La Vita Organica, nata sotto le onde senza riva, fu svezzata in oceaniche grotte di perla; in principio minuscole forme, non viste da lenti, si muovono sul fango o perforano la massa acquea; di generazione in generazione fiorendo, assumono poi nuovi poteri e arti più grandi; da esse sorgono innumerevoli gruppi di vegetali, e regni dotati di respiro e di pinne, di piedi e di ali. 

Erasmus Darwin,  The Temple of Nature, 1803

Il primo studioso conosciuto del mondo vegetale fu Teofrasto (371 a.C. – 286 a.C.) che descrisse oltre cinquecento piante ed il loro uso medicinale. In seguito Dioscoride (De materia medica) e Plinio il Vecchio (I secolo d.C.) scrissero opere fondamentali per la conoscenza del regno vegetale.

In particolare il secondo nella sua Naturalis Historia, enciclopedia scientifica in 37 libri, ricostruiva una summa delle conoscenze dell’epoca, attraverso la rilettura di oltre 2000 opere. Una parte cospicua della sua ricerca (libri 12-19) era specificamente dedicata alle piante ed alle loro qualità officinali. La Naturalis Historia ha costituito il compendio di riferimento della botanica, e non solo, fino all’epoca rinascimentale.

Nella seconda metà del XVI secolo la botanica si affrancò definitivamente dalle altre scienze, spesso occulte, con la nascita dei primi orti botanici e delle prime raccolte sistematiche di piante essiccate. In questo periodo si rivelarono importanti le ricerche di Otto Brunfels (1488-1534), Hieronymus Bock (1498-1554) e Conrad Gessner (1516-1565). Quest’ultimo comprese che i caratteri differenziali principali per la classificazione delle piante si rilevano nei frutti e nei fiori. Negli anni successivi, il francese Charles de l’Ecluse (1526-1609), noto anche come Carolus Clusius, delineò i principi generali necessari per stabilire il concetto di specie. Tra gli italiani, si misero in evidenza in questo periodo, Bartolomeo Maranta (1500-1571), dal suo cognome deriva la denominazione dell’omonima pianta, Luca Ghini (1500-1556) e Andrea Cesalpino (1519-1603), noto per essere stato uno dei fondatori della sistematica del mondo vegetale.

Fra fine Seicento e prima metà dell’Ottocento diverse spedizioni esplorative videro la partecipazione di giovani scienziati che tornando nel vecchio continente pubblicarono libri che divennero dei veri best seller. Le osservazioni naturalistiche, l’alto numero di nuove specie schedate e portate in Europa, come ad esempio le palme del Cile, gli eucalipti e i ficus macrophylla d’Australia, le araucarie dal sud America, o le più celebri sequoie dalla California, fecero aumentare l’interesse per la botanica. Fra questi viaggiatori scienziati che poi diverranno anche parte attiva nella crescita e nella diffusione degli orti e dei parchi botanici, si annoverano personalità quali Jean Robin (1550-1629), Engelbert Kaempfer (1651-1716), Louis Antoine de Bougainville (1729-1811), Georg Forster (1754-1794), André Michaux (1746-1802), Alexander von Humboldt (1769-1859), Guglielmo Gasparrini (1803-1866) fino al celebre Charles Darwin (1809-1882) che segnalò diverse specie di piante e fiori nel suo Viaggio di un naturalista intorno al mondo.

Nel Settecento con la fondamentale figura del botanico svedese Carl von Linné (Råshult 1707 – Uppsala 1778), più comunemente conosciuto come Carlo Linneo, si venne sviluppando una vera e propria ricerca scientifica sul mondo vegetale, con particolare riguardo alla classificazione delle piante. Nel 1735 con l’opera Systema naturae, Linneo espone per la prima volta i suoi criteri di classificazione tassonomica binomiale dei regni animale, vegetale e minerale.

