CASTELLO DI ROMENA | PRATOVECCHIO

ITINERARI STORICI

Le prime testimonianze sull’esistenza del fortilizio risalgono al 1088 quando era la residenza del conte Guido Alberto dei Marchesi di Spoleto, il quale partendo da questa rocca riuscì nel corso dell’XI secolo ad estendere i suoi domini sul Casentino. Nel XII secolo il maniero divenne proprietà dei nuovi signori della valle: i conti Guidi. Alla morte del conte Guido Guerra III (1213), i beni dei Guidi furono suddivisi tra i figli e il castello di Romena passò ad Aghinolfo, e da lui discendono i cosiddetti “conti Guidi di Romena”, un ramo minore della famiglia. L’episodio forse più celebre nella lunga storia del castello avvenne nel 1281. In quel tempo presso il castello viveva Mastro Adamo da Brescia che per conto dei Guidi di Romena, falsificava i fiorini d’oro della Repubblica di Firenze. Catturato e condannato a morte venne giustiziato nei pressi del castello nella località in seguito chiamata Omomorto; l’episodio di Mastro Adamo è riportato anche da Dante Alighieri nel canto XXX dell’Inferno. Lo stesso Dante Alighieri è vissuto per qualche tempo nel castello al tempo del suo esilio durato dal 1301 alla morte nel 1321. Dante era in buoni rapporti con i conti Guidi che accettarono di ospitarlo e proteggerlo: va detto per amor di verità che il sommo poeta risiedette però quasi sempre nel vicino Castello di Porciano. I Guidi rimasero padroni di Romena fino al 1357 quando il castello venne acquistato dal comune di Firenze.

Nel XIV secolo il castello aveva un aspetto molto diverso dall’attuale: era presente un palazzo signorile per i Signori ed anche un cassero qual punto di estrema difesa, era difeso da un sistema costituito da ben tre cerchie murarie e da 14 torri. All’interno del recinto murario vi erano le abitazioni per circa cento persone ed anche un ospedale per i pellegrini o per i poveri; in seguito le torri furono ridotte a cinque. Probabilmente il numero delle torri diminuì già nel 1440 quando il castello fu conquistato e in parte distrutto dalle truppe arruolate dai Visconti, signori di Milano, guidate dal condottiero Niccolò Piccinino. Il castello pochi anni dopo tornò in mano ai fiorentini e da allora in poi seguì le vicende prima di Firenze poi del Granducato di Toscana. Un devastante terremoto nel 1579 ridusse il maniero in un rudere. Proprietà prima dei conti Goretti passò nel 1768, a seguito di un’asta pubblica, ai Flamini, ancora nel ventunesimo secolo proprietari del castello. Ancora nel 1889 i terreni all’interno delle mura erano coltivati con viti e olivi e addossate alla seconda cerchia di mura c’erano della case da contadini. Al conte Ottaviano Flamini si deve il restauro conservativo che ha permesso al castello di salvarsi da un inesorabile degrado. Nel castello soggiornò nel 1901 Gabriele d’Annunzio che qui scrisse gran parte dell’Alcyone; durante la seconda guerra mondiale il castello venne pesantemente bombardato dall’esercito alleato per cacciare le truppe tedesche che qui si erano arroccate.

Sorge in cima ad un poggio a 621 metri di altitudine, in posizione dominate sul Casentino e sul paese di Pratovecchio. Il toponimo Romena o Ormena è un vocabolo di origine etrusca. Nella zona del castello sono stati ritrovati, durante varie campagne di scavo, frammenti di vasi e vari utensili per uso domestico. Il castello si presenta nella veste conferitole grazie ai restauri promossi dal conte Ottaviano Goretti de’Flamini. Sono ancora in piedi il cassero, tre torri e parte delle tre cerchie murarie. L’ingresso al castello avviene a nord dalle cosiddette porta Gioiosa e porta Bacia. Al cassero si accede da una torre, dotata di ponte levatoio e fossato, e una volta all’interno si possono vistare i due nuclei della struttura: la cosiddetta casa del Podestà, palazzo residenziale dei conti Guidi di Romena dove all’interno è collocata una ricostruzione in scala del castello come appariva nel XIII secolo, e il mastio, la torre più alta e più protetta; sono anche presenti una cisterna per la raccolta delle acque piovane e un cunicolo sotterraneo che portava all’esterno. Le mura difensive presentano ancora dei beccatelli, che hanno il compito di sorreggere il camminamento di ronda in legno, opera frutto del ripristino ottocentesco. Tra il cassero e la terza torre superstite c’è l’ampio spazio della piazza d’armi, dove nel 1901 pose la sua tenda Gabriele d’Annunzio. L’ultima delle torri è la cosiddetta torre delle Prigioni. Sottoposto ad importanti restauri è stato riaperto al pubblico nel 2007 ed è visitabile a pagamento.

