READ MORE MANGIARE
& DORMIRE
2025.

UN PATRIMONIO PER IL FUTURO “Il grande medico Ippocrate diceva di fare del proprio cibo
la propria medicina e della propria medicina il proprio cibo.”
Gino Girolomoni

L’agricoltura sostenibile è un concetto ampio che si riferisce a un’agricoltura rispettosa delle risorse naturali, che non utilizza sostanze inquinanti per non alterare l’equilibrio ambientale e nel rispetto delle generazioni future. Secondo la definizione dell’Agricultural Sustainability Institute, ha lo scopo di soddisfare il fabbisogno attuale di alimenti e tessuti senza compromettere la capacità da parte delle generazioni future di soddisfare a loro volta il proprio fabbisogno. L’agricoltura ha un’enorme impronta ambientale e gioca un ruolo significativo nel causare cambiamenti climatici, scarsità d’acqua, degrado del suolo, deforestazione e altri processi. Lo sviluppo dei sistemi alimentari sostenibili contribuisce alla sostenibilità della popolazione umana. Si parla di agricoltura sostenibile, quindi, anche dal punto vista sociale e dal punto di vista economico. L’agricoltura sostenibile dal punto di vista sociale è la capacità della produzione agroalimentare mondiale di soddisfare la domanda globale. L’agricoltura sostenibile ha l’obiettivo di garantire la salute delle persone, migliorare la qualità della vita dei produttori, salvaguardare i diritti umani e favorire l’equità sociale. L’agricoltura sostenibile dal punto di vista economico è un un’agricoltura in grado di favorire il commercio equo-solidale.


Il turismo responsabile (o turismo sostenibile) è un approccio al turismo nato alla fine degli anni ottanta, caratterizzato da una duplice preoccupazione per il luogo in cui ci si reca. Sebbene turismo sostenibile e turismo responsabile richiamino intuitivamente lo stesso orizzonte di pensiero e condividano gli stessi obiettivi pratici, può essere utile in prima analisi delineare una differenza interna di significato: si ha turismo sostenibile quando le condizioni ambientali del territorio ospitante non vengono deteriorate dall’attività turistica e quando la medesima offerta turistica può essere riproposta in modo costante negli anni senza subire e accumulare danni. Il turismo responsabile invece è quello messo in atto da turisti dall’atteggiamento consapevole che mantengono un comportamento adeguato nel rispetto dell’ambiente e delle culture ospitanti seguendo i principi della giustizia sociale ed economica. L’accento sulla responsabilità individuale nasce dalla constatazione che il tema della sostenibilità non riesce il più delle volte a chiamare direttamente in causa le persone, così da indurle ad adottare in prima persona uno stile di vita sostenibile, per questo oggi si preferisce parlare maggiormente di turismo responsabile – anziché sostenibile – per richiamare la pratica in questione. La prima preoccupazione riguarda l’ambiente, il turista responsabile infatti deve evitare di danneggiarlo, mentre l’altro fattore di attenzione riguarda le popolazioni che abitano nella località visitata; il turista responsabile in questo caso deve avere un atteggiamento rispettoso della cultura locale e deve garantire anche il benessere della popolazione, capita infatti spesso che i ricavi dell’industria turistica rimangano in mano all’imprenditore o al gestore, senza vero vantaggio per la gente locale.
AGRICOLTURA & TURISMO SOSTENIBILE
Biodiversity, food and new generations: Carlo Petrini's lesson

SLOW FOOD

Il coraggio che supera la prudenza. Il desiderio di cambiamento e l’amore per il pianeta che vincono sulla paura del nuovo. È questo, forse, il tratto distintivo del percorso intrapreso da Carlo Petrini negli ultimi anni.

Si è appena conclusa la quattordicesima edizione di Terra Madre – Salone del Gusto (dal 22 al 26 settembre al Parco Dora di Torino), l’appuntamento biennale che riunisce delegati del movimento Slow Food da tutto il mondo. Circa 3.000 tra produttori, agricoltori e allevatori si sono incontrati per condividere esperienze, visioni e costruire insieme un futuro migliore per il cibo e per il pianeta. Delegati provenienti da 150 Paesi hanno risposto quest’anno all’appello di #RigenerAction, sotto la guida di un nuovo presidente: il trentaseienne ugandese Edward Mukiibi.

