GIARDINI CONTEMPORANEI | LAGO MAGGIORE VILLA JUCKER © ALESSIO GUARINO

GIARDINI CONTEMPORANEI PIEMONTE

VILLA JUCKER | BAVENO

La villa Jucker presso Baveno, ai bordi del Lago Maggiore, è una delle residenze private che Porcinai progetta in collaborazione con Lodovico Barbiano di Belgiojoso, architetto del noto studio Milanese BBPR. Negli anni sessanta, Porcinai ha occasione di collaborare con molti importanti architetti, sviluppando ogni volta un’idea di giardino che fosse espressione di un nuovo stile di vita, interpretazione “moderna” dei paesaggi italiani nei quali si colloca. Il giardino progettato attorno alla villa si distribuisce lungo un ripido pendio, a stretto contatto con la vista del lago con le isole e, sullo sfondo, il profilo solenne delle Alpi. Questo paesaggio domestico viene percepito come una nuova topografia, in continuità con la struttura della casa e delle sue profonde terrazze. Al bordo delle spesse masse di vegetazione attorno, Porcinai progetta un raffinato sistema di rocce e di vasche che captano le acque provenienti dall’alto: specchi d’acqua che, in continuità con la casa, offrono un gioco di rimandi visivi allo splendido scenario del lago.

Nel 2012, il proprietario di Villa Jucker conferisce agli architetti Marco Carabelli ed Edgardo Pavesi l’incarico per il rinnovamento della villa e per la costruzione di altre opere da collocare nel giardino annesso. Con riferimento specifico all’intervento effettuato dall’arch. Marco Carabelli e dall’arch. Edgardo Pavesi, l’intervento ha riguardato la progettazione e la direzione lavori per: la costruzione di una piscina scoperta con deck e sistemazione del verde circostante, la costruzione di un nuovo fabbricato adibito a dependance e ambienti di servizio, la realizzazione di una “casa sull’albero” e di un piccolo “parco avventura”,  la costruzione di un pergolato adibito a legnaia e ricovero attrezzi, la realizzazione di tre casette in legno per il riparo di alcuni animali da cortile, la posa di nuova illuminazione dei percorsi presenti nel giardino, la sistemazione dell’accesso carrabile, la realizzazione di vasche per piccoli orti annessi all’alloggio del custode, la realizzazione di tralicci metallici per vigneto, la manutenzione degli stagni esistenti con posa di scalette metalliche di accesso all’acqua.

 

UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PADOVA

ORTO BOTANICO DI PADOVA

L’Orto Botanico di Padova, istituito nel 1545, rappresenta uno dei più antichi giardini scientifici del mondo e un vero laboratorio a cielo aperto per lo studio della botanica e dell’ecologia vegetale. Il sito si estende su una superficie di circa 22.000 m² nel cuore del centro storico, organizzato secondo precisi criteri sistematici, ecologici e geografici. Il nucleo originario, la “vasca centrale”, ospita un’impostazione geometrica rinascimentale utile allo studio e alla conservazione di specie medicinali, officinali e rare.

La collezione vegetale, ricca di oltre 6.000 specie, è suddivisa in sezioni tematiche che includono ambienti mediterranei, tropicali e alpini, serre con piante carnivore ed esotiche, raccolte storiche come il “Palmeto” e il “Giardino dei Semplici”. L’Orto si configura come una banca genetica vivente, fondamentale per la conservazione, la ricerca e la didattica botanica: tra le specie di particolare rilievo figurano il Citrus medica, la Magnolia grandiflora e la “Palma di Goethe” (Chamaerops humilis), vivente in loco da più di due secoli.

Da un punto di vista scientifico, l’Orto svolge attività di catalogazione, scambio internazionale di semi (Index Seminum), conservazione di fitogenotipi minacciati e monitoraggio della biodiversità vegetale. Gli ambienti creati – stagni, roccere, dune, giardini tematici – simulano ecosistemi naturali e consentono analisi di adattamento, fenologia e interazione ecologica tra le piante.

L’Orto Botanico di Padova si afferma dunque come istituzione dinamica, ponte tra tradizione storica e innovazione scientifica, consentendo sia la catalogazione e lo studio sistematico delle piante sia la sensibilizzazione pubblica su temi di sostenibilità, biologia ed etica ambientale.

ITINERARIO D'ARTE

DOLOMITI CONTEMPORANE

Dolomiti Contemporanee è nato nell’agosto 2011 poco dopo che le Dolomiti erano state riconosciute come Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO Da allora il progetto si è evoluto in un laboratorio di arte e cultura contemporanea che agisce come riconfiguratore spaziale e concettuale applicando uno sguardo critico e riattivatore al paesaggio montano Le Dolomiti non sono intese come un luogo atrofizzato dal turismo o come un contenitore di stereotipi alpini ma come uno spazio d’azione culturale vivo un grande cantiere di stimoli Il progetto si concentra sulla rigenerazione di luoghi disabitati o sottoutilizzati come l’ex Villaggio ENI di Borca di Cadore trasformandoli in centri di ricerca residenza e produzione artistica (luoghidelcontemporaneo.cultura.gov.it)

