Questo grande giardino, anzi sarebbe più esatto parlare di parco, circonda una splendida villa cinquecentesca che, alta su una collina nei pressi di Asolo, domina la pianura. Ciò che più colpisce nel progetto di Porcinai è come sia riuscito a creare angoli di grande intimità, caldi ed accoglienti, in un contesto grandioso e ad inserire elementi moderni e funzionali, fra i quali per esempio la piscina ed i relativi locali, senza pregiudicarne il carattere formale.
Un largo viale d’ingresso in ciottoli e pietra conduce alla villa; ai lati, una fitta vegetazione composta di alberi d’alto fusto (in maggioranza Cedrus atlantica), arbusti (Rhododendron, Azalea, Sarcococca, Skimmia), tappezzanti (Convallaria japonica, Ruscus hypoglossum, Hedera). L’arrivo è dalla parte posteriore dell’abitazione, un ampio spazio per lo più tenuto a prato ma con una parte in ghiaia riservata alle auto; sulla sinistra, appoggiata ad un vecchio muro che lo chiude, una splendida siepe di acidofile (in maggioranza Kalmia latifolia e Rhododendron).
Attraverso uno stretto passaggio a lato della villa, ci si immette in un lungo percorso che, scendendo dolcemente per la collina, porta alle varie zone del giardino e alla piscina; filari svettanti di Cipressi, familiari nella zona dopo che gli inglesi, nell’800, li usarono anche nei nostri giardini, alte siepi di Prunus laurocerasus, muri di pietra e di Taxus baccata ne bordano i lati.
La piscina appare all’improvviso, assolutamente inaspettata: adagiata su un prato, domina l’ampia pianura ai suoi piedi. I dislivelli sono numerosi in questo parco che si snoda tutto in collina, e Porcinai si è sempre premurato di addolcire le scarpate per poterle ricoprire di vegetazione; ed ecco susseguirsi sontuosi tappeti gialli di Hypericum calycinum, verde tenero di Lonicera pileata, lilla di lavanda, bianco-rosato di abelia. La principale sensazione che suscita questo giardino è un invito a percorrerlo, ad inoltrarsi attraverso varchi e sentieri per scoprire cosa si nasconde al di là.
Allori e Cipressi, muri e pavimentazione a volte nascondono, a volte si aprono improvvisamente, a volte lasciano appena intravedere, in un gioco sapientissimo che comunque sempre stupisce ed affascina. Se la maggior parte della vegetazione è a fogliame persistente (Buxus sempervirens e Prunus laurocerasus per le siepi, Lonicera pilata e Prunus “Otto Luyken” per le scarpate), per assicurare un decoro strutturale durante tutto l’arco dell’anno, si notano anche specie scelte soprattutto per la fioritura, come 1′ Hydrangea petiolaris e le numerose rose. Un cenno particolare merita la piscina, sobria, lineare, e soprattutto visibile solo quando si è appena a pochi passi.
Testo di Silvia Travaglini per gentile concessione.
Rif. Emilia Romagna e Veneto: MARCELLA MINELLI, FLAMINIA PALMINTERI, MARIO PERUZZO, SILVIA TRAVAGLINI, I giardini di Pietro Porcinai in Emilia Romagna e nel Veneto, Acerinternational, Lecco 1999
Un’importante capacità di Pietro Porcinai era quella di individuare i reali problemi e comprendere le procedure idonee, precorrendo sempre i tempi grazie ad una pre-veggenza fondata su basi tecniche sperimentate. Oltre al suo precoce ed innato talento naturale e alla sua intelligenza professionale, Porcinai aveva inoltre maturato una specifica formazione all’estero, in notevole anticipo rispetto ad altri, senza dubbio rimanendo influenzato dalla cultura paesaggistica di quei paesi, in particolare Germania e Belgio, dove aveva fatto pratica di tecniche colturali presso alcuni vivai specializzati. In Italia il percorso della sua formazione si intrecciò con un periodo cruciale dell’arte dei giardini: infatti, proprio nel 1924 Luigi Dami pubblicò II giardino italiano, dimostrando il primato italiano nell’arte dei giardini.
La natura autoctona e caratteristica del giardino italiano, nel riappropriarsi del suo primato in un campo diventato oggetto di studi di stranieri, soprattutto anglosassoni, culminò nella famosa Mostra del Giardino Italiano del 19311 a Firenze, dove si tese alla valorizzazione di un grande passato, senza tuttavia tentare di aprire la strada alla ricerca di nuove forme moderne nell’arte dei giardini. Presidente della Commissione esecutiva’ della mostra fu Ugo Ojetti, sostenitore di un’architettura monumentale e in stile. Nell’ambito della manifestazione furono riproposti dieci modelli ideali di giardini, in una sorta di percorso storico dell’arte dei giardini italiani, concepiti come piccole creazioni scenografiche in cui era presente anche il giardino paesaggistico all’inglese, anche se giudicato estraneo alla tradizione classica nazionale.