ITINERARI STORICI | ITINERARI SIMBOLICI

VILLE & GIARDINI DELLA LUCCHESIA

VILLA MANSI

NINFEO BAGNO DI DIANA

Esiste una documentazione molto ricca della storia della villa: costruita dalla famiglia Benedetti fu venduta ai Cenami nel 1599. L’antica villa era un edificio a pianta rettangolare molto semplice, con un salone centrale …

VILLA TORRIGIANI A CAMIGLIANO

IL GIARDINO SEGRETO DI FLORA

Un lungo e maestoso viale di cipressi introduce alla villa dalla scenografica facciata barocca. L’edificio, d’impianto cinquecentesco, venne ampliato e ridisegnato nella prima metà del Seicento da Niccolò Santini …

VILLA REALE DI MARLIA

UN ESCLUSIVO TEATRO DI VERZURA

La villa d’impianto cinquecentesco, ridisegnata alla metà del XVII secolo dagli Orsetti, venne acquistata nel 1811 da Elisa Baciocchi bonaparte, principessa di Lucca e di Piombino. La “Semiramide del Nord” …

VILLA OLIVA BUONVISI

LA BELLISSIMA DIANA SEDUTA

Il parco della Villa, interamente recintato, si estende per circa cinque ettari e risulta composto da vari tipi di giardini. In un interessante Terrilogio del XVII secolo troviamo riprodotta e descritta la proprietà. …

Contatti:

CASTELLO DI ROMENA | PRATOVECCHIO
Indirizzo: Località, Via di Pieve di Romena, 10
Comune: 52015 Pratovecchio AR
Sito web: www.castellodiromena.it/

FIESOLE

Fiesole è un immenso giardino con vista su Firenze e sulle colline d’intorno, un panorama che si disegna in un susseguirsi di linee ondulate protette dalla cornice dell’Appennino. Come tutti i giardini merita cura e attenzioni continue e minute e, in effetti, gli strumenti urbanistici degli ultimi quarant’anni, nei loro principi informativi e prescrittivi, hanno assunto la protezione di questa specifica particolarità del territorio, che si esplicita e si materializza in ogni frammento di paesaggio. Ogni elemento in un simile contesto diventa prezioso per la sua forma, le sue proporzioni, i suoi colori, la sua storia: pietre, vegetazione e manufatti diventano parti fondative di un tutto, di un in-sieme unitario e armonioso in cui gli interventi, anche minimi, se non sincronici, possono produrre gravi alterazioni nel paesaggio del Colle Lunato (esiste un nome più evocativo per un luogo?).

In simili contesti, soprattutto in relazione alle pressioni edilizie che inevitabil-mente vi sì scatenano, non è facile mantenere un equilibrio fra la conservazione dei luoghi e lo sviluppo delle attività. Per questo e per meglio comprendere la “misura” di Pietro Portinai è opportuna una breve puntualizzazione sugli strumenti urbanistici fiesolani. È verso la metà degli anni Settanta, che Fiesole si dota di un piano regolatore che ha come obiettivo prevalente la tutela del suo territorio, ma è nel 1983 che viene adottata la variante per le zone agricole, redatta da Gianfranco Di Pietro e Calogero Narese, e che l’amministrazione comunale assume la consapevolezza della unicità e della delicatezza del suo paesaggio.

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