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BUILDING A SUSTAINABLE FUTURE Le soluzioni basate sulla natura, conosciute anche come *Nature-Based Solutions* (NBS), sono approcci che sfruttano i processi naturali e gli ecosistemi per affrontare sfide ambientali, sociali ed economiche. Ecco alcune tipologie di soluzioni basate sulla natura:

Rimboschimento e riforestazione
La piantumazione di alberi nelle aree degradate o deforestate può migliorare la biodiversità, sequestrare il carbonio, prevenire l'erosione del suolo e ripristinare gli habitat naturali.
Benefici: Riduzione delle emissioni di CO2, miglioramento della qualità dell'aria, protezione della biodiversità.

Infrastrutture verdi urbane
La creazione di parchi, tetti verdi, giardini verticali e altre infrastrutture verdi nelle città può ridurre l'effetto isola di calore, migliorare la qualità dell'aria e fornire spazi ricreativi.
Benefici: Raffrescamento urbano, miglioramento della salute pubblica, aumento della resilienza climatica.

Restauro delle zone umide
Il ripristino delle zone umide e delle torbiere può migliorare la qualità dell'acqua, prevenire le inondazioni e fornire habitat per la fauna selvatica.
Benefici: Gestione sostenibile delle risorse idriche, riduzione del rischio di inondazioni, conservazione della biodiversità.

Agricoltura rigenerativa
Tecniche agricole che ripristinano la salute del suolo, migliorano la biodiversità e aumentano la capacità del suolo di immagazzinare carbonio, come la rotazione delle colture, il compostaggio e l'agroforestazione.
Benefici: Aumento della fertilità del suolo, maggiore sicurezza alimentare, riduzione delle emissioni di gas serra.

Barriere costiere naturali
Utilizzo di mangrovie, dune di sabbia e barriere coralline per proteggere le coste dall'erosione e dalle mareggiate, riducendo al contempo i rischi di inondazione.
Benefici: Protezione costiera, aumento della biodiversità marina, mitigazione degli impatti climatici.

Giardini pluviali e sistemi di drenaggio sostenibile
Integrazione di giardini pluviali e sistemi di drenaggio che imitano i processi naturali per gestire le acque piovane nelle aree urbane, riducendo il rischio di allagamenti.
Benefici: Riduzione dell'inquinamento delle acque, prevenzione degli allagamenti urbani, miglioramento della qualità dell'acqua.

Conservazione e ripristino delle praterie
La protezione e il ripristino delle praterie naturali possono aiutare a sequestrare carbonio, prevenire l'erosione e fornire habitat per numerose specie.
Benefici: Sequestro del carbonio, conservazione della biodiversità, prevenzione della desertificazione.

Gestione sostenibile delle foreste
Pratiche di gestione forestale che mantengono l'integrità degli ecosistemi forestali, come la selezione di taglio e il controllo delle specie invasive.
Benefici: Conservazione della biodiversità, riduzione delle emissioni di carbonio, uso sostenibile delle risorse.

Queste soluzioni rappresentano un modo efficace per affrontare i cambiamenti climatici, preservare la biodiversità e promuovere lo sviluppo sostenibile. Implementare NBS può anche migliorare la qualità della vita delle persone, offrendo allo stesso tempo benefici economici e ambientali a lungo termine.

Nature-Based Solutions* (NBS)
Un patrimonio da conservare

ERBARI D'ITALIA

Fin dal Rinascimento italiano, quando la riscoperta della natura divenne centrale nella cultura scientifica europea, nacquero i primi erbari: raccolte di piante essiccate su carta, strumenti fondamentali per la conoscenza delle specie vegetali. Questo nuovo modo di “catturare” e conservare la flora terrestre rivoluzionò lo studio delle piante, permettendo ai botanici di confrontare esemplari provenienti da luoghi diversi, di documentare la variabilità delle specie e, soprattutto, di sviluppare criteri sistematici di classificazione che sarebbero diventati il cuore della botanica moderna. Herbarium World

