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PAOLA MARESCA

Giardini Simbolici & Allegorici

l giardino non riflette soltanto le impronte e le tendenze dell’epoca in cui nasce, ma anche le idee e il pensiero di chi lo ha concepito. Un sottile filo rosso lega infatti i giardini tra loro: le loro forme, pur adattandosi nel tempo a ideologie e mode diverse, conservano nella loro essenza più intima un legame profondo con quel patrimonio di archetipi e simboli attraverso cui si esprime il linguaggio dell’anima. Così, la natura, addomesticata entro lo spazio del giardino, diviene strumento evocativo e al tempo stesso mezzo di trasmissione di verità antiche e profonde. Fin dalle origini, il giardino si configura come il luogo sacro per eccellenza, carico di un simbolismo vastissimo: in esso, dove il cosmo si riflette nel microcosmo, si celebra l’epifania del divino. Il sentimento del sacro nella natura, sin dalla più remota antichità, si è fatto strumento di rivelazione interiore.

 

Il linguaggio ermetico del Rinascimento e del Manierismo trasforma il giardino in una sorta di teatro della memoria, in cui si compie il rituale del mistero. Non a caso, la pratica alchemica attinge al repertorio iconografico e simbolico della natura per illustrare i sentieri segreti della Grande Opera: l’alchimista traduce l’armonia naturale e i suoi ritmi occulti in esperienza vissuta, conferendo piena realtà alla metafora. Con i primi echi del Romanticismo, il giardino conosce una nuova metamorfosi: itinerari iniziatici incidono il paesaggio, tracciando percorsi costellati di architetture che alludono a sacralità altre, ormai perdute. In definitiva, nel giardino – santuario nascosto di segreti, fascinazioni e rimandi – si intrecciano quei sistemi di miti e simboli che costituiscono l’ordito della nostra psiche, dove l’anima si slancia verso gli abissi luminosi dell’essere.»

BOSCO DELLA RAGNAIA

San Giovanni d’Asso, Siena

Nel cuore delle Crete Senesi, poco distante da San Giovanni d’Asso – oggi parte del comune di Montalcino – si trova il Bosco della Ragnaia, un giardino boschivo ideato e realizzato a partire dal 1996 dall’artista americano Sheppard Craige, che qui ha intrecciato arte, filosofia e natura in un’opera unica nel panorama paesaggistico contemporaneo. Nonostante l’atmosfera di antichità che permea i suoi muretti in pietra, le vasche, le fontane e i viali d’ombra, il Bosco è una creazione viva e in continua trasformazione, un dialogo costante tra il gesto umano e il linguaggio della terra. Sotto le grandi querce – Quercus robur, pubescens e cerris – si stende un tappeto di felci, licheni e muschi che accolgono motti, epigrafi e sentenze scolpite nella pietra. Alcune citano pensatori antichi, altre giocano con l’ironia e il dubbio: parole che emergono dal verde come pensieri in attesa di un lettore. Qui ogni passo invita a fermarsi, a interrogare il luogo, a cercare un senso che forse non si lascia trovare. Tra i luoghi simbolici disseminati nel parco si incontrano l’Altare dello Scetticismo, il Centro dell’Universo, e l’Oracolo di Te Stesso – spazi di riflessione dove l’artista invita a osservare più che a comprendere, a dubitare piuttosto che a credere. Il Bosco non offre un percorso prestabilito: è un labirinto mentale e sensoriale, aperto a infinite interpretazioni. Il giardino si estende su più livelli, con una parte superiore dedicata alla Ragnaia vera e propria – il bosco ombroso dove un tempo si tendevano reti per catturare gli uccelli – e una parte inferiore, chiamata Giardino delle Forme, dove l’arte geometrica del giardino toscano incontra la spontaneità vegetale. L’acqua, la pietra e la luce diventano strumenti poetici che accompagnano il visitatore in un cammino interiore, fatto di domande più che di risposte. L’ingresso al Bosco è libero e gratuito, aperto durante le ore diurne. Non vi sono biglietterie né indicazioni turistiche: la visita si svolge in autonomia, nel silenzio rispettoso di un luogo che chiede contemplazione. Il parcheggio si trova poco fuori dal borgo di San Giovanni d’Asso, raggiungibile a piedi in pochi minuti. Il Bosco della Ragnaia è più di un giardino: è un invito a sostare, ad ascoltare la voce segreta della natura e la propria. Un luogo dove l’arte si fa meditazione e la terra diventa pensiero.

 

 

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GIARDINO GARZONI A COLLODI

GIARDINI STORICI DELLA LUCCHESIA

La villa, in uno stile tipico delle ville lucchesi, ha una storia pluricentenaria: si inerpica su una collina sotto le case rustiche in pietra del paese, con il quale essa ha mantenuto uno stretto rapporto di interdipendenza sin dalle origini: per esempio due stradine lastricate che passavano attraverso l’entrata principale del palazzo erano gli unici accessi al paese. Il complesso architettonico di Collodi e della villa si è fortunatamente mantenuto inalterato da secoli e permette ancora oggi di assaporare un’atmosfera di altri tempi. Giardiniere del complesso fu anche il padre di Carlo Lorenzini, autore de Le avventure di Pinocchio (mentre la madre svolgeva funzioni di cameriera). Lo scrittore trascorse gran parte della sua infanzia presso il Castello, come gli abitanti del luogo chiamano la villa. Quando volle scegliere uno pseudonimo per il suo capolavoro, decise di chiamarsi proprio Collodi. Nel 1366 la famiglia pesciatina dei Garzoni, che sarebbe poi entrata a far parte del patriziato lucchese, acquistava in questo luogo un fortilizio, usandolo come residenza familiare. La prima menzione della villa risale al 1633 quando Romano Garzoni firmò un progetto per un palazzo molto vicino nelle dimensioni a quello odierno, mentre il giardino era molto più ridotto. Fu nel 1652 che il giardino venne ingrandito e dotato di terrazzamenti (visto il forte pendio) in stile all’italiana, con scalinate, statue e fontane. Celebrato da poeti come Francesco Sbarra, il giardino e la villa videro aumentare la sua fama ed ebbero ospiti illustri gli arciduchi Ferdinando d’Austria e Anna de’ Medici (come ricorda una lapide vicina all’ingresso) o, più tardi, pare Napoleone Bonaparte. All’inizio del Settecento vi lavorò Filippo Juvarra.

 

 

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