ITINERARI NATURALISTICI | TOSCANA CIPRESSI DI SAN QUIRINO © ALESSIO GUARINO

ITINERARI NATURALISTICI DELLA TOSCANA

CIPRESSI DI SAN QUIRINO D'ORCIA

I celebri Cipressini di San Quirico d’Orcia si trovano su una collinetta panoramica che domina, da sud, un tratto della storica Via Cassia, nella parte settentrionale del territorio comunale di San Quirico d’Orcia, in località “I Triboli”. Questi suggestivi gruppi di alberi, perfettamente inseriti nel paesaggio collinare della Val d’Orcia, sono diventati un’icona della Toscana nel mondo, al punto da essere considerati un vero e proprio simbolo naturalistico e paesaggistico non solo del comune, ma dell’intera regione.

I cipressi si dividono in due distinti gruppi, entrambi situati in posizione isolata su rilievi collinari di modesta altezza, privi di altra vegetazione ad alto fusto. Il primo gruppo forma un piccolo boschetto dalla curiosa forma romboidale, ben visibile dalla strada, situato alle coordinate 43°03′45.62″N 11°33′31.86″E. Il secondo gruppo, altrettanto iconico, si trova lungo una strada bianca che conduce a un podere, e si presenta come una doppia fila di alberi disposti in due semicerchi aperti verso il centro della carreggiata sterrata, presso le coordinate 43°03′38.99″N 11°33′30.49″E.

Entrambi i gruppi sorgono su un crinale che separa la Val d’Orcia dalla valle dell’Ombrone, affacciandosi verso quest’ultima e offrendo scorci mozzafiato in ogni stagione dell’anno. Il luogo è spesso scelto da fotografi e viaggiatori per la sua armonia visiva, che unisce la semplicità geometrica degli alberi alla morbidezza delle colline toscane.

Come arrivare

I Cipressini si trovano lungo la Strada Statale 2 (Via Cassia) tra San Quirico d’Orcia e Torrenieri. Da San Quirico, procedi in direzione nord sulla Cassia (SS2) per circa 4 chilometri. Poco dopo una leggera curva a destra, sulla sinistra potrai scorgere il gruppo principale dei cipressi. Nei pressi troverai alcuni spazi dove è possibile parcheggiare in sicurezza lungo la strada, da cui potrai proseguire a piedi per esplorare i due gruppi.

Per chi arriva in auto da Siena, si consiglia di seguire la SS2 in direzione sud fino a San Quirico d’Orcia. Da Roma o Grosseto, si può raggiungere la zona tramite la SS223 e poi la SP146 o direttamente la SS2.

Il sito è facilmente accessibile anche per chi percorre la zona in bicicletta o a piedi, magari come tappa lungo la Via Francigena.

Itinerari Naturalistici & Storici

PIENZA

Pienza è un affascinante borgo toscano situato nella provincia di Siena, in Toscana, con una popolazione di circa 2.000 abitanti. Sorge nel cuore della splendida Val d’Orcia, paesaggio culturale riconosciuto come patrimonio dell’umanità dall’UNESCO per la sua armoniosa integrazione tra natura e opera umana. Anche il centro storico di Pienza è stato inserito nella lista dei beni UNESCO nel 1996, in quanto esempio emblematico di città ideale del Rinascimento, progettata nella seconda metà del Quattrocento per volontà di papa Pio II (al secolo Enea Silvio Piccolomini), che qui nacque. La cittadina, con i suoi palazzi rinascimentali, la cattedrale, le stradine lastricate e i panorami mozzafiato sulla campagna toscana, rappresenta una delle mete più suggestive e autentiche della regione. Pienza si trova a breve distanza dalla strada statale Cassia (SS2) e dagli altri centri storici di grande rilievo della valle, come San Quirico d’Orcia e Castiglione d’Orcia, rendendola facilmente raggiungibile sia in auto che in bicicletta per gli amanti dei percorsi collinari.