A Firenze, questa tradizione è parte integrante della storia scientifica della città. Il Giardino dei Semplici, fondato il 1° dicembre 1545 da Cosimo I de’ Medici come orto di piante medicinali per studenti di medicina, è uno degli orti botanici più antichi al mondo e un luogo simbolico per l’evoluzione degli studi sulle piante. brunelleschi.imss.fi.it Qui si coltivavano “semplici” — cioè piante utilizzate per preparare medicamenti — da cui il nome del giardino. Tour Firenze

Nel corso dei secoli il Giardino dei Semplici e le istituzioni collegate divennero centri di ricerca e raccolta scientifica. Accanto alle collezioni viventi si svilupparono già nel XVI secolo i primi erbari storici che oggi costituiscono una delle più importanti collezioni di piante essiccate custodite dalla Sezione di Botanica del Museo di Storia Naturale dell’Università di Firenze. sma.unifi.it

Tra queste collezioni, di grande valore storico e scientifico, spiccano:

  • L’Erbario Merini, databile agli anni intorno al 1540, considerato una delle prime raccolte di piante essiccate al mondo. sma.unifi.it

  • L’Erbario di Andrea Cesalpino (1563), la più antica erbario sistematico al mondo, con piante ordinate secondo criteri scientifici precursori della tassonomia moderna. sma.unifi.it+1

  • La raccolta Micheli-Targioni Tozzetti (XVIII-XIX sec.), frutto dell’opera di Pier Antonio Micheli — considerato padre della micologia — e dei suoi allievi. sma.unifi.it

  • L’Erbario Webb, con circa 250 000 esemplari da tutto il mondo, donato da Philip Barker Webb nel XIX secolo, e altre collezioni che testimoniano esplorazioni botaniche storiche. sma.unifi.it

Queste collezioni, che insieme costituiscono l’Erbario dell’Università di Firenze, non solo documentano la ricchezza della flora mondiale ma raccontano anche la storia delle esplorazioni botaniche, delle pratiche scientifiche e delle relazioni culturali tra Firenze e il resto d’Europa. Attraverso le schede su cui sono fissati i campioni, è possibile ricostruire dove e quando le piante furono raccolte, quali furono le relazioni tra studiosi di diverse epoche e come si siano evoluti i metodi di classificazione delle specie. sweetgum.nybg.org

Così, tra il Giardino dei Semplici e l’Erbario storico, Firenze custodisce un patrimonio botanico unico: un ponte tra il passato rinascimentale della scienza e le moderne metodologie di ricerca sulla biodiversità vegetale.

Il legame vitale tra paesaggio e benessere ambientale Il legame tra paesaggio e sostenibilità ambientale deve essere profondo e coinvolgere tutti. Il concetto di paesaggio va ben oltre l’aspetto visivo di un luogo: comprende anche gli elementi naturali e umani che lo compongono. La sostenibilità ambientale, invece, riguarda la capacità di un sistema di mantenere un equilibrio tra le risorse naturali, l’ambiente e i bisogni dell’umanità nel lungo periodo.

Paesaggio e sostenibilità ambientale sono strettamente connessi:

