*La documentazione fotografica integrale del progetto è consultabile su richiesta.
VILLA DI MAIANO
I giardini fiesolani
L’originario “palagio di Maiano” appartenne ai Tolosini, passando poi per via ereditaria ai Boscoli, che nel 1464 lo vandettero agli Alessandri. Venne devastato nel 1481 da un uragano, tanto che l’allora proprietario Bartolomeo degli Alessandri, per far fronte ai debiti, dovette vendere l’intero complesso con l’ampio podere circostante. La cedette al cognato Guido Sforza, conte di Santa Fiora, e suo figlio la vendé poi nel 1510 ai Buonagrazia. Nel 1546 era di proprietà dei Pazzi e qui nacque Caterina, la futura santa Maria Maddalena dei Pazzi. Nel XVIII secolo si estinse il ramo nobile dei Pazzi con Luigi di Cosimo e la villa passò così ai Gucci Tolomei, prima di entrare nei possedimenti di John Temple Leader nel 1850, il quale la acquisto “a cancello chiuso”, cioè con tutto quello che conteneva. L’eclettico uomo politico inglese fece della villa la sua abitazione e il centro dei suoi affari, iniziando quei lavori di complessivo restauro della zona che ebbero il culmine nella ristrutturazione neogotica del vicino Castello di Vincigliata. Lavorò per Temple Leader alla villa di Maiano l’architetto Felice Francolini, che, rispettando l’aspetto quattrocentesco della proprietà, avviò una ristrutturazione globale con interventi anche radicali, come il rialzo di un piano e l’aggiunta del torrione centrale, in stile goticheggiante (che cita esempi come villa la Petraia) con loggia. Anche la facciata verso sud venne arricchita, costruendo un ampio portico con colonne doriche, ispirato a quello della villa medicea di Artimino, che crea un’ampia terrazza panoramica raggiungibile tramite una scalinata in pietra serena. Il cortile centrale venne trasformato in un’ampia sala da ballo neorinascimentale, arredato con pezzi originari della villa o appositamente commissionati ad artigiani locali. L’ultimo intervento fu la costruzione, tra il 1863 e il 1864, della cappellina privata, posta sul lato nord della villa. Il piccolo oratorio venne eretto su progetto di Giuseppe Fancelli, che era figlio del fattore di John Temple Leader e discendente di una famiglia di altri esponenti distinti nel campo dell’arte. Il Fancelli realizzò un ambiente raccolto a navata unica separato dal corpo della villa e con la decorazione delle vetrate della prestigiosa officina di Ulisse De Matteis. La villa ebbe numerosi ospiti illustri, come la Regina Vittoria che nel 1893 fece alcuni schizzi del laghetto per il suo album di ricordi. Con la morte di Leader nel 1903 tutte le sue proprietà passarono al suo nipote Richard Bethell Lord Westbury, che cedette la villa al chirurgo Teodoro Stori nel 1917. I discendenti di sua moglie, Elisabetta Corsini sono gli attuali proprietari della villa che per questo viene anche talvolta indicata come Villa Corsini di Maiano. Il giardino davanti alla villa è composto da un grande prato, movimentato da alcuni elementi come un pozzo, una gazebo e una piscina rettangolare decorata da una loggetta neogotica in raffinata bicromia di mattoni e pietra e il Laghetto delle Colonne, di forma irregolare che sfruttava una cavità naturale. In questi bacini John Temple Leader era solito immergersi per diletto personale, per rigenerare lo spirito e esercitare il corpo. Nella parte finale una terrazza pavimentata in pietra con balaustra rappresenta il miglior punto panoramico del giardino. Dal prato, in asse con l’ingresso principale della villa, due leoni-marzocchi con stemmi araldici familiari introducono al passaggio verso la terrazza inferiore, voltato a botte. La terrazza inferiore conserva un grande giardino all’italiana, con siepi geometriche circondate dal bosso e ospitanti varie essenze fiorite. Il lato nord, al di sotto della terrazza del livello superiore, è chiuso da un edificio di servizio che funge anche da limonaia. Il lato ovest, verso via del Salviatino, ha una più contenuta terrazza che guarda sulla parte agricola della proprietà. Vi si trova un prato con due alberi ad alto fusto, bordato da siepi in bosso che disegnano motivi geometrici. La parte a nord della villa invece ospita un parco all’inglese, progettato da Giuseppe Fancelli e Alessandro Papini (esperto nell’idraulica e valido architetto paesaggista), venne creato in un’area in stato di abbandono dove si trovavano le antiche cave di pietra arenaria. Vi si trovano boschi di conifere e latifoglie, corsi d’acqua e uliveti, punteggiati qua e là da statue, fontane e altre decorazioni.
