SPIRITUAL AND ARTISTIC ITINERARIES OF TUSCANY
CERTOSA DI FIRENZE
La Certosa si compone di varie strutture: una chiesa, la sala capitolare, la sacrestia, il refettorio, i chiostri, le botteghe e le abitazioni per i monaci e per i fratelli conversi. Era stata progettata per ospitare al massimo 18 monaci di clausura e 5 fratelli conversi, come testimonia il numero di alloggi presenti in tutto il complesso. I monaci di clausura occupavano celle piuttosto spaziose, poiché erano tenuti a trascorrere la maggior parte della loro esistenza in contemplazione. Potevano lasciare le celle solo in occasioni speciali, come la domenica, per i pasti, la preghiera e l’unica ora settimanale di conversazione. Negli altri giorni, i monaci eremiti restavano all’interno delle loro celle. Solo la domenica e nei giorni di festa tutti si riunivano per mangiare in silenzio, ascoltando la lettura dei Vangeli, dei testi sacri e della Regola, che avveniva da un pulpito situato nel refettorio.
Negli altri giorni, i pasti erano serviti dai fratelli conversi attraverso uno sportello accanto alla porta di ciascuna cella. Lo spazio era fondamentale per i monaci, data la loro condizione di isolamento; gli unici momenti di riunione, a parte i pasti della domenica e dei giorni di festa, erano le funzioni religiose e l’ora settimanale di conversazione e ricreazione, che si teneva nel cosiddetto “parlatorio”.
Le celle dei fratelli conversi, invece, erano considerevolmente più piccole, costituite soltanto da una stanza e da un locale di servizio. La vita dei conversi, dedicata al servizio del monastero e dei Padri eremiti, si svolgeva fuori dalle celle, tranne nei momenti di riposo. Si occupavano dell’orto e dei terreni, provvedevano alla pulizia, al cibo e agli scambi, ed erano dunque sempre in movimento. Come per i monaci, anche per loro era stata destinata un’area di ricreazione, costituita da un chiostro con un doppio ordine di colonne.
Costruito a partire dal 1341 per volere di Niccolò Acciaiuoli, Gran Siniscalco del Regno di Napoli ed esponente di una delle più illustri famiglie fiorentine, il complesso era quasi ultimato al momento della sua morte, nel 1365. La Certosa fu poi ampliata e arricchita nel corso dei secoli grazie a numerose donazioni. Il suo nome e la sua tipologia architettonica derivano dalla Grande Chartreuse, la prima casa dell’ordine certosino, fondata nel 1084 da san Bruno nel massiccio della Chartreuse, vicino a Grenoble. Come tutti i monasteri certosini, sorge lontano dalla città, in una posizione originariamente solitaria e tranquilla.
Dopo la soppressione degli ordini religiosi nel 1810, la Certosa fu spogliata di circa 500 opere d’arte, restituite solo in parte dopo il ritorno dei certosini e quello della casa di Lorena nel 1818. Molti arredi, così come dipinti e sculture, andarono irrimediabilmente dispersi. Ad esempio, la pala dell’altare maggiore della chiesa, commissionata da Niccolò Acciaiuoli a Gherardo Starnina (Madonna e santi), è oggi divisa tra musei e collezioni straniere.
Soppressi nuovamente nel 1866 con decreto del Regno d’Italia, i certosini poterono tornare nel 1872, sebbene solo in uso, mentre la proprietà rimase allo Stato italiano attraverso il FEC. Il terremoto del 1895 rese necessari interventi di restauro, e un consistente rinnovamento fu completato alla fine degli anni Cinquanta. I certosini, monaci di stretta clausura, furono sostituiti nel 1958 dai benedettini cistercensi, che aprirono al pubblico l’ampio complesso. Dal 2017 ai cistercensi è subentrata la Comunità di San Leolino.
Il complesso fu studiato con grande attenzione e divenne un fondamentale stimolo creativo per il celebre architetto franco-svizzero Le Corbusier, che lo visitò in gioventù.