Nel 2025 Dolomiti Contemporanee ha proseguito il suo impegno con numerose iniziative. Detriti Frammenti Schegge Brecce una mostra inaugurata il 2 agosto 2025 a Casso che proseguirà fino al 31 dicembre 2025 esplorando le relazioni tra geologia memoria e pratiche artistiche (dolomiticontemporanee.net) Xilogenesi una mostra che si terrà dal 27 settembre 2025 al 6 gennaio 2026 all’Orto Botanico di Padova presentando opere di artisti come Alessia Armeni Giorgia Accorsi e Marco Gobbi (dolomiticontemporanee.net) Gemmazione Cristalli Sparsi l’Openstudio di Progettoborca tenutosi dal 25 al 27 ottobre 2024 ha visto la partecipazione di Fondazione Malutta e ha coinvolto la Colonia dell’ex Villaggio ENI e l’ex Stazione Ferroviaria di Borca creando un ponte tra il villaggio e la montagna (progettoborca.net) Stazionalini una serie di iniziative che a partire da ottobre 2024 hanno interessato l’ex Stazione Ferroviaria e la Bagagliera introducendo l’Openstudio 2024 di Progettoborca (fondazionemalutta.com) Space Days Vol 3 un progetto che ha unito arte paesaggio e scienza con esposizioni dal 5 luglio al 30 settembre 2024 a Campo Imperatore dal Gran Sasso alle Dolomiti (oa-abruzzo.inaf.it)

Queste iniziative confermano l’impegno di Dolomiti Contemporanee nel trasformare le Dolomiti in un laboratorio aperto in cui l’arte e la cultura contemporanea dialogano con il paesaggio la memoria e le comunità locali

ANTONIO GUARINO, LA VISIONE DI OLIVETTI PER IL SUD. «DIARI», (2010).

SEDE OLIVETTI POZZUOLI

Oggi ad oltre 50 anni della sua realizzazione cosa è rimasto di quello straordinario programma?

Nel VI secolo a.C. approdò sulla costa flegrea, dove oggi c’è la città di Pozzuoli, un gruppo di greci fuggiti dalla tirannia di Policrate. Avevano lasciato la propria patria, l’isola di Samo, diretti verso l’Italia meridionale, dove fondarono una città, Dicearchia, che significa “governo-giusto”.

Dopo 25 secoli – siamo all’inizio degli anni ’50 del ‘900 – altri uomini, provenienti da parti diverse d’Italia, sono arrivati nello stesso luogo con un nuovo compito: contribuire con i loro progetti non solo allo sviluppo del Sud d’Italia, ma anche, umanizzando i processi produttivi dell’era industriale, a dare forma concreta ad una nuova e più giusta relazione tra capitale e lavoro.

Tra questi uomini vanno ricordati tre personaggi che furono protagonisti di quegli anni e che del futuro avevano una grande visione: l’imprenditore Adriano Olivetti, l’architetto Luigi Cosenza e il paesaggista Pietro Porcinai. Lo stabilimento verrà collocato sulla via Domiziana a pochi chilometri da Napoli, lungo quel tratto eccezionale di linea di costa flegrea denominato Arco Felice, dove al magnifico paesaggio dominato dal mare si sovrappone la stratificazione storica sedimentata in millenni di storia.

Afferma Adriano Olivetti il 25 aprile 1955 nel discorso d’inaugurazione dello stabilimento: “La nostra società crede nei valori spirituali, nei valori della scienza, crede nei valori dell’arte, crede nei valori della cultura, crede, infine, che gli ideali di giustizia non possano essere estraniati dalle contese ancora ineliminate tra capitale e lavoro. Crede soprattutto nell’uomo, nella sua fiamma divina, nella sua possibilità di elevazione e di riscatto”.

GIARDINI STORICI DEL VENETO

Villa Revedin Bolasco è un compendio composto da villa e giardino storico, risalente a metà Ottocento e posto nel cuore di Castelfranco Veneto, a ridosso di Borgo Treviso. Il complesso è stato donato da Renata Mazza vedova Bolasco, ultima proprietaria, all’Università di Padova, che nel 2015 ha completato il restauro del giardino e di parte della Villa. Risalente agli anni tra il 1852 e il 1865, Villa Revedin Bolasco nacque per volere del conte Francesco Revedin, che affidò il progetto della villa e del giardino romantico all’architetto Giambattista Meduna. Per primo Meduna ne definì l’impianto, riorganizzando l’area in cui in precedenza sorgevano il complesso architettonico seicentesco “Il Paradiso” di proprietà dei Corner e un giardino all’italiana, entrambi demoliti tra il 1803 e il 1808. Con il contributo di Marc Guignon e Francesco Bagnara fu progettato il giardino, secondo la moda dei landscape gardens inglesi. Il giardino storico di Villa Revedin Bolasco conserva oggi il proprio disegno ottocentesco e conta più di otto ettari tra verde e acque. Popolato da più di mille alberi e da una ricca fauna, ospita al suo interno un’ampia area composta da un lago e due isole, alimentata dalle acque del torrente Avenale. Parte del giardino sono inoltre la cavallerizza, ideata da Guignon con il reimpiego di alcune sculture del precedente giardino all’italiana attribuite a Orazio Marinali, una serra semicircolare di stile moresco, due torri colombare e la cavana per il ricovero delle barche.

    With the patronage and collaboration of: