Derek Jarman’s Garden

(con fotografie di Howard Sooley)

“Il paradiso perseguita i giardini,” scrive Derek Jarman, “e perseguita anche il mio.” L’immagine pubblica di Jarman è quella di un regista geniale, il cui lavoro, incentrato su temi di sessualità e violenza, divenne sinonimo di controversia. Ma in privato l’uomo fu il creatore di un giardino-paradiso in un ambiente che molti considererebbero più un inferno che un paradiso: la distesa piatta, brulla e spesso desolata di ciottoli che si affaccia sulla centrale nucleare di Dungeness. Jarman, giardiniere appassionato fin dall’infanzia, unì il suo occhio da pittore, la sua competenza orticola e le sue convinzioni ecologiste per creare un paesaggio che combinava selci, conchiglie e legno alla deriva tipici di Dungeness; sculture realizzate con pietre, vecchi attrezzi e oggetti trovati; le piante autoctone della zona; e arbusti e fiori introdotti dallo stesso Jarman.

Questo libro è il resoconto personale di Jarman su come il giardino si è evoluto, dai suoi primi inizi nel 1986 fino all’ultimo anno della sua vita. Oltre 150 fotografie scattate dal 1991 dall’amico e fotografo Howard Sooley catturano il giardino nelle sue diverse fasi e in ogni stagione. Le immagini, riprese da ogni angolazione, rivelano il complesso disegno geometrico del giardino, i suoi magici cerchi di pietre e le sue sculture, tanto belle quanto bizzarre. Si scorgono anche momenti della vita di Jarman a Dungeness: mentre cammina, sarchia, innaffia o semplicemente si gode la vita.

Derek Jarman’s Garden è l’ultimo libro scritto da Jarman. Come il giardino stesso, rimane un fitting memoriale per un artista brillante e amatissimo che, contro ogni previsione, riuscì a creare un giardino di straordinaria bellezza nel luogo più inospitale.

Thames & Hudson
Estensione: 144 pp.
Formato: copertina rigida
Illustrazioni: 90
Data di pubblicazione: 5 giugno 1995
Dimensioni: 23,0 x 16,5 cm
ISBN: 9780500016565

Bruce Chatwin

Le Vie dei Canti

Traduzione di Silvia Gariglio

Per gli aborigeni australiani, la loro terra era tutta segnata da un intrecciarsi di «Vie dei Canti» o «Piste del Sogno», un labirinto di percorsi visibili soltanto ai loro occhi: erano quelle le «Impronte degli Antenati» o la «Via della Legge». Dietro questo fenomeno, che apparve subito enigmatico agli antropologi occidentali, si cela una vera metafisica del nomadismo. Questo ultimo libro di Bruce Chatwin, subito accolto con entusiasmo di critica e lettori quando è apparso, nel 1987, potrebbe essere descritto anch’esso come una «Via dei Canti»: romanzo, viaggio, indagine sulle cose ultime. È un romanzo, in quanto racconta incontri e avventure picaresche nel profondo dell’Australia. Ed è un percorso di idee, una musica di idee che muove tutta da un interrogativo: perché l’uomo, fin dalle origini, ha sentito un impulso irresistibile a spostarsi, a migrare? E poi: perché i popoli nomadi tendono a considerare il mondo come perfetto, mentre i sedentari tentano incessantemente di mutarlo? Per provare a rispondere a queste domande occorre smuovere ogni angolo dei nostri pensieri. Chatwin è riuscito a farlo, attirandoci in una narrazione dove i personaggi, i miti, le idee compongono un itinerario che ci guida molto lontano.

Biblioteca Adelphi, 198
1988, 14ª ediz., pp. 390
isbn: 9788845903069

 

