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PIETRO PORCINAI | GIARDINI FIESOLANI VILLA MARTELLO © ALESSIO GUARINO
Villa Martello

Giardini Fiesolani

Il podere ed il giardino di questa bella casa colonica in Via Benedetto da Maiano sono totalmente integrati con il paesaggio circostante. Il caratteristico complesso è localizzato alle pendici di Fiesole, in un’ampia fascia agricola produttiva, ora soggetta ad una rapida trasformazione in zona a carattere residenziale. Il paesaggio rappresenta per il podere un riferimento di fondamentale importanza, tutto il panorama entra a far parte del complesso, attraverso labili confini ottenuti con alberi e siepi che, per collocazione e specie, ben si coniugano con esso. Pietro Porcinai, il grande architetto dei giardini, interviene nel 1985 per creare lo straordinario giardino. La valorizzazione della zona vicino alla casa ha tenuto conto del valore fondamentale del paesaggio storico circostante, quale patrimonio culturale da conservare e tramandare nel rispetto dell’antico equilibrio tra uomo e natura. Il podere è stato considerato tutto un giardino, è stato restaurato l’oliveto, impiantato un frutteto, un vigneto, si sono conservati gli elementi agricoli, come i muretti di contenimento, le vecchie pavimentazioni e le viottole poderali. In prossimità della colonica sono stati creati spazi ad essa connessi, l’aia in cotto e pietra, tra cui sono state inserite piccole erbacee perenni, una pergola di vite per il soggiorno all’aperto, un gruppo di lecci potati a formare uno spazio ombroso, piante aromatiche. Gli elementi architettonici, quali garage e piscina, sono limitati e si fondono nella composizione, che diventa sempre più agreste via via che ci si allontana dalla casa colonica. Tutti gli impianti tecnici necessari per la residenza e per l’uso della piscina sono completamente occultati nel disegno generale con scarpate ricoperte di Teucrium fruticans, lavanda e santoline dalle raffinate sfumature argentee che ben si accordano con il colore degli olivi. Sono usate essenzialmente specie autoctone, per le siepi quelle della macchia mediterranea: corbezzolo, alloro, lentaggine o viburno, alaterno, e per le alberature: querce, olivi, cipressi, alberi da frutto della tradizione contadina, giuggioli, nespoli. Già fuori del grande portone d’ingresso al giardino, Porcinai realizza due composizioni verdi, con cipressi e rose. L’antica via accanto alla casa è stata restaurata ed è stato creato un nuovo accesso carrabile nella viottola laterale. 

Ines Romitti

I GRANDI PAESAGGISTI DEL 900

PIETRO PORCINAI

Un’importante capacità di Pietro Porcinai era quella di individuare i reali problemi e comprendere le procedure idonee, precorrendo sempre i tempi grazie ad una pre-veggenza fondata su basi tecniche sperimentate. Oltre al suo precoce ed innato talento naturale e alla sua intelligenza professionale, Porcinai aveva inoltre maturato una specifica formazione all’estero, in notevole anticipo rispetto ad altri, senza dubbio rimanendo influenzato dalla cultura paesaggistica di quei paesi, in particolare Germania e Belgio, dove aveva fatto pratica di tecniche colturali presso alcuni vivai specializzati. In Italia il percorso della sua formazione si intrecciò con un periodo cruciale dell’arte dei giardini: infatti, proprio nel 1924 Luigi Dami pubblicò II giardino italiano, dimostrando il primato italiano nell’arte dei giardini.

La natura autoctona e caratteristica del giardino italiano, nel riappropriarsi del suo primato in un campo diventato oggetto di studi di stranieri, soprattutto anglosassoni, culminò nella famosa Mostra del Giardino Italiano del 19311 a Firenze, dove si tese alla valorizzazione di un grande passato, senza tuttavia tentare di aprire la strada alla ricerca di nuove forme moderne nell’arte dei giardini. Presidente della Commissione esecutiva’ della mostra fu Ugo Ojetti, sostenitore di un’architettura monumentale e in stile. Nell’ambito della manifestazione furono riproposti dieci modelli ideali di giardini, in una sorta di percorso storico dell’arte dei giardini italiani, concepiti come piccole creazioni scenografiche in cui era presente anche il giardino paesaggistico all’inglese, anche se giudicato estraneo alla tradizione classica nazionale.