Situato sulle colline del Biellese, nel nord Italia, il Giardino Zegna II Roc è parte integrante del progetto Oasi Zegna, un vasto intervento di tutela e valorizzazione ambientale promosso dalla Fondazione Zegna a partire dal 1993, in continuità con la visione di Ermenegildo Zegna, che già dagli anni Trenta legava lo sviluppo industriale alla cura del paesaggio e del territorio.
Il giardino si inserisce in un contesto paesaggistico di grande estensione – circa 160 ettari – e rappresenta un esempio significativo di paesaggio progettato in dialogo profondo con l’ambiente naturale circostante. Il progetto del Giardino Zegna II Roc è firmato dal paesaggista Pietro Porcinai, figura centrale dell’architettura del paesaggio italiana del Novecento, noto per la sua capacità di integrare in modo armonico natura, forma e funzione, evitando soluzioni decorative e privilegiando invece una lettura attenta dei luoghi.
L’intervento di Porcinai si riconosce nell’uso misurato dei materiali, nella modellazione del terreno, nella continuità visiva tra giardino e paesaggio agrario e boschivo, e in una progettazione che asseconda le caratteristiche morfologiche e vegetazionali del sito. Il risultato non è un giardino chiuso e autosufficiente, ma una sequenza di spazi aperti, radure e percorsi che sembrano nascere naturalmente dal territorio.
È importante sottolineare che il Giardino Zegna II Roc è una proprietà privata e non è accessibile al pubblico. La sua rilevanza risiede quindi soprattutto nel valore culturale e progettuale, come testimonianza di un approccio avanzato al paesaggio e come parte integrante della più ampia strategia ambientale dell’Oasi Zegna, che invece offre numerose aree fruibili, percorsi panoramici e occasioni di scoperta del Biellese.
Anche se non visitabile direttamente, il Giardino Zegna II Roc resta un riferimento importante per comprendere il rapporto tra impresa, paesaggio e progetto, e per leggere l’eredità di Pietro Porcinai all’interno di uno dei più interessanti interventi di valorizzazione territoriale del Novecento italiano.
Un’importante capacità di Pietro Porcinai era quella di individuare i reali problemi e comprendere le procedure idonee, precorrendo sempre i tempi grazie ad una pre-veggenza fondata su basi tecniche sperimentate. Oltre al suo precoce ed innato talento naturale e alla sua intelligenza professionale, Porcinai aveva inoltre maturato una specifica formazione all’estero, in notevole anticipo rispetto ad altri, senza dubbio rimanendo influenzato dalla cultura paesaggistica di quei paesi, in particolare Germania e Belgio, dove aveva fatto pratica di tecniche colturali presso alcuni vivai specializzati. In Italia il percorso della sua formazione si intrecciò con un periodo cruciale dell’arte dei giardini: infatti, proprio nel 1924 Luigi Dami pubblicò II giardino italiano, dimostrando il primato italiano nell’arte dei giardini.
La natura autoctona e caratteristica del giardino italiano, nel riappropriarsi del suo primato in un campo diventato oggetto di studi di stranieri, soprattutto anglosassoni, culminò nella famosa Mostra del Giardino Italiano del 19311 a Firenze, dove si tese alla valorizzazione di un grande passato, senza tuttavia tentare di aprire la strada alla ricerca di nuove forme moderne nell’arte dei giardini. Presidente della Commissione esecutiva’ della mostra fu Ugo Ojetti, sostenitore di un’architettura monumentale e in stile. Nell’ambito della manifestazione furono riproposti dieci modelli ideali di giardini, in una sorta di percorso storico dell’arte dei giardini italiani, concepiti come piccole creazioni scenografiche in cui era presente anche il giardino paesaggistico all’inglese, anche se giudicato estraneo alla tradizione classica nazionale.
Ernesto Pozzi ha iniziato la sua attività nel 1922. Oggi la Grandi Vivai Ernesto di Biella guidata dai figli ha un vivaio che si estende per più di 40 ettari in vari appezzamenti nei dintorni di Biella. La loro diversa esposizione ed il clima biellese consentono di coltivare sia piante delicate al freddo che altre resistenti ed adatte ai giardini di montagna. Dispone di un vasto assortimento di alberi ed arbusti di dimensioni commerciali ed anche esemplari di grande dimensione a pronto effetto il cui apparato radicale è stato preparato più volte.
Bellissimo il vivaio giardino iniziato dal fondatore nel 1950 per offrire ai clienti alcuni esempi di sistemazioni. Con il tempo è divenuto un vero parco botanico ove si possono ammirare molte varietà di alberi e cespugli accostati irregolarmente per favorire i contrasti di forme e colori.Molti visitatori, sia giardinieri e vivaisti, che architetti e progettisti o semplici appassionati del verde, hanno molto apprezzato la visita a questo vivaio e le sue caratteristiche.L’Architetto Paolo Pajrone, scrivendo su Gardenia un elogio del nostro fondatore (luglio 2014) ricordava l’Arch. Russel Page, rimasto entusiasta della visita al Chioso.