MARCHESI GONDI | TENUTA BOSSI

ITINERARI STORICI | WINE TOUR | TOSCANA

ph.Alessio Guarino

 

 

*La documentazione fotografica integrale del progetto è consultabile su richiesta.

TENUTA BOSSI | MARCHESI GONDI

GIARDINI STORICI | WINE TOUR | TOSCANA

Le origini dell’attuale villa risalgono al Medioevo, quando apparteneva originariamente alla famiglia Da Quona, vassalli dei conti Guidi, il cui castello fu distrutto nel 1143 dai fiorentini. Nel XV secolo doveva sorgere al centro di vasti possedimenti una casa “signorile”, che nel catasto fiorentino del 1427 risultava appartenere a Bartolomeo di Andrea di Domenico, un “forzerinaio” (fabbricante di forzieri). Nel 1546 viene menzionata in una divisione di beni tra due fratelli della famiglia Tolomei. Nel 1587 vi risiedeva Costanza, vedova di Daniello degli Alberti e Tolomei per parte materna, e nel 1592, probabilmente alla sua morte, la proprietà fu riscattata dai creditori del figlio, che la vendettero a Bartolomeo di Bernardo Gondi. La sua famiglia ne è proprietaria ininterrottamente fino ai giorni nostri. Nell’atto di trasferimento la villa viene menzionata con “prato, cappella e otto poderi annessi”, e Bartolomeo vi aggiunse anche un podere confinante di sua proprietà fin dal 1516. Da allora fu istituito un fedecommesso familiare a favore dei discendenti maschi della famiglia, a condizione che risiedessero a Firenze.

Nella seconda metà del XVIII secolo, Niccolò Antonino Gondi fece ricostruire la villa, ampliandola e arricchendola con nuove e sontuose decorazioni. Tra queste anche la cappella, trasformata in un vero e proprio oratorio con tre altari, un organo, la sagrestia e piccoli cori da cui la famiglia poteva assistere alle funzioni separatamente dai propri lavoranti. Uno dei cori era riservato alla servitù della villa. La cappella fungeva inoltre da luogo di sepoltura per tutti i Gondi che furono proprietari diretti della villa.

Tra il 1878 e il 1884 la villa fu sottoposta a un’ulteriore ristrutturazione: il cortile interno venne trasformato in un salone, fu aggiunto un piano per la servitù e il guardaroba, le cantine furono ampliate e il parco fu riprogettato con cedri, lecci e un giardino all’italiana davanti alla facciata. Questi interventi furono realizzati per la giovane vedova francese di Francesco Gondi, Maria de la Bruierre, che, non amando la vita cittadina, vi soggiornava spesso.

Oggi la villa, ancora abitata e coltivata dalla famiglia Gondi, si trova al centro di una tenuta di 315 ettari, comprendente vigneti, uliveti, boschi e campi di cereali.

PALAZZO MEDICI RICCARDI

ITINERARI D’ARTE | FIRENZE

Situato al piano nobile del palazzo, fu una delle prime decorazioni eseguite dopo il completamento dell’edificio da parte di Michelozzo, e rappresenta il capolavoro del fiorentino Benozzo Gozzoli, allievo di Beato Angelico. Questo piccolo spazio era la cappella privata di famiglia e fu realizzata nel 1459, a forma originariamente quadrangolare (oggi un angolo è scantonato per via dei lavori seicenteschi allo scalone), con una piccola abside sempre a pianta quadrata, senza finestre. Nelle tre pareti maggiori è raffigurata la Cavalcata dei Magi, che fa da pretesto per rappresentare un preciso soggetto politico che diede lustro alla casata dei Medici, cioè il corteo con papa Pio II Piccolomini, e numerose personalità, che arrivò a Firenze nell’aprile del 1458, diretto a Mantova.

