PASSO DELLA CONSUMA ITINERARI NATURALISTICI | TOSCANA

ITINERARI NATURALISTICI DELLA TOSCANA

PASSO DELLA CONSUMA

Il Passo della Consuma, a poco più di trenta chilometri da Firenze lungo la direttrice per Arezzo, è uno dei valichi appenninici più suggestivi della Toscana. Situato a circa 1.050 metri di altitudine, rappresenta da secoli una soglia naturale e culturale tra l’Appennino Tosco-Emiliano, il Casentino e l’Alto Valdarno. Qui il paesaggio cambia gradualmente: i rilievi si ammorbidiscono, i boschi si infittiscono e lo sguardo si apre su ampie vedute collinari che accompagnano il viaggiatore lontano dalla dimensione urbana.

Dal punto di vista botanico, la Consuma è caratterizzata da estesi castagneti storici e da faggete montane, che costituiscono uno degli ambienti forestali più rappresentativi dell’Appennino toscano. Il castagno, introdotto e valorizzato già in epoca romana e poi centrale nell’economia medievale, ha modellato per secoli il paesaggio e la vita delle comunità locali. Salendo di quota, il faggio diventa dominante, creando boschi ombrosi e freschi, ricchi di muschi, felci e flora nemorale. In primavera il sottobosco si anima di anemoni, primule e dentarie, mentre l’autunno restituisce una tavolozza di gialli, rame e bruni che rende questi luoghi particolarmente apprezzati dagli escursionisti e dai fotografi.

Le foreste intorno al passo ospitano una fauna appenninica diversificata: cervi e caprioli sono facilmente presenti nelle aree più tranquille, insieme a cinghiali, volpi e numerose specie di rapaci e uccelli forestali. La presenza di ambienti continui e ben conservati rende questa zona un importante corridoio ecologico tra le aree protette del Casentino e il crinale appenninico.

Dal punto di vista storico, il Passo della Consuma è stato a lungo una via di transito fondamentale tra Firenze e il Casentino. Mercanti, pellegrini e pastori lo hanno attraversato per secoli, trovando ristoro nelle locande e nei punti di sosta che ancora oggi fanno parte dell’identità del luogo. La strada moderna ricalca antichi tracciati che testimoniano un rapporto antico tra mobilità, montagna e insediamenti umani.

Indicazioni e aree di interesse per i visitatori

Il Passo della Consuma è un ottimo punto di partenza per esplorare alcune delle aree più interessanti dell’Appennino toscano:

  • Foreste Casentinesi
    A pochi chilometri dal passo si entra nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna, uno dei complessi forestali più estesi e studiati d’Italia. Qui si trovano faggete mature, abetine storiche e itinerari escursionistici di grande valore naturalistico.
    https://www.parcoforestecasentinesi.it

  • Monte Falterona e sorgenti dell’Arno
    Area di grande rilevanza simbolica e ambientale, legata alla nascita del fiume Arno e a una vegetazione montana ben strutturata.
    https://www.parcoforestecasentinesi.it/luoghi/monte-falterona

  • Camaldoli
    Complesso monastico e forestale di straordinaria importanza storica e paesaggistica, dove la gestione del bosco è parte integrante della tradizione spirituale e culturale del luogo.
    https://www.camaldoli.it

  • Casentino
    Valle ricca di borghi medievali, pievi romaniche e castelli, come Poppi e Romena, inseriti in un contesto paesaggistico fortemente legato al bosco e alla montagna.
    https://www.casentino.it

  • Rete sentieristica e ciclismo
    La zona della Consuma è molto apprezzata anche dagli appassionati di trekking e ciclismo, grazie a percorsi che collegano crinali, valichi e foreste, con dislivelli accessibili e panorami ampi.

In ogni stagione, il Passo della Consuma offre un’esperienza diversa: dalla fioritura primaverile alla frescura estiva dei boschi, dai colori autunnali fino ai paesaggi invernali che restituiscono una dimensione più essenziale e silenziosa della montagna. Un luogo che invita a rallentare e ad osservare, dove natura, storia e paesaggio dialogano in modo continuo.