Tutela della biodiversità: Un paesaggio sostenibile promuove e preserva la biodiversità. La salvaguardia degli habitat naturali all'interno del paesaggio contribuisce alla sostenibilità ecologica, mantenendo la diversità delle specie e l’equilibrio degli ecosistemi.
Gestione delle risorse: Il modo in cui viene progettato e curato un paesaggio incide sulla gestione delle risorse naturali come l’acqua, il suolo, l’aria e le foreste. Un approccio sostenibile prevede l’utilizzo responsabile di queste risorse, ad esempio attraverso pratiche agricole ecocompatibili, la gestione forestale o una pianificazione urbana attenta e consapevole.
Città sostenibili: Le città fanno parte integrante del paesaggio e possono essere progettate in modo da ridurre l’impatto ambientale. Ciò include la promozione dei trasporti pubblici, l’efficienza energetica, una corretta gestione dei rifiuti e la creazione di spazi verdi urbani che migliorano la qualità della vita e attenuano gli effetti delle attività umane sull’ambiente.
Cambiamenti climatici: Il paesaggio può essere progettato e gestito tenendo conto delle sfide poste dai cambiamenti climatici. Ad esempio, la pianificazione delle aree costiere può considerare l’innalzamento del livello del mare, mentre la scelta delle specie vegetali nei parchi urbani può orientarsi verso varietà più resistenti alle variazioni climatiche.
Partecipazione delle comunità: La sostenibilità ambientale richiede il coinvolgimento attivo delle comunità locali nella gestione e nella cura del paesaggio. La partecipazione dei cittadini nei processi decisionali può condurre a scelte più sostenibili e contribuire al mantenimento di un equilibrio tra le esigenze umane e quelle dell’ambiente.
In sintesi, un paesaggio sostenibile si fonda su una gestione olistica e consapevole delle risorse naturali, promuove la biodiversità, riduce l’impatto delle attività umane sull’ambiente e crea luoghi capaci di favorire il benessere delle comunità nel lungo termine.
Building a Sustainable Future

The Plant Messiah

Adventures in Search of the World’s Rarest Species
By Carlos Magdalena

Carlos Magdalena è un uomo in missione: salvare le piante più a rischio di estinzione del mondo. In The Plant Messiah, Magdalena accompagna i lettori dalle foreste del Perù fino all’interno dell’outback australiano alla ricerca delle specie rare e vulnerabili. Tornato in laboratorio—ai Royal Botanic Gardens di Kew, sede della più grande collezione botanica del mondo—assistiamo allo sviluppo di tecniche innovative e inaspettate per salvare le specie dall’estinzione, favorendone la propagazione e la rinascita. Appassionante e coinvolgente, The Plant Messiah è un tributo alla diversità della vita sul nostro pianeta e all’importanza di preservarla.

ISBN9780525436669

Published onMar 19, 2019 | Published byAnchor | Pages 288 | Dimensions5-3/16 x 8

BUILDING A SUSTAINABLE FUTURE Il rapporto tra democrazia e ambiente naturale può essere approfondito attraverso il concetto di “democrazia ambientale” o “democrazia ecologica”.
Questo concetto sottolinea l’importanza di coinvolgere attivamente i cittadini nei processi decisionali che riguardano le questioni ambientali e la gestione sostenibile delle risorse naturali. Di seguito, alcuni elementi chiave che contribuiscono a definire una visione integrata di democrazia e ambiente:

Partecipazione pubblica:
Una democrazia ambientale dovrebbe promuovere la partecipazione attiva dei cittadini nelle scelte che riguardano l’ambiente, includendo le fasi di pianificazione, attuazione e monitoraggio delle politiche ambientali.

Accesso all’informazione:
Per una partecipazione consapevole è fondamentale garantire un accesso trasparente e completo alle informazioni ambientali, come i dati sulla qualità dell’aria e dell’acqua, sulle pratiche di gestione delle risorse e molto altro.

Educazione ambientale:
Una democrazia sostenibile si fonda su cittadini informati. L’educazione ambientale aiuta a comprendere le sfide ecologiche, le loro cause e le possibili soluzioni, stimolando un coinvolgimento attivo nel dibattito pubblico.

Responsabilità istituzionale:
Le istituzioni e i rappresentanti politici devono rendere conto delle decisioni prese in ambito ambientale. Questo richiede meccanismi di responsabilità chiari, sia in termini elettorali che di trasparenza amministrativa.

Principio di precauzione:
La democrazia ambientale può adottare il principio di precauzione, secondo cui, in assenza di certezze scientifiche, è comunque necessario adottare misure protettive per prevenire danni gravi all’ambiente.