Un tuffo nella preistoria: l’Etruridelphis giulii

Nel 2003, all’interno della Riserva Naturale Lucciola Bella, poco distante da Pienza, è stato rinvenuto un eccezionale reperto paleontologico: i resti fossili di un Etruridelphis giulii, un cetaceo simile a un delfino, vissuto oltre 4,5 milioni di anni fa. All’epoca, la zona era sommersa dal mare Tirreno e gli attuali calanchi di Pienza costituivano il fondale marino. Il fossile, il più completo esemplare della specie mai scoperto, ha suscitato l’interesse del mondo scientifico internazionale e rappresenta un importante tassello per comprendere l’evoluzione dei mammiferi marini nel Mediterraneo.

Come arrivare a Pienza

In auto: Da nord (Firenze) o sud (Roma), percorrere l’Autostrada del Sole (A1) e uscire a Chiusi-Chianciano Terme. Da lì, seguire le indicazioni per Montepulciano e poi per Pienza (SS146).
In alternativa, si può uscire a Valdichiana/Bettolle e proseguire per Torrita di Siena, Montefollonico e infine Pienza. In treno: Le stazioni ferroviarie più vicine sono quelle di Chiusi-Chianciano Terme e Montepulciano. Dalle stazioni è possibile proseguire in autobus o taxi. In autobus: Vari collegamenti extraurbani (Tiemme) partono da Siena, Chianciano, Montepulciano e Montalcino. Le corse sono più frequenti nei giorni feriali. In bicicletta o a piedi: Pienza è una tappa ideale lungo il percorso della Via Francigena e della Ciclopista del Sole, ed è molto apprezzata dai viaggiatori slow per i suoi panorami mozzafiato e la sua atmosfera sospesa nel tempo.

Itinerari Naturalistici | Patrimonio Unesco

VAL D'ORCIA

La Val d’Orcia è una vasta area collinare situata nella Toscana meridionale, nella provincia di Siena, a cavallo tra il Monte Amiata a sud-ovest e il confine con l’Umbria a est. Prende il nome dal fiume Orcia, che la attraversa dolcemente, modellando nel corso dei millenni un paesaggio che oggi è considerato tra i più iconici e armoniosi d’Italia. Per la sua straordinaria bellezza e per l’equilibrio tra presenza umana e ambiente, la Val d’Orcia è stata riconosciuta nel 2004 Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall’UNESCO.

La valle è punteggiata da antichi borghi medievali, pievi romaniche, castelli e case rurali isolate, spesso fiancheggiate da filari di cipressi che si stagliano come sentinelle nel paesaggio. Tra i centri storici più noti figurano Pienza, capolavoro urbanistico del Rinascimento voluto da papa Pio II, e Montalcino, patria del celebre vino Brunello di Montalcino. Ma non mancano gioielli meno noti come San Quirico d’Orcia, Castiglione d’Orcia, Bagno Vignoni(con la sua suggestiva vasca termale al centro della piazza) e Radicofani, con la sua rocca imponente.

La Val d’Orcia è anche un territorio di grandi tradizioni gastronomiche: qui nascono i Pici (pasta fresca fatta a mano), il Pecorino di Pienza, i salumi di Cinta Senese, l’olio extravergine d’oliva e vini rinomati come il già citato Brunello e il sempre più apprezzato Orcia DOC, una denominazione giovane ma promettente.

Ambiente e natura: il Monte Amiata

A sud della valle si erge l’imponente cono vulcanico del Monte Amiata, che raggiunge i 1.738 metri di altitudine. Le sue pendici ospitano un mosaico di ambienti naturali di grande interesse botanico ed ecologico: boschi di castagno (sia in forma di selve che di cedui), faggete montane e ampie praterie secondarie. La biodiversità è favorita dalla particolare orografia isolata della montagna, che funge da ponte tra ambienti mediterranei e appenninici. Lo stato di conservazione di molti habitat è discreto, in alcune aree addirittura eccellente, rendendo l’Amiata una meta ideale anche per escursioni naturalistiche, trekking e turismo sostenibile.

Come arrivare nella Val d’Orcia

In auto: Da Firenze o Roma, percorrere l’autostrada A1 e uscire a Chiusi-Chianciano Terme oppure a Valdichiana-Bettolle; seguire poi le indicazioni per Montepulciano e Pienza, entrando nel cuore della valle. In alternativa, la Strada Statale Cassia (SS2) è un bellissimo itinerario panoramico che collega Siena con i vari borghi della Val d’Orcia, passando da Buonconvento, San Quirico, fino a Radicofani.

