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ITINERARI STORICI | PIEMONTE

IVREA

Il nome antico è Eporedia, nome ancora spesso utilizzato per chiamare la città. Fu fondata intorno al V secolo a.C. dai Salassi, un popolo d’origine celtica stabilitosi nel Canavese. Il toponimo potrebbe quindi derivare dalla divinità celtica Epona, in particolare dalla contrazione dei termini gallici epo, affine al greco antico hippos, (cavallo), e reda, cioè carro a quattro ruote, indicandola come già strategica stazione viaria di carri equestri per gli accessi cisalpini. I romani latinizzarono il nome, che subì delle varianti, quali Iporeia, quindi Ivreia, Ivrea. A partire dal I secolo a.C. fu infatti colonia romana, collocata a presidio della via militare che dalla pianura piemontese si spingeva nelle valli della Dora Baltea. Particolarmente rilevanti, tra le testimonianze archeologiche di questo periodo, sono i ruderi dell’anfiteatro[11], collocato a breve distanza dall’attuale centro storico. In seguito mutò nome in Augusta Eporedia. Nel periodo longobardo invece, Ivrea diventò sede dell’omonimo ducato, tra il VI e il VII secolo. All’inizio del secolo VIII, Ivrea diventò contea e marca, sotto il regno franco, attraverso la nascente dinastia Anscarica. Qui, dopo un periodo di contrasti con Warmondo (potente vescovo della città), nell’anno 1000 fu acquisita dal marchese Arduino da Pombia il quale, l’anno dopo, a Pavia, verrà eletto Re da una dieta di principi e signori contro il volere dell’imperatore Ottone III di Sassonia. La città Ivrea acquisì grande importanza all’interno del Regno d’Italia.

Re Arduino, in forte contrasto sia con la chiesa di Ivrea sia con quella di Vercelli, fu scomunicato dal papa Silvestro II, e restò sul trono fino al 1014, anno in cui abbandonò la lotta ritirandosi nell’abbazia di Fruttuaria dove morì nel 1018. Sul finire dell’XI secolo, dopo il periodo degli Arduinidi, Ivrea tornò a essere dominata dalla signoria vescovile. Ricordo di questo periodo è l’ancor esistente Torre di Santo Stefano, alla fine di corso Botta, fortemente voluta e sovvenzionata dal papa Niccolò II per riaffermare il potere sulla città, all’epoca utilizzata come campanile dell’adiacente monastero di benedettini (oggi scomparso), distaccamento dell’abbazia di Fruttuaria di San Benigno Canavese.

Nella seconda metà del secolo XII tentò di affermarsi il potere politico dei marchesi del Monferrato, istituendo il territorio del “comune di Ivrea e Canavese”, ma destinato comunque a soccombere nei primi decenni del secolo successivo. Nel 1238, l’imperatore Federico II pose la città sotto il suo dominio; nel seguito, la signoria della città tornerà a essere disputata tra il vescovo di Ivrea, il marchese del Monferrato e altri potentati, tra cui il conte di Savoia. Nel 1356, Ivrea passò, dunque, sotto il dominio del Conte Verde di Savoia e, nella seconda metà del secolo XIV, la città assistette alla rivolta contadina contro i soprusi dei nobili canavesani che va sotto il nome di “tuchinaggio”. Fatta eccezione di brevi periodi di occupazione spagnola e poi francese nel secolo XVI, Ivrea rimase alle dipendenze dei Savoia praticamente per tutto il periodo tra il XV e il XVIII secolo.

Il 26 maggio 1800, Napoleone venne accolto a Ivrea insieme alle sue truppe vittoriose. Sotto il dominio napoleonico Ivrea fu capoluogo del “Département de la Doire”, uno dei cinque in cui era stato suddiviso il Piemonte; tuttavia, nel 1814 la città, così come il resto del Piemonte, ritornò ai Savoia, con Vittorio Emanuele I, re di Sardegna. Dal 1859 al 1927 Ivrea diventò il capoluogo dell’omonimo circondario, uno dei cinque in cui era suddivisa la provincia di Torino del Regno di Sardegna, fino all’Unità d’Italia. Il XX secolo vide la città protagonista di un nuovo polo industriale, con la fondazione della prestigiosa fabbrica di macchine per scrivere Olivetti, a partire dal 1908. Nel 1927 la città, insieme a ben altri 112 comuni dell’alto Canavese, viene annessa alla Valle d’Aosta, per costituire una nuova Provincia di Aosta. Tale annessione verrà sciolta nel 1945, per ritornare sotto la Provincia di Torino. Sul finire degli anni novanta, con il declino dell’Olivetti, l’economia della città subirà un duro colpo; qualche anno più tardi, la città diventerà la sede italiana della società di telecomunicazioni mobile Vodafone Italia.



ITINERARI STORICI | IVREA

LE ARCHITETTURE OLIVETTIANE

Qualcosa da cui ricominciare. Architetture senza tempo, che a guardarle oggi ti sembrano ancora belle di quella bellezza sospesa che avevano nelle foto in bianco e nero scattate al tempo della loro costruzione. Una candidatura a sito Unesco per farsi conoscere al mondo, per salvare queste architetture e i luoghi in cui sono inserite, che sono stati gradualmente contaminati nei loro spazi interstiziali da intrusioni speculative e “distrazioni” urbanistiche, ma anche per guardarsi con gli occhi dell’altro e ricordare a noi stessi, in quest’angolo di Canavese ai confini dell’impero, ciò di cui siamo stati protagonisti. È il tardo inverno 1960, il 27 febbraio Olivetti muore improvvisamente. Ivrea si paralizza – è carnevale – i festeggiamenti sono annullati. Il vuoto lasciato da Adriano sarà riempito dal solo disorientamento.

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