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LE RESIDENZE E I GIARDINI STORICI DELLA LUCCHESIA Le dimore storiche della Lucchesia raccontano, pietra dopo pietra, l’illustre passato del territorio. Molte risalgono all’epoca rinascimentale e barocca, e custodiscono al loro interno non solo memorie familiari, ma anche opere d’arte, arredi preziosi e architetture sontuose che trasportano il visitatore in un’altra epoca.

Altrettanto straordinari sono i giardini che accompagnano queste residenze: spazi verdi progettati con maestria, dalle geometrie raffinate, fontane eleganti, fioriture ricche e mutevoli. Ogni giardino è un piccolo mondo a sé, dove natura e progetto convivono in perfetto equilibrio, offrendo scorci pittoreschi sulle colline circostanti. Dal Giardino Garzoni di Collodi, noto per la sua atmosfera fiabesca, ai giardini classici della Villa Reale di Marlia, ciascuno racconta una storia diversa, e si rivela come un’opera d’arte viva.

Visitare il patrimonio delle ville e dei giardini lucchesi significa immergersi in un mondo fatto di eleganza, bellezza e fascino storico. Ogni angolo racconta di famiglie nobili, di straordinari paesaggisti, di influenze artistiche e culturali che, nel corso dei secoli, hanno plasmato l’identità di questo territorio. È un viaggio che non solo riporta al passato, ma offre un’esperienza estetica intensa, fuori dal tempo.

La vicinanza al centro storico di Lucca fu uno degli elementi determinanti per la scelta, da parte delle famiglie nobili, di costruire ville e residenze secondarie proprio in queste colline. Un primo censimento ha individuato ben 74 ville storiche e monumentali nel territorio della Circoscrizione, spesso accompagnate da giardini di grande pregio, che contribuiscono in modo significativo al carattere paesaggistico della zona collinare. A partire dal XVI secolo, quest’area – insieme ai rilievi che si affacciano sulla pianura di Lucca – ha conosciuto un vero e proprio proliferare di ville di campagna, che si configuravano come naturale estensione delle residenze cittadine per l’élite lucchese.

Nel ricco patrimonio culturale e ambientale del territorio, queste ville rivestono un ruolo di particolare rilievo per l’alto valore storico, architettonico e artistico che le contraddistingue. Un valore che merita di essere tutelato e valorizzato attraverso un sistema territoriale integrato. Le “Ville Monumentali di Lucca” furono, infatti, le eleganti dimore di campagna della borghesia mercantile della città. Edificate tra il XV e il XIX secolo, se ne contano circa 300, concentrate prevalentemente lungo i rilievi collinari che bordano la cosiddetta “Piana di Lucca”, verso la zona di Pistoia, a ridosso dell’altopiano delle Pizzorne.

Queste opere architettoniche, immerse tra oliveti e vigne, hanno trasformato il paesaggio in nome della bellezza, che per i lucchesi era – ed è – un valore essenziale. Il visitatore si trova immerso in un universo fatto di architettura, paesaggio, agricoltura e tradizione: una dimensione contemplativa e intima, capace di riconnettere al ritmo lento della natura e della storia.

È consigliabile organizzare la visita alle ville lucchesi seguendo itinerari tematici, per scoprire la quiete e la raffinatezza di queste residenze incantevoli. Solo sei di queste ville sono attualmente “visitabili”, e solo alcune consentono l’accesso anche agli interni, come Villa Bernardini a Vicopelago. Qui, affreschi, statue, laghetti e parchi restituiscono al pubblico il meglio dell’arte e della cultura lucchese, in una fusione perfetta tra eleganza e significato.

Ogni dettaglio di queste residenze è frutto di un pensiero, di una visione: i proprietari e gli architetti del tempo hanno disegnato questi spazi con grande cura e gusto, dando forma a uno stile raffinato che ha saputo attraversare i secoli. Alcune ville sono state adattate a linguaggi architettonici successivi, mantenendo comunque una coerenza stilistica di straordinaria qualità. La maggior parte presenta giardini con vasche, grotte, giochi d’acqua, limonaie e specie botaniche di rara bellezza, che completano l’incanto di questi luoghi sospesi nel tempo.
The Gardens of Lucca
GIARDINI STORICI DELLA LUCCHESIA

GIARDINO GARZONI A COLLODI

 

La villa, in uno stile tipico delle ville lucchesi, ha una storia pluricentenaria: si inerpica su una collina sotto le case rustiche in pietra del paese, con il quale essa ha mantenuto uno stretto rapporto di interdipendenza sin dalle origini: per esempio due stradine lastricate che passavano attraverso l’entrata principale del palazzo erano gli unici accessi al paese. Il complesso architettonico di Collodi e della villa si è fortunatamente mantenuto inalterato da secoli e permette ancora oggi di assaporare un’atmosfera di altri tempi. Giardiniere del complesso fu anche il padre di Carlo Lorenzini, autore de Le avventure di Pinocchio (mentre la madre svolgeva funzioni di cameriera). Lo scrittore trascorse gran parte della sua infanzia presso il Castello, come gli abitanti del luogo chiamano la villa. Quando volle scegliere uno pseudonimo per il suo capolavoro, decise di chiamarsi proprio Collodi.

