girasole (Perarolo)

Famiglia Asteraceae Pianta erbacea annuale originaria dell’America settentrionale; diffusa in Europa e in Australia, coltivata per uso alimentare, soprattutto nell’industria olearia. Le varietà da olio hanno dimensioni imponenti, con fusti alti anche due metri e fiori con diametro di 25-50 cm, mentre le varietà da giardino si mantengono entro gli 80-90 cm di altezza, con varietà nane di 30-40 cm di altezza. Hanno fusti eretti, carnosi, ruvidi e rigidi, che portano larghe foglie alterne, cuoiose, con picciolo allungato; in piena estate, all’apice dei fusti, si sviluppa una grande infiorescenza appiattita, detta calatide, costituita da numerosissimi fiorellini, circondati da uno o più giri di brattee di colore giallo oro; in tarda estate i fiorellini lasciano il posto ai frutti, acheni legnosi, di colore grigio-crema, striato di nero.

Fraxinus angustifolia

Frassino ossifillo (Ponte nelle Alpi)

Famiglia Oleaceae È un albero che può raggiungere fino ai 20-25 metri di altezza. La corteccia è di colore grigio chiaro, profondamente e finemente fessurata. Le foglie sono decidue, composte, imparipennate e sono costituite da un numero di 5-13 foglioline sessili di forma oblungo-lanceolata, disposte attorno ad un rachide centrale. Il margine di queste ultime presenta una irregolare denticolatura, che risulta tuttavia meno sottile rispetto a quella del frassino maggiore. Le infiorescenze sono delle pannocchie la cui antesi fiorale avviene molto precocemente rispetto alla fogliazione.
Il frutto è una samara di forma lineare-lanceolata che presenta alla sua estremità superiore un’ala acuta provvista spesso di un rostro, mentre quella inferiore risulta cuneata. Il seme, posto alla base della samara, supera in genere la metà della stessa ala. L’apparato radicale è superficiale di tipo fascicolato, adatto, assieme ad olmi e salici, ad ambienti particolarmente umidi come i corsi d’acqua e le forre, mentre nelle aree allagate si associa all’ontano.

Cytisus spp

(Noventa di Piave)

Famiglia Fabaceae Il genere cytisus appartiene alla famiglia delle Fabaceae: comprende circa 25-30 specie di piante arbustive rustiche e delicate, a foglie persistenti e decidue, simili a quelle appartenenti al genere della Ginestra, dalle dimensioni variabili da 10 cm a 2 m di altezza. La pianta proviene dall’Europa, Asia Minore, e dall’Africa settentrionale. Presentano foglie, che sono solitamente trifogliate e spesso durano sulla pianta pochi mesi l’anno. I fiori, solitamente gialli, con corolla papilionacea, compaiono dalla fine della primavera fino tutta l’estate, isolati o riuniti in racemi o gruppi e talvolta sono profumati. Sono piante utilizzate per formare grandi cespugli, decorare il giardino roccioso, tappezzare terreni, anche per fare delle bordature. Quindi si tratta di un genere spartano ideale per giardini mediterranei, o per rive sassose e povere.

Quercus rubra

Quercia rossa (Montello)

Famiglia Fugaceae Quercus rubra è un albero caducifoglio di prima grandezza (fino a 35 m), originario delle regioni nordorientali dell’America settentrionale e spontaneizzata in tutto il Nordamerica, nonchè nell’Europa settentrionale, dove è stata introdotta nel XVII° secolo dapprima solo per abbellire parchi e giardini, trovando in seguito impiego anche come specie forestale, per la sua facilità di adattamento ed il veloce sviluppo, dando soddisfacenti risultati per il rendimento in legname e la resistenza nei confronti del mal bianco. È una specie rustica, resistente al freddo ed a crescita rapida, che può essere coltivata con successo nella zona del castagno e del faggio, tra i 500 ed i 1200 m di altitudine.
Viene spesso impiegata come ornamentale nei giardini sia per la forma delle foglie, sia per la splendida colorazione fiammeggiante che queste assumono in autunno prima di cadere.