Tuttavia, l’opera che influenzò maggiormente i botanici fu la Philosophia botanica, pubblicata nel 1751. In essa Linneo affermava che le specie vegetali, facendo parte del progetto divino del creato, erano classificabili secondo un sistema immutabile fondato sulle loro caratteristiche: era, quindi, possibile ricostruire le relazioni interne e le differenze fra varietà, specie, generi, ordini e classi. Partendo da questa regola tassonomica, Linneo introdusse il sistema di nomenclatura binomiale, secondo la quale ciascun essere vivente poteva essere identificato e descritto conoscendone soltanto il genere e la specie, mentre prima si doveva ricorrere a perifrasi impossibili da ricordare. Tale sistema classificatorio, riveduto ed aggiornato, costituisce ancora oggi il fondamento della classificazione del regno vegetale (e non solo). Successivamente altri studiosi introdussero nuovi generi e specie e dovendoli diversificare da quelli stabiliti da Linneo, si decise di aggiungere al binomio latino anche l’abbreviazione del cognome del naturalista coniatore; per Linneo la sola lettera elle maiuscola: L.

Altro importante botanico del XVIII secolo è Georges-Louis Leclerc de Buffon che pubblicò dal 1746 al 1762 una poderosa Histoire naturelle. Buffon non condivideva la classificazione di Linneo perché la trovava troppo schematica e pensava che non desse ragione delle specie intermedie rispetto alle principali e più note. Ciò dipende dal fatto che egli aveva anticipato in qualche maniera idee evoluzioniste e alcuni studiosi vedono in lui un vero pre-evoluzionista.

Nel 1785 Stephane Thibaud, un accademico di Montpellier, arguisce la similitudine tra le funzioni biologiche delle piante e quelle dell’uomo e congettura le loro capacità sensoriali nel suo trattato Disquisitio Utrum in Plantis existat principium vitale principio vitali in animalibus analogum.

A diffondere in Italia il sistema di Linneo provvide il forlivese Cesare Majoli, che raccolse anche un’enorme mole di dati e disegni del mondo vegetale, ed è considerato uno dei più illustri botanici del XVIII secolo, tanto che si è parlato, a suo riguardo, di “prestigio raggiunto a livello mondiale”.

Erbario dell’Università degli Studi di Torino

Gli Erbari sono musei molto particolari: in essi è conservata la documentazione della flora mondiale attraverso i campioni di esemplari vegetali essiccati. Sono archivi nei quali i reperti testimoniano gli studi, le ricerche e le esplorazioni che nel tempo hanno contribuito alla conoscenza del mondo vegetale. L’Erbario dell’Università di Torino è ricco di queste testimonianze. Con quasi un milione di campioni conservati, in esso sono documentate le fasi iniziali degli studi botanici in Piemonte, le colture dell’Orto Botanico universitario, le raccolte effettuate nel corso delle prime esplorazioni botaniche extra europee, le fasi iniziali di censimento della flora piemontese fino ai più recenti approfondimenti e studi vegetazionali.

ORTI BOTANICI IN ITALIA

Il Giardino Botanico è invece una raccolta di piante vive, per lo più cartellinate, con finalità principalmente ricreative e didattiche. La distinzione è quindi sottile e non sempre semplice da rilevare analizzando casi concreti. Nella breve storia degli Orti e dei Giardini Botanici che segue si rispetta comunque la convenzione di attribuire il rango di Orto Botanico solamente a quelle strutture (quasi esclusivamente universitarie) sorte dopo il 1544, data di fondazione del primo Orto Botanico universitario caratterizzato da finalità di ricerca scientifica di tipo moderno.

Sulla nascita e sull’antica funzione dei Giardini Botanici poco si conosce, nonostante vi siano numerose testimonianze scritte, riportate in diversi testi classici e medievali. Di certo si sa che i Giardini Botanici risalgono a tempi molto antichi e probabilmente i primi possono essere considerati quelli cinesi del secondo millennio a.C. Già allora in tutto l’oriente, soprattutto in India e in Cina, vengono create le prime strutture per la coltivazione delle specie vegetali utilizzate nella medicina popolare (AUDUS & HEYWOOD, 1976). Anche in ambito Mediterraneo, a partire dal XV sec. a. C. si ha notizia dei primi esempi di Giardini Botanici, come quello di Karnak in Egitto, creato da Tutmosi III e destinato principalmente alla coltivazione delle piante per uso alimentare. L’idea di un Giardino Botanico finalizzato allo studio delle piante risale al IV sec. a.C. e viene attribuita ad Aristotele (384-322 a.C.).

