HISTORY OF GARDENS È sorprendente quanto dell’arte del giardinaggio sia andato perduto in Occidente durante il Medioevo. La perdita di ricchezza e di conoscenze che, fino all’apogeo dell’Impero Romano, avevano reso i giardini fonte di meraviglia e diletto, può essere chiaramente collegata alle invasioni barbariche. La lingua latina continuò a tenere unite le diverse popolazioni insediate in Europa e rimase la lingua del sapere e dell’erudizione. I trattati sui giardini o sull’agricoltura venivano sempre redatti in latino. Dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente (476 d.C.), la vita divenne sempre più rurale, fondata su un’economia di sussistenza, e la sicurezza dipese in misura crescente dalla possibilità di vivere in luoghi fortificati.
Fu soprattutto nei monasteri dell’Europa occidentale che il filo della storia dei giardini, lacerato durante le invasioni barbariche, venne riannodato. In Oriente, invece, prevalse la vita eremitica, che rese difficile lo sviluppo di una tradizione regolare di cura dei giardini. In Occidente, al contrario, i monaci si riunivano in complessi fortificati dedicati al culto, alla produzione alimentare e alla conservazione della cultura.
Non avendo altri modelli di riferimento, i monaci trassero ispirazione per il chiostro dall’architettura romana e tardo-romana. Attraverso un portico colonnato, derivato dai giardini persiani e per questo chiamato “paradiso”, racchiudevano uno spazio quadrato o rettangolare in cui coltivavano piante officinali e aromatiche. I quattro settori, separati da aiuole curvilinee, erano destinati anche alla coltivazione di fiori per l’altare, in particolare gigli. Spesso, secondo il canone romano, l’intero giardino era delimitato da basse siepi di bosso. Al centro si trovava una fontana, simbolo di fertilità e omaggio alla purezza della Vergine Maria. L’intero spazio, o hortus conclusus, era suddiviso in quattro quadranti da due assi perpendicolari, seguendo un modello già presente nei “paradisi” persiani.
I monasteri ebbero un ruolo fondamentale nella conservazione e nell’ampliamento delle conoscenze botaniche nel Medioevo. Molti monaci non erano soltanto giardinieri, ma anche studiosi che copiavano e annotavano con cura i testi classici di agricoltura e medicina erboristica. L’esempio più celebre è il Capitulare de villis, editto attribuito a Carlo Magno, che elencava le piante da coltivare nei possedimenti imperiali, tra cui frutti, ortaggi ed erbe medicinali. I giardini monastici divennero centri di sperimentazione colturale, di perfezionamento delle tecniche di irrigazione e di catalogazione delle proprietà delle specie vegetali. L’ordine benedettino, in particolare, contribuì in modo decisivo alla diffusione di tali conoscenze in Europa, poiché i suoi monasteri comprendevano spesso un herbularius (giardino delle erbe) e un hortus medicus (giardino medico) destinati alla cura dei malati.
Questa impostazione rimase influente a lungo, tanto che Francis Bacon la elogiò nella concezione dei giardini inglesi alla fine dell’età elisabettiana. Inoltre, l’idea del giardino medievale recintato ispirò in seguito lo stile dei giardini Arts & Crafts, come si osserva chiaramente nelle opere dei pittori preraffaelliti, tra cui John William Waterhouse. Ancora oggi sopravvivono o sono stati ricostruiti alcuni giardini monastici di impianto medievale, come quelli dell’Abbazia di San Gallo in Svizzera o del The Cloisters, offrendo preziose testimonianze delle pratiche orticole dell’epoca.
IL GIARDINO MEDIEVALE

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