Villa Medici a Fiesole

Leon Battista Alberti and the prototype of the Renaissance Villa

Villa Medici a Fiesole fu costruita tra il 1451 e il 1457 per volere di Giovanni, secondogenito di Cosimo il Vecchio. Figlio prediletto di Cosimo per la vivace intelligenza e la spiccata inclinazione verso le arti, può essere considerato il precursore di Lorenzo il Magnifico, suo nipote. Tra i suoi molti interessi spicca quello per l’architettura, testimoniato dai numerosi contatti con maestri illustri dell’epoca come Donatello, Antonio Manetti, Bernardo Rossellino e Leon Battista Alberti, il quale, in una lettera degli anni Cinquanta del Quattrocento indirizzata a Giovanni, “carissimo amico in Firenze”, si dice lieto che il Medici “prenda confidenza con me”. Giovanni fu figura centrale nella costruzione dell’edificio, a partire dalla scelta del sito — osteggiata dal padre, che diceva di preferire Cafaggiolo perché “vede meglio di Fiesole, poiché quel che vede è mio”, lamentando la scarsa produttività del terreno rispetto agli alti costi della villa — e seguì direttamente tutte le fasi del cantiere. La villa sorse al posto di un caseggiato appartenuto al notabile Niccolò Baldi, che Cosimo il Vecchio aveva acquistato intorno al 1450. Vasari, ne Le Vite del 1568, attribuisce la paternità della villa a Michelozzo (“E per Giovanni, figliuolo di Cosimo de’ Medici, fece il medesimo [Michelozzo] un altro magnifico e onorato palazzo, fondato da basso nel ripido colle con gran spesa, ma non senza gran utile…”), ma gli studi più recenti confermano ormai l’ipotesi dell’attribuzione a Leon Battista Alberti — il primo e uno dei più grandi teorici del concetto moderno di architettura — insieme a Bernardo Rossellino e Antonio Manetti (quest’ultimo, in particolare, per i problemi strutturali del terrazzamento), escludendo definitivamente Michelozzo tra i progettisti. I rilievi della villa e del giardino, insieme alle ricerche d’archivio (Estimi e Inventari), mostrano forti analogie tra Villa Medici e la descrizione della villa suburbana che Alberti fa nel De re aedificatoria (pubblicato nel 1452), dove indica come debba essere concepita la villa rinascimentale. Villa Medici a Fiesole è il primo esempio in cui l’idea di residenza di campagna si affranca dal concetto tradizionale di fortezza e castello (ancora visibile nelle residenze medicee di Trebbio, Cafaggiolo e Careggi), evolvendo verso una forma autonoma. Il suo rapporto privilegiato con il paesaggio, attraverso il nuovo uso di logge (elemento architettonico tradizionale toscano) e terrazze, apre la strada alle future ville rinascimentali. La bellezza dell’edificio non si fonda su decorazioni medievali, ma sulla semplicità della struttura, che concilia economia, necessità e bellezza e, soprattutto, sull’armonia delle geometrie. La villa è proporzionata in ogni sua parte, interna ed esterna, secondo concetti albertiani che rimandano al numero, alla musica e alla geometria. Così come la pianta della villa segue ripetizioni regolari di regole geometriche, allo stesso modo il giardino fu concepito come derivazione della tripla rotazione della pianta stessa (la limonaia è successiva). Villa Medici a Fiesole, primo esempio di villa rinascimentale, diventa così la “Musa” per numerose altre residenze, non solo fiorentine, che dalla fine del XV secolo vi troveranno ispirazione e idee creative e innovative. Originariamente la villa aveva forma cubica, con la loggia a est a quattro arcate e una terrazza a ovest (come rappresentato nell’affresco Assunzione della Vergine di Domenico Ghirlandaio — 1486-1490 circa — in Santa Maria Novella a Firenze, e nell’Annunciazione di Biagio d’Antonio, all’Accademia di San Luca a Roma). Il primo ampliamento fu commissionato da Lorenzo il Magnifico pochi decenni dopo la costruzione, come attesta il suo Inventario dei Beni del 1492: venne aggiunta la fascia nord, lungo la via Vecchia Fiesolana. Lorenzo il Magnifico ereditò Villa Medici nel 1469, usandola come residenza estiva; qui riunì umanisti come Pico della Mirandola, Marsilio Ficino e Poliziano, che ne