VILLA LEONETTI A NAPOLI

PIETRO PORCINAI

Villa Leonetti (già Poggio Fiorito) è una storica villa di Napoli in via Aniello Falcone, nel quartiere Vomero. La struttura, in origine dipendenza di Villa Salve, è posta in posizione sopraelevata rispetto alla strada, e circondata da un parco terrazzato opera dell’architetto Pietro Porcinai. Appartenuta ad Antonio Winspeare dopo il suo matrimonio con Emma Gallone, Duchessa di Salve, e passata alla morte di Antonio (1918) ad Edoardo, figlio del cugino omonimo Antonio Winspeare[1] in quanto la coppia non ebbe figli. Tra il 1928 e il 1931 fu ceduta a Michele Platania. In seguito, costui la vendette a Carlo d’Errico, per poi divenire di proprietà dei conti Leonetti.

Grazie al conte Tommaso Leonetti, l’edificio fu ristrutturato; inoltre fu dotato di ulteriori pregi, tra i quali il portale in piperno grigio scolpito del XVI secolo, in contrapposizione con il giallo dell’alto muro di tufo. Il portale proviene dallo storico palazzo Sirignano; posto ad angolo con piazza Municipio ed appartenuto a Laura Caravita di Sirignano, moglie di Tommaso Leonetti, fu demolito alla fine degli anni trenta del XX secolo. All’interno del complesso, vi è anche una torre di avvistamento (simile alla Torre Ranieri di via Manzoni) risalente al XVII secolo.

I GRANDI PAESAGGISTI DEL 900

PIETRO PORCINAI

Un’importante capacità di Pietro Porcinai era quella di individuare i reali problemi e comprendere le procedure idonee, precorrendo sempre i tempi grazie ad una pre-veggenza fondata su basi tecniche sperimentate. Oltre al suo precoce ed innato talento naturale e alla sua intelligenza professionale, Porcinai aveva inoltre maturato una specifica formazione all’estero, in notevole anticipo rispetto ad altri, senza dubbio rimanendo influenzato dalla cultura paesaggistica di quei paesi, in particolare Germania e Belgio, dove aveva fatto pratica di tecniche colturali presso alcuni vivai specializzati. In Italia il percorso della sua formazione si intrecciò con un periodo cruciale dell’arte dei giardini: infatti, proprio nel 1924 Luigi Dami pubblicò II giardino italiano, dimostrando il primato italiano nell’arte dei giardini.

La natura autoctona e caratteristica del giardino italiano, nel riappropriarsi del suo primato in un campo diventato oggetto di studi di stranieri, soprattutto anglosassoni, culminò nella famosa Mostra del Giardino Italiano del 19311 a Firenze, dove si tese alla valorizzazione di un grande passato, senza tuttavia tentare di aprire la strada alla ricerca di nuove forme moderne nell’arte dei giardini. Presidente della Commissione esecutiva’ della mostra fu Ugo Ojetti, sostenitore di un’architettura monumentale e in stile. Nell’ambito della manifestazione furono riproposti dieci modelli ideali di giardini, in una sorta di percorso storico dell’arte dei giardini italiani, concepiti come piccole creazioni scenografiche in cui era presente anche il giardino paesaggistico all’inglese, anche se giudicato estraneo alla tradizione classica nazionale.

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