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I LUOGHI DELL'ANIMA

MONASTERO DI SILOE

Siamo una Comunità di monaci che si inserisce nel solco della tradizione benedettina, riconosciuta il 18 dicembre 1997 dal Vescovo di Grosseto, Mons. Giacomo Babini La nostra comunità vive e opera in un monastero in costruzione, ma già capace di ospitare amici e pellegrini, anche se in numero ristretto.
Abitiamo su di un alto colle che domina la valle dell’Ombrone, guarda da non molto lontano il Monte Amiata e la Val d’Orcia , scruta l’orizzonte per tuffarsi in mare, soprattutto nei tramonti dorati, dietro ai monti dell’Uccellina. Sì, siamo in Toscana, in provincia di Grosseto, a un chilometro dal paese di Poggi del Sasso e a 10 da Paganico. Oltre ai membri stabili, sono spesso ospiti persone che trascorrono con noi dei periodi più o meno lunghi condividendo la vita della Comunità. Nell’Antico Testamento si parla della piscina di Siloe che, grazie ad un canale fatto scavare nella roccia dal re Ezechia prima del 701 a.c., assicurava il rifornimento d’acqua a Gerusalemme anche durante gli assedi. Questa acqua era ritenuta come il segno della protezione di Dio sulla città (cfr Is 8,6). Nel Vangelo di Giovanni si narra poi di un cieco guarito da Gesù mandato a lavarsi gli occhi nella piscina di Siloe. La nostra comunità è giunta in Maremma grazie alla donazione di un podere denominato “le Pescine” per la presenza di una sorgente d’acqua.

Il progetto architettonico per la Comunità di Siloe si ispira alle suggestioni dell’architettura cistercense. È attraverso la geometria che l’architettura medievale esprime la propria arte. Le sue forme furono imitazioni di archetipi che richiamano al principio dell’universo. L’arte medievale ha il compito di insegnare, di scuotere, di comunicare, e quindi le emozioni che suscita sono profonde e primordiali.

Legno, pietra, rame, vetro, ferro si comporranno in geometrie semplici, proporzioni bilanciate e linee precise per un complesso edilizio più vicino per tipologia a un rifugio modellato dal vento e scolpito nella collina. I materiali più antichi esprimono una modernità al servizio di un cerimoniale antico e uno stile di vita sobrio, che rispetta il luogo. I materiali che resteranno a vista saranno soprattutto legno grezzo, pietra e intonaco in calce.

A eccezione dei piani interrati, realizzati in calcestruzzo armato, tutto il complesso è costruito con materiali e tecniche scelte per garantire la massima permeabilità con il minimo spreco energetico. Così le murature sono in termolaterizio di grosso spessore con parete esterna ventilata, solai in legno, manto di copertura anch’esso ventilato in lastra di zinco-titanio. L’impiantistica è ridotta al minimo necessario per limitare i campi elettromagnetici. L’acqua proviene da un pozzo perforato a pochi metri dal monastero, è accumulata in una cisterna sotterranea e interamente restituita al luogo mediante un impianto di fitodepurazione.

La progettazione ha puntato a un inserimento il più discreto possibile nel contesto naturale.  Per questo motivo l’intervento si presenta unitario occupando la parte più pianeggiante del terreno. Le murature perimetrali esterne sono per lo più in pietra locale a vista. Le parti in legno sia degli infissi sia dei rivestimenti di facciata sono stati lasciati al naturale. La pianta quadrata, originata dal grande cavedio centrale che ha il forte significato previsto dalla regola benedettina, è funzionale a una distribuzione degli spazi organizzata sulla vita della comunità. La compattezza e la linearità del monastero è bilanciata da una voluta discontinuità delle linee, dettata anche dai dislivelli del terreno.

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