celebrarono spesso le lodi. Proprio durante una delle riunioni dell’Accademia Platonica, la villa fu teatro della congiura dei Pazzi, che tentarono — senza successo — di uccidere Lorenzo. La famiglia Del Sera acquistò la proprietà da Cosimo III nel 1671, trasformando la terrazza ovest in loggia e aggiungendo una fascia di volumi al piano superiore, come si presenta ancora oggi. Nel 1772 la villa fu acquistata da Lady Margaret Orford, eccentrica ereditiera e cognata di Horace Walpole, nota autrice di lettere e romanzi e appassionata di architettura, che apportò alcune modifiche al piano nobile, creando due nuove stanze negli angoli sud e chiudendo una delle quattro arcate originarie della loggia a est, ripristinando la simmetria perduta con l’ampliamento voluto da Lorenzo. La decorazione interna segue il gusto settecentesco; a lei si devono le splendide maioliche di Montelupo del pavimento e le rare e ben conservate carte da parati cinesi. Lady Sybil Cutting (madre della scrittrice Iris Origo), proprietaria della villa nei primi decenni del Novecento, chiamò l’architetto Cecil Pinsent — tra i più grandi paesaggisti dell’epoca — che tra il 1911 e il 1923 ridisegnò il giardino inferiore con la sua pergola, oltre alla libreria cinese della villa, secondo un gusto neorinascimentale. L’ingresso originario della villa era a ovest, sul giardino, da via Vecchia Fiesolana. Il giardino a est, a uso privato degli ospiti, ospitava fiori e piccoli alberi da frutto riparati dall’esposizione e dalle mura a nord. La terrazza inferiore era l'”orto” con piante aromatiche per uso domestico. Giovanni dei Medici, appassionato collezionista di botanica, si interessava di fiori e scambiava spesso bulbi e piante rare con signori italiani ed europei. A Fiesole fu introdotta anche la coltivazione degli agrumi, che divenne il vanto dei giardini medicei: le varietà di arance e limoni provenienti dal sud Italia erano di grande pregio per la loro rarità e apprezzate anche per le proprietà curative in ambito dietetico e medicinale. L’acqua per le piante esotiche non mancava: i documenti dell’epoca descrivono l’estrema cura riposta nella progettazione del sistema idrico della proprietà, ancora oggi parzialmente in uso. Nell’inventario redatto dopo la morte di Lorenzo il Magnifico si menziona anche il boschetto sopra il viale, che all’epoca era attrezzato con reti da caccia per la cattura di piccoli uccelli. Negli anni Settanta del Settecento, Lady Margaret Orford commissionò all’architetto Paoletti la realizzazione di un ingresso a est carrabile e l’ampliamento del giardino superiore con l’inserimento della limonaia e del belvedere. Ai quel periodo risalgono probabilmente le paulonie al centro dei prati del giardino. I lavori sul viale proseguirono con il cavalier Mozzi, con la costruzione della nuova strada di collegamento tra Firenze e Fiesole nel 1839, e si conclusero sotto William Spence con la realizzazione dell’ingresso monumentale. Il nuovo viale stabilì l’accesso principale alla villa sul lato est, non più a nord da via Vecchia Fiesolana, mutando funzione e importanza del giardino superiore. Al termine del viale sono ancora visibili i resti delle antiche mura etrusche. Nel giugno 2013 Villa Medici a Fiesole è entrata a far parte del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO, nell’ambito del sito seriale “Ville e Giardini Medicei in Toscana” — riconoscimento assegnato durante la 37ª sessione del Comitato del Patrimonio Mondiale a Phnom Penh, che ha incluso complessivamente 12 ville e 2 giardini medicei tra le province di Firenze, Prato, Pistoia e Lucca. Oggi la villa, nota anche con i nomi storici di “Belcanto” o “Palagio di Fiesole”, si trova in via Vecchia Fiesolana 3 ed è tra le ville medicee meglio conservate ma meno note; è visitabile su prenotazione ed è tuttora un punto di riferimento per lo studio del giardino all’italiana di primo Rinascimento.

 

(Fonte: Donata Mazzini, Simone Martini, Villa Medici a Fiesole. Leon Battista Alberti e il prototipo di villa rinascimentale*, ed. Centro Di, Firenze, giugno 2004)*