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PAESAGGIO NATURALE & PAESAGGIO ANTROPICO

CAMPI DA GOLF IN TOSCANA

Un percorso di golf progettato e gestito secondo criteri autentici di sostenibilità ambientale può svolgere funzioni che vanno ben oltre l’uso sportivo e ricreativo. In questi casi, il campo diventa un’infrastruttura verde capace di contribuire alla tutela della biodiversità, al rafforzamento della rete ecologica e alla conservazione del paesaggio, svolgendo anche un ruolo di fascia tampone e filtro per le acque superficiali e sotterranee. Inserito in contesti urbanizzati o periurbani, può offrire spazi aperti continui, mitigare la frammentazione del territorio e ridurre alcune pressioni antropiche. Tuttavia, questi esiti positivi non sono automatici: dipendono da scelte progettuali, gestionali e culturali precise. In assenza di tali presupposti, un percorso di golf può produrre effetti diametralmente opposti.

 

Storicamente, molti campi da golf hanno rappresentato una forma di trasformazione pesante del paesaggio: ampie operazioni di sbancamento, consumo di suolo, deforestazione, semplificazione degli habitat e un uso intensivo di risorse idriche ed energetiche. In numerosi casi, il paesaggio è stato ridotto a una scenografia artificiale, omologata e scarsamente permeabile alla flora e alla fauna locali. La manutenzione spinta dei tappeti erbosi, l’uso di fertilizzanti e fitofarmaci e la sostituzione degli ecosistemi originari hanno spesso determinato una perdita netta di biodiversità.
Negli ultimi anni, però, si sono affermati esempi diversi, in cui il campo da golf viene concepito come parte integrante del territorio e non come corpo estraneo. In questi progetti, il disegno del percorso segue la morfologia esistente, valorizza suoli, acque e vegetazione autoctona, conserva boschi, zone umide, siepi, prati naturali e corridoi ecologici. La gestione riduce le superfici irrigate e intensivamente curate, privilegia prati aridi o seminaturali, recupera aree marginali come habitat per insetti impollinatori, uccelli e piccoli mammiferi, e introduce sistemi di monitoraggio ecologico. In questi casi, il campo da golf può diventare un laboratorio di convivenza – non priva di contraddizioni – tra attività umana e processi naturali.

 

In Italia, un primo riconoscimento di queste criticità è arrivato nel 2012, quando la Federazione Italiana Golf ha siglato un accordo con Legambiente, WWF, Federparchi, FAI e MareVivo, in coerenza con il programma internazionale promosso dalla Golf Environment Organization (GEO). L’obiettivo dichiarato è quello di orientare il settore verso pratiche più responsabili, favorendo la tutela del paesaggio, delle risorse naturali e degli ecosistemi.
In questo quadro si inserisce la GEO Foundation for Sustainable Golf, organizzazione no profit internazionale fondata oltre sedici anni fa per promuovere, supportare e valutare in modo indipendente le azioni di sostenibilità nel mondo del golf. GEO lavora a stretto contatto con progettisti, gestori e istituzioni per fornire strategie, strumenti di valutazione e sistemi di certificazione basati su criteri ambientali e sociali verificabili. Pur non risolvendo le criticità strutturali legate alla presenza stessa dei campi da golf, questi percorsi di analisi e monitoraggio rappresentano oggi uno dei pochi tentativi concreti di misurare l’impatto reale di un paesaggio fortemente antropizzato e di orientarlo, almeno in parte, verso forme più consapevoli di gestione del territorio.