VILLA GAMBERAIA
GIARDINI STORICI ITALIANI
La villa appartenuta alle Monache benedettine di San Martino fin dal XIV secolo, passò, nel XV secolo ad Antonio e Bernardo Rossellino e successivamente, nel 1610, a Zanobi di Andrea Lapi. Nel 1718 venne acquistata dai Capponi. Sono i Capponi che definiscono la villa nelle sue forme attuali, come appare nelle incisioni del XVIII secolo. In questo periodo compare: il giardino tergale, concepito come un cortile decorato a motivi rustici e posto ad un livello superiore rispetto all’edificio, l’aranceta, dove sono custoditi vasi d’agrumi, la lecceta, statue in pietra raffiguranti animali. Nel corso dell’Ottocento numerosi furono i proprietari che si susseguirono, molti dei quali appartenenti alla ricca nobiltà europea. Fra questi Jeanne Keshko, moglie del principe Eugenio Ghyka-Comanesti, che acquista la proprietà nel 1896 tenendola fino al 1925. Durante la seconda guerra mondiale, la villa e il giardino subirono danni ingenti, tanto che quest’ultimo non era più riconoscibile. Nel 1954, sulla base di vecchi documenti, il proprietario Marcello Marchi iniziò un lungo restauro durato sei anni, che riportò la villa al suo antico splendore, dal 1994, gli eredi Zalum ne proseguono l’opera.
The Certosa Monastery: A Spiritual and Architectural Masterpiece
CERTOSA DI FIRENZE
La Certosa di Firenze, conosciuta anche come Certosa del Galluzzo, è un importante complesso monastico situato sulle colline a sud della città, in una posizione panoramica che domina la valle dell’Arno. Fu fondata nel 1341 da Niccolò Acciaioli, potente uomo politico e mecenate fiorentino, con l’intento di creare un luogo di raccoglimento e preghiera per i monaci certosini, seguaci della regola di San Bruno, caratterizzata da silenzio, isolamento e meditazione. L’architettura della Certosa riflette la sobrietà e la spiritualità della vita certosina, con ampi spazi dedicati alla preghiera individuale, come le celle dei monaci, e zone comuni come il chiostro grande, il refettorio e la chiesa. Nei secoli, il complesso si arricchì di opere d’arte di grande pregio, tra cui affreschi, pale d’altare e arredi liturgici, opera di artisti come Pontormo e Bernardino Poccetti. La storia della Certosa è stata segnata da numerosi cambiamenti. Durante il periodo napoleonico, come molte istituzioni religiose, subì la soppressione e la dispersione di parte del patrimonio. Dopo la Restaurazione e soprattutto con l’Unità d’Italia, fu affidata a diverse congregazioni religiose. A partire dagli anni Cinquanta del Novecento, fu abitata da una comunità di monaci cistercensi, che ha mantenuto viva la tradizione spirituale del luogo. Oggi la Certosa di Firenze è non solo un centro religioso, ma anche un importante sito culturale e turistico. Il complesso è visitabile e offre ai visitatori l’opportunità di immergersi in un ambiente di grande bellezza, silenzio e contemplazione, testimone della profonda spiritualità che ha attraversato i secoli.