Sì, perché Carlo Petrini – classe 1949, sociologo, gastronomo, scrittore e fondatore di Slow Food (tra le tante cose) – ha ribadito lo scorso luglio, durante l’ottavo congresso internazionale dell’associazione svoltosi presso l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo (Bra), la necessità di lasciare spazio a chi viene dopo. «Serve una governance che dia voce alle nuove generazioni», ha dichiarato Carlin. «Dobbiamo avere la capacità di coniugare il nuovo con la storia, con la consapevolezza che il cammino fin qui percorso ha raggiunto traguardi che un tempo parevano irraggiungibili».

Con questo spirito, Petrini ha lasciato la presidenza del movimento da lui fondato 32 anni fa, cedendo il testimone a Mukiibi, fino ad allora vicepresidente. Una scelta ponderata, maturata nel tempo, per favorire un vero passaggio generazionale. Qualcuno ha paragonato questo gesto a quello di Eugenio Scalfari, quando nel 1996 lasciò la direzione de la Repubblica a Ezio Mauro.

Edward Mukiibi, originario dell’Uganda, è agronomo. Ha conseguito la laurea in Agricoltura e Gestione del Territorio all’Università di Makerere a Kampala e un Master in Gastronomia presso l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo.

PELLEGRINA E STRANIERA “Bisogna imparare di nuovo ad amare la condizione umana qual è, accettare i suoi limiti e i suoi rischi, avere un rapporto diretto con le cose, rinunciare ai nostri dogmi di partito, di patria, di classe, di religione, tutti intransigenti e dunque tutti forieri di morte. Quando faccio il pane, penso alla gente che ha fatto spuntare il grano, penso ai profittatori che ne gonfiano artificialmente il prezzo, ai tecnocrati che ne hanno guastata la qualità – non che le tecniche recenti siano necessariamente un male, ma il fatto è che si sono messe al servizio dell’avidità che è certamente un male, e che la maggior parte di esse sussiste solo in virtú di grandi concentrazioni di forze che sono piene di potenziali pericoli. Penso a chi non ha pane, e a chi ne ha troppo, penso alla terra e al sole che fanno crescere le piante. Mi sento idealista e materialista al tempo stesso. Il cosiddetto idealista non vede il pane, né il prezzo del pane, e il materialista, per un curioso paradosso, ignora che cosa significhi quella cosa immensa e divina che chiamiamo “la materia”. Marguerite Yourcenar
BUILDING A SUSTAINABLE FUTURE | MARCHE

Un ryokan tra gli aceri, con un laghetto di carpe koi e tre stanze per gli ospiti. Tra futon, tè pregiati e una splendida vasca in legno di Inoki. Benvenuti in Giappone, provincia di Macerata. Un’isola zen aperta tutto l’anno Sentieri di pietra (per passi di consapevolezza), un tempio buddista, le ceramiche ‘hagi’ per la cerimonia del tè, tatami e futon, un piccolo parco wabi-sabi. Benvenuti nel paese del Sol Levante, provincia di Macerata. Sì, perché il Centro WabiSabi Culture è una realtà che scombina tutte le certezze: il borgo più vicino è San Ginesio, ma potrebbe essere Kyoto. «Un ponte tra l’entroterra marchigiano e l’antico Giappone». Così lo definisce Serenella Giorgetti, ripercorrendo le tappe di un’avventura iniziata una decina di anni fa. Spiega che lei e il marito, l’italoamericano Ricky Swaczy, entrambi ex pubblicitari, hanno deciso all’improvviso di cambiare vita per inseguire due loro grandi passioni: la filosofia nipponica e il buddismo tibetano. «Abbiamo fatto come i giapponesi, che un giorno si svegliano e dicono: ‘Cambiamo’». Perché proprio qui? «Siamo sempre stati dell’idea che essere decentrati dia risultati migliori. Le Marche sono una regione fantastica, hanno saputo conservare tutta la loro bellezza e genuinità. Ci siamo trovati subito bene». «Questo posto l’abbiamo incontrato in maniera assolutamente karmica», prosegue, «e il nostro mezzo ettaro di terra l’abbiamo acquistato d’impulso».