ITINERARI STORICI & NATURALISTICI DELLA TOSCANA

PARCO MEDICEO DI PRATOLINO

Villa Demidoff è la denominazione moderna di quello che resta della Villa Medicea di Pratolino e si trova nella località di Pratolino, a Vaglia, in Provincia di Firenze, in via Fiorentina 276. La villa medicea vera e propria fu demolita nel 1822, ma in seguito venne acquistata dalla famiglia di origine russa dei Demidoff, che adibirono a nuova villa l’edificio secondario delle paggerie, ingrandendolo e ristrutturandolo. Il parco, seppur stravolto e spogliato nel corso dei secoli, è uno dei più belli e vasti di tutta la Toscana, tra i più importanti nello stile all’inglese. La grande tenuta di Benedetto Uguccioni fu acquistata nel 1568 da Francesco I de’ Medici, non ancora granduca. Il terreno era piuttosto lontano da Firenze in una zona aspra e scoscesa ai piedi dell’Appennino. Francesco affidò a Bernardo Buontalenti l’incarico di edificare una splendida villa (1569-1575) per il soggiorno della sua seconda moglie Bianca Cappello. La villa di Pratolino, nel complesso delle ville medicee d’importanza strategica per il luogo o per le attività agricole o per altri motivi, doveva rappresentare la concessione principesca al puro lusso, dove tutto era improntato alla massima magnificenza. Le “meraviglie” di Pratolino furono, prima ancora di venire completate, oggetto d’esaltazione e d’encomio in poemetti e altri resoconti, quasi a giustificarne il costo colossale di 782.000 scudi, il doppio, per fare un esempio, della spesa occorsa per completare gli Uffizi.

Circondato da un grande parco di abeti, il palazzo aveva, al piano terra, un complesso di giochi artificiali con automi, scherzi d’acqua e scenari impreziositi dalla presenza di statue antiche, madreperle, pietre dure e marmi pregiati; anche il parco intorno era ricco di fantasiose trovate e di fontane monumentali; il Buontalenti stesso fu l’ideatore di queste macchine e stravaganze che rispecchiavano, dopotutto, la personalità e gli interessi del nuovo granduca stesso, amante delle stranezze naturali, dell’alchimia, dell’estro più fantasioso, come ci manifesta pure un altro capolavoro da lui commissionato, lo Studiolo in Palazzo Vecchio. La puntuale rappresentazione realizzata da Giusto Utens nella celebre serie di Ville Medicee del Museo di Firenze com’era ci mostra come quello di Pratolino fosse il parco-giardino più vasto tra le tenute medicee, tanto da occupare da solo quasi tutto lo spazio della rappresentazione, nonostante ne sia stata dipinta solo la metà verso sud. Il parco era tagliato da un asse coincidente con uno stradone che appariva come l’unico elemento regolato del parco, caratterizzato da una morfologia del terreno ricca d’anfratti, cavità ed altre irregolarità. La villa era posta al centro e tutto il parco era segnato dalla presenza dell’acqua, elemento generatore e assoluto protagonista simbolico dello schema decorativo. L’asse principale nord-sud, su cui si trovava la villa, univa le due parti del parco e iniziava a nord con la Fontana di Giove, il Parco dei Moderni e il Colosso dell’Appennino, poi, dopo la villa, proseguiva verso sud con lo Stradone delle pile, il Parco degli Antichi e la Fontana della lavandaia.

Itinerari Naturalistici | Patrimonio Unesco

VAL D'ORCIA

La Val d’Orcia è un’ampia campagna situata in Toscana, nella provincia di Siena, a nord ed est del monte Amiata e vicina al confine con l’Umbria. Attraversata dal fiume Orcia al centro, che le dà il nome, è caratterizzata da gradevoli panorami paesaggistici e da svariati centri di origine medievale, due dei quali molto noti come Pienza e Montalcino. Albero caratteristico il cipresso, cibi e vini tipici i Pici, i salumi di Cinta senese, il Pecorino di Pienza, il Brunello di Montalcino e la nuova denominazione del vino DOC Orcia.

Il tipo ambientale prevalente sul Cono vulcanico del monte Amiata è dato dalla presenza di tipi fitocenotici molto rappresentativi (selve e cedui castanili), e peculiari (faggete mesotrofiche ipsofile) per l’isolamento orografico ed ecologico dell’edificio vulcanico. Discreto, a tratti ottimo, lo stato di conservazione. Altri tipi ambientali rilevanti sono le praterie secondarie.

