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2025
Chora Media - Stefano Mancuso

DI SANA PIANTA

Timide, aggressive, a volte ciniche, spesso geniali. Ogni pianta ha un carattere e una storia, basta saperle osservare. O ascoltare chi le studia da sempre. In questo podcast, il neurobiologo vegetale e divulgatore Stefano Mancuso ci porta nel mondo delle piante, raccontando aneddoti, studi e storie capaci di cambiare il modo in cui noi esseri umani abbiamo sempre guardato al regno vegetale.

“Di sana pianta” è una serie di Stefano Mancuso prodotta da Chora Media. Cura editoriale di Sabrina Tinelli e Marco Villa. Executive Producer: Ilaria Celeghin. Supervisione suono e musiche: Luca Micheli. Post produzione e montaggio: Luca Micheli. Post produzione e montaggio: Mattia Liciotti. Fonico di studio: Luca Possi. Post Producer: Matteo Scelsa

Boiron/Vois

BOTANICARIO PODCAST

Siete curiosi di conoscere le proprietà e i benefici delle piante officinali? Siete pronti per viaggiare tra epoche e mondi diversi, alla scoperta di storie, miti e avventure legate al mondo della botanica?
Questo è Botanicario, un libro magico pronto a farci scoprire i segreti delle piante, ma anche un podcast con Stefano Mancuso ed Eleni Molos, prodotto da Vois in collaborazione con Boiron.
voci di Stefano Mancuso, Eleni Molos e Marco Panzanaro. testi Lorenzo Molino e Eleni Molos
sound design&mix Amplitudo. registrazioni in studio Bluescore Studio e Amplitudo .producer Andrea Maltagliati

Boiron/Vois

BOTANICARIO PODCAST

Siete curiosi di conoscere le proprietà e i benefici delle piante officinali? Siete pronti per viaggiare tra epoche e mondi diversi, alla scoperta di storie, miti e avventure legate al mondo della botanica?
Questo è Botanicario, un libro magico pronto a farci scoprire i segreti delle piante, ma anche un podcast con Stefano Mancuso ed Eleni Molos, prodotto da Vois in collaborazione con Boiron.
voci di Stefano Mancuso, Eleni Molos e Marco Panzanaro. testi Lorenzo Molino e Eleni Molos
sound design&mix Amplitudo. registrazioni in studio Bluescore Studio e Amplitudo .producer Andrea Maltagliati

Unistrasi Podcast

IL PIANETA DELLE PIANTE

Stefano Mancuso, scienziato e fondatore del laboratorio internazionale di neurobiologia vegetale, ci racconta delle ricerche che indagano le capacità sensibile, comunicativa e mnemonica delle piante. Le piante sembrano avere un “cervello diffuso”, annusano, ascoltano, comunicano e imparano, cosa che ha permesso loro di adattarsi a quasi tutti gli ambienti terrestri. Mancuso scrive la carta dei loro diritti, stilandone così una per tutti gli abitanti del pianeta.

Un gesto antico e universale che unisce mito, morte e memoria attraverso i riti delle civiltà del mondo.

DIRLO ALLE API

In tempi lontanissimi, ben prima che le parole venissero scritte su pergamena, l’uomo guardava le api con timore e meraviglia. In ogni angolo del mondo, dal bacino del Mediterraneo fino alle foreste amazzoniche, le api erano viste come creature sacre, messaggere degli dèi, spiriti dell’aria e della terra. Le loro danze, i loro canti, la geometria perfetta dei favi erano interpretati come segni del divino. Nella mitologia etrusca, che ci è giunta solo in frammenti e simboli, le api appaiono associate ai riti funerari e alla sopravvivenza dell’anima dopo la morte. Alcuni studiosi hanno letto nelle raffigurazioni delle tombe etrusche la presenza di esseri alati simili ad api, accompagnatori del defunto verso l’oltretomba, una sorta di guida sottile tra i mondi. Anche nel mondo greco le api erano collegate al mistero della morte e della rinascita. La sacerdotessa di Demetra era detta “Melissa”, cioè ape, e secondo il mito fu un’ape a nutrire il neonato Zeus con miele, nascosto in una grotta per sfuggire a Crono. Le api erano le nutrici degli dèi.

Nel culto orfico, che prometteva un aldilà di luce e consapevolezza, l’anima era spesso paragonata a un’ape: laboriosa, silenziosa, capace di raccogliere nettare dai fiori dell’esperienza. Morire, per questi iniziati, era come tornare all’alveare, al centro del cosmo. In questo contesto di credenze antiche, l’usanza di “dirlo alle api” dopo la morte di qualcuno appare come una naturale prosecuzione del pensiero simbolico: se le api erano anime, o almeno loro interlocutrici, bisognava renderle partecipi degli eventi umani. Dall’altra parte del mondo, presso i popoli aborigeni australiani, le api (in particolare quelle senza pungiglione) sono parte delle storie del Dreamtime, il tempo del sogno originario. In queste narrazioni sacre, le api non sono solo produttrici di miele, ma anche custodi di conoscenze ancestrali, segni viventi del legame tra la terra e i suoi abitanti. L’atto di raccogliere miele era spesso accompagnato da canti e rituali, per non disturbare l’equilibrio spirituale.