Equità e giustizia ambientale:
Un’autentica democrazia ecologica deve considerare l’equità e la giustizia ambientale, evitando che le decisioni producano disuguaglianze socio-economiche o colpiscano in modo sproporzionato le fasce più vulnerabili della popolazione.

Sviluppo sostenibile:
La democrazia ambientale promuove uno sviluppo sostenibile, in grado di bilanciare esigenze ambientali, economiche e sociali, garantendo benessere a lungo termine senza compromettere l’equilibrio della natura.

Collaborazione internazionale:
Molti problemi ambientali hanno una dimensione globale, perciò la cooperazione internazionale è indispensabile. Una democrazia ecologica dovrebbe favorire il dialogo e la collaborazione tra paesi per affrontare insieme le sfide ambientali comuni.

Questi elementi concorrono a delineare un modello di democrazia ambientale capace di integrare la partecipazione dei cittadini, la responsabilità delle istituzioni e l’attenzione alla sostenibilità, promuovendo una gestione consapevole e condivisa delle risorse naturali.
Democrazia Ambientale
LA FEDE RETTA È UNA MONTAGNA FELICE

MASANOBU FUKUOKA

Normalmente, quando una persona invecchia, aumenta la sua base di valori, la sua saggezza, mentre per me è stato il contrario: invecchiando mi sono sentito sempre più come un vecchio contadino molto vicino alla terra. Di solito nel corso della vita si cammina verso la speranza, invece ho l’impressione di averla lasciata dietro di me; è un po’ come andare all’indietro. Fino a cinque anni fa pensavo che tutto quello che avevo sperimentato non sarebbe servito a nessuno. Poi vidi apparire degli articoli su riviste specializzate di agricoltura che studiavano il metodo naturale, ed erano scritti da scienziati che conoscevo.

Un gesto antico e universale che unisce mito, morte e memoria attraverso i riti delle civiltà del mondo.

DIRLO ALLE API

In tempi lontanissimi, ben prima che le parole venissero scritte su pergamena, l’uomo guardava le api con timore e meraviglia. In ogni angolo del mondo, dal bacino del Mediterraneo fino alle foreste amazzoniche, le api erano viste come creature sacre, messaggere degli dèi, spiriti dell’aria e della terra. Le loro danze, i loro canti, la geometria perfetta dei favi erano interpretati come segni del divino. Nella mitologia etrusca, che ci è giunta solo in frammenti e simboli, le api appaiono associate ai riti funerari e alla sopravvivenza dell’anima dopo la morte. Alcuni studiosi hanno letto nelle raffigurazioni delle tombe etrusche la presenza di esseri alati simili ad api, accompagnatori del defunto verso l’oltretomba, una sorta di guida sottile tra i mondi. Anche nel mondo greco le api erano collegate al mistero della morte e della rinascita. La sacerdotessa di Demetra era detta “Melissa”, cioè ape, e secondo il mito fu un’ape a nutrire il neonato Zeus con miele, nascosto in una grotta per sfuggire a Crono. Le api erano le nutrici degli dèi.

Nel culto orfico, che prometteva un aldilà di luce e consapevolezza, l’anima era spesso paragonata a un’ape: laboriosa, silenziosa, capace di raccogliere nettare dai fiori dell’esperienza. Morire, per questi iniziati, era come tornare all’alveare, al centro del cosmo. In questo contesto di credenze antiche, l’usanza di “dirlo alle api” dopo la morte di qualcuno appare come una naturale prosecuzione del pensiero simbolico: se le api erano anime, o almeno loro interlocutrici, bisognava renderle partecipi degli eventi umani. Dall’altra parte del mondo, presso i popoli aborigeni australiani, le api (in particolare quelle senza pungiglione) sono parte delle storie del Dreamtime, il tempo del sogno originario. In queste narrazioni sacre, le api non sono solo produttrici di miele, ma anche custodi di conoscenze ancestrali, segni viventi del legame tra la terra e i suoi abitanti. L’atto di raccogliere miele era spesso accompagnato da canti e rituali, per non disturbare l’equilibrio spirituale.

Masanobu Fukuoka “Le persone non camminano più a piedi nudi sulla terra. Le loro mani si sono allontanate dall’erba e dai fiori; non alzano più lo sguardo verso il cielo. Le orecchie non sentono più il canto degli uccelli, e l’olfatto, intorpidito dai fumi di scarico, ha smarrito la sensibilità. Le lingue e i palati hanno dimenticato i sapori semplici della natura. I cinque sensi si sono separati dall’ordine naturale. L’umanità ha fatto due o tre passi indietro rispetto alla propria essenza più autentica...

La vera gioia e la vera felicità dell’essere umano erano una forma di estasi naturale. Essa esiste solo nella natura, e oggi sta svanendo dalla Terra. Non può esistere un ambiente al di fuori della natura, e l’agricoltura deve rappresentare il fondamento stesso della vita. Il ritorno alla campagna, alla coltivazione della terra, alla creazione di villaggi abitati da persone autentiche, è la via per dare forma a città ideali e a nazioni ideali.”
J.A. Baker

Il falco pellegrino

Nel cielo sopra la campagna dell’Essex, nell’Inghilterra orientale, oltre i rami di querce e olmi, in alcune stagioni dell’anno si possono osservare dei puntini scendere come frecce dalle nubi per poi risalire, disegnare eleganti cerchi, scomparire e riapparire: sono i falchi pellegrini, gli uccelli più magnifici della zona. A inizio anni sessanta, se si fosse abbassato lo sguardo, si sarebbe però potuto notare un’altra sagoma altrettanto riconoscibile: quella di un uomo sulla trentina – capelli biondi, occhiali dalle lenti spesse – che, steso a terra o in piedi, con un paio di binocoli al collo prendeva appunti furiosamente. Quell’uomo si chiamava J.A. Baker e lo studio di quei puntini nel cielo è stata l’ossessione e il capolavoro della sua vita. 

Pubblicato per la prima volta nel 1967, Il falco pellegrino è un classico contemporaneo, che unisce uno stile letterario di rara intensità alla meticolosità del naturalista. Baker ha annotato per anni tutto ciò che riusciva a vedere, a capire e a esaminare dei pellegrini in lunghe sessioni di birdwatching, immergendosi nelle loro vite come fossero la sua: mentre analizza con perizia le azioni quotidiane degli uccelli – la caccia, le prede e i momenti di riposo – la sua scrittura ci conduce in un viaggio fuori da noi stessi, dove la distanza tra soggetto e oggetto sembra annullarsi e l’osservazione del falco diventa una via per esplorare la complessità della natura, il confine sottile tra vita e morte, tra istinto e coscienza. 

Ma, sembra dirci Il falco pellegrino, più stretta si fa la sovrapposizione, più si rivela in realtà la distanza tra uomo e rapace, tra chi uccide per sopravvivere e chi per crudeltà o noncuranza. È in questa consapevolezza che ci fa sprofondare l’opera unica e a suo modo inimitabile di J.A. Baker: lo sguardo di chi osserva la bellezza del volo è lo stesso di chi può arrestarlo per sempre.

Introduzione di Robert Macfarlane | Traduzione di Aimara Garlaschelli

J.A. Baker

J.A. Baker (Chelmsford, 1926-1987), originario dell’Essex, è stato uno scrittore e birdwatcher inglese. Il falco pellegrino, vincitore nel 1967 del Duff Cooper Prize, è considerato uno dei libri di letteratura naturalistica più belli di sempre.

