GIARDINI IN TEMPO DI GUERRA | MARCO MARTELLA Ho sempre avuto una predilezione per i piccoli giardini, in particolare per quelli di cui si parla poco o niente e che sono teneramente protetti dall'oblio o dalla negligenza degli uomini. Nei grandi parchi, non mi trovo a mio agio, specialmente se sono pieni di visitatori, perché in tal caso bisogna essere almeno in due per non sentirsi più soli di quanto si è in realtà. Quanto ai grandi giardini storici di cui l'Europa è ricchissima, mi annoiano in fretta. Scenari vuoti, dove soltanto qualche eco - un fruscio di foglie, che so? o lo stillicidio di una fontana che ci si è dimenticati di riparare, nelle parti più recondite vi ricorda che siete in un luogo ancora vivo, un posto che un tempo fu un vero giardino.

Quante ore ho passato nel parco di Versailles, in mezzo alla folla, a domandarmi perché quelle prospettive grandiose che si perdevano nel cielo, quelle fontane che sputavano quantità inaudite d'acqua e quegli schieramenti spettacolari di migliaia d'alberi tutti identici, perfettamente potati, mi lasciavano assolutamente freddo! O nel giardino di Schönbrunn, a Vienna, davanti a impeccabili aiuole di begonie e centinaia di statue che mi guardavano fisso, sentendomi perso, come in mezzo a un labirinto sconfinato! Ci sono ovviamente delle eccezioni. Non tutti i grandi giardini sono così poco accoglienti. Per esempio, Painshill, nel Surrey.

Uno dei parchi storici più visitati e più fotografati d'Inghilterra, su cui sono state scritte decine di monografie soporifere e tuttavia uno dei luoghi che mi hanno fatto capire meglio cos'è un giardino. È però possibile che se Painshill ha lasciato in me un'impressione tanto profonda, così profonda che ho la sensazione di essermene allontanato soltanto l'altro ieri, è perché non l'ho scoperto da semplice visitatore.
Ci ho vissuto. Da giardiniere, ovviamente ...
Un eremita nel mio giardino

La preziosa ghirlanda degli insegnamenti degli uccelli

(Bya chos rin-chen ’phreng-ba)

A cura di Erberto Lo Bue
 
In Tibet l’arrivo del cuculo, il re degli uccelli, annuncia il risveglio della natura. In questo testo il cuculo, sotto le cui penne si cela per l’occasione il Bodhisattva Avalokitesvara, che personifica la compassione, annuncia al popolo alato la possibilità del risveglio alla reale natura della mente, sepolta sotto il coinvolgimento nell’esistenza fenomenica, contratta nel gelo delle bufere emotive e offuscata dalle brume dell’ignoranza. Meditate le sue istruzioni, a turno gli uccelli riuniti in assemblea dichiarano ciò che hanno compreso e fanno udire i loro versi: versi che, se paiono a un primo ascolto inintelligibili, suonano in tibetano come perentorie esortazioni a ricordare gli insegnamenti del Buddha e come ammonimenti di carattere gnomico. L’anno successivo gli uccelli indiani, cui la dottrina è stata inizialmente esposta, migrano a nord e si ritrovano nel Paese delle Nevi, quasi a simboleggiare la successiva diffusione del buddhismo dall’India in Tibet. Tradotta per la prima volta in Occidente nel 1953, questa operetta anonima e di epoca incerta fu subito percepita come una gemma della sapienza buddhista tibetana.

Piccola Biblioteca Adelphi, 403
1998, 3ª ediz., pp. 108
isbn: 9788845913082

The Plant Messiah

Adventures in Search of the World’s Rarest Species
By Carlos Magdalena

Carlos Magdalena è un uomo in missione: salvare le piante più a rischio di estinzione del mondo. In The Plant Messiah, Magdalena accompagna i lettori dalle foreste del Perù fino all’interno dell’outback australiano alla ricerca delle specie rare e vulnerabili. Tornato in laboratorio—ai Royal Botanic Gardens di Kew, sede della più grande collezione botanica del mondo—assistiamo allo sviluppo di tecniche innovative e inaspettate per salvare le specie dall’estinzione, favorendone la propagazione e la rinascita. Appassionante e coinvolgente, The Plant Messiah è un tributo alla diversità della vita sul nostro pianeta e all’importanza di preservarla.

