La ricerca sui giardini fiesolani di Pietro Porcinai, supportata dal Comune di Fiesole, Assessorati alla Cultura e all’Ambiente, si è svolta a partire dal 2007 con l’intento di approfondire i legami dell’artista con le sue origini, lo scenario del paesaggio fiesolano, il rapporto con la storia e l’evoluzione dell’arte dei giardini. Il significato è stato quello di voler aggiungere un nuovo approfondito tassello allo studio della vasta opera del grande paesaggista, partendo dall’intuizione che le prime atmosfere, le scene respirate e assimilate in gioventù siano da ritenere le matrici e i riferimenti per i progetti e gli esercizi creativi successivi. Questo studio si può considerare come un dono che mi è stato fatto e ho accolto con impegno per il profondo piacere d’immergermi, in un tempo dilatato, nei giardini creati dal geniale paesaggista e nelle carte d’archivio che ne documentano il percorso dall’ideazione alla realizzazione. Tutto nasce dall’amore e dall’ossessione per il paesaggio Fiesolano’, con la maiuscola, plasmato nei secoli, e dalla scoperta, verso la fine degli anni Settanta, dei giardini di Pietro Porcinai. Viaggi diversi ma paralleli, simili, che pure si intrecciano nella ricerca documentaria: dimensione esaltante, quella di indagare sull’opera del grande progettista del paesaggio, artista raffinato, colto e ricco di poesia, capace di creare giardini affascinanti come opere d’arte. Rapportandosi al paesaggio in cui andava ad operare, Porcinai lo intendeva co-me un “immenso giardino”, del quale assimilare “tutti gli elementi ambiente, piante, acqua riuniti in una superiore e diversa realtà di vita”. Del suo mondo ho cercato di sapere il più possibile, sfogliando, nella luminosa serra archivio, una marea di documenti e materiale di lavoro, tentando di annotare ogni dettaglio tecnico, di conoscere ogni soluzione estetica, indagando sul processo creativo molto personale. Ogni progetto si dipana da un primo approccio con il luogo e dal prenderne possesso, attraverso l’evolversi dell’idea e le verifiche di una o due, spesso più proposte, fino alla sua realizzazione. Parallelamente, entrando nei giardini ho confrontato le idee con la realtà, rapportato i disegni con le realizzazioni, ed immergendomi nei luoghi, ho rimirato ogni particolare, osservato e rincorso ogni traccia, riflettendo su come il tempo si impossessa delle cose. E mentre cresceva l’innamoramento per l’opera, maturava il progetto di convogliare lo studio documentario in una pubblicazione, o una mostra, che accogliesse disegni, testi, testimonianze, raffronti, immagini fiesolane vecchie e nuove, in omaggio a Pietro Porcinai in occasione della ricorrenza del centenario della nascita (1910-2010). Iniziando dall’infanzia a villa Gamberaia, poi dai primi giardini attorno agli anni Trenta-Quaranta del Novecento, fino alle successive evolute espressioni della metà degli anni Ottanta, viste anche in chiave prospettica, il percorso artistico progettuale, chiaro e completo, risulta tra i più originali del panorama nazionale e internazionale. Fino ad oggi, pur nelle eccellenti testimonianze di allievi e studiosi appassionati e nel rinnovato interesse per i giardini del Maestro, non si è indagato abbastanza su questo ambito specifico, in un tempo e in uno spazio circoscritto. Sul ruolo unico, poi, che nel campo del design dei giardini contemporanei ha giocato e continua a giocare un artista come Porcinai, sicuramente molto ancora re-sta da ricercare. Il presente saggio ha voluto apportare nuova linfa, inquadrando le opere in un contesto preciso che contribuisce a spiegarne, fra le altre cose, il rapporto armonico con il paesaggio e l’attualità nelle loro varie versioni, sopravvissute al tempo e alle mode pur con inevitabili evoluzioni e talora deprecabili trasformazioni, a volte forti compromissioni e alterazioni, tali da richiamare con urgenza il tema del-la tutela e della conservazione delle opere. La chiarezza espressiva della realizzazione finale nasconde un percorso progettuale complesso, un processo d’ideazione dove ogni minimo particolare assume un valore e un’importanza precisi da cui derivano la qualità estetica, la coerenza funzionale e un genere di bellezza quasi naturale. Ogni giardino è come uno scrigno che nasconde i segreti preziosi di idee, processi, ricerche di poesia e di certe atmosfere… Giardini dal design senza tempo diventati dei classici contemporanei dei quali, appunto, verificare la capacità d’invecchiare nel migliore dei modi. Lo studio professionale di architettura del paesaggio a villa Rondinelli, in via Vecchia Fiesolana, è stato nel tempo come un grande laboratorio dove il progetto di paesaggio ha mosso i primi passi in Italia, fino a diventare un punto emergente, il luogo in cui elaborare le proposte progettuali per innalzare la qualità della vita delle persone, nelle case, nelle strade e negli spazi pubblici, per contribuire a migliorare l’ambiente e per disegnare con armonia il paesaggio. La figura centrale di Pietro Porcinai, contornata dai numerosi collaboratori, che ha prodotto idee e opere, stratifica-to disegni e documenti, ha finito con il rappresentare l’anima stessa del design italia-no dei giardini e del paesaggio. Un patrimonio culturale unico’ che ha rappresentato e rappresenta la base di riferimento per le ricerche, le pubblicazioni di tanti studiosi e professionisti, “un’eredità difficile da gestire che va però conosciuta e resa pubblica il più possibile per l’insieme dei suoi valori complessi e per impedire che possa essere snaturata e trasformata” — dichiara la figlia Paola Porcinai, da sempre attiva nella tutela delle opere del padre. Compito non facile, ma prioritario per la neonata Associazione Pietro Porcinai, costituitasi “con l’obiettivo di promuovere la conoscenza, la tutela e la valorizzazione del lavoro del paesaggista fiorentino”: un’opera fondamentale ricca e preziosa, un patrimonio culturale di riferimento per artisti, architetti, paesaggisti, ecologi e tutti quelli a cui sta a cuore il nostro paese, sull’onda di un profondo interesse per l’arte dei giardini, il paesaggio e la loro tutela, secondo quanto definito dalla nostra Costituzione.