Danilo Kiš

Giardino, cenere

Traduzione di Lionello Costantini
 
Profumo di vaniglia e semi di papavero, un vassoio nichelato con sottili mezzelune lasciate dal fondo dei bicchieri, piccoli tram azzurri, gialli e verdi che si rincorrono tintinnando, il cancello di un parco dietro il quale spuntano cervi e cerve, «come ragazzini di buona famiglia di ritorno dalla lezione di piano». All’inizio di questo romanzo c’è un pullulare di sensazioni, una nube tattile, olfattiva, onirica, che si sposta in una cauta esplorazione del mondo, come l’occhio del bambino Andreas, il narratore. La parola «morte» trafigge questa nube, è un numero fatale stampato sul buio. E il bambino gioca con il sonno, gli tende agguati, in preparazione alla grande lotta con la morte. Aveva deciso di «assistere un giorno consapevolmente alla venuta della morte e così vincerla», e nell’attesa voleva sorprendere l’angelo del sonno.
Intorno ad Andreas, vediamo la sorella Anna, che piange la sera perché il giorno è finito e non torna più; e la madre Marija, seduta davanti a una imponente macchina da cucire Singer di ghisa nera. E soprattutto vediamo, seppure soltanto in apparizioni imprevedibili e balzane, il padre Eduard Sam, ispettore delle ferrovie a riposo, ma in realtà trickster decaduto, che non dispone più di molti poteri, eppure è ancora aureolato di eventi prodigiosi e irrisori. Autore di un Orario delle comunicazioni tranviarie, navali, ferroviarie e aeree che, arricchendosi di edizione in edizione, si trasforma in opera interminabile, come una mappa che volesse coincidere con il territorio rappresentato, Eduard usa mostrarsi con bombetta e redingote imbrattata, e sfida l’iniquità del mondo dietro occhiali con montatura metallica, stringendo in pugno un bastone.

Fabula, 10
1986, 8ª ediz., pp. 187
isbn: 9788845902109

La preziosa ghirlanda degli insegnamenti degli uccelli

(Bya chos rin-chen ’phreng-ba)

A cura di Erberto Lo Bue
 
In Tibet l’arrivo del cuculo, il re degli uccelli, annuncia il risveglio della natura. In questo testo il cuculo, sotto le cui penne si cela per l’occasione il Bodhisattva Avalokitesvara, che personifica la compassione, annuncia al popolo alato la possibilità del risveglio alla reale natura della mente, sepolta sotto il coinvolgimento nell’esistenza fenomenica, contratta nel gelo delle bufere emotive e offuscata dalle brume dell’ignoranza. Meditate le sue istruzioni, a turno gli uccelli riuniti in assemblea dichiarano ciò che hanno compreso e fanno udire i loro versi: versi che, se paiono a un primo ascolto inintelligibili, suonano in tibetano come perentorie esortazioni a ricordare gli insegnamenti del Buddha e come ammonimenti di carattere gnomico. L’anno successivo gli uccelli indiani, cui la dottrina è stata inizialmente esposta, migrano a nord e si ritrovano nel Paese delle Nevi, quasi a simboleggiare la successiva diffusione del buddhismo dall’India in Tibet. Tradotta per la prima volta in Occidente nel 1953, questa operetta anonima e di epoca incerta fu subito percepita come una gemma della sapienza buddhista tibetana.

Piccola Biblioteca Adelphi, 403
1998, 3ª ediz., pp. 108
isbn: 9788845913082

The Plant Messiah

Adventures in Search of the World’s Rarest Species
By Carlos Magdalena

Carlos Magdalena è un uomo in missione: salvare le piante più a rischio di estinzione del mondo. In The Plant Messiah, Magdalena accompagna i lettori dalle foreste del Perù fino all’interno dell’outback australiano alla ricerca delle specie rare e vulnerabili. Tornato in laboratorio—ai Royal Botanic Gardens di Kew, sede della più grande collezione botanica del mondo—assistiamo allo sviluppo di tecniche innovative e inaspettate per salvare le specie dall’estinzione, favorendone la propagazione e la rinascita. Appassionante e coinvolgente, The Plant Messiah è un tributo alla diversità della vita sul nostro pianeta e all’importanza di preservarla.

