VILLA IL GAROFALO

Giardini Storici

Questa villa, sulla collina di Camerata a Firenze, ai primi del Trecento apparteneva agli Alighieri. Quando questa famiglia fu esiliata nel 1302, la villa venne confiscata dalla Repubblica, dalla quale la ricomprarono nel 1332 i Portinari e la tennero fino al 1507. Poi la villa passò alla famiglia Giuntini. La famiglia Bondi rese alla villa il suo carattere medievale nel 1865 e, fin dal tempo della prima guerra mondiale, vi istituì un ospizio per i mutilati della guerra.

Costruita tra la fine del ‘200 e gli inizi del ‘300, è stata la magione campestre degli Alighieri fino alla cacciata di Dante da Firenze. In questa occasione “casa novella divenne ai Portinari”. Copia di questo contratto è custodita nell’Archivio di Stato. La parte dove si trova il pozzo e il relativo lastricato, sono ancora originali. Nel corso dei secoli, tra le molte famiglie proprietarie, si ricorda quella dei Bondi che l’abitarono prima dei Rimbotti sin dal ‘700 e che la impreziosirono con oggetti acquistati nel corso dei loro lunghi viaggi. Molti di questi oggetti sono ancora presenti nella Villa. Nel corso della Prima Guerra Mondiale divenne luogo di accoglienza per feriti e invalidi di Guerra, mentre durante la Seconda Guerra Mondiale venne scelta come una delle sedi dell’Ospedale Meyer.

Danneggiata da due ordigni degli Alleati che pensavano invece fosse la sede del comando delle truppe tedesche, venne acquistata dai conti Rimbotti nel 1945 che effettuarono un accurato restauro utilizzando i materiali originali e riportando la villa agli antichi fasti. Xavier Bueno realizzò in questo contesto l’affresco del Salone delle Feste, ponendo il Committente, conte Rimbotti, come prima figura a destra con le chiavi di casa in mano. Da molti anni è stata dichiarata Dimora Storica. Una parte della Magione è stata recentemente restaurata e dedicata all’accoglienza, dando così l’opportunità a fortunati viaggiatori di soggiornare nei luoghi Danteschi.

FIESOLE

Fiesole è un immenso giardino con vista su Firenze e sulle colline d’intorno, un panorama che si disegna in un susseguirsi di linee ondulate protette dalla cornice dell’Appennino. Come tutti i giardini merita cura e attenzioni continue e minute e, in effetti, gli strumenti urbanistici degli ultimi quarant’anni, nei loro principi informativi e prescrittivi, hanno assunto la protezione di questa specifica particolarità del territorio, che si esplicita e si materializza in ogni frammento di paesaggio. Ogni elemento in un simile contesto diventa prezioso per la sua forma, le sue proporzioni, i suoi colori, la sua storia: pietre, vegetazione e manufatti diventano parti fondative di un tutto, di un in-sieme unitario e armonioso in cui gli interventi, anche minimi, se non sincronici, possono produrre gravi alterazioni nel paesaggio del Colle Lunato (esiste un nome più evocativo per un luogo?).

In simili contesti, soprattutto in relazione alle pressioni edilizie che inevitabil-mente vi sì scatenano, non è facile mantenere un equilibrio fra la conservazione dei luoghi e lo sviluppo delle attività. Per questo e per meglio comprendere la “misura” di Pietro Portinai è opportuna una breve puntualizzazione sugli strumenti urbanistici fiesolani. È verso la metà degli anni Settanta, che Fiesole si dota di un piano regolatore che ha come obiettivo prevalente la tutela del suo territorio, ma è nel 1983 che viene adottata la variante per le zone agricole, redatta da Gianfranco Di Pietro e Calogero Narese, e che l’amministrazione comunale assume la consapevolezza della unicità e della delicatezza del suo paesaggio.

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VILLA I TATTI

In antichità la costruzione fu posseduta dagli Zati, che la vendettero nel 1563 a Giulio d’Alessandro del Caccia dai cui figli, nel 1603, l’acquistò Porzia di Tommaso de’ Bardi vedova di Niccolò di Francesco degli Alessandri. Restò agli Alessandri fino al 1854, quando il conte Carlo di Gaetano la vendette a John Temple-Leader, che la inglobò nei suoi vasti possedimenti sulle colline di Maiano e di Vincigliata. Alla sua morte fu ereditata da Lord Westbury. Nel 1907 Bernard Berenson (1865-1959) e la moglie Mary Pearsol Smith, che abitano la villa già dal 1900, decidono di acquistare la proprietà.

Al momento dell’acquisto la villa lascia molto a desiderare, il giardino si limita a gruppi sparsi di vecchi cipressi e ad una limonaia. Berenson in quel periodo comincia però a ricevere una retribuzione regolare dal grande mercante americano Joseph Duveen e pertanto può acquistare anche il terreno circostante. Questa e il giardino sono trasformati a partire dal 1909 da Cecil Pinsent e Geoffrey Scott, che furono introdotti dagli stessi Berenson nella ricca comunità angloamericana, all’epoca molto numerosa sui colli fiorentini.

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