In treno: Le stazioni ferroviarie più vicine sono quelle di Chiusi-Chianciano Terme, Buonconvento e Montepulciano, collegate tramite bus o taxi ai principali centri della valle.

In autobus: I servizi della compagnia Tiemme collegano Siena e altre località toscane ai borghi della Val d’Orcia. Le frequenze sono migliori nei giorni feriali, ma è consigliabile controllare gli orari in anticipo.

In bicicletta o a piedi: La Val d’Orcia è una destinazione privilegiata per chi ama viaggiare lentamente: fa parte del tracciato della Via Francigena, offre splendide strade bianche per cicloturisti e paesaggi ideali per il bikepacking e il cammino. Sono numerosi anche gli itinerari per escursionisti, con segnaletica ben curata e punti panoramici mozzafiato.

The Plant Messiah

Adventures in Search of the World’s Rarest Species
By Carlos Magdalena

Carlos Magdalena è un uomo in missione: salvare le piante più a rischio di estinzione del mondo. In The Plant Messiah, Magdalena accompagna i lettori dalle foreste del Perù fino all’interno dell’outback australiano alla ricerca delle specie rare e vulnerabili. Tornato in laboratorio—ai Royal Botanic Gardens di Kew, sede della più grande collezione botanica del mondo—assistiamo allo sviluppo di tecniche innovative e inaspettate per salvare le specie dall’estinzione, favorendone la propagazione e la rinascita. Appassionante e coinvolgente, The Plant Messiah è un tributo alla diversità della vita sul nostro pianeta e all’importanza di preservarla.

ISBN9780525436669

Published onMar 19, 2019 | Published byAnchor | Pages 288 | Dimensions5-3/16 x 8

Come le nostre scorciatoie amministrative stanno costruendo il deserto – e perché continuiamo a tagliare ciò che ci salva la vita

Alberi gli ultimi baluardi prima del deserto

Ogni volta che passa una perturbazione, le città italiane si riempiono di storie identiche: un albero cade, qualcuno potrebbe farsi male, partono le ordinanze di abbattimento “urgente”, gli assessori all’ambiente chiudono i ranghi con perizie catastrofiste, i cittadini sensibili protestano, e tutto finisce con un taglio che avrebbe potuto essere una potatura, una riduzione della chioma, un piano di monitoraggio. Poi un anno dopo piantano un albero nuovo, piccolissimo, con il supporto municipale e la foto di rito con il sindaco. Ventanni dopo, se tutto va bene, quel piccolo albero potrebbe diventare quello che abbiamo appena tagliato. Non è un ciclo di gestione naturale. È un circolo vizioso. E per capirlo, basta cambiare il nostro orizzonte temporale.

Il tempo degli amministratori contro il tempo della natura

Le scadenze amministrative hanno una logica ben precisa. Nel breve termine, da zero a quattro anni, conta una sola cosa: evitare rischi legali. Tagliare l’albero è il modo più semplice e veloce per farlo. Nel medio termine, dai quattro agli otto anni, la priorità cambia: vincere le elezioni. Piantare nuovi alberi fa bella figura nei comunicati stampa, attira i voti dei cittadini attenti al verde. Nel lungo termine, dai venti ai cento anni, nessuno ne parla. Nessuno se ne responsabilizza.

Un albero maturo – che sia un pino, una quercia o un platano – è un’infrastruttura vivente che ha impiegato 60, 80, 100 anni per diventare ciò che è. Non è replicabile in una stagione elettorale. Non risponde ai tempi della politica, ma ai tempi della biologia. E qui arriviamo al vero problema: non stiamo valutando il costo-beneficio, ma solo il costo di una potenziale causa legale. È una riduzione del problema che abbiamo pagato molto caro.

J.A. Baker

Il falco pellegrino

Nel cielo sopra la campagna dell’Essex, nell’Inghilterra orientale, oltre i rami di querce e olmi, in alcune stagioni dell’anno si possono osservare dei puntini scendere come frecce dalle nubi per poi risalire, disegnare eleganti cerchi, scomparire e riapparire: sono i falchi pellegrini, gli uccelli più magnifici della zona. A inizio anni sessanta, se si fosse abbassato lo sguardo, si sarebbe però potuto notare un’altra sagoma altrettanto riconoscibile: quella di un uomo sulla trentina – capelli biondi, occhiali dalle lenti spesse – che, steso a terra o in piedi, con un paio di binocoli al collo prendeva appunti furiosamente. Quell’uomo si chiamava J.A. Baker e lo studio di quei puntini nel cielo è stata l’ossessione e il capolavoro della sua vita. 

