Note di un viaggio
Elias Canetti soggiornò per un certo periodo del 1954 a Marrakech. Il grande lavoro su Massa e potere era giunto a un momento di stasi e lo scrittore sentiva il bisogno di nuove voci, di voci incomprensibili, come quelle che lo avvolsero nella splendida città chiusa dalle sue mura. Vagando per i suk, per le strette vie, per i mercati e le piazze, fra cammelli, mendicanti, donne velate, cantastorie, farabutti, ciechi, commercianti, Canetti, con la sua stupefacente prensilità, capta forme e suoni: «Gli altri, la gente che ha sempre vissuto là e che non capivo, erano per me come me stesso». E il suo libro ha la perfezione e la compattezza dell’istantaneo.
gli Adelphi, 248
2004, 14ª ediz., pp. 126
isbn: 9788845918681
Sull’isola di Iriomote, nella fascia subtropicale di Okinawa, le mangrovie formano una soglia vivente tra fiume e mare, un paesaggio in cui la terra sembra ancora in fase di negoziazione con l’acqua. Le maree modellano il ritmo della foresta: quando si ritirano, rivelano un reticolo di radici arcuate che emergono dal fango come architetture organiche, superfici porose dove il sale si deposita in cristalli minuti e la luce si frantuma in riflessi metallici.
In questo ambiente anfibio la vegetazione non cresce contro le condizioni, ma insieme ad esse. Le foglie coriacee trattengono l’acqua dolce, i tessuti filtrano il sale, e i propaguli pendono dai rami come strumenti pronti a essere affidati alla corrente. L’intero sistema vegetale appare come un meframe di adattamenti: un modo di abitare l’instabilità trasformandola in struttura. Le radici, fitte e intrecciate, trattengono sedimenti e materia organica, costruendo lentamente suolo dove prima vi era soltanto moto.
La foresta di mangrovie svolge un ruolo silenzioso ma decisivo per le coste dell’arcipelago. Attenua l’energia delle onde, stabilizza i litorali e offre riparo a innumerevoli forme di vita nelle loro fasi più vulnerabili. Nei canali salmastri si sviluppano comunità biologiche che alimentano il mare aperto; ciò che qui cresce, filtra e si deposita sostiene cicli ecologici più ampi, ben oltre i confini dell’isola.
La percezione complessiva è quella di una cattedrale senza pietra, definita da ombre mobili e da un verde saturo che sembra assorbire il suono. L’aria umida porta un odore vegetale e minerale insieme, mentre la luce, riflessa dall’acqua bassa, trasforma il paesaggio in una trama di chiaroscuri. In queste foreste costiere del sud del Giappone, la bellezza non risiede soltanto nelle forme contorte o nei giochi di riflessi, ma nella funzione stessa del luogo: rendere abitabile il confine, convertire l’oscillazione delle maree in continuità di vita.
L’itinerario comprende l’intero corso del fiume Piave, dal monte Sappada sino al suo sbocco al mare Adriatico, a Eraclea e Jesolo: un fiume conosciuto per le sue vicende legate alla prima guerra mondiale, ma che fin dall’antichità è stato una risorsa e un motivo d’identità di intere città e territori cresciuti lungo il suo corso.
Il Piave trova origine da un ruscello che nasce dalle falde meridionali del monte Peralba che eleva la sua vetta a quota 2 693 m sul livello del mare, da altri si vuole che l’asta iniziale del fiume sia costituita dal rivo formato dall’unione di due corsi d’acqua scendenti dal tratto della catena principale delle Alpi Carniche compreso fra il Passo Palombino e il Passo dell’Oregone. Tale corso d’acqua si forma nella Val Visdende da dove esce attraverso la forra del «Cianà» o di Cima Canale; il suo antico nome è quello di Silvella (dal dialetto La Salvela) ma è più comunemente denominato Cordevole di Visdende per distinguerlo dal Cordevole di Agordo, che è il maggiore affluente del Piave. Il Piave nella Val Sesis poco più a valle del rifugio “Sorgenti del Piave”
A cura di Giorgio Zampa | Con una Nota di Marco Rispoli
«Dobbiamo diventare bambini, se vogliamo raggiungere il sublime». Queste parole, che Rilke scrisse in un testo sull’arte del paesaggio, si possono leggere come il condensato della sua percezione delle cose, di una sensibilità che con lui nasce e con lui muore. Una sensibilità che si esprime con rara intensità in tutti gli scritti offerti in questo volume – raccolti e tradotti da Giorgio Zampa, che di Rilke è stato uno dei massimi interpreti –, attraverso meditazioni e memorie, confessioni e impressioni di viaggio, lettere (come quelle a un giovanissimo Balthus) e visioni oniriche. Una sensibilità che si trasmette al lettore grazie a una prosa tra le più alte del Novecento tedesco, aerea e profonda, lucente e umbratile. Una sensibilità capace di cogliere il riverbero dell’assoluto in ogni oggetto a cui si volge: dall’arte («Proprio dell’artista è amare l’enigma. Ché ogni arte è solo amore riversato sopra enigmi») all’«essenza infantile e portentosa» del poeta, all’erotismo («una cosa affatto incommensurabile che gli uomini non si stancano di aggredire con norme, misure, regolamenti»). E in grado di spingersi «là dove la realtà conosciuta e quella inconoscibile si concentrano in un solo punto, si completano e diventano un unico possesso» – dove l’esteriore e l’interiore formano «uno spazio ininterrotto in cui, arcanamente protetto, resta un solo punto di purissima, profondissima coscienza».
A cura di Giorgio Zampa.
Con una Nota di Marco Rispoli.
Piccola Biblioteca Adelphi, 753
2020, 2ª ediz., pp. 216
isbn: 9788845934896
Dolomiti Contemporanee è nato nell’agosto 2011 poco dopo che le Dolomiti erano state riconosciute come Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO Da allora il progetto si è evoluto in un laboratorio di arte e cultura contemporanea che agisce come riconfiguratore spaziale e concettuale applicando uno sguardo critico e riattivatore al paesaggio montano Le Dolomiti non sono intese come un luogo atrofizzato dal turismo o come un contenitore di stereotipi alpini ma come uno spazio d’azione culturale vivo un grande cantiere di stimoli Il progetto si concentra sulla rigenerazione di luoghi disabitati o sottoutilizzati come l’ex Villaggio ENI di Borca di Cadore trasformandoli in centri di ricerca residenza e produzione artistica (luoghidelcontemporaneo.cultura.gov.it)
Nel 2025 Dolomiti Contemporanee ha proseguito il suo impegno con numerose iniziative. Detriti Frammenti Schegge Brecce una mostra inaugurata il 2 agosto 2025 a Casso che proseguirà fino al 31 dicembre 2025 esplorando le relazioni tra geologia memoria e pratiche artistiche (dolomiticontemporanee.net) Xilogenesi una mostra che si terrà dal 27 settembre 2025 al 6 gennaio 2026 all’Orto Botanico di Padova presentando opere di artisti come Alessia Armeni Giorgia Accorsi e Marco Gobbi (dolomiticontemporanee.net) Gemmazione Cristalli Sparsi l’Openstudio di Progettoborca tenutosi dal 25 al 27 ottobre 2024 ha visto la partecipazione di Fondazione Malutta e ha coinvolto la Colonia dell’ex Villaggio ENI e l’ex Stazione Ferroviaria di Borca creando un ponte tra il villaggio e la montagna (progettoborca.net) Stazionalini una serie di iniziative che a partire da ottobre 2024 hanno interessato l’ex Stazione Ferroviaria e la Bagagliera introducendo l’Openstudio 2024 di Progettoborca (fondazionemalutta.com) Space Days Vol 3 un progetto che ha unito arte paesaggio e scienza con esposizioni dal 5 luglio al 30 settembre 2024 a Campo Imperatore dal Gran Sasso alle Dolomiti (oa-abruzzo.inaf.it)
Queste iniziative confermano l’impegno di Dolomiti Contemporanee nel trasformare le Dolomiti in un laboratorio aperto in cui l’arte e la cultura contemporanea dialogano con il paesaggio la memoria e le comunità locali