MANGIARE & DORMIRE

“Ho bisogno di conoscere la storia di un alimento. Devo sapere da dove viene. Devo immaginarmi le mani che hanno coltivato, lavorato e cotto ciò che mangio.”  Carlo Petrini

La cucina naturale si configura come un’estensione spontanea del paesaggio, un atto quotidiano di connessione profonda tra uomo e ambiente. In questo dialogo autentico, ogni ingrediente diventa racconto di stagioni e territori: ortaggi maturati al sole, erbe raccolte nei prati e nei boschi, frutti colti nei giardini familiari e cereali antichi provenienti dai campi coltivati con rispetto. La scelta di materie prime locali e non raffinate esalta i sapori autentici e custodisce nel piatto la memoria geologica, botanica e culturale del luogo.

In questa prospettiva, ogni preparazione è un gesto consapevole che trasforma la tavola in esperienza sensoriale, uno spazio dove i cicli naturali dettano i tempi del nutrimento e della convivialità. Il ritmo lento della cucina naturale segue le fasi della luna e delle stagioni, invitando al rispetto del suolo e delle risorse e favorendo un’alimentazione equlibrata e rigenerante.

Così, la relazione tra cucina e mondo naturale si fa alleanza e custodia: le ricette rispecchiano le diversità biologiche dei territori, mentre la scelta di tecniche semplici e poco invasive permette di esaltare la materia originaria. Il risultato è un’armonia di sapori, colori e profumi che nutre corpo, spirito e paesaggio, rinnovando in ogni pasto il legame antichissimo tra uomo, terra e natura.

AT THE AGRICULTURAL INSTITUTE OF FLORENCE L’agricoltura sinergica, sviluppata da Emilia Hazelip, è un metodo di coltivazione nato dall’adattamento dei principi dell’Agricoltura Naturale al clima mediterraneo.
I fondamenti dell’agricoltura sinergica si ispirano, oltre che all’Agricoltura Naturale formulata dal microbiologo e filosofo giapponese Masanobu Fukuoka (in collaborazione con Mark Bonfils), anche alla permacultura di Bill Mollison e David Holmgren, e alle idee dell’agronomo statunitense Edward Hubert Faulkner espresse nel libro Plowman’s Folly (1943).

Nei suoi scritti, Hazelip sottolinea di aver integrato anche gli studi della pioniera dell’agricoltura ecologica Ruth Stout, promotrice della coltivazione senza lavorazione del suolo, l’articolo The Living Soil sul ciclo ossigeno-etilene del biologo australiano Alan Smith, Protecting Your Soil Microorganisms dello scienziato americano William R. Jackson, e le ricerche della biologa del suolo Elaine Ingham, ideatrice del concetto di Soil Food Web (rete trofica del suolo). Hazelip riconosce inoltre precedenti storici nei metodi agricoli delle popolazioni indoeuropee protoistoriche descritti da Marija Gimbutas nel saggio The Civilization of the Goddess.

I quattro principi fondamentali dell’agricoltura sinergica sono:

assenza di lavorazione del suolo,
nessun apporto di fertilizzanti,
assenza di trattamenti di sintesi chimica,
evitare la compattazione del suolo.
L’approccio iniziale al terreno prevede la suddivisione dello spazio in aree destinate alla coltivazione, chiaramente separate dai camminamenti. Le porzioni coltivate, chiamate comunemente “aiuole” o “baulature”, vengono modellate in modo da consentire un facile accesso anche alla loro parte centrale. Tali aiuole possono essere realizzate a livello del suolo, rialzate (convesse) o abbassate (concave), a seconda del tipo di suolo e del clima:

Nei terreni pesanti (argillosi o limosi) si consigliano aiuole a livello, per evitare l’eccessiva compattazione;
In climi aridi, sono preferibili aiuole concave, capaci di trattenere meglio l’umidità;
In zone molto piovose, invece, si opta per aiuole rialzate, per favorire il drenaggio ed evitare ristagni idrici sotto le colture.
Una volta preparate, le aiuole vengono pacciamate con materiali biodegradabili, tra cui si può scegliere a seconda della disponibilità e delle esigenze. Dopo la pacciamatura, si procede alla semina e alla piantumazione, rispettando la stagionalità.