Pubblicato per la prima volta nel 1967, Il falco pellegrino è un classico contemporaneo, che unisce uno stile letterario di rara intensità alla meticolosità del naturalista. Baker ha annotato per anni tutto ciò che riusciva a vedere, a capire e a esaminare dei pellegrini in lunghe sessioni di birdwatching, immergendosi nelle loro vite come fossero la sua: mentre analizza con perizia le azioni quotidiane degli uccelli – la caccia, le prede e i momenti di riposo – la sua scrittura ci conduce in un viaggio fuori da noi stessi, dove la distanza tra soggetto e oggetto sembra annullarsi e l’osservazione del falco diventa una via per esplorare la complessità della natura, il confine sottile tra vita e morte, tra istinto e coscienza. 

Ma, sembra dirci Il falco pellegrino, più stretta si fa la sovrapposizione, più si rivela in realtà la distanza tra uomo e rapace, tra chi uccide per sopravvivere e chi per crudeltà o noncuranza. È in questa consapevolezza che ci fa sprofondare l’opera unica e a suo modo inimitabile di J.A. Baker: lo sguardo di chi osserva la bellezza del volo è lo stesso di chi può arrestarlo per sempre.

Introduzione di Robert Macfarlane | Traduzione di Aimara Garlaschelli

J.A. Baker

J.A. Baker (Chelmsford, 1926-1987), originario dell’Essex, è stato uno scrittore e birdwatcher inglese. Il falco pellegrino, vincitore nel 1967 del Duff Cooper Prize, è considerato uno dei libri di letteratura naturalistica più belli di sempre.

IL GIARDINO CHE CRESCE DA SÉ: BIODIVERSITÀ ED ESTETICA DEL DISORDINE

QUANDO IL DISORDINE DIVENTA BELLEZZA

Dal punto di vista botanico, la distinzione tra giardini ordinati e giardini “disordinati” è fondamentale. Un prato costantemente tagliato, con un’unica specie erbacea mantenuta a pochi centimetri d’altezza, offre poco spazio alla diversità: mancano i fiori, quindi mancano gli insetti impollinatori, e di conseguenza si riduce anche la presenza di uccelli e piccoli mammiferi. È un sistema monotono, ecologicamente povero.
Nei giardini lasciati crescere in modo più libero, al contrario, si sviluppa una trama vegetale varia: graminacee spontanee, composite dai fiori gialli e azzurri, leguminose che arricchiscono il suolo. Questo mosaico crea microhabitat in cui si insediano farfalle, api selvatiche, coleotteri, lucertole. Si genera così una rete trofica complessa, capace di sostenere una biodiversità sorprendente anche in ambito urbano.
Gli esempi di questo fenomeno non mancano su scala mondiale. In Amazzonia, dove la diversità vegetale è al massimo grado, le specie convivono in stretta prossimità e danno origine a ibridazioni spontanee, contribuendo a un flusso genetico che arricchisce continuamente la foresta. Certo, un giardino urbano non potrà mai replicare la potenza ecologica del bacino amazzonico, ma può rifletterne i principi: varietà, compresenza di specie, spazio lasciato all’evoluzione naturale.

Adattamento e biodiversità costiera sull’isola di Iriomote, nel sud del Giappone

IL RESPIRO DELLE MANGROVIE

Sull’isola di Iriomote, nella fascia subtropicale di Okinawa, le mangrovie formano una soglia vivente tra fiume e mare, un paesaggio in cui la terra sembra ancora in fase di negoziazione con l’acqua. Le maree modellano il ritmo della foresta: quando si ritirano, rivelano un reticolo di radici arcuate che emergono dal fango come architetture organiche, superfici porose dove il sale si deposita in cristalli minuti e la luce si frantuma in riflessi metallici.