ISBN9780525436669

Published onMar 19, 2019 | Published byAnchor | Pages 288 | Dimensions5-3/16 x 8

Gregory Bateson

Mente e natura

Un’unità necessaria

Traduzione di Giuseppe Longo
 
Nei suoi ultimi anni, Gregory Bateson, il maestro della «ecologia della mente», volle provare per una volta a esporre il suo pensiero – e soprattutto il modo di procedere del suo pensiero – in un solo libro: questo Mente e natura, che apparve nel 1979, pochi mesi prima della sua morte. In fondo, la preoccupazione centrale delle sue multiformi ricerche – che avevano toccato la biologia e l’antropologia, la psichiatria e l’epistemologia, lasciando ovunque tracce incancellabili – era stata sempre una sola: scoprire, descrivere, esplorare la «struttura che connette», quella struttura che è la risposta a una domanda qui presentata sulla soglia del libro: «Quale struttura connette il granchio con l’aragosta, l’orchidea con la primula e tutti e quattro con me? E me con voi? E tutti e sei noi con l’ameba da una parte e con lo schizofrenico dall’altra?». Sono queste le domande prime e ultime – e troppo spesso sono proprio quelle che vengono schivate. Con il suo sbalorditivo dono pedagogico, Bateson ci mostra come porle subito – e ci mostra anche che esse riappaiono intatte, come una sfida, alla fine di ogni processo conoscitivo. Comunque, se a una risposta dobbiamo avvicinarci, la via regalesarà, per Bateson, quella di porsi un’ulteriore domanda: che cos’è la mente? Così questo libro andrà considerato quale «inizio di uno studio su come pensare all’attività del pensare».

Biblioteca Scientifica, 5 | 1984, 19ª ediz., pp. 312 | isbn: 9788845905605

Charlotte de Latour

Il linguaggio dei fiori

Il raffinato volume affronta un tema di notevole fortuna nel romanticismo europeo, oggi recuperato da studi sul giardino e sulla cultura scientifica «al femminile». Con un linguaggio ricco di suggestioni e riferimenti colti, l’autrice descrive questo «linguaggio», un codice espressivo di antica origine orientale che attribuiva una connotazione sentimentale ai fiori che assurgevano così a emblemi dei moti del cuore. A corredo, le tavole floreali di Pancrace Bessa, piccoli capolavori della pittura botanica coeva.

Traduzione di Giuseppina Garufi

Giardini e paesaggio, 21
2008, cm 17 x 24, x-140 pp. con 12 tavv. f.t. a colori.
ISBN: 9788822257598

Elias Canetti

Le voci di Marrakech

Note di un viaggio

Elias Canetti soggiornò per un certo periodo del 1954 a Marrakech. Il grande lavoro su Massa e potere era giunto a un momento di stasi e lo scrittore sentiva il bisogno di nuove voci, di voci incomprensibili, come quelle che lo avvolsero nella splendida città chiusa dalle sue mura. Vagando per i suk, per le strette vie, per i mercati e le piazze, fra cammelli, mendicanti, donne velate, cantastorie, farabutti, ciechi, commercianti, Canetti, con la sua stupefacente prensilità, capta forme e suoni: «Gli altri, la gente che ha sempre vissuto là e che non capivo, erano per me come me stesso». E il suo libro ha la perfezione e la compattezza dell’istantaneo.

Traduzione di Bruno Nacci

gli Adelphi, 248
2004, 14ª ediz., pp. 126
isbn: 9788845918681

PAOLO FONTANA

Tutti vogliono salvare le Api

Api, apicoltura e biodiversità

Dopo il grande interesse suscitato da “Il Piacere delle Api”, questo nuovo volume raccoglie i numerosi articoli di Paolo Fontana pubblicati negli ultimi anni in varie riviste specializzate sui temi della tutela degli impollinatori, in particolare di Apis mellifera come componente fondamentale della biodiversità, e dell’apicoltura, in un’ottica di Nature Based Beekeeping.

Formato: 150×210 mm | Pagine: 328 | Illustrazioni: 32 disegni originali al tratto, di Sonia Cumerlato

Rilegatura: brossura | ISBN: 978-88-906379-7-1 | ISSN: 3034-9370 | Prezzo: € 18,00

Maurice Maeterlinck

L’intelligenza dei fiori

Pubblicato per la prima volta nel nostro paese nel 1921, “L’intelligenza dei fiori” vede la sua ultima versione italiana nel 1944. Questa nuova traduzione ci offre la possibilità, lungamente attesa, di apprezzare uno dei più interessanti testi di Maurice Maeterlinck sul mondo naturale e sul rapporto tra uomo e natura. Un libro in cui l’osservazione scientifica si accompagna alla meraviglia e il misticismo è saldamente ancorato all’esperienza. Un poetico inno alla natura che ricolloca l’uomo nel posto che gli spetta nel mondo: alla pari con tutti gli altri suoi abitanti.

