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EXTRAORDINARY ITINERARIES OF TUSCANY

VILLE E GIARDINI MEDICEI

Le prime ville medicee furono quelle del Trebbio e di Cafaggiolo, caratterizzate da un aspetto severo e fortificato tipico del Trecento, nate soprattutto per il controllo delle terre agricole del Mugello, terra d’origine della famiglia Medici. Nel Quattrocento, Cosimo il Vecchio incaricò Michelozzo di costruire le ville di Careggi e Fiesole: edifici ancora austeri nella forma, ma che iniziarono a introdurre elementi legati all’otium, come cortili, logge e giardini. Lorenzo de’ Medici soggiornò spesso a lungo a Careggi, dove si riunivano l’Accademia Neoplatonica e il cenacolo di Marsilio Ficino; ed è proprio lì che Lorenzo morì nel 1492. Con il tempo, i Medici “circondarono” Firenze con le loro ville, mentre nel periodo granducale, in parallelo all’espansione dei loro interessi in tutta la Toscana, nacque una vera e propria costellazione di queste architetture anche in zone lontane dalla capitale del Granducato.

 

Il sistema delle ville medicee rappresenta un autentico microcosmo attorno al quale si svolgeva la vita rituale della corte medicea. Spesso costruite al posto di antichi castelli, le ville incarnano l’apice dell’architettura rinascimentale e barocca in Toscana, offrendo un campo privilegiato per confronti sull’evoluzione stilistica. Si distinguono nettamente dalle più semplici dimore rurali toscane. Le ville potevano essere ereditate, acquistate, confiscate o appositamente commissionate dai Medici. Già alla fine del Cinquecento, il sistema territoriale delle ville – di grande importanza economica e strategica – contava almeno 17 residenze principali, tracciando un preciso profilo storico e artistico. A queste si aggiungono ville secondarie, per lo più legate ad attività agricole o utilizzate per brevi periodi, portando il numero complessivo a circa trenta vere ville. Molto più numerose erano le fattorie medicee e gli innumerevoli casino di caccia sparsi per la Toscana.

 

L’epoca delle ville medicee si concluse con l’acquisizione di Montevettolini e Artimino da parte di Ferdinando I, e con l’ampliamento delle ville dell’Ambrogiana, della Petraia e di Castello. Le ville sono immortalate in una celebre serie di lunette dipinte intorno al 1599 da Giusto Utens presso la villa La Petraia, che costituiscono una preziosa documentazione dell’aspetto originario di queste residenze, soprattutto di quelle oggi trasformate o scomparse, come la Villa di Pratolino. Ogni membro della famiglia Medici possedeva una propria residenza di rappresentanza e di svago, mentre il Granduca si spostava tra le varie ville: per la caccia prediligeva Pratolino, il Trebbio e Cafaggiolo; in primavera soggiornava all’Ambrogiana, mentre Artimino, posta in altura, offriva sollievo durante la calura di luglio.

 

I giardini, per cui queste ville sono famose, trovano il loro primo esempio compiuto nella villa di Castello, dove Cosimo I affidò a Niccolò Tribolo la creazione di quello che è considerato il prototipo del giardino all’italiana, poi ripreso nei Giardini di Boboli. Oggi le ville medicee hanno destinazioni diverse: alcune sono veri e propri musei (come La Petraia, Poggio a Caiano, Cerreto Guidi), altre ospitano istituzioni (come a Castello, dove il giardino è un museo e la villa è sede dell’Accademia della Crusca), mentre altre ancora sono state vendute o affidate a privati, che le conservano per uso personale o le utilizzano per eventi.

 

Solo 14 di queste ville sono state iscritte nella lista del Patrimonio Mondiale UNESCO.