In questo ambiente anfibio la vegetazione non cresce contro le condizioni, ma insieme ad esse. Le foglie coriacee trattengono l’acqua dolce, i tessuti filtrano il sale, e i propaguli pendono dai rami come strumenti pronti a essere affidati alla corrente. L’intero sistema vegetale appare come un meframe di adattamenti: un modo di abitare l’instabilità trasformandola in struttura. Le radici, fitte e intrecciate, trattengono sedimenti e materia organica, costruendo lentamente suolo dove prima vi era soltanto moto.

La foresta di mangrovie svolge un ruolo silenzioso ma decisivo per le coste dell’arcipelago. Attenua l’energia delle onde, stabilizza i litorali e offre riparo a innumerevoli forme di vita nelle loro fasi più vulnerabili. Nei canali salmastri si sviluppano comunità biologiche che alimentano il mare aperto; ciò che qui cresce, filtra e si deposita sostiene cicli ecologici più ampi, ben oltre i confini dell’isola.

La percezione complessiva è quella di una cattedrale senza pietra, definita da ombre mobili e da un verde saturo che sembra assorbire il suono. L’aria umida porta un odore vegetale e minerale insieme, mentre la luce, riflessa dall’acqua bassa, trasforma il paesaggio in una trama di chiaroscuri. In queste foreste costiere del sud del Giappone, la bellezza non risiede soltanto nelle forme contorte o nei giochi di riflessi, ma nella funzione stessa del luogo: rendere abitabile il confine, convertire l’oscillazione delle maree in continuità di vita.

LE PIAZZE PIÙ BELLE D'ITALIA

PIAZZA SAN LORENZO A VITERBO

La piazza in sé, benché dominata dalla Cattedrale e dal suo campanile, è circondata da alcuni edifici di una certa importanza storico-architettonica, incluso il vecchio ospedale della città le cui fondazioni etrusche sono chiaramente visibili al livello strada. Sul lato meridionale della piazza si erge la Dimora di Valentino della Pagnotta, edificio del XIII secolo così denominato dal nome del priore che nel 1458 lo acquistò. Una scalinata di tre gradini dà accesso ad un portico a due fornici con altrettanti archi a tutto sesto, separati da una colonna, mentre la zona del piano superiore presenta una facciata arricchita da due finestre bifore. Il palazzo fu danneggiato dai bombardamenti del 1944 ma venne ricostruito esattamente com’era in origine.

Il lato nord della piazza è dominato dalla Loggia del Palazzo dei Papi, allungata e ricostruita nel 1266 con l’erezione di Viterbo a sede papale. La Loggia mette in comunicazione il Palazzo dei Papi vero e proprio, in particolare la Sala del Conclave, con i fabbricati del lato est della Piazza.

Itinerari Naturalistici Toscana

LE BALZE DEL VALDARNO

Il paesaggio delle Balze del Valdarno si configura come uno straordinario palinsesto geo-naturalistico, unico nel suo genere in Toscana. Queste spettacolari formazioni erosive si ergono come pinnacoli, bastioni e torrioni di sabbia, argilla e ghiaia, modellati nei millenni dall’azione delle acque e dagli agenti atmosferici. Le balze, con le loro pareti verticali, offrono un mosaico di habitat rupestri e microclimi dove si insediano specie vegetali pionieri come erica, ginestra ed eleganti cespugli di rosmarino, alternati a lembi di bosco misto e arbusti mediterranei.

La variabilità morfologica di questo ambiente favorisce la presenza di punti panoramici di eccezionale bellezza, da cui si osservano alternanze di campi coltivati, oliveti storici e macchie arbustive, in una cornice sempre mutevole per colore e luminosità. La ricchezza geologica delle balze crea inoltre rifugi ecologici preziosi per la biodiversità locale, attirando rapaci, uccelli di passo e una fauna adattata ai climi aridi e ai suoli poveri.

L’esperienza escursionistica nelle Balze del Valdarno si trasforma in una lenta esplorazione lungo sentieri che lambiscono le pareti scoscese, silenziose testimonianze di antichi laghi pleistocenici, e attraversano radure dove affiora la memoria di paesaggi ancestrali. Qui la relazione uomo-natura assume valore nel dialogo tra coltivazioni tradizionali e paesaggi naturali plasmati dal tempo, con le balze che si impongono come vere e proprie icone scenografiche di un territorio dall’equilibrio fragilissimo e di straordinaria suggestione.

CIPRESSI DI SAN QUIRINO | ANDARE PER GIARDINI
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