ISBN9780525436669

Published onMar 19, 2019 | Published byAnchor | Pages 288 | Dimensions5-3/16 x 8

Gregory Bateson

Mente e natura

Un’unità necessaria

Traduzione di Giuseppe Longo
 
Nei suoi ultimi anni, Gregory Bateson, il maestro della «ecologia della mente», volle provare per una volta a esporre il suo pensiero – e soprattutto il modo di procedere del suo pensiero – in un solo libro: questo Mente e natura, che apparve nel 1979, pochi mesi prima della sua morte. In fondo, la preoccupazione centrale delle sue multiformi ricerche – che avevano toccato la biologia e l’antropologia, la psichiatria e l’epistemologia, lasciando ovunque tracce incancellabili – era stata sempre una sola: scoprire, descrivere, esplorare la «struttura che connette», quella struttura che è la risposta a una domanda qui presentata sulla soglia del libro: «Quale struttura connette il granchio con l’aragosta, l’orchidea con la primula e tutti e quattro con me? E me con voi? E tutti e sei noi con l’ameba da una parte e con lo schizofrenico dall’altra?». Sono queste le domande prime e ultime – e troppo spesso sono proprio quelle che vengono schivate. Con il suo sbalorditivo dono pedagogico, Bateson ci mostra come porle subito – e ci mostra anche che esse riappaiono intatte, come una sfida, alla fine di ogni processo conoscitivo. Comunque, se a una risposta dobbiamo avvicinarci, la via regalesarà, per Bateson, quella di porsi un’ulteriore domanda: che cos’è la mente? Così questo libro andrà considerato quale «inizio di uno studio su come pensare all’attività del pensare».

Biblioteca Scientifica, 5 | 1984, 19ª ediz., pp. 312 | isbn: 9788845905605

Charlotte de Latour

Il linguaggio dei fiori

Il raffinato volume affronta un tema di notevole fortuna nel romanticismo europeo, oggi recuperato da studi sul giardino e sulla cultura scientifica «al femminile». Con un linguaggio ricco di suggestioni e riferimenti colti, l’autrice descrive questo «linguaggio», un codice espressivo di antica origine orientale che attribuiva una connotazione sentimentale ai fiori che assurgevano così a emblemi dei moti del cuore. A corredo, le tavole floreali di Pancrace Bessa, piccoli capolavori della pittura botanica coeva.

Traduzione di Giuseppina Garufi

Giardini e paesaggio, 21
2008, cm 17 x 24, x-140 pp. con 12 tavv. f.t. a colori.
ISBN: 9788822257598

Elias Canetti

Le voci di Marrakech

Note di un viaggio

Elias Canetti soggiornò per un certo periodo del 1954 a Marrakech. Il grande lavoro su Massa e potere era giunto a un momento di stasi e lo scrittore sentiva il bisogno di nuove voci, di voci incomprensibili, come quelle che lo avvolsero nella splendida città chiusa dalle sue mura. Vagando per i suk, per le strette vie, per i mercati e le piazze, fra cammelli, mendicanti, donne velate, cantastorie, farabutti, ciechi, commercianti, Canetti, con la sua stupefacente prensilità, capta forme e suoni: «Gli altri, la gente che ha sempre vissuto là e che non capivo, erano per me come me stesso». E il suo libro ha la perfezione e la compattezza dell’istantaneo.

Traduzione di Bruno Nacci

gli Adelphi, 248
2004, 14ª ediz., pp. 126
isbn: 9788845918681

PAOLO FONTANA

Tutti vogliono salvare le Api

Api, apicoltura e biodiversità

Dopo il grande interesse suscitato da “Il Piacere delle Api”, questo nuovo volume raccoglie i numerosi articoli di Paolo Fontana pubblicati negli ultimi anni in varie riviste specializzate sui temi della tutela degli impollinatori, in particolare di Apis mellifera come componente fondamentale della biodiversità, e dell’apicoltura, in un’ottica di Nature Based Beekeeping.