Morus alba

Gelso (Maserada)

Famiglia Moraceae Grande arbusto o albero di media grandezza, a foglie caduche, originario dell’Asia, ma diffuso anche in Europa e nel nord America, poichè le foglie venivano utilizzate come alimento per i bachi da seta. Può raggiungere i 10-12 metri di altezza, mantenendo spesso l’aspetto di un grande arbusto tondeggiate, allungato, con chioma disordinata. Le foglie sono cordate, appuntite, di colore verde scuro, in genere sullo stesso albero sono presenti anche alcune foglie trilobate o pentalobate; il fusto è eretto, ma spesso ogni singola pianta sviluppa più tronchi paralleli, con corteccia grigiastra. I fiori sono ermafroditi o maschili e femminili, sullo stesso albero o su alberi diversi; sbocciano in primavera inoltrata ed i fiori femminili sono seguiti da grosse bacche succose, di colore bianco o porpora, commestibili, di sapore dolce. Questi frutti vengono utilizzati in cucina, soprattutto per preparare conserve o marmellate, non hanno valore commerciale poichè, essendo molto morbidi, il trasporto e la vendita del prodotto crudo sono impraticabili.

Hippophae rhamnoides

Olivello spinoso (Maserada)

Famiglia Elaeagnaceae Il genereHippophae è presente in una vasta area che va dall’Europa all’Asia, includendo Cina, Mongolia, India, Nepal, Pakistan, Russia, Italia, Inghilterra, Francia, Danimarca, Germania, Olanda, Polonia, Romania, Finlandia, Svezia e Norvegia. Più del 90%, circa 1.5 milioni di ettari si possono trovare in Cina, dove la pianta viene impiegata per conservare acqua e terra. L’arbusto raggiunge 5–6 m di altezza, e raramente arriva fino a 10 m nell’Asia centrale in zone asciutte e sabbiose. Sono resistenti al sale nell’aria e nella terra, ma richiedono abbondante sole per una buona crescita e non sono adatte a luoghi in ombra vicino ad alberi.

 

Juncus acutus

Giunco pungente (Eraclea Mare)

Famiglia Juncaceae
Pianta perenne che forma densi cespugli, anche altre il metro di ø, molto pungenti, radici brevi e rizomatose,fusti pungenti, robusti cilindrici, rigidi, senza nodi, di colore verde-scuro o glauca. Altezza 70 cm sino a 2 m. Le foglie sono simili ai fusti, sono pungenti, cilindriche erette, con guaine lucide brune o nerastre Infiorescenze dense, glomeruliformi, con brattea inferiore pungente brunastra con base carenata, più lunga di quella superiore che è simile, ma più breve. I frutti sono capsule ellissoidali appuntite, avvolte dal perigonio solo per 1/3, bruno- ferruginee con 3 semi. I semi hanno una coda a ciascuna estremità. Specie alofila, comune sulle sabbie umide salmastre, margini di stagni ed acquitrini, argille salse.

Pinus mugo

Pino mugo (Sappada)

Famiglia Pinaceae
Il Pino mugo, o anche semplicemente mugo, è un cespuglio aghiforme sempreverde, dal portamento prostrato, del genere Pinus. Un bosco di pino mugo si chiama mugheto. Viene utilizzato per estrarre un olio dai rametti. Cresce spontaneo sulle montagne, tra i 1500 e i 2700 m (ha il suo “optimum” tra i 1500 e i 2300 m, ossia nel piano subalpino) spingendosi quindi oltre il limite della vegetazione forestale arborea. Amante della luce e del freddo, se il clima invernale è rigido, il Pino mugo può crescere anche in collina. Predilige suoli detritici parzialmente consolidati, ad esempio alla base di ghiaioni o di conoidi di deiezione (è specie calcifila), i suoi rami forniscono un’utile protezione contro valanghe e slavine, frenando lo scivolamento delle masse nevose sui fianchi più inclinati delle valli. Cresce spontaneo sulle montagne, tra i 1500 e i 2700 m (ha il suo “optimum” tra i 1500 e i 2300 m, ossia nel piano subalpino) spingendosi quindi oltre il limite della vegetazione forestale arborea. Amante della luce e del freddo, se il clima invernale è rigido, il Pino mugo può crescere anche in collina. Predilige suoli detritici parzialmente consolidati, ad esempio alla base di ghiaioni o di conoidi di deiezione (è specie calcifila), i suoi rami forniscono un’utile protezione contro valanghe e slavine, frenando lo scivolamento delle masse nevose sui fianchi più inclinati delle valli.

