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ITINERARI NATURALISTICI & BOTANICI

SPIAGGE & DUNE

Un Paese come l’Italia dovrebbe custodire e valorizzare, mettere al centro dell’attenzione politica e del dibattito pubblico quel patrimonio di paesaggi costieri che costituisce una parte rilevante della identità italiana, della sua storia e memoria collettiva, oltre che una risorsa turistica importantissima. Purtroppo se si analizzano i processi avvenuti in questi anni ci si rende conto di come la realtà e i numeri siano assai preoccupanti. Legambiente ha studiato i 3.902 chilometri di coste della Penisola, da Ventimiglia a Trieste, con un’analisi delle trasformazioni edilizie avvenute e i risultati sono impressionanti: oltre 2.194 chilometri, ossia il 56,2% dei paesaggi costieri, sono stati trasformati dall’urbanizzazione. Il record negativo spetta a Calabria, Liguria, Lazio e Abruzzo dove si salva oramai solo un terzo dei paesaggi mentre tutto il resto è occupato da palazzi, ville, alberghi, porti.

 

  Report di LegaAmbiente delle coste italiane.

La formazione di una spiaggia è dovuta alla combinazione di fenomeni di erosione e sedimentazione, determinati dalle onde, dalle maree e dalle correnti marine o lacustri costiere; il sedimento inconsolidato redistribuito da tutti questi agenti deriva nella maggior parte dei casi da apporti provenienti da delta fluviali o da litorali vicini. In alcuni casi, le spiagge sono composte da materiali presenti in loco e rielaborati da onde e correnti. In aree a deposizione carbonatica, con una elevata produttività biologica si possono avere anche spiagge costituite prevalentemente da detrito formato da resti o scheletri calcarei di organismi marini, quali aculei di ricci mare, frammenti di coralli e briozoi, frammenti di gusci di molluschi e ooliti. A seconda del tipo di sedimenti disponibili, materiali di diversa granulometria possono accumularsi sulle spiagge: si va da ghiaia e ciottoli dove l’energia del mezzo è maggiore, a sabbia per la grande maggioranza delle spiagge, fino a fango, soprattutto presso la foce di grandi fiumi che trasportano grandi quantità di sedimenti molto fini (come ad esempio il Mississippi). Le spiagge possono impostarsi direttamente al limite della terraferma o su un cordone litorale (spiaggia-barriera). In quest’ultimo caso, la spiaggia delimita verso mare un ambiente protetto (una laguna o una piana di marea).

Una duna è tipicamente (e nell’accezione comune) un accumulo di sedimento sabbioso di origine eolica, cioè determinato e modellato dall’azione dei venti, e quindi soggetto a continui spostamenti e ridimensionamenti dipendenti dalla direzione e forza del vento. Le dune sono caratteristiche dei deserti sabbiosi ed anche delle coste sabbiose dove il fenomeno è meno accentuato dipendentemente dalla dimensione della spiaggia, dalle dimensioni dei granuli di sabbia e dalla forza dei venti. Nel caso delle coste, le dune sono di solito disposte parallelamente al litorale e contribuiscono a proteggere l’entroterra dall’azione degli agenti marini (onde di tempesta e venti di mare) e dall’azione della salsedine. Esistono anche delle forme di fondo con morfologia simile a quella delle dune eoliche, dalle dimensioni da metriche a decametriche, dovute all’azione di correnti d’acqua unidirezionali in ambiente fluviale o deltizio e sono chiamati in sedimentologia dune subacquee (o barre). Altri accumuli sabbiosi con morfologia simile a quella delle dune, ma dalle dimensioni da centimetriche a decimetriche, sono i ripple marks, conosciuti in italiano anche come increspature o ondulazioni.



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