Pendragon, 2011

Antonella Cilento

Solo di uomini il bosco può morire

L’antica acropoli di Cuma si erge su una foresta dimenticata: la silva gallinarum, lecceto trimillennario che costeggia le dune affacciate di fronte al mare di Procida e Ischia. Su questa spiaggia approdarono gli Eubei portando l’alfabeto, qui arrivò Enea per consultare la Sibilla Cumana. Se molti conoscono l’acropoli e i suoi scavi, quasi nessuno conosce la Foresta Regionale di Cuma o il vicino Parco della Quarantena che affaccia sul lago Fusaro. Oggi la Foresta è pressoché abbandonata, stretta fra il collettore fognario di Cuma e i quintali di plastica depositati dal mare…

Aboca Edizioni, 2022

Lezioni italiane
I semi della Rivoluzione del filo di Paglia lasciati in Italia

a cura di Giannozzo Pucci

Un contadino rivoluzionario giapponese ultranovantenne dagli occhi scintillanti, capace di emozionare più di una rockstar, Masanobu Fukuoka è uno dei pochi in grado oggi di attirare i “consumatori” al sacrificio di sé per ritrovare il proprio posto nella natura. Nel libro sono raccolte, molte delle conversazioni che Fukuoka durante il suo viaggio in Italia. 

Quaderni d’Ontignano
Libreria Editrice Fiorentina

Jonathan Silvertown

La vita segreta dei semi

Traduzione di Daria Restani

Ogni seme è un giardino nascosto, un racconto vivente dell’evoluzione. Ma anche il protagonista di storie e mitologie, ricerche scientifiche e suggestioni artistiche Ogni seme, da quelli microscopici delle orchidee a quelli da venti chili delle noci di cocco delle Seychelles, nasconde una storia avvincente, spesso inaspettata. I
semi raccontano l’evoluzione delle piante, degli animali e dell’uomo e la diversità della vita sul nostro pianeta. Jonathan Silvertown svela in un racconto vivido e appassionato l’importanza e la forza ispiratrice dei semi: protagonisti silenziosi del regno vivente, importanti testimoni della ricerca sull’evoluzione genetica, ma
anche simboli affascinanti e universali, ispiratori di poesie e racconti, di miti e leggende, nell’arte e nella letteratura.

Bollati Boringhieri

J.A. Baker

Il falco pellegrino

Nel cielo sopra la campagna dell’Essex, nell’Inghilterra orientale, oltre i rami di querce e olmi, in alcune stagioni dell’anno si possono osservare dei puntini scendere come frecce dalle nubi per poi risalire, disegnare eleganti cerchi, scomparire e riapparire: sono i falchi pellegrini, gli uccelli più magnifici della zona. A inizio anni sessanta, se si fosse abbassato lo sguardo, si sarebbe però potuto notare un’altra sagoma altrettanto riconoscibile: quella di un uomo sulla trentina – capelli biondi, occhiali dalle lenti spesse – che, steso a terra o in piedi, con un paio di binocoli al collo prendeva appunti furiosamente. Quell’uomo si chiamava J.A. Baker e lo studio di quei puntini nel cielo è stata l’ossessione e il capolavoro della sua vita. 

Pubblicato per la prima volta nel 1967, Il falco pellegrino è un classico contemporaneo, che unisce uno stile letterario di rara intensità alla meticolosità del naturalista. Baker ha annotato per anni tutto ciò che riusciva a vedere, a capire e a esaminare dei pellegrini in lunghe sessioni di birdwatching, immergendosi nelle loro vite come fossero la sua: mentre analizza con perizia le azioni quotidiane degli uccelli – la caccia, le prede e i momenti di riposo – la sua scrittura ci conduce in un viaggio fuori da noi stessi, dove la distanza tra soggetto e oggetto sembra annullarsi e l’osservazione del falco diventa una via per esplorare la complessità della natura, il confine sottile tra vita e morte, tra istinto e coscienza. 

Ma, sembra dirci Il falco pellegrino, più stretta si fa la sovrapposizione, più si rivela in realtà la distanza tra uomo e rapace, tra chi uccide per sopravvivere e chi per crudeltà o noncuranza. È in questa consapevolezza che ci fa sprofondare l’opera unica e a suo modo inimitabile di J.A. Baker: lo sguardo di chi osserva la bellezza del volo è lo stesso di chi può arrestarlo per sempre.

Introduzione di Robert Macfarlane | Traduzione di Aimara Garlaschelli

J.A. Baker

J.A. Baker (Chelmsford, 1926-1987), originario dell’Essex, è stato uno scrittore e birdwatcher inglese. Il falco pellegrino, vincitore nel 1967 del Duff Cooper Prize, è considerato uno dei libri di letteratura naturalistica più belli di sempre.

Oliver Sacks

L’isola dei senza colore e L’isola delle Cicadine

Traduzione di Isabella Blum
 
Due viaggi in Micronesia dischiudono a Sacks una prospettiva sconfinata di orrori, meraviglie e misteri: la cecità cromatica completa ed ereditaria che si manifesta a Pingelap e Pohnpei, in una terra che è un tripudio di colori; il devastante e inspiegato lytico-bodig, che colpisce con una sorta di paralisi progressiva solo certi abitanti dell’isola di Guam, e solo quelli nati in certi anni. Sacks ci racconta questi suoi viaggi passo per passo – o meglio salto per salto dei minuscoli aerei che lo trasportano come cavallette da un’isola all’altra. Ed è come se un Melville neuro-botanico ci riconducesse alle Encantadas per metterci di fronte, con partecipazione profonda e magistrale arte narrativa, all’indecifrato rapporto fra la mente e la natura che ci circonda e di cui siamo fatti.
 
 
gli Adelphi, 247
2004, 7ª ediz., pp. 334, 23 ill. b/n
isbn: 9788845918667

Michael Pollan

Una seconda natura

Traduzione di Isabella C. Blum
Dacché Nabucodonosor elevò i giardini pensili di Babilonia pur di lenire la nostalgia della sua sposa per le colline dell’infanzia, il giardino è sempre stato una seconda natura, foggiata dall’uomo in base alla sua cultura ed esperienza. Ma di questi tempi il giardino è anche un campo di battaglia ideologico ed etico fra l’«utopia suburbana» del prato sempre perfettamente curato e la ribellione antinomiana dei cultori della wilderness, discepoli di Thoreau. Per fortuna esiste un terzo partito – quello che fu, ad esempio, di Alexander Pope, che agli architetti del paesaggio suoi contemporanei consigliava semplicemente: «Consulta sempre il Genio del luogo». Pollan – che di Pope condivide l’ironia e il buonsenso, oltre che il piglio eclettico da filosofo, umorista, narratore e polemista – sa da quale parte schierarsi, e lo fa nel modo che più gli è congeniale: con questo volume, che riesce a essere al tempo stesso esilarante autobiografia, racconto di un’odissea intellettuale e brioso trattato di giardinaggio empirico-teorico.

La collana dei casi, 113
2016, pp. 309
isbn: 9788845930737

Rudolf Borchardt

Il giardiniere appassionato

Traduzione di Manfredo Roncioni
 
Innumerevoli sono i libri sui giardini intorno a noi. E ancora più innumerevoli le persone che amano e curano giardini e piante. Ma, se dovessimo dire qual è il libro sul giardino, il vero livre de chevet per ogni «giardiniere appassionato», quello che accoglie l’idea di giardino in tutta la sua immensità e in tutta la sua leggerezza, sprofondando al tempo stesso nei minimi dettagli, tale libro sarebbe senz’altro Il giardiniere appassionato