Polygonatum multiflorum

Sigillo di Salomone (Sappada)

Famiglia Polygonaceae
Pianta perenne, erbacea, con rizoma strisciante, orizzontale, in sezione è biancastro, nella parte superiore sono ben visibili le cicatrici lasciate dai fusti degli anni precedenti dalla caratteristica forma di sigillo;fusti cilindrici eretti nella parte inferiore,in alto un pò angolosi, poi arcuati sino a toccare il suolo lunghi sino a 1 m. I frutti sono bacche globose, prima rosse poi blu-nerastre, ricoperte di pruina bianca. La pianta emana un intenso odore di sambuco. Pianta diffusa in tutta Europa ad eccezione della zona artica, in Italia è comune in tutto il territorio, però è raro o assente nella fascia della vegetazione sempreverde mediterranea e nelle isole, mentre al Sud tende ad essere confinato sui rilievi. Vegeta al margine dei boschi, in prevalenza faggete e pinete, nei luoghi ombrosi, predilige i terreni calcarei; 0÷1.800 m s.l.m.

Acer platanoides

Acero riccio, Platanoide (Ponte nelle Alpi)

Famiglia Aceraceae
Acer platanoides è uno dei più grandi aceri europei, un albero di dimensioni medio- grandi (fino a 30-35 m di altezza), con portamento espanso e chioma regolare e folta.E’ diffuso spontaneamente in gran parte dell’Europa, dai Pirenei fino agli Urali ed al Caucaso, arrivando a Nord fino ai limiti meridionali della Scandinavia. In Italia lo troviamo nelle Alpi e nell’Appennino centro- settentrionale, dove vive in ambienti collinari e montani fino a 1000 m di altitudine, sporadico od in piccoli gruppi, nei boschi misti di latifoglie, in ambienti umidi e luminosi, su suoli profondi e freschi. E’ un albero molto importante nel paesaggio europeo, per la fioritura (è l’unica specie di acero in cui questa ha un valore ornamentale) e per il fogliame, che diventa color giallo vivo in autunno.

Fagus sylvatica L.

Faggio comune (Perarolo)

Famiglia Fugaceae
Pianta decidua, che può raggiungere i 40 metri di altezza, fusto di colore grigio cenere, liscio, con chioma folta e globosa, può costituire boschi monospecifici (faggete), o foreste in associazione ad altre latifoglie o ad abeti e pecci. Ha un lento accrescimento, ma è molto longevo, potendo superare i 200 anni di età. Specie spontanea dei Paesi dell’Europa occidentale, fino alla Polonia e al Mar Nero. Cresce allo stato spontaneo in tutte le Regioni italiane, fino a 2000 metri di quota, ad esclusione della Sardegna, dove, in limitate aree, si sta naturalizzando.

Gentiana asclepiadea L.

Genziana di Esculapio, (Sappada)

Famiglia Gentianaceae
Pianta erbacea perenne alta da 30 a 80 cm. e provvista di un robusto rizoma. Il fusto è eretto o incurvato, liscio e cilindrico. Le foglie sono numerose e disposte a coppia, opposte, sessili e di forma ovato-lanceolata e lunghe fino a 10 cm. I fiori penduli sono inseriti all’ascella delle foglie superiori in gruppi da 1 a 3. Essi sono campanulati, divisi in 5 lobi acuti, di colore blu violaceo e punteggiati di viola all’interno. I frutti sono capsule con numerosi semi alati. vegeta nei boschi umidi e nelle radure, su terreni sassosi, preferendo gli ambienti calcarei. Si trova dai 300 metri ai 2300.

Cirsium palustre L.

Cardo palustre, Cardo di palude, Cirsio di palude (Sappada)

Famiglia Asteraceae Il Cardo di palude è un’alta pianta erbacea a ciclo biennale, molto spinosa, appartenente alla famigliadelle Asteraceae. Pianta di 50-150cm fusto spinoso alato, con foglie della parte superiore, foglie lanceolate, profondamente divise in lobi stretti e spinosi, sono feltroso-lanose inferiormente; foglie del fusto decorrenti; capolini fiorali riuniti in gruppi, ovali, brevemente peduncolati. Pascoli di brughiera, marcite, prati molto umidi, boschi molto umidi. Comune e molto diffusa. Europa.

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