Uno studio sperimentale della durata di quattro anni ha messo a confronto terreni coltivati con tecniche biologiche e terreni gestiti secondo i principi dell’agricoltura sinergica, evidenziando in questi ultimi un incremento significativo della sostanza organica, con conseguente miglioramento della resistenza ai fenomeni erosivi e maggiore stabilità strutturale del suolo.
THE SYNERGIC VEGETABLE GARDEN
L'annesso al Fuji Kindergarten ospita aule di inglese e un'area d'attesa per l'autobus scolastico.

RING AROUND A TREE | BIOARCHITETTURA

L’annesso al Fuji Kindergarten ospita aule di inglese e un’area d’attesa per l’autobus scolastico. Un imponente albero di zelkova, dalla forma contorta, domina il sito; la struttura è caratterizzata da uno spazio esterno che costituisce metà dell’edificio, ma la sua impronta non delimita chiaramente il confine tra interno ed esterno. “Ring Around a Tree” rappresenta un modesto contributo a uno spazio storicamente complesso. Circa cinquant’anni fa, il zelkova rischiò di perire quando fu abbattuto da un tifone. Non solo sopravvisse, ma l’albero crebbe tanto da impedire a due adulti di abbracciarne la base. Il tronco inclinato si presta perfettamente all’arrampicata, con la corteccia levigata dalle mani avventurose delle generazioni passate. In precedenza, sul sito sorgeva una casa sull’albero così piccola che solo i bambini potevano accedervi. Anatre vivevano alla base dell’albero, e nelle giornate di bel tempo si svolgevano lezioni all’ombra.

Ogni maggio, l’edificio è avvolto dal verde. Il piano di forma ovale segue la larga chioma del zelkova, facendo scomparire colonne e pavimento nelle ombre scintillanti. I rami esistenti hanno la precedenza e si spingono dentro l’edificio; gli adulti devono strisciare quando salgono le scale verso il tetto. Una classe senza arredi Mentre l’edificio principale è di forma ellittica e privo di un centro preciso, l’annesso presenta un chiaro punto focale. Il suo design originario si ispirò alla leggenda di Buddha che predicava sotto un tiglio, ma lo spazio non fu utilizzato esattamente come inizialmente concepito. Nonostante l’apertura delle aule di inglese, insegnanti e bambini preferiscono stringersi negli angoli e nelle nicchie tra le lastre del pavimento.

L’edificio alto cinque metri si sviluppa su sette livelli, con spazi liberi che variano da 600 mm a 1500 mm. Questa concezione è stata suggerita dal vicepreside della scuola, il quale desiderava “una classe senza mobili”. Quando mostrammo la struttura a nostro figlio e nostra figlia, essi toccarono il soffitto con le mani, sorridendo. Il preside, il signor Kato, sostenne che per i bambini il soffitto è come il cielo, irraggiungibile. Quando il cielo è abbassato al loro livello, essi si trovano nel mondo degli adulti giganti. In una giornata serena, potrai trovare bambini del kinder ridere stretti in spazi alti meno di 60 centimetri. Di solito, i soffitti superano l’altezza della testa, e le ringhiere assicurano le aree a rischio caduta. Qui, invece, il soffitto è più basso dell’altezza dei bambini, e molte scale sono prive di ringhiere. Prima di aprire la scuola ai bambini del kinder, portai i miei figli qui a giocare. Come ci aspettavamo, ci furono alcuni piccoli urti e graffi, ma nulla di grave. Tuttavia, non potevamo ignorare il pericolo quando i miei figli cominciarono ad arrampicarsi sulla ringhiera e sui rami dell’albero. Risolvemmo la questione legando corde in determinate zone. Per il preside, queste erano una misura di sicurezza; per noi, le corde catturano un aspetto positivo del design. Se avessimo priorità assoluta alla sicurezza, l’edificio non avrebbe assunto la forma attuale.