BUILDING A SUSTAINABLE FUTURE

Il Monastero di Montebello, situato a Isola del Piano, nella provincia di Pesaro e Urbino, è indissolubilmente legato alla figura di Gino Girolomoni. Nato in una famiglia contadina, nel 1970, a soli 24 anni, venne eletto sindaco del suo paese natale, carica che ricoprì per un decennio. Quattro anni più tardi scelse di dedicarsi all’agricoltura biologica e, nel 1977, insieme alla moglie Tullia, fondò la Cooperativa Alce Nero, tra le prime esperienze di agricoltura biologica in Italia.

Parallelamente, prendeva forma un progetto visionario: il recupero dell’antico Monastero di Montebello, abbandonato da tempo, da trasformare in un centro culturale e in un luogo di confronto tra intellettuali, attivisti, economisti e agricoltori. Montebello divenne così un crocevia di idee e incontri, animato dalla presenza di pensatori come Sergio Quinzio, Ivan Illich, Massimo Cacciari, Guido Ceronetti e Paolo Volponi.

Nel 2004, un passaggio significativo e delicato nella storia imprenditoriale di Girolomoni fu la cessione del marchio Alce Nero al gruppo Conapi e a Coopfond. Ma lo spirito originario della cooperativa, il legame con la terra e la visione culturale del cibo, continuarono a vivere attraverso quella che oggi è conosciuta come Gino Girolomoni Cooperativa Agricola.

Fondata sui principi della sostenibilità, della trasparenza e della giustizia sociale, la cooperativa Gino Girolomoni produce pasta biologica 100% italiana, a filiera corta, direttamente dal grano coltivato sulle colline marchigiane. Con sede proprio a Montebello, la cooperativa è oggi un punto di riferimento nel panorama del biologico italiano ed europeo, portando avanti l’eredità morale e agricola del suo fondatore.

BUILDING A SUSTAINABLE FUTURE | MONTEPULCIANO

“Una vita attenta alle sfumature dell’esistenza quotidiana”: è questo il desiderio che ha spinto Karin Lijftogt e Antonio Giorgini a trasferirsi in Toscana, nei pressi di Montepulciano, dove hanno acquistato una villa settecentesca situata a 800 metri dal centro storico. Da quel gesto di radicale cambiamento è nata Fattoria San Martino, un luogo dove il tempo rallenta e ogni dettaglio – un incontro, una fioritura, il profumo della terra – diventa occasione di consapevolezza.

Qui si coltiva un’idea di benessere che parte dall’ascolto della natura e arriva fino alla tavola. Il piccolo ristorante interno, affacciato sulla campagna toscana, propone una cucina interamente vegetariana e vegana, realizzata con ingredienti biologici, di stagione e a chilometro zero, provenienti dalla stessa fattoria o da produttori locali selezionati. Alla guida della cucina c’è Marco Vitale, chef di grande sensibilità, che elabora piatti in equilibrio tra tradizione, ricerca e creatività.

Gli ingredienti provengono da un’agricoltura biodinamica, e ogni piatto segue il ritmo delle stagioni e della terra. Alcune delle specialità includono la crema di ceci con aglione della Val di Chiana, la rosa di zucchine al grano fermentato, e la tartelletta di verdure: preparazioni raffinate e radicate in un lungo lavoro di studio e sperimentazione.

La cucina di Fattoria San Martino trae ispirazione dalla grande tradizione gastronomica, accogliendo influenze internazionali e reinterpretandole attraverso una profonda connessione con il territorio. La scelta vegana non è solo etica e ambientale, ma anche sensoriale e terapeutica: l’obiettivo è offrire un’esperienza che armonizzi i sapori, elevi l’umore e favorisca il benessere, grazie a una conoscenza approfondita delle materie prime e delle tecnologie alimentari.

Fattoria San Martino non è solo un luogo dove si mangia: è un progetto di vita, un microcosmo in cui agricoltura, accoglienza e spiritualità si intrecciano, restituendo al cibo la sua piena dimensione culturale, relazionale e curativa.

    With the patronage and collaboration of: