GIARDINI PENSILI DI BABILONIA

HISTORY AND ORIGINS OF THE GARDENS I Giardini Pensili di Babilonia sono annoverati dalla tradizione classica tra le Sette Meraviglie del mondo antico. Secondo le fonti greche e latine, sarebbero stati realizzati intorno al 590 a.C. dal re neobabilonese Nabucodonosor II (regno 605–562 a.C.) nella città di Babilonia, nei pressi dell’attuale Baghdad. Tuttavia, la loro esatta collocazione – e persino la loro effettiva esistenza – resta oggetto di dibattito. Nessuna evidenza archeologica inequivocabile li identifica con certezza, e il problema della loro ubicazione rimane tuttora irrisolto. Le fonti antiche descrivono i giardini in modo suggestivo, ma non forniscono indicazioni topografiche precise all’interno della città.
Le ipotesi di localizzazione a Babilonia
La prima teoria sistematica fu avanzata dall’archeologo tedesco Robert Koldewey, che condusse scavi a Babilonia tra il 1899 e il 1917 (le date sono spesso imprecise nelle ricostruzioni più datate). Koldewey individuò una grande struttura nel settore nord-orientale del Palazzo Meridionale, composta da ambienti voltati a botte e da quattordici camere affiancate alle mura perimetrali. Il ritrovamento di un pozzo con fori laterali, interpretato come parte di un sistema di sollevamento dell’acqua, rafforzò la sua ipotesi.
Questa ricostruzione presenta però notevoli criticità: la struttura è relativamente lontana dal corso dell’Eufrate, principale fonte d’acqua, e l’accesso ai giardini avrebbe richiesto il passaggio attraverso ambienti privati e amministrativi del palazzo. Studi successivi hanno inoltre suggerito che quegli spazi fossero più probabilmente magazzini o strutture di servizio, piuttosto che il basamento di un giardino monumentale.
Una seconda ipotesi, formulata dall’assiriologo Donald J. Wiseman, colloca i giardini a nord e al di sopra delle grandi strutture murarie occidentali del Palazzo Meridionale, in prossimità dell’Eufrate. Negli anni Novanta del Novecento, D.W.W. Stevenson propose invece che i Giardini Pensili fossero una struttura terrazzata autonoma, adiacente ma non integrata nel palazzo, probabilmente situata a sud del complesso reale. Tuttavia, nessuna traccia archeologica di tale edificio è stata finora individuata.
L’ipotesi di Ninive
Negli ultimi decenni ha acquisito grande rilievo la teoria sostenuta dalla storica Stephanie Dalley, secondo cui i Giardini Pensili non si trovavano affatto a Babilonia, bensì nella città assira di Ninive, capitale dell’impero sotto il re Sennacherib (regno 705–681 a.C.).
Secondo Dalley, le fonti classiche avrebbero confuso Babilonia e Ninive, non distinguendo chiaramente tra dominio assiro e babilonese, e parlando genericamente di un “regno d’Assiria” che avrebbe semplicemente cambiato capitale. Un elemento decisivo a favore di questa tesi è l’assenza totale di riferimenti ai giardini nelle fonti cuneiformi babilonesi, a fronte della ricca documentazione assira che descrive imponenti opere idrauliche e giardini monumentali a Ninive, lungo il fiume Khosr, volute proprio da Sennacherib. In alcune iscrizioni, il sovrano parla esplicitamente di un “giardino meraviglioso per tutti i popoli”, irrigato grazie a un avanzato sistema di canali e acquedotti.
Architettura, botanica e ingegneria idraulica
Babilonia era protetta da una doppia cinta muraria, interrotta dalla celebre Porta di Ishtar, decorata con rilievi in mattoni smaltati raffiguranti leoni, tori e draghi mušḫuššu. Attraverso questa porta passava la grande Via Processionale. Koldewey identificò strutture voltate nei pressi dell’area monumentale, ipotizzando che potessero costituire la base di terrazze sopraelevate.
In un contesto in cui l’uso del suolo era quasi esclusivamente agricolo, la realizzazione di un grande giardino artificiale avrebbe rappresentato un gesto politico e culturale di enorme portata: un paesaggio costruito, con piante probabilmente non autoctone, adattate a condizioni più umide rispetto al clima mesopotamico.
Le fonti greche, tra cui Strabone e Diodoro Siculo, descrivono un complesso di terrazze costruite interamente in pietra, un materiale raro in Mesopotamia, dove predominavano mattoni crudi e cotti. Questo dettaglio è uno degli elementi che più hanno colpito gli autori antichi.
Il sistema di irrigazione
Il funzionamento del sistema idraulico ha attirato l’attenzione di numerosi studiosi. Stevenson, basandosi sulle descrizioni classiche, ipotizzò l’uso di un meccanismo di sollevamento dell’acqua simile a una noria o a una catena di secchi, tecnologie già note nel Vicino Oriente almeno dal II millennio a.C.
Secondo questa ricostruzione, l’acqua dell’Eufrate veniva convogliata in vasche di raccolta alla base della struttura tramite canali sotterranei. Da qui, ruote azionate manualmente o sistemi a contenitori sollevavano l’acqua progressivamente verso l’alto. Una cisterna sommitale permetteva poi la distribuzione dell’acqua attraverso canalizzazioni a cascata, garantendo sia l’irrigazione delle piante sia un effetto scenografico, con ruscellamenti visibili lungo le terrazze.
HANGING GARDENS OF BABYLON
HISTORY AND ORIGINS OF GARDENS

I KEPOS GRECI

When the Greeks beheld the Eastern parks, they were struck and captivated, for their culture, though highly advanced in all the arts, had never produced anything comparable. One of the reasons it is argued that Ancient Greece did not create opulent gardens can be traced back to the democratic life of the polis, which would have frowned upon the development of private gardens as a proclamation of wealth and prosperity. Moreover, the Cretan-Mycenaean culture cherished flowers; indeed, from artifacts, we can infer a centrality of floral decorative motifs, as had been the case in Egyptian culture. For the Greeks, tending to the garden was primarily a feminine activity or one to be pursued during the intervals between wars. Persian influences permeated ancient Greece: by around 350 B.C., gardens adorned the Academy of Athens, and Theophrastus, considered the father of botany, is believed to have inherited Aristotle’s garden.

San Giovanni d'Asso, Siena

Nel cuore delle Crete Senesi, poco distante da San Giovanni d’Asso – oggi parte del comune di Montalcino – si trova il Bosco della Ragnaia, un giardino boschivo ideato e realizzato a partire dal 1996 dall’artista americano Sheppard Craige, che qui ha intrecciato arte, filosofia e natura in un’opera unica nel panorama paesaggistico contemporaneo. Nonostante l’atmosfera di antichità che permea i suoi muretti in pietra, le vasche, le fontane e i viali d’ombra, il Bosco è una creazione viva e in continua trasformazione, un dialogo costante tra il gesto umano e il linguaggio della terra.

Sotto le grandi querce – Quercus robur, pubescens e cerris – si stende un tappeto di felci, licheni e muschi che accolgono motti, epigrafi e sentenze scolpite nella pietra. Alcune citano pensatori antichi, altre giocano con l’ironia e il dubbio: parole che emergono dal verde come pensieri in attesa di un lettore. Qui ogni passo invita a fermarsi, a interrogare il luogo, a cercare un senso che forse non si lascia trovare.

Tra i luoghi simbolici disseminati nel parco si incontrano l’Altare dello Scetticismo, il Centro dell’Universo, e l’Oracolo di Te Stesso – spazi di riflessione dove l’artista invita a osservare più che a comprendere, a dubitare piuttosto che a credere. Il Bosco non offre un percorso prestabilito: è un labirinto mentale e sensoriale, aperto a infinite interpretazioni.

Il giardino si estende su più livelli, con una parte superiore dedicata alla Ragnaia vera e propria – il bosco ombroso dove un tempo si tendevano reti per catturare gli uccelli – e una parte inferiore, chiamata Giardino delle Forme, dove l’arte geometrica del giardino toscano incontra la spontaneità vegetale. L’acqua, la pietra e la luce diventano strumenti poetici che accompagnano il visitatore in un cammino interiore, fatto di domande più che di risposte.

L’ingresso al Bosco è libero e gratuito, aperto durante le ore diurne. Non vi sono biglietterie né indicazioni turistiche: la visita si svolge in autonomia, nel silenzio rispettoso di un luogo che chiede contemplazione. Il parcheggio si trova poco fuori dal borgo di San Giovanni d’Asso, raggiungibile a piedi in pochi minuti.

Il Bosco della Ragnaia è più di un giardino: è un invito a sostare, ad ascoltare la voce segreta della natura e la propria. Un luogo dove l’arte si fa meditazione e la terra diventa pensiero.

Itinerari Arte & Natura| Trentino Aldo Adige

ARTE SELLA

Arte Sella è una rassegna di arte contemporanea nella natura, che si svolge in val di Sella, nel comune di Borgo Valsugana. Arte Sella è una manifestazione internazionale di arte contemporanea nata nel 1986, che si svolge all’aperto nei prati e nei boschi della Val di Sella (comune di Borgo Valsugana, provincia di Trento). 

Ha avuto inizio nel 1986 ad opera di Enrico Ferrari, Emanuele Montibeller e Carlotta Strobele ed è gestita dall’omonima associazione, presieduta da Enrico Ferrari fino al 2000, poi da Laura Tomaselli, e dal marzo 2012 da Giacomo Bianchi. Nel primo periodo (1986-1996) la manifestazione era biennale e si svolgeva presso “Casa Strobele” ed il suo parco. A partire dal 1996 si è sviluppata lungo un percorso sul Monte Armentera, sempre nella Val di Sella, chiamato artenatura. Lungo un sentiero di circa 3 km sono collocate circa 25 opere.

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