Nel 1366 la famiglia pesciatina dei Garzoni, che sarebbe poi entrata a far parte del patriziato lucchese, acquistava in questo luogo un fortilizio, usandolo come residenza familiare. La prima menzione della villa risale al 1633 quando Romano Garzoni firmò un progetto per un palazzo molto vicino nelle dimensioni a quello odierno, mentre il giardino era molto più ridotto. Fu nel 1652 che il giardino venne ingrandito e dotato di terrazzamenti (visto il forte pendio) in stile all’italiana, con scalinate, statue e fontane. Celebrato da poeti come Francesco Sbarra, il giardino e la villa videro aumentare la sua fama ed ebbero ospiti illustri gli arciduchi Ferdinando d’Austria e Anna de’ Medici (come ricorda una lapide vicina all’ingresso) o, più tardi, pare Napoleone Bonaparte. All’inizio del Settecento vi lavorò Filippo Juvarra.

VIAGGIARE IN TOSCANA TRA RESIDENZE D’EPOCA, CASTELLI E GIARDINI STORICI

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L’Associazione Dimore Storiche Italiane, nasce a Roma il 4 marzo del 1977 sull’esempio di analoghe associazioni già operanti in altri Paesi europei. Questo importante sodalizio, che da oltre 40 anni si propone di agevolare la conservazione, la valorizzazione e la gestione delle dimore storiche, è sorto grazie all’impegno e alla passione di alcuni proprietari fedeli custodi di quello che si può senza alcun dubbio definire il più importante patrimonio storico-artistico mondiale. I fondatori di A.D.S.I. furono Gian Giacomo di Thiene, Niccolò Pasolini dall’Onda, Oretta Massimo Lancellotti, Aimone di Seyssel d’Aix, Ippolito Calvi di Bergolo, Augusta Desideria Pozzi Serafini, Rinaldo Chidichimo, Bona Midana Battaglia, Bonaldo Stringher e Bianca Leopardi. Il 22 aprile dello stesso anno si riunì a Palazzo Pasolini dall’Onda il primo Consiglio Direttivo dell’Associazione che elesse all’unanimità Presidente Nazionale Gian Giacomo di Thiene, il quale mantenne questo importante incarico fino al 1986. Nello stesso giorno furono costituite le prime Sezioni regionali: Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Marche, Piemonte, Puglia, Toscana, Umbria e Veneto.

L’Associazione Dimore Storiche Italiane (A.D.S.I.) riunisce i proprietari di immobili storici di tutta Italia, che rappresentano una componente importante del nostro patrimonio culturale. Le dimore storiche sono beni culturali di rilevante interesse storico-artistico, “soggetti a vincolo”, e quindi tutelati dallo Stato, che ne deve favorire la conservazione, e sono affidati alla responsabilità dei proprietari. Si tratta di un patrimonio vasto ed eterogeneo: case e palazzi, ville e castelli, ma anche giardini e tenute agricole. Sono distribuiti in tutto il Paese e, per quasi l’80% per cento, situati in campagna o in provincia. Ognuno di questi beni ha una precisa identità, unica in Europa: per la sua storia, per il suo valore culturale e per lo stretto legame con il territorio di riferimento. Unici sono però anche i gravi problemi che la manutenzione di questi beni comporta, a cui devono far fronte quotidianamente i proprietari che ne sono custodi. Sono però beni che, se ben mantenuti e gestiti, possono dare un contributo importante alla vita culturale, sociale ed economica delle comunità in cui sono inseriti. Per raggiungere questo risultato l’Associazione Dimore Storiche Italiane, con i suoi 4500 soci, è costantemente impegnata, insieme all’European Historic Houses Association (EHH), nel promuovere la tutela e la valorizzazione delle dimore storiche.

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VILLA I TATTI

In antichità la costruzione fu posseduta dagli Zati, che la vendettero nel 1563 a Giulio d’Alessandro del Caccia dai cui figli, nel 1603, l’acquistò Porzia di Tommaso de’ Bardi vedova di Niccolò di Francesco degli Alessandri. Restò agli Alessandri fino al 1854, quando il conte Carlo di Gaetano la vendette a John Temple-Leader, che la inglobò nei suoi vasti possedimenti sulle colline di Maiano e di Vincigliata. Alla sua morte fu ereditata da Lord Westbury. Nel 1907 Bernard Berenson (1865-1959) e la moglie Mary Pearsol Smith, che abitano la villa già dal 1900, decidono di acquistare la proprietà.

Al momento dell’acquisto la villa lascia molto a desiderare, il giardino si limita a gruppi sparsi di vecchi cipressi e ad una limonaia. Berenson in quel periodo comincia però a ricevere una retribuzione regolare dal grande mercante americano Joseph Duveen e pertanto può acquistare anche il terreno circostante. Questa e il giardino sono trasformati a partire dal 1909 da Cecil Pinsent e Geoffrey Scott, che furono introdotti dagli stessi Berenson nella ricca comunità angloamericana, all’epoca molto numerosa sui colli fiorentini.

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