 

 

LEARN MORE 

VILLA GAMBERAIA

GIARDINI STORICI ITALIANI

La villa appartenuta alle Monache benedettine di San Martino fin dal XIV secolo, passò, nel XV secolo ad Antonio e Bernardo Rossellino e successivamente, nel 1610, a Zanobi di Andrea Lapi. Nel 1718 venne acquistata dai Capponi. Sono i Capponi che definiscono la villa nelle sue forme attuali, come appare nelle incisioni del XVIII secolo. In questo periodo compare: il giardino tergale, concepito come un cortile decorato a motivi rustici e posto ad un livello superiore rispetto all’edificio, l’aranceta, dove sono custoditi vasi d’agrumi, la lecceta, statue in pietra raffiguranti animali. Nel corso dell’Ottocento numerosi furono i proprietari che si susseguirono, molti dei quali appartenenti alla ricca nobiltà europea. Fra questi Jeanne Keshko, moglie del principe Eugenio Ghyka-Comanesti, che acquista la proprietà nel 1896 tenendola fino al 1925. Durante la seconda guerra mondiale, la villa e il giardino subirono danni ingenti, tanto che quest’ultimo non era più riconoscibile. Nel 1954, sulla base di vecchi documenti, il proprietario Marcello Marchi iniziò un lungo restauro durato sei anni, che riportò la villa al suo antico splendore, dal 1994, gli eredi Zalum ne proseguono l’opera.

 

 

LEARN MORE 

CASTELLO DI BROLIO RICASOLI

Itinerari Storici | Wine Tours | Gaiole in Chianti

Il toponimo “Brolio”, derivante dal termine celtico (gallico) “Brogilo”, col suo nome oltramontano richiama a un’epoca anteriore al mille quando designavasi per Broilo o Brolio “una tenuta selvosa con un recinto ridotto a domestico, e in mezzo a questo il castello per l’abitazione del suo signore”. D’altra parte i nomi che conserva tuttora la contrada intorno a Brolio, come sono quelli di Gaiole, di Monte Luco, di Avane e Avenano, provano l’antico stato selvoso del Chianti, riserva di caccia dei Conti della Berardenga, famiglia di origine salica e primi proprietari conosciuti di Avenano, di Monte Luco e di Brolio. Da alcuni documenti risalenti al X secolo appare che signore del castello di Brolio e del suo distretto fosse un marchese Bonifazio figlio di un conte Alberto, il quale nel 1009 donò alla Badia di Firenze, fra altre sue corti quella di Brolio insieme col padronato della chiesa parrocchia di San Regolo; donazione che fu poi confermata alla stessa badia dall’imperatore Enrico II, nel 1012 e da Enrico IV, nel 1074.

 

 

LEARN MORE 

CASTELLO DI CELSA

ITINERARI STRAORDINARI DELLA TOSCANA | SOVICILLE SIENA

Inizialmente sorto come castello, baluardo difensivo della repubblica di Siena sulla Montagnola Senese, fu trasformato nel Cinquecento in residenza per iniziativa del proprietario Mino Celsi. Da questa famiglia senese, estintasi precocemente, è probabile che derivi quindi il suo nome. Il restauro cinquecentesco è sicuramente attribuibile all’architetto Baldassarre Peruzzi, per l’esistenza di un disegno, che descrive la cappella circolare e la sistemazione dei muri di terrazzamento. L’architettura del cortile ha inoltre i caratteri propri delle opere peruzziane. Nel maggio del 1554, durante la Guerra di Siena, il complesso fu severamente danneggiato dalle truppe imperiali, fiorentine e Spagnole del Marchese di Marignano. Appena dopo la resa di Siena il suo proprietario fu sospettato di cospirare contro i Medici, poiché aderiva ad un ristretto gruppo di protestanti, che si manteneva segreto, raccolto attorno ai Sozzini. Durante il XVII secolo, contemporaneamente al restauro del fabbricato, venne iniziato il progetto, dai de’ Vecchi, dei meravigliosi giardini, espressione della cultura barocca. Nel 1802 subentrarono nella proprietà i Chigi, ai quali si devono alcune trasformazioni tardo-ottocentesche della residenza di carattere neogotico, ma limitate al prospetto posteriore e che non inficiano l’aspetto monumentale della facciata principale, rimasto intatto. Un ulteriore restauro della dimora e del giardino si deve ai principi Aldobrandini, proprietari di Celsa dai primi del Novecento. Nonostante numerosi interventi subiti nel corso dei secoli, l’edificio e il suo contesto paesaggistico conservano il loro carattere cinquecentesco, mantenendo intatta dell’antico castello medievale soltanto la torre d’angolo sud. La villa racchiude al suo interno un cortile di forma triangolare, dalle raffinate proporzioni classiche, correlate al castello di Belcaro, anch’esso modificato da Baldassarre Peruzzi: il cortile è delimitato a valle da un muro in cui si aprono tre portali, chiusi da elaborate cancellate, che attraverso una rampa immettono sul largo terrazzamento di accesso, che raccorda le varie parti dell’assieme monumentale.

 

 

LEARN MORE