gli Adelphi, 240
2003, 5ª ediz., pp. 367, Con 8 tempere
isbn: 9788845917837

PIA PERA

APPRENDISTA DI FELICITÀ

Una vita in giardino

I Miti e i Simboli delle Piante presso i Greci ed i Romani

di Reivas dell’Ibis
 
Una gran parte delle cognizioni fisiche e filosofiche degli antichi, per non dire la maggiore, pervenne fino a noi alterata dalle tradizioni ed ottenebrata o velata dai simboli e dai miti. L’incertezza e la moltiplicità di questi e di quelli, la costoro trasformazione e ‘l susseguente polimorfismo presso le diverse nazioni, hanno tolto alle sopravvegnenti razze, di conoscere ed apprezzare debitamente quel grado di coltura e dottrina, al quale attinsero alcuni dei popoli più famigerati della storia antica.
Molti uomini profondi per vasta dottrina, hanno in diversi tempi procacciato, consacrandovi ogni loro studio, di decifrare e chiarire quei germi di sapienza, che sotto il velame dei miti e dei simboli, ci aveano i nostri maggiori tramandato. Queste indagini e questi studj continuati da molti, coi progressi delle scienze, giunsero a tale [punto] da poterci finalmente alla meglio specificare molti fatti astrusi e difficili della mitologia e simbolistica: e con istupore videro l’età moderne non poche delle loro glorie essere offuscate, e prevenute da altre età di dozzine di secoli! Si conobbero le stesse dottrine, gli stessi trovati, le stesse speculazioni, gli stessi errori, le stesse millanterie ed utopie, comechè sotto forme ed aspetti differenti, essere mai sempre state retaggio dei figli di Eva, in tutte le epoche, in tutti i tempi!
Fatalmente non possiamo giudicare nella storia dei popoli, che quel poco che giunse fino a noi, incolume di fronte alle perpetue leggi di metamorfismo alle quali sono condannate le cose tutte: che se fosse concesso all’uomo di giovarsi del fardello delle esperienze e trovati di tutti i popoli, a quest’ora sarebbe fatto più sperto, e trarrebbe, cred’ io, giorni meno infelici sulla terra.
Non è mio scopo discendere a parlare partitamente del grado elevato al quale giunsero presso gli antichi, tutte le varie scienze, non ne avrei la forza né le cognizioni da ciò: ma voglio fermarmi solo intorno alle scienze naturali, e fra esse segnatamente alla storia degli esseri vegetali, per dimostrare fino a qual punto toccassero presso i Greci ed i Romani antichi, le cognizioni del regno di Flora, desumendone gli argomenti dai simboli e dai miti di queste due nazioni, ossia da quelle personificazioni delle idee ed apoteosi degli enti, alle quali riducevano quasi sempre (come osserva Cicerone) quei classici popoli, ogni loro trovato ed utile scoperta, a physicis rebus bene atque utiliter inventis, tracta ratio (est) ad commenticios el fictos Deos (Cic., De Nat. Deor.).
 

Collana Symbola | Autore: Reivas dell’Ibis | Anno di edizione 2022 (Edizione originale del 1857) | ISBN 978-88-31966-37-5 

 

Rainer Maria Rilke

Del paesaggio e altri scritti

A cura di Giorgio Zampa | Con una Nota di Marco Rispoli

«Dobbiamo diventare bambini, se vogliamo raggiungere il sublime». Queste parole, che Rilke scrisse in un testo sull’arte del paesaggio, si possono leggere come il condensato della sua percezione delle cose, di una sensibilità che con lui nasce e con lui muore. Una sensibilità che si esprime con rara intensità in tutti gli scritti offerti in questo volume – raccolti e tradotti da Giorgio Zampa, che di Rilke è stato uno dei massimi interpreti –, attraverso meditazioni e memorie, confessioni e impressioni di viaggio, lettere (come quelle a un giovanissimo Balthus) e visioni oniriche. Una sensibilità che si trasmette al lettore grazie a una prosa tra le più alte del Novecento tedesco, aerea e profonda, lucente e umbratile. Una sensibilità capace di cogliere il riverbero dell’assoluto in ogni oggetto a cui si volge: dall’arte («Proprio dell’artista è amare l’enigma. Ché ogni arte è solo amore riversato sopra enigmi») all’«essenza infantile e portentosa» del poeta, all’erotismo («una cosa affatto incommensurabile che gli uomini non si stancano di aggredire con norme, misure, regolamenti»). E in grado di spingersi «là dove la realtà conosciuta e quella inconoscibile si concentrano in un solo punto, si completano e diventano un unico possesso» – dove l’esteriore e l’interiore formano «uno spazio ininterrotto in cui, arcanamente protetto, resta un solo punto di purissima, profondissima coscienza».

A cura di Giorgio Zampa.
Con una Nota di Marco Rispoli.

Piccola Biblioteca Adelphi, 753
2020, 2ª ediz., pp. 216
isbn: 9788845934896