La collana dei casi, 113
2016, pp. 309
isbn: 9788845930737
L’Associazione Dimore Storiche Italiane, nasce a Roma il 4 marzo del 1977 sull’esempio di analoghe associazioni già operanti in altri Paesi europei. Questo importante sodalizio, che da oltre 40 anni si propone di agevolare la conservazione, la valorizzazione e la gestione delle dimore storiche, è sorto grazie all’impegno e alla passione di alcuni proprietari fedeli custodi di quello che si può senza alcun dubbio definire il più importante patrimonio storico-artistico mondiale. I fondatori di A.D.S.I. furono Gian Giacomo di Thiene, Niccolò Pasolini dall’Onda, Oretta Massimo Lancellotti, Aimone di Seyssel d’Aix, Ippolito Calvi di Bergolo, Augusta Desideria Pozzi Serafini, Rinaldo Chidichimo, Bona Midana Battaglia, Bonaldo Stringher e Bianca Leopardi. Il 22 aprile dello stesso anno si riunì a Palazzo Pasolini dall’Onda il primo Consiglio Direttivo dell’Associazione che elesse all’unanimità Presidente Nazionale Gian Giacomo di Thiene, il quale mantenne questo importante incarico fino al 1986. Nello stesso giorno furono costituite le prime Sezioni regionali: Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Marche, Piemonte, Puglia, Toscana, Umbria e Veneto.
L’Associazione Dimore Storiche Italiane (A.D.S.I.) riunisce i proprietari di immobili storici di tutta Italia, che rappresentano una componente importante del nostro patrimonio culturale. Le dimore storiche sono beni culturali di rilevante interesse storico-artistico, “soggetti a vincolo”, e quindi tutelati dallo Stato, che ne deve favorire la conservazione, e sono affidati alla responsabilità dei proprietari. Si tratta di un patrimonio vasto ed eterogeneo: case e palazzi, ville e castelli, ma anche giardini e tenute agricole. Sono distribuiti in tutto il Paese e, per quasi l’80% per cento, situati in campagna o in provincia. Ognuno di questi beni ha una precisa identità, unica in Europa: per la sua storia, per il suo valore culturale e per lo stretto legame con il territorio di riferimento. Unici sono però anche i gravi problemi che la manutenzione di questi beni comporta, a cui devono far fronte quotidianamente i proprietari che ne sono custodi. Sono però beni che, se ben mantenuti e gestiti, possono dare un contributo importante alla vita culturale, sociale ed economica delle comunità in cui sono inseriti. Per raggiungere questo risultato l’Associazione Dimore Storiche Italiane, con i suoi 4500 soci, è costantemente impegnata, insieme all’European Historic Houses Association (EHH), nel promuovere la tutela e la valorizzazione delle dimore storiche.
gli Adelphi, 240
2003, 5ª ediz., pp. 367, Con 8 tempere
isbn: 9788845917837
La villa appartenuta alle Monache benedettine di San Martino fin dal XIV secolo, passò, nel XV secolo ad Antonio e Bernardo Rossellino e successivamente, nel 1610, a Zanobi di Andrea Lapi. Nel 1718 venne acquistata dai Capponi. Sono i Capponi che definiscono la villa nelle sue forme attuali, come appare nelle incisioni del XVIII secolo. In questo periodo compare: il giardino tergale, concepito come un cortile decorato a motivi rustici e posto ad un livello superiore rispetto all’edificio, l’aranceta, dove sono custoditi vasi d’agrumi, la lecceta, statue in pietra raffiguranti animali.
Nel corso dell’Ottocento numerosi furono i proprietari che si susseguirono, molti dei quali appartenenti alla ricca nobiltà europea. Fra questi Jeanne Keshko, moglie del principe Eugenio Ghyka-Comanesti, che acquista la proprietà nel 1896 tenendola fino al 1925. Durante la seconda guerra mondiale, la villa e il giardino subirono danni ingenti, tanto che quest’ultimo non era più riconoscibile. Nel 1954, sulla base di vecchi documenti, il proprietario Marcello Marchi iniziò un lungo restauro durato sei anni, che riportò la villa al suo antico splendore, dal 1994, gli eredi Zalum ne proseguono l’opera.
Arte Sella is a contemporary art exhibition in nature that takes place in the Val di Sella, in the municipality of Borgo Valsugana. Arte Sella is an international event of contemporary art established in 1986, held outdoors in the meadows and forests of Val di Sella (municipality of Borgo Valsugana, province of Trento). It was initiated in 1986 by Enrico Ferrari, Emanuele Montibeller, and Carlotta Strobele, and is managed by the association of the same name. Enrico Ferrari served as president until 2000, followed by Laura Tomaselli, and since March 2012, Giacomo Bianchi has taken over. In the initial period (1986-1996), the event was biennial and took place at “Casa Strobele” and its park. From 1996 onward, it expanded along a path on Monte Armentera, still within Val di Sella, called artenatura. Approximately 25 artworks are positioned along a 3 km trail.