Ines Romitti

I GRANDI PAESAGGISTI DEL 900

PIETRO PORCINAI

Un’importante capacità di Pietro Porcinai era quella di individuare i reali problemi e comprendere le procedure idonee, precorrendo sempre i tempi grazie ad una pre-veggenza fondata su basi tecniche sperimentate. Oltre al suo precoce ed innato talento naturale e alla sua intelligenza professionale, Porcinai aveva inoltre maturato una specifica formazione all’estero, in notevole anticipo rispetto ad altri, senza dubbio rimanendo influenzato dalla cultura paesaggistica di quei paesi, in particolare Germania e Belgio, dove aveva fatto pratica di tecniche colturali presso alcuni vivai specializzati. In Italia il percorso della sua formazione si intrecciò con un periodo cruciale dell’arte dei giardini: infatti, proprio nel 1924 Luigi Dami pubblicò II giardino italiano, dimostrando il primato italiano nell’arte dei giardini.

La natura autoctona e caratteristica del giardino italiano, nel riappropriarsi del suo primato in un campo diventato oggetto di studi di stranieri, soprattutto anglosassoni, culminò nella famosa Mostra del Giardino Italiano del 19311 a Firenze, dove si tese alla valorizzazione di un grande passato, senza tuttavia tentare di aprire la strada alla ricerca di nuove forme moderne nell’arte dei giardini. Presidente della Commissione esecutiva’ della mostra fu Ugo Ojetti, sostenitore di un’architettura monumentale e in stile. Nell’ambito della manifestazione furono riproposti dieci modelli ideali di giardini, in una sorta di percorso storico dell’arte dei giardini italiani, concepiti come piccole creazioni scenografiche in cui era presente anche il giardino paesaggistico all’inglese, anche se giudicato estraneo alla tradizione classica nazionale.

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