Revue des Deux Mondes – Come si arriva a creare una rivista dedicata al giardino?**
Marco Martella – Questa rivista è nata, nel 2010, dalla convinzione che il giardino non sia un semplice spazio di svago o, come si usa dire oggi, un serbatoio di natura e biodiversità, ma un luogo carico di un forte valore filosofico. Da molti anni assistiamo, in Francia come nella maggior parte dei paesi occidentali, a un ritorno al giardino. I libri e le riviste sul giardinaggio e sull’arte del paesaggio si moltiplicano, il giardino è diventato un oggetto di studio “serio”.
Tutto ciò è positivo, ma mi sembrava fosse arrivato il momento di cominciare a trattare il giardino anche nella sua dimensione poetica e, come dicevo, filosofica. Questo è l’obiettivo della rivista. Dopo il primo numero, dedicato al *genius loci*, ossia a quella realtà impalpabile del luogo che si può avvicinare solo attraverso la parola poetica, *Jardins* ha affrontato temi come il “riincantamento”, il “tempo”, l’“ombra”, il “ritiro”, la “cura” e, nell’ultimo numero appena pubblicato, il “cammino”.
Revue des Deux Mondes – Perché ha voluto focalizzare ogni numero su una tematica ben precisa?**
Marco Martella – Mi sembra che i temi che abbiamo scelto con il comitato di redazione non siano altro che varianti del primo, il *genius loci*. Indagare un giardino nella sua dimensione esistenziale significa sempre tentare di coglierne il carattere profondo, invisibile eppure intrecciato alla materia del luogo: il vegetale, l’acqua, la terra. In ogni caso, il tema deve essere abbastanza ampio da accogliere sguardi, linguaggi e percorsi talvolta molto diversi tra loro: quello del paesaggista e del giardiniere, ma anche quello dell’artista, dello storico dell’arte, del geografo, del filosofo. Non si tratta, ovviamente, di esaurire l’argomento né di pretendere di definirlo completamente, ma di esplorarlo, un po’ come si esplora un giardino. Se possibile, con piacere.
Revue des Deux Mondes – Non è troppo poco pubblicare solo una volta all’anno? E non è eccessivo voler riunire nello stesso sommario poeti e scrittori, giardinieri o botanici e storici?**
Marco Martella – Mi piacerebbe, un giorno, poter pubblicare due numeri all’anno, ma per il momento non è possibile. Per quanto riguarda la diversità dei contributi, sarebbe un peccato privarsene, perché è una ricchezza necessaria. Un giardino è una realtà complessa, che coinvolge diverse competenze tecniche ma anche sensibilità (verso l’architettura dello spazio, la luce, il vegetale, la storia del luogo, l’atmosfera…). Per avere una visione olistica del giardino, è indispensabile tenere conto di questi saperi e sensibilità.
Soprattutto, credo sia importante superare questa dicotomia, a mio avviso sterile e artificiale, tra la dimensione tecnica e quella filosofica del luogo, una dicotomia che purtroppo persiste da troppo tempo nel mondo dei giardini e del paesaggio. Se un buon giardiniere è sempre un po’ filosofo (un filosofo che spesso non sa di esserlo), non si può comprendere un giardino solo con strumenti intellettuali, senza mettere le mani nella terra…
Revue des Deux Mondes – In che modo la sua rivista accompagna la sua opera letteraria?**
Marco Martella – Nei miei libri porto avanti questa esplorazione dei legami tra giardino e poesia. Anche in questo caso, si tratta di “utilizzare” il giardino per interrogarsi sul nostro posto nel mondo, sul nostro rapporto con la natura e, naturalmente, sulla questione del tempo, alla quale l’essere umano sembra non poter sfuggire. La scrittura, come il giardinaggio, interroga il mondo. Talvolta arrivano delle risposte, ma sembra che sia l’atto di porsi domande a contare più delle risposte stesse, il cammino più della meta. E i panorami che si aprono davanti a noi lungo questo cammino.