IL GIARDINO DELL'IRIS A FIRENZE

ITINERARI BOTANICI

Il Giardino dell’Iris si distende sotto l’alto muraglione del Piazzale Michelangelo, in una sintesi spaziale che affianca al David baricentrico del monumento all’arte e alla cultura lo straordinario monumento alla natura delle fioriture dell’iris, emblema per la città. Lo stemma di Firenze ha origini antichissime. Già raffigurato in un’urna funeraria del IV sec.a.C., si fa risalire al popolo etrusco di Fiesole, quel “colle lunato” che si dispiega a settentrione, cosi come le origini del nome floreale, dibattute fin dal medioevo, in latino Florentia o in volgare Fiorenza, “a similitudine dei fiori e dei gigli che abbondanti fiorivano intorno alla città”.

Cenni Storici

La Botanica

La botanica (dal greco: βοτάνη [botane] = pianta), anche detta biologia vegetale o fitologia, è la branca della biologia che studia le forme di vita del mondo vegetale (la flora), specie in rapporto alla loro citologia, istologia, anatomia, fisiologia, classificazione, utilità ed ecologia. Gli organismi più complessi studiati dalla botanica costituiscono il regno delle Piante (o Plantæ).

In passato tutto ciò che non si considerava animale veniva considerato “pianta”, “vegetale”. Attualmente, solo gli organismi pluricellulari autotrofi vengono considerati parte del regno Plantae: gli altri sono assegnati ai regni Monere, Protisti o Funghi.

Il primo studioso conosciuto del mondo vegetale fu Teofrasto (371 a.C. – 286 a.C.) che descrisse oltre cinquecento piante ed il loro uso medicinale. In seguito Dioscoride (De materia medica) e Plinio il Vecchio (I secolo d.C.) scrissero opere fondamentali per la conoscenza del regno vegetale.

In particolare il secondo nella sua Naturalis Historia, enciclopedia scientifica in 37 libri, ricostruiva una summa delle conoscenze dell’epoca, attraverso la rilettura di oltre 2000 opere. Una parte cospicua della sua ricerca (libri 12-19) era specificamente dedicata alle piante ed alle loro qualità officinali. La Naturalis Historia ha costituito il compendio di riferimento della botanica, e non solo, fino all’epoca rinascimentale.

Nella seconda metà del XVI secolo la botanica si affrancò definitivamente dalle altre scienze, spesso occulte, con la nascita dei primi orti botanici e delle prime raccolte sistematiche di piante essiccate. In questo periodo si rivelarono importanti le ricerche di Otto Brunfels (1488-1534), Hieronymus Bock (1498-1554) e Conrad Gessner (1516-1565). Quest’ultimo comprese che i caratteri differenziali principali per la classificazione delle piante si rilevano nei frutti e nei fiori. Negli anni successivi, il francese Charles de l’Ecluse (1526-1609), noto anche come Carolus Clusius, delineò i principi generali necessari per stabilire il concetto di specie.[1] Tra gli italiani, si misero in evidenza in questo periodo, Bartolomeo Maranta (1500-1571), dal suo cognome deriva la denominazione dell’omonima pianta, Luca Ghini (1500-1556) e Andrea Cesalpino (1519-1603), noto per essere stato uno dei fondatori della sistematica del mondo vegetale.

Fra fine Seicento e prima metà dell’Ottocento diverse spedizioni esplorative videro la partecipazione di giovani scienziati che tornando nel vecchio continente pubblicarono libri che divennero dei veri best seller. Le osservazioni naturalistiche, l’alto numero di nuove specie schedate e portate in Europa, come ad esempio le palme del Cile, gli eucalipti e i ficus macrophylla d’Australia, le araucarie dal sud America, o le più celebri sequoie dalla California, fecero aumentare l’interesse per la botanica. Fra questi viaggiatori scienziati che poi diverranno anche parte attiva nella crescita e nella diffusione degli orti e dei parchi botanici, si annoverano personalità quali Jean Robin (1550-1629), Engelbert Kaempfer (1651-1716), Louis Antoine de Bougainville (1729-1811), Georg Forster (1754-1794), André Michaux (1746-1802), Alexander von Humboldt (1769-1859), Guglielmo Gasparrini (1803-1866) fino al celebre Charles Darwin (1809-1882) che segnalò diverse specie di piante e fiori nel suo Viaggio di un naturalista intorno al mondo.

Nel Settecento con la fondamentale figura del botanico svedese Carl von Linné (Råshult 1707 – Uppsala 1778), più comunemente conosciuto come Carlo Linneo, si venne sviluppando una vera e propria ricerca scientifica sul mondo vegetale, con particolare riguardo alla classificazione delle piante. Nel 1735 con l’opera Systema naturae, Linneo espone per la prima volta i suoi criteri di classificazione tassonomica binomiale dei regni animale, vegetale e minerale.

Tuttavia, l’opera che influenzò maggiormente i botanici fu la Philosophia botanica, pubblicata nel 1751. In essa Linneo affermava che le specie vegetali, facendo parte del progetto divino del creato, erano classificabili secondo un sistema immutabile fondato sulle loro caratteristiche: era, quindi, possibile ricostruire le relazioni interne e le differenze fra varietà, specie, generi, ordini e classi. Partendo da questa regola tassonomica, Linneo introdusse il sistema di nomenclatura binomiale, secondo la quale ciascun essere vivente poteva essere identificato e descritto conoscendone soltanto il genere e la specie, mentre prima si doveva ricorrere a perifrasi impossibili da ricordare. Tale sistema classificatorio, riveduto ed aggiornato, costituisce ancora oggi il fondamento della classificazione del regno vegetale (e non solo). Successivamente altri studiosi introdussero nuovi generi e specie e dovendoli diversificare da quelli stabiliti da Linneo, si decise di aggiungere al binomio latino anche l’abbreviazione del cognome del naturalista coniatore; per Linneo la sola lettera elle maiuscola: L.

Altro importante botanico del XVIII secolo è Georges-Louis Leclerc de Buffon che pubblicò dal 1746 al 1762 una poderosa Histoire naturelle. Buffon non condivideva la classificazione di Linneo perché la trovava troppo schematica e pensava che non desse ragione delle specie intermedie rispetto alle principali e più note. Ciò dipende dal fatto che egli aveva anticipato in qualche maniera idee evoluzioniste e alcuni studiosi vedono in lui un vero pre-evoluzionista.

Nel 1785 Stephane Thibaud, un accademico di Montpellier, arguisce la similitudine tra le funzioni biologiche delle piante e quelle dell’uomo e congettura le loro capacità sensoriali nel suo trattato Disquisitio Utrum in Plantis existat principium vitale principio vitali in animalibus analogum.

A diffondere in Italia il sistema di Linneo provvide il forlivese Cesare Majoli, che raccolse anche un’enorme mole di dati e disegni del mondo vegetale, ed è considerato uno dei più illustri botanici del XVIII secolo, tanto che si è parlato, a suo riguardo, di “prestigio raggiunto a livello mondiale”.

STORIE DI UOMINI E PAESAGGIO

IL GIARDINO DEL THÈ DI GUIDO CATTOLICA

Nell’antica Chiusa Borrini  in Sant’Andrea di Compito in Lucchesia il botanico  Guido Cattolica  ha iniziato nel 1990 l’attività dell’unica piantagione di the in Italia.  Lavorando presso l’orto botanico di Lucca che nel 1990 riconobbe  due esemplari di Camellia sinensis,  la specie le cui foglie e germogli vengono utilizzate per la produzione de tè. Sopravvissute a un inverno molto rigido, quello del 1985 Guido Cattolica fece una prova di acclimatazione, considerata folle all’epoca dai suoi colleghi.

Successivamente a seguito dagli ottimi risultati, selezionò una linea oggi  chiamata ecotipo Sant’Andrea ( varietà sinensis,specie sinensis, ecotipo di Sant’Andrea). Per questa impresa eroica Guido Cattolica si è guadagnato una notorietà nel settore a livello mondiale.  La piantagione crescendo nel tempo è arrivata a 2.500 esemplari suddivisi in 5 giardini di tè per una produzione di qualità tra i 14 e i 18 kg all’anno, quasi tutta venduta in zona.  Le tipologie prodotte sono quattro: tè bianco, tè verde, tè oolong, tè nero. Da Maggio a Luglio c’è la raccolta rigorosamente manuale da persone selezionate direttamente da Guido. L’appassimento delle foglie con la stabilizzazione a calore secco (alla maniera cinese) e la rollatura tutto avviene in modo casalingo e artigianale. 

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