Peter Crane | Ginkgo

L’albero dimenticato dal tempo Traduzione di Gianni Bedini, revisione di Fabio Garbari

Questo libro racconta la storia più lunga mai dedicata a un albero. L’ha scritta Peter R. Crane, uno dei massimi paleontologi vegetali del mondo. La profonda conoscenza scientifica, l’appassionata attenzione alle vicende evolutive testimoniate dai reperti fossili e dalla singolare biologia riproduttiva di Ginkgo biloba, hanno ispirato la realizzazione di quest’opera che si legge come un romanzo, dedicato alla biografia di una specie la cui conservazione è oggi affidata all’uomo.

Giardini e paesaggio, vol. 54
2020, cm 17 × 24, x-256 pp. con 24 tavv. f.t. a colori e 8 figg. n.t.
[isbn 978 88 222 6681 1] € 25,00

http://www.olschki.it/libro/9788822266811

IL GIARDINO DELL'IRIS A FIRENZE

ITINERARI BOTANICI

Il Giardino dell’Iris si distende sotto l’alto muraglione del Piazzale Michelangelo, in una sintesi spaziale che affianca al David baricentrico del monumento all’arte e alla cultura lo straordinario monumento alla natura delle fioriture dell’iris, emblema per la città. Lo stemma di Firenze ha origini antichissime. Già raffigurato in un’urna funeraria del IV sec.a.C., si fa risalire al popolo etrusco di Fiesole, quel “colle lunato” che si dispiega a settentrione, cosi come le origini del nome floreale, dibattute fin dal medioevo, in latino Florentia o in volgare Fiorenza, “a similitudine dei fiori e dei gigli che abbondanti fiorivano intorno alla città”.

Il viaggio degli agrumi in Italia

Paola Fanucci & Alberto Tintori Percorsi e curiosità di cultivar regionali Con una parte sulla cura degli agrumi in vaso

Vi siete mai chiesti perché il profumo dei fiori d’arancio e il sapore delle scorze di limone vi facciano venire in mente un ricordo o il volto di una persona? Nella vita di ognuno gli agrumihanno impresso una traccia silenziosa ma indelebile: un gusto, un’esperienza tattile, una percezione affettiva. Potrete non accorgervene, ma in questi istanti si racchiude la memoria di una vita intera, poiché dietro un frutto si celano non solo pratiche e saperi tramandati da generazioni, ma anche il nostro passato. Questo è un viaggio fra gli agrumeti d’Italia, le loro storie e curiosità locali: una mappa per capire quanto la presenza degli agrumi sia multiforme e radicata nella nostra cultura, dalle grandi piantagioni ai vasi sulle nostre terrazze.

 

Giardini e paesaggio, 60
2025, cm 19 x 24, viii-332 pp. con 338 figg. n.t. Rilegato.
ISBN: 9788822269850

€ 29,00  € 27,55Novità   LINK

Leo Lionni, La botanica parallela, Gallucci Editore

Le germoglianti, più che piante, sono una combinazione di elementi eterogenei di cui la parte propriamente e sicuramente parallela non è che una parte minore. Manca a esse una vera Gestalt botanica, quella botanicità d’insieme che è una delle caratteristiche più appariscenti delle altre piante parallele.

Il nome “germoglianti” fu coniato da Jacques Inselheim, dell’Università di Strasburgo. Lo scienziato era talmente impressionato da alcune piante che aveva visto, durante un viaggio in Italia, all’Istituto Venturi a Cadriano, nei pressi di Bologna, che appena tornato in Francia raccontò in un articolo nella “Gazette de Strasbourg” il suo incontro con gli inconsueti vegetali. Le piante, di recentissima scoperta, non avevano ancora un nome e così, in un momento di debolezza romantica, certamente riprovevole da un punto di vista scientifico, egli le chiamò “germoglianti”. Inselheim, che molti anni prima aveva studiato biologia all’Università di Padova, ha una conoscenza perfetta della lingua italiana e avrebbe dovuto rendersi conto dell’equivoco che creava. Quando lo incontrammo l’anno scorso al Congresso di Baden Baden, ci facemmo coraggio e gliene parlammo francamente. Ma con gran candore lo studioso ci precisò che l’ambiguità del nome era stata una scelta assolutamente intenzionale e che egli era fiero di assumerne la completa responsabilità. Se è vero, disse, che “germogliante” indica chi genera germogli, è altrettanto vero che sono i germogli a germogliare. Inselheim fu colpito dalla coerenza fra l’assurdità di un verbo che può essere tanto transitivo che intransitivo e una pianta che sembra essere generata, come organo, da un’altra pianta, benché, in realtà, possegga una propria autonomia e completezza. «La germogliante» egli disse «è senza dubbio la più ambigua delle piante. Ed è giusto che abbia il più ambiguo dei nomi».

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