STAZIONE DI SANTA MARIA NOVELLA

ITINERARI DI ARCHITETTURA TOSCANA

ph.Alessio Guarino

 

 

*La documentazione fotografica integrale del progetto è consultabile su richiesta.

STAZIONE DI SANTA MARIA NOVELLA

ITINERARI DI ARCHITETTURA TOSCANA

Fabbricato viaggiatori Stazione di Firenze S.M.N.

Il Fabbricato viaggiatori della stazione di Firenze è il felice risultato di un concorso nazionale del 1932, che richiedeva la progettazione dell’edificio comprendente tutti i servizi per i viaggiatori in arrivo e partenza. Il progetto del “Gruppo toscano” venne dichiarato ufficialmente vincitore nel marzo 1933. L’edificio della stazione si confronta in primo luogo con l’illustre architettura del fronte posteriore di Santa Maria Novella, che domina con lo slancio dell’abside e del campanile tutta la piazza. La ravvicinata presenza del monumento fu uno dei principali motivi di polemica all’epoca della costruzione: coloro che si ponevano criticamente ritenevano impossibile un dialogo tra la nuova architettura “razionalista” e le antiche forme gotiche. Se l’orizzontalità della composizione volumetrica fu voluta per evitare il conflitto con il verticalismo dell’abside di Santa Maria Novella, la scelta della pietra tradizionale fiorentina per il rivestimento servì ad integrare l’edificio al tessuto circostante. Alla essenzialità del trattamento degli esterni è opposta la ricchezza dei materiali utilizzati all’interno, dove la policromia di marmi, vetri e metalli tocca anche le parti più strettamente funzionali.

 

Palazzina Reale

Prevista nel progetto 1932 per la stazione di Firenze del “Gruppo Toscano”, venne radicalmente riprogettata nelle forme attuali da Michelucci nel 1934. Destinata alla sosta e alla residenza temporanea del re e della corte, l’edificio, la cui architettura “in stile” appare lontana dal fluido razionalismo del Fabbricato viaggiatori, si caratterizza per il disegno raffinato, la preziosità dei materiali di rivestimento e la ricercatezza dei particolari e delle finiture. Il cuore dell’interno è il salone reale racchiuso tra due vestiboli, dalle salette particolari del re e dei ministri.

 

* fonti Archivio Fondazione Michelucci, per gentile concessione

SEDE OLIVETTI POZZUOLI

ANTONIO GUARINO, LA VISIONE DI OLIVETTI PER IL SUD. «DIARI», (2010).

Oggi ad oltre 50 anni della sua realizzazione cosa è rimasto di quello straordinario programma? Nel VI secolo a.C. approdò sulla costa flegrea, dove oggi c’è la città di Pozzuoli, un gruppo di greci fuggiti dalla tirannia di Policrate. Avevano lasciato la propria patria, l’isola di Samo, diretti verso l’Italia meridionale, dove fondarono una città, Dicearchia, che significa “governo-giusto”. Dopo 25 secoli – siamo all’inizio degli anni ’50 del ‘900 – altri uomini, provenienti da parti diverse d’Italia, sono arrivati nello stesso luogo con un nuovo compito: contribuire con i loro progetti non solo allo sviluppo del Sud d’Italia, ma anche, umanizzando i processi produttivi dell’era industriale, a dare forma concreta ad una nuova e più giusta relazione tra capitale e lavoro. Tra questi uomini vanno ricordati tre personaggi che furono protagonisti di quegli anni e che del futuro avevano una grande visione: l’imprenditore Adriano Olivetti, l’architetto Luigi Cosenza e il paesaggista Pietro Porcinai. Lo stabilimento verrà collocato sulla via Domiziana a pochi chilometri da Napoli, lungo quel tratto eccezionale di linea di costa flegrea denominato Arco Felice, dove al magnifico paesaggio dominato dal mare si sovrappone la stratificazione storica sedimentata in millenni di storia. Afferma Adriano Olivetti il 25 aprile 1955 nel discorso d’inaugurazione dello stabilimento: “La nostra società crede nei valori spirituali, nei valori della scienza, crede nei valori dell’arte, crede nei valori della cultura, crede, infine, che gli ideali di giustizia non possano essere estraniati dalle contese ancora ineliminate tra capitale e lavoro. Crede soprattutto nell’uomo, nella sua fiamma divina, nella sua possibilità di elevazione e di riscatto”.

 

 

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