Villa Pucci a Granaiolo, un giardino tra passato e futuro

Giardini Contemporanei

Granaiolo, un giardino di prato, un giardino di linee di cemento, una casa toscana, un bosco. L’ho visitato in una mattinata di maggio, il sole spariva ed appariva tra le nubi. Il verde del prato e quello più scuro del bosco erano perfetti, rilucevano. La primavera piovosa aveva favorito i cromatismi del luogo. Conoscevo Granaiolo dalle pubblicazioni ma, come ripete spesso Ippolito Pizzetti, un giardino per capirlo, per sentire il suo significato, la sua poetica bisogna vederlo, visitarlo, percorrerlo. La comprensione avviene gradatamente, lo spazio si muove interno e si dilata, da ogni punto si innescano nuove prospettive, fasce parallele di linee convergono verso il bosco; angoli retti, scatti improvvisi, cambi di direzione rinnovano in continuazione i punti di fuga.

Attorno alla costruzione piani orizzontali degradanti, sottolineati da cordoli in cemento (un irrigidimento delle curve di livello che diventano lineari) determinano un effetto di dilatazione, addirittura sonoro, che dalla casa si diffonde allo scenario verde del bosco. Viceversa se la visione si percepisce dal bosco, la frantumazione dello spazio in piani successivi accompagna il procedere verso l’alto e raccorda le volumetrie. Ci si trova immersi in una atmosfera metatemporale, fuori da qualunque collocazione cronologica, in uno spazio infinito sebbene racchiuso tra quinte arboree. Si assiste a una profonda identificazione con lo spirito del luogo, ritrovato nelle rigide geometrie delle gradonate che si sovrappongono all’andamento naturale del terreno. Il tema del giardino come legame tra l’abitazione e il paesaggio viene svolto in termini attualissimi pur legandosi alla concezione spaziale dei giardini rinascimentali: una metafora, una idealizzazione del parterre all’italiana.

Molti architetti si sono espressi attraverso il giardino, chi con più profondità, chi cogliendone maggiormente il senso: Gae Aulenti, forse per la sua pratica di architetto di interni, di realizzazioni museali scenografiche, per la sua capacità di legare l’antico con il moderno, trova nel tema del giardino di Granaiolo una sintetizzazione, quasi una astrazione compositiva. Si esprime con una sintesi formale che ristruttura tutto lo spazio che circonda la villa secondo una organizzazione di piani che con essenzialità e linearità determinano un contatto tra la casa toscana del XIV secolo e il parco settecentesco che la circonda. Mi incuriosisce conoscere direttamente dall’autrice quale sia il rapporto con la sua opera. Colgo l’architetto Gae Aulenti, al volo, prima della partenza per l’EXPO di Siviglia, dove è presente la sua ultima opera, il Padiglione italiano. Proiettata nel futuro le chiedo di fare un salto nel passato e pensare ad una realizzazione che risale agli anni ’70 un suo intervento particolare, direi anomalo, rispetto al corpus del suo lavoro di affrontare il tema del giardino in generale. Molto gentilmente Gae Aulenti si dispone a farmi pervenire il suo pensiero su un argomento, quello dei giardini, i cui confini sono ampi, si dilatano oltre l’architettura investendo altri campi: il paesaggio, la botanica, la storia, la mitologia, l’arte…

Attraverso il pretesto delle risposte sul suo intervento a Granaiolo, riesco a cogliere una sua disposizione, un’attenzione verso il tema molto puntuale che riesce a definire i termini della questione e a farci immaginare un’attività trasportata indietro nel tempo quando la formazione dell’architetto era complessa e a suggerirci un modo di operare globale, rinascimentale pur facendolo apparire attuale. “Il giardino attorno alla casa doveva essere come un vassoio per la casa stessa, una base che seguisse la situazione morfologica, le curve di livello che dovevano rispettare l’andamento del terreno si sono rettificate” dice Gae Aulenti che aveva precedentemente già dichiarato: “Ho disegnato il giardino di Granaiolo nel ’70 e ogni volta che lo visito e ne rivedo una fotografia mi meraviglio che esso esista… Come si poteva immaginare la metamorfosi di un forte disegno geometrico anche duro e razionale ad un’armonia naturale? Anche per me, che pur ne intuivo la possibilità era difficile crederci tanto che tranquillamente oggi posso dichiararne il rischio e in maniera definitiva decidere che non disegnerò più un giardino. È difficile disegnare un giardino”. Prima dell’intervento di Gae Aulenti la casa era circondata da un giardino all’italiana con palme arbusti e fontane che ne avevano compromesso il rapporto con il parco settecentesco. Il disegno così razionale è forse una risposta istintiva alla precedente sistemazione fatta agli inizi del secolo. Gae Aulenti ha definito il suo intervento un’opera di Land Art, in effetti le opere di celebri artisti da Oppenheim, a Heizer, Long, Flanagan utilizzano o trasformano luoghi naturali per creare le loro opere.

Le componenti fondamentali di questo movimento artistico sono in primo luogo la terra, quindi l’utilizzazione degli elementi naturali: acqua, terra, pietra, aria, dello spazio e del tempo che è parte del divenire dell’opera ma anche del suo scomparire. A tale proposito Gae Aulenti si dichiara sgomenta di fronte al cambiamento della figura nel confronto tra la materia vegetale e il cemento: “Il cemento dei bordi è diventato il limite, il margine di una superficie inafferrabile: la crescita dell’erba, il vento ne alterano le linee. Piove, diluvia, si copre di rugiada, è nascosta dalla neve”. E quasi per magia evocativa in quella mattina in cui ho visitato il parco incominciò a piovere forte, squarci di luce uscivano dalle nuvole, quale vertigine nel correre via da quel luogo.

Ines Romitti

ITINERARI D'ARTE | PISTOIA

FATTORIA CELLE | COLLEZIONE GORI

La Fattoria di Celle, è un complesso storico con una villa risalente al XV secolo, situato in località Santomato, presso Pistoia. Dalla seconda metà del Novecento la tenuta ospita la Collezione Gori, un’importante collezione di opere d’arte contemporanea.

Nel secolo XV la villa con i terreni annessi apparteneva ai Pazzaglia e in seguito passò ai Fabbroni, nobile e colta famiglia pistoiese alla quale si deve in massima parte sia la trasformazione dell’edificio, che la sistemazione del giardino. Questo venne trasformato nella prima metà del XIX secolo in parco romantico, su progetto dell’architetto Giovanni Gambini.

Il torrente Brana, che attraversa l’area del parco, venne abilmente utilizzato per la realizzazione di un lago in forme naturali corredato da un’isoletta ospitante un tempietto in forme neoclassiche e da un “orrido” roccioso, attraversato da un ponticello, su cui si infrange una cascata. Nelle vicinanze vi è un edificio neogotico, conosciuto come Tempietto della fonte e un monumento in stile egizio.

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