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IL BOSCO DELLA RAGNAIA

Questo Bosco se ne sta sempre qui, in solitudine sotto qualunque cielo, a crescere lentamente, a sognare vento e pioggia. Oggi, era te che stava aspettando. Un tempo, il Bosco era governato dai Saggi. Essi sapevano che il bosco aveva un senso, un significato preciso, affascinante. Pure, quando erano li li per afferrarlo, quel senso slittava in avanti, sottraendosi alla presa. Ne conclusero che l’indeterminatezza era nella natura delle cose. Per questo i Saggi consentivano qualunque interpretazione del bosco, seria o sciocca che fosse. Piu ce n’erano, meglio era. L’ermeneutica era per loro un innocuo passatempo, come la pesca o il biliardino. C’era però un tipo d’interpretazione che non avrebbero mai permesso: quella che pretendesse di essere l’unica giusta e ritenesse, di conseguenza, sbagliate tutte le altre. Qualunque richiamo a un significato unico ed esclusivo era condannato dai Saggi come un abominio fetido e vacuo (abominalio joehda). Siamo subito sollecitati a trovare un significato, non appena scendiamo verso la GRANDE ENTRATA TRIONFALE. Le entrate trionfali sono storicamente riservate a imperatori e arciduchi, papi e principi. Qui nel Bosco, pero, le cose sono diverse. Questa Entrata Trionfale è destinata a te, visitatore. Ti incoraggia a pensare a una Vittoria personale. Grande o piccola che sia, anche minima. E questa Vittoria, a te solo nota, che ti trovi a festeggiare. Forse hai smesso di fumare (grande vittoria). O magari stamattina ti sei alzato all’ora giusta (piccola vittoria). Comunque, è un Trionfo, il tuo. Appena entrati nel Bosco, ci troviamo in uno spazio ampio e quieto, come una grande stanza di frescura. Gli alberi qui sono tutti uguali, l’intero Bosco è costituito da quest’unica specie nota come leccio, o quercia sempreverde (Quercus lex). In Italia è un albero mitico, nella sua densa ombra si dice che si nascondano ninfe e satiri, gorgoni e arpie. Se guardiamo verso destra, vediamo la COLLINA DEI PALI DIPINTI. Uno dei pali è un albero. In cima alla Collina ci sono brevi iscrizioni che rimandano al trascorrere del tempo. Nessuno sa che cosa sia il tempo. Ammesso che il tempo sia qualcosa. L’ortodossia corrente sostiene che il tempo è iniziato all’improvviso, nel momento del Big Bang. I vecchi Saggi troverebbero il Big Bang uno strano modo d’inventare un nuovo mito cosmogonico …

estratto da “Il Bosco della Ragnaia” Sheppard Craige, Edizioni della Ragnaia, Quaderni del Bosco

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