Le prime tracce di insediamento nel territorio di Castel Ruggero risalgono al periodo ellenistico, nella seconda metà del II secolo a.C., quando l’area era attraversata dall’importante asse viario etrusco-romano che corrisponde grossomodo all’attuale Via di Castel Ruggero. I reperti archeologici documentati dalla Soprintendenza — manufatti in terracotta, ami da pesca per il fiume Ema e persino sofisticati tubuli per il riscaldamento degli ambienti — testimoniano la presenza di insediamenti rurali strutturati e ben organizzati. I materiali rinvenuti sono in parte conservati presso il Museo di San Francesco a Greve in Chianti. In epoca medievale la località è citata dallo storico Emanuele Repetti come Castelruggeri, fortilizio di probabile origine longobarda nella comunità di Bagno a Ripoli.
Il lago di Castel Ruggero è un invaso artificiale realizzato a scopi irrigui nel 1956 dalle Fattorie di Castel Ruggero e di Lizzano, ed è tuttora di proprietà privata. Rappresenta una risorsa importante per il territorio anche dal punto di vista ambientale, offrendo alla fauna selvatica un’importante riserva d’acqua durante i mesi estivi.
La sua posizione strategicamente isolata — impossibile scorgerlo dalle strade circostanti — lo rese durante la Seconda Guerra Mondiale un punto strategico per gli approvvigionamenti idrici, utilizzato sia dalle forze tedesche che dai partigiani della zona. Nascosto nel bosco, è noto anche per essere stato location di alcune scene del film Fiorile dei fratelli Taviani (1993).
Le strade di accesso sono tutte private, chiuse da sbarre e catene, destinate esclusivamente alla manutenzione dell’invaso. Il lago non è balneabile e non dispone delle strutture necessarie per garantire la sicurezza dei bagnanti. Nei trecento metri prima e dopo la stradina principale che porta al lago vige il divieto di sosta su entrambi i lati.
Come raggiungerlo
Il lago è raggiungibile superando Grassina e proseguendo in direzione della località Capannuccia, dove si trova la deviazione sulla destra per Via Castel Ruggero. Già lungo questo tratto di strada si godono paesaggi dolci, con colline modellate, vecchi casolari di campagna e filari di cipressi.
I prodotti tipici per eccellenza di Pontassieve sono quelli agricoli. Pontassieve è prima di tutto terra di vigne. Sulle sue colline l’origine delle viticoltura è antichissimo e i vini della zona di Pontassieve erano molto rinomati già prima dell’epoca granducale. Il territorio di Pontassieve è prevalentemente zona di produzione di Chianti Rufina, la più piccola specificazione geografica del Chianti.
Il grande sviluppo vinicolo di Pontassieve comincia agli inizi di questo secolo, ma è con la ristrutturazione delle cantine e la specializzazione degli impianti che si è ottenuto il miglioramento della produzione e, dopo l’entrata in vigore della DOCG, la diminuzione delle quantità prodotta in favore della qualità. Un viaggio virtuale tra i prodotti del territorio di Pontassieve non può non far menzione dell’olivo da cui si ottiene l’olio extravergine toscano a indicazione geografica protetta (IGP). Olio toscano dall’inizio alla fine, dalla singola oliva prodotta sulle dolci colline al risultato finale, l’estrazione in frantoio.