PAOLA MARESCA

GIARDINO TORRIGIANI | UN GIARDINO MASSONICO

Nel Giardino Torrigiani, che si estende a sud della città, affiorano suggestioni romantiche intrecciate ad antiche allegorie. Infatti, con la nuova sistemazione ottocentesca, il giardino, ingrandito e rimodellato secondo il gusto del secolo dal proprietario il Marchese Torrigiani con l’aiuto dell’architetto Luigi Cambray Digny nasconde una complessa simbologia. Si può anche supporre che questo linguaggio segreto derivi dall’appartenenza del marchese e del Cambray Digny alla consorteria massonica di filiazione francese, che poteva vantare a Firenze l’istituzione fin dal 1809 di una Loggia intitolata a Napoleone, infatti nei paesi d’oltralpe  parallelamente al diffondersi dell’ideologia dell’iniziatica confraternica erano molti giardini dove le allegorie esoteriche e mitologiche si miscelavano con  temi massonici.

Due enigmatiche e significative sfingi ne sorvegliano l’ingresso su via dei Serragli, quasi a voler custodire il giardino da visitatore indiscreti e nello stesso tempo riaffermare un legame con quella antica sapienza egizia da cui si faceva discendere il simbolismo iniziatico.

Appena varcata la soglia si faceva incontro al visitatore  una statua di Osiride, dio egizio della morte e della resurrezione, che tiene tra le mani le tavole, nei quali sono espressi i regolamenti per l’accesso al giardino e non è casuale il riferimento alla cultura egizia in quanto al tema della discesa agli Inferi e alla successiva rinascita collegata con il mito di Osiride si accompagnava anche la celebrazione di antichi riti  in onore della vegetazione legata ai grandi cicli annuali della natura.

Il percorso simbolico si snodava tra allegorie di sculture, architetture e elementi vegetali secondo i suggerimenti di una cultura squisitamente esoterica

Nel giardino si potevano ammirare poi tutta una serie di episodi oggi purtroppo in gran parte scomparsi, quali: la diruta basilica gotica, che nascondeva una conserva per l’acqua, e il vicino convento. 

Prima tappa del viaggio iniziatico come itinerario del processo introspettivo è l’alchemica putrefazione, ossia la cosiddetta nigredo evocata nel giardino dall’atmosfera inquietante e tristemente ossianica dei luoghi che conducevano all’ipogeo, che in stile neogizio, vuole alludere alla camera iniziatica degli antichi culti, ove la morte significa resurrezione, assimilabile al gabinetto di riflessione della iniziazione massonica.

Nei pressi era il romitorio di San Salvatore, circondato da “oggetti di pietà e di meditazione, ma ancora una prova attendeva il visitatore: l’attraversamento del Bosco Sacro. La Selva oscura, tema ricorrente in tutta la letterature esoterica e cavalleresca, custodiva al suo interno l’allusivo sepolcreto come ancora ad attestare che per rinascere a nuova vita occorre morire a se stessi. Esattamente di fonte al sepolcreto si apriva”una cupa grotta” sulla cui sommità si ergeva una colossale statua di Saturno, dio del tempo e della morte, raffigurato in atto di falciare la vita degli uomini. Questi ornamenti, dovuti ad un particolare gusto romantico, evocavano un simbolismo più antico: l’Opera al nero, il momento notturno della “putrefazione”, primo stadio del processo alchemico introspettivo. 

Uscendo dal bosco il visitatore era accolto da una serena atmosfera pervasa da un senso di aurora “ 

L’allegorico cammino conduceva poi in vista di una graziosa uccelliera posta nel mezzo di un parato “con sei colonne marmoree, di ordine dorico,scannellate, con fonte perenne e varie piante”,ai cui lati occhieggiavano due statue raffiguranti Esculapio, dio della Medicina e sua figlia Igeia, personificazione della salute. Esculapio ed Igeia, i cui santuari erano costruiti presso una fonte e un bosco sacri, attestano come la salute dell’anima proceda di pari passo con quella del corpo.

Un corso d’acqua significativamente dedicato a Ladone, il mitico drago, dio dei fiumi, nato da Tifone e custode dei pomi d’ori conservati nell’Orto delle Esperidi attraversava con un tortuoso corso tutto il giardino. Sulle rive del torrente si affacciava una statua raffigurante il dio Pan, che, in qualità di mediatore tra la natura e gli uomini, rappresenta il principio generatore del tutto, la voce creativa della stessa natura.

Nella torre neogotica, realizzata dall’architetto Baccani nel 1821, citazione dello stemma di famiglia, che simbolicamente scompartita in tre piani, s’innalza su di uno oscuro antro a sovrastare l’intero giardino, si conclude il percorso iniziatico e cerimoniale secondo la formula massonica ex tenebris lux. Sulla sommità, una stanza era destinata allo studio degli astri e delle costellazioni. L’ottagono simbolo di rinascita che ne flette le pareti, segna ancora una volta l’apoteosi della resurrezione cui si giunge attraverso il superamento delle difficoltà e l’applicazione con costanza e volontà. 

La massonica torre della virtù e del silenzio si libra con la sua romantica ed enigmatica mole al di sopra del vorticare delle metamorfosi a segnare come la mitica torre di Babele, il connubio di terra e cielo, le sacre nozze tra il microcosmo e il macrocosmo.

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