Formato: 150×210 mm | Pagine: 328 | Illustrazioni: 32 disegni originali al tratto, di Sonia Cumerlato

Rilegatura: brossura | ISBN: 978-88-906379-7-1 | ISSN: 3034-9370 | Prezzo: € 18,00

Maurice Maeterlinck

L’intelligenza dei fiori

Pubblicato per la prima volta nel nostro paese nel 1921, “L’intelligenza dei fiori” vede la sua ultima versione italiana nel 1944. Questa nuova traduzione ci offre la possibilità, lungamente attesa, di apprezzare uno dei più interessanti testi di Maurice Maeterlinck sul mondo naturale e sul rapporto tra uomo e natura. Un libro in cui l’osservazione scientifica si accompagna alla meraviglia e il misticismo è saldamente ancorato all’esperienza. Un poetico inno alla natura che ricolloca l’uomo nel posto che gli spetta nel mondo: alla pari con tutti gli altri suoi abitanti.

Pendragon, 2011

Antonella Cilento

Solo di uomini il bosco può morire

L’antica acropoli di Cuma si erge su una foresta dimenticata: la silva gallinarum, lecceto trimillennario che costeggia le dune affacciate di fronte al mare di Procida e Ischia. Su questa spiaggia approdarono gli Eubei portando l’alfabeto, qui arrivò Enea per consultare la Sibilla Cumana. Se molti conoscono l’acropoli e i suoi scavi, quasi nessuno conosce la Foresta Regionale di Cuma o il vicino Parco della Quarantena che affaccia sul lago Fusaro. Oggi la Foresta è pressoché abbandonata, stretta fra il collettore fognario di Cuma e i quintali di plastica depositati dal mare…

Aboca Edizioni, 2022

Lezioni italiane
I semi della Rivoluzione del filo di Paglia lasciati in Italia

a cura di Giannozzo Pucci

Un contadino rivoluzionario giapponese ultranovantenne dagli occhi scintillanti, capace di emozionare più di una rockstar, Masanobu Fukuoka è uno dei pochi in grado oggi di attirare i “consumatori” al sacrificio di sé per ritrovare il proprio posto nella natura. Nel libro sono raccolte, molte delle conversazioni che Fukuoka durante il suo viaggio in Italia. 

Quaderni d’Ontignano
Libreria Editrice Fiorentina

Jonathan Silvertown

La vita segreta dei semi

Traduzione di Daria Restani

Ogni seme è un giardino nascosto, un racconto vivente dell’evoluzione. Ma anche il protagonista di storie e mitologie, ricerche scientifiche e suggestioni artistiche Ogni seme, da quelli microscopici delle orchidee a quelli da venti chili delle noci di cocco delle Seychelles, nasconde una storia avvincente, spesso inaspettata. I
semi raccontano l’evoluzione delle piante, degli animali e dell’uomo e la diversità della vita sul nostro pianeta. Jonathan Silvertown svela in un racconto vivido e appassionato l’importanza e la forza ispiratrice dei semi: protagonisti silenziosi del regno vivente, importanti testimoni della ricerca sull’evoluzione genetica, ma
anche simboli affascinanti e universali, ispiratori di poesie e racconti, di miti e leggende, nell’arte e nella letteratura.

Bollati Boringhieri

J.A. Baker

Il falco pellegrino

Nel cielo sopra la campagna dell’Essex, nell’Inghilterra orientale, oltre i rami di querce e olmi, in alcune stagioni dell’anno si possono osservare dei puntini scendere come frecce dalle nubi per poi risalire, disegnare eleganti cerchi, scomparire e riapparire: sono i falchi pellegrini, gli uccelli più magnifici della zona. A inizio anni sessanta, se si fosse abbassato lo sguardo, si sarebbe però potuto notare un’altra sagoma altrettanto riconoscibile: quella di un uomo sulla trentina – capelli biondi, occhiali dalle lenti spesse – che, steso a terra o in piedi, con un paio di binocoli al collo prendeva appunti furiosamente. Quell’uomo si chiamava J.A. Baker e lo studio di quei puntini nel cielo è stata l’ossessione e il capolavoro della sua vita. 

Pubblicato per la prima volta nel 1967, Il falco pellegrino è un classico contemporaneo, che unisce uno stile letterario di rara intensità alla meticolosità del naturalista. Baker ha annotato per anni tutto ciò che riusciva a vedere, a capire e a esaminare dei pellegrini in lunghe sessioni di birdwatching, immergendosi nelle loro vite come fossero la sua: mentre analizza con perizia le azioni quotidiane degli uccelli – la caccia, le prede e i momenti di riposo – la sua scrittura ci conduce in un viaggio fuori da noi stessi, dove la distanza tra soggetto e oggetto sembra annullarsi e l’osservazione del falco diventa una via per esplorare la complessità della natura, il confine sottile tra vita e morte, tra istinto e coscienza. 