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VILLA I TATTI

In antichità la costruzione fu posseduta dagli Zati, che la vendettero nel 1563 a Giulio d’Alessandro del Caccia dai cui figli, nel 1603, l’acquistò Porzia di Tommaso de’ Bardi vedova di Niccolò di Francesco degli Alessandri. Restò agli Alessandri fino al 1854, quando il conte Carlo di Gaetano la vendette a John Temple-Leader, che la inglobò nei suoi vasti possedimenti sulle colline di Maiano e di Vincigliata. Alla sua morte fu ereditata da Lord Westbury. Nel 1907 Bernard Berenson (1865-1959) e la moglie Mary Pearsol Smith, che abitano la villa già dal 1900, decidono di acquistare la proprietà.

Al momento dell’acquisto la villa lascia molto a desiderare, il giardino si limita a gruppi sparsi di vecchi cipressi e ad una limonaia. Berenson in quel periodo comincia però a ricevere una retribuzione regolare dal grande mercante americano Joseph Duveen e pertanto può acquistare anche il terreno circostante. Questa e il giardino sono trasformati a partire dal 1909 da Cecil Pinsent e Geoffrey Scott, che furono introdotti dagli stessi Berenson nella ricca comunità angloamericana, all’epoca molto numerosa sui colli fiorentini.

IL GIARDINO CHE CRESCE DA SÉ: BIODIVERSITÀ ED ESTETICA DEL DISORDINE

QUANDO IL DISORDINE DIVENTA BELLEZZA

Dal punto di vista botanico, la distinzione tra giardini ordinati e giardini “disordinati” è fondamentale. Un prato costantemente tagliato, con un’unica specie erbacea mantenuta a pochi centimetri d’altezza, offre poco spazio alla diversità: mancano i fiori, quindi mancano gli insetti impollinatori, e di conseguenza si riduce anche la presenza di uccelli e piccoli mammiferi. È un sistema monotono, ecologicamente povero.
Nei giardini lasciati crescere in modo più libero, al contrario, si sviluppa una trama vegetale varia: graminacee spontanee, composite dai fiori gialli e azzurri, leguminose che arricchiscono il suolo. Questo mosaico crea microhabitat in cui si insediano farfalle, api selvatiche, coleotteri, lucertole. Si genera così una rete trofica complessa, capace di sostenere una biodiversità sorprendente anche in ambito urbano.
Gli esempi di questo fenomeno non mancano su scala mondiale. In Amazzonia, dove la diversità vegetale è al massimo grado, le specie convivono in stretta prossimità e danno origine a ibridazioni spontanee, contribuendo a un flusso genetico che arricchisce continuamente la foresta. Certo, un giardino urbano non potrà mai replicare la potenza ecologica del bacino amazzonico, ma può rifletterne i principi: varietà, compresenza di specie, spazio lasciato all’evoluzione naturale.

LAGO DI MASSACIUCCOLI LUCCA

OASI LIPU MASSACIUCCOLI

La pianura bonificata circostante il lago di Massaciuccoli era in origine interamente coperta da zone palustri, formate dalle antiche foci del Serchio. I terreni palustri residui, localizzati a nord del lago, sono tuttora di ampiezza rilevante (quasi doppia rispetto alla superficie dello specchio d’acqua principale). Tutto il lago e parte della zona palustre sono inclusi nel Parco Naturale di Migliarino – San Rossore, che non è stato in grado di arrestare alcune forme di pesante degrado ambientale.

Il lago è provvisto di un emissario funzionale, il Canale Burlamacca che si getta entro il porto di Viareggio, e di un altro, il fosso della Bufalina, dal quale le acque vengono spinte al mare tramite un impianto idrovoro; gli immissari consistono nel modesto Rio di Quiesa, il canale Barra e soprattutto nei canali di drenaggio delle bonifiche retrostanti la sponda pisana, che apportano acque di cattiva qualità. Il bacino era conosciuto già in epoca romana, come si rileva dalla Tabula Peutingeriana, come lago delle Fosse Papiriane.

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