Ma, sembra dirci Il falco pellegrino, più stretta si fa la sovrapposizione, più si rivela in realtà la distanza tra uomo e rapace, tra chi uccide per sopravvivere e chi per crudeltà o noncuranza. È in questa consapevolezza che ci fa sprofondare l’opera unica e a suo modo inimitabile di J.A. Baker: lo sguardo di chi osserva la bellezza del volo è lo stesso di chi può arrestarlo per sempre.

Introduzione di Robert Macfarlane | Traduzione di Aimara Garlaschelli

J.A. Baker

J.A. Baker (Chelmsford, 1926-1987), originario dell’Essex, è stato uno scrittore e birdwatcher inglese. Il falco pellegrino, vincitore nel 1967 del Duff Cooper Prize, è considerato uno dei libri di letteratura naturalistica più belli di sempre.

Oliver Sacks

L’isola dei senza colore e L’isola delle Cicadine

Traduzione di Isabella Blum
 
Due viaggi in Micronesia dischiudono a Sacks una prospettiva sconfinata di orrori, meraviglie e misteri: la cecità cromatica completa ed ereditaria che si manifesta a Pingelap e Pohnpei, in una terra che è un tripudio di colori; il devastante e inspiegato lytico-bodig, che colpisce con una sorta di paralisi progressiva solo certi abitanti dell’isola di Guam, e solo quelli nati in certi anni. Sacks ci racconta questi suoi viaggi passo per passo – o meglio salto per salto dei minuscoli aerei che lo trasportano come cavallette da un’isola all’altra. Ed è come se un Melville neuro-botanico ci riconducesse alle Encantadas per metterci di fronte, con partecipazione profonda e magistrale arte narrativa, all’indecifrato rapporto fra la mente e la natura che ci circonda e di cui siamo fatti.
 
 
gli Adelphi, 247
2004, 7ª ediz., pp. 334, 23 ill. b/n
isbn: 9788845918667

Michael Pollan

Una seconda natura

Traduzione di Isabella C. Blum
Dacché Nabucodonosor elevò i giardini pensili di Babilonia pur di lenire la nostalgia della sua sposa per le colline dell’infanzia, il giardino è sempre stato una seconda natura, foggiata dall’uomo in base alla sua cultura ed esperienza. Ma di questi tempi il giardino è anche un campo di battaglia ideologico ed etico fra l’«utopia suburbana» del prato sempre perfettamente curato e la ribellione antinomiana dei cultori della wilderness, discepoli di Thoreau. Per fortuna esiste un terzo partito – quello che fu, ad esempio, di Alexander Pope, che agli architetti del paesaggio suoi contemporanei consigliava semplicemente: «Consulta sempre il Genio del luogo». Pollan – che di Pope condivide l’ironia e il buonsenso, oltre che il piglio eclettico da filosofo, umorista, narratore e polemista – sa da quale parte schierarsi, e lo fa nel modo che più gli è congeniale: con questo volume, che riesce a essere al tempo stesso esilarante autobiografia, racconto di un’odissea intellettuale e brioso trattato di giardinaggio empirico-teorico.

La collana dei casi, 113
2016, pp. 309
isbn: 9788845930737

Rudolf Borchardt

Il giardiniere appassionato

Traduzione di Manfredo Roncioni
 
Innumerevoli sono i libri sui giardini intorno a noi. E ancora più innumerevoli le persone che amano e curano giardini e piante. Ma, se dovessimo dire qual è il libro sul giardino, il vero livre de chevet per ogni «giardiniere appassionato», quello che accoglie l’idea di giardino in tutta la sua immensità e in tutta la sua leggerezza, sprofondando al tempo stesso nei minimi dettagli, tale libro sarebbe senz’altro Il giardiniere appassionato

gli Adelphi, 240
2003, 5ª ediz., pp. 367, Con 8 tempere
isbn: 9788845917837

    With the patronage and collaboration of: