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ISTITUTO UNIVERSITARIO EUROPEO VILLA SCHIFANOIA © ALESSIO GUARINO
I GIARDINI STORICI DI FIESOLE

Villa Schifanoia | European University Institute

La storia o la leggenda vuole che questa sia la famosa villa nella quale, durante la terribile pestilenza che aveva colpito Firenze, si sarebbe rifugiata la compagnia di giovani che, con i loro racconti, danno vita al Decamerone di Giovanni Boccaccio. Il nucleo della villa, quattrocentesco, appartenne fino al 1550 alla famiglia Cresci, successivamente ebbe diversi proprietari, subendo nel corso del tempo diverse modifiche ed aggiunte. Il celebre scrittore francese Alexandre Dumas padre, autore de I tre moschettieri, vi abitò per un periodo e vi scrisse un libro proprio dedicato alla villa. Nel 1927 divenne proprietà dell’ambasciatore degli Stati Uniti presso la Santa Sede Myron C. Taylor, che restaurò completamente la villa creando ampi giardini classici, su tre terrazzamenti a differenti livelli. A mezzogiorno si apre il bel giardino formale, articolato in interessanti parterre di lineari siepi topiate in bosso, animato da statue, fontane e decorazioni. I piani del giardino che digradano dolcemente verso valle, collegati tra loro da scalinate e fontane, sono definiti e formalmente racchiusi da possenti quinte di cipressi. In seguito la villa fu donata a Pio XII e rimase per diverso tempo proprietà della chiesa. Dal 1986 appartiene allo Stato italiano ed è la sede prestigiosa dell’Istituto Universitario Europeo.

Ines Romitti

FIESOLE

Fiesole è un immenso giardino con vista su Firenze e sulle colline d’intorno, un panorama che si disegna in un susseguirsi di linee ondulate protette dalla cornice dell’Appennino. Come tutti i giardini merita cura e attenzioni continue e minute e, in effetti, gli strumenti urbanistici degli ultimi quarant’anni, nei loro principi informativi e prescrittivi, hanno assunto la protezione di questa specifica particolarità del territorio, che si esplicita e si materializza in ogni frammento di paesaggio. Ogni elemento in un simile contesto diventa prezioso per la sua forma, le sue proporzioni, i suoi colori, la sua storia: pietre, vegetazione e manufatti diventano parti fondative di un tutto, di un in-sieme unitario e armonioso in cui gli interventi, anche minimi, se non sincronici, possono produrre gravi alterazioni nel paesaggio del Colle Lunato (esiste un nome più evocativo per un luogo?).

In simili contesti, soprattutto in relazione alle pressioni edilizie che inevitabil-mente vi sì scatenano, non è facile mantenere un equilibrio fra la conservazione dei luoghi e lo sviluppo delle attività. Per questo e per meglio comprendere la “misura” di Pietro Portinai è opportuna una breve puntualizzazione sugli strumenti urbanistici fiesolani. È verso la metà degli anni Settanta, che Fiesole si dota di un piano regolatore che ha come obiettivo prevalente la tutela del suo territorio, ma è nel 1983 che viene adottata la variante per le zone agricole, redatta da Gianfranco Di Pietro e Calogero Narese, e che l’amministrazione comunale assume la consapevolezza della unicità e della delicatezza del suo paesaggio.

Harvard University

VILLA I TATTI

In antichità la costruzione fu posseduta dagli Zati, che la vendettero nel 1563 a Giulio d’Alessandro del Caccia dai cui figli, nel 1603, l’acquistò Porzia di Tommaso de’ Bardi vedova di Niccolò di Francesco degli Alessandri. Restò agli Alessandri fino al 1854, quando il conte Carlo di Gaetano la vendette a John Temple-Leader, che la inglobò nei suoi vasti possedimenti sulle colline di Maiano e di Vincigliata. Alla sua morte fu ereditata da Lord Westbury. Nel 1907 Bernard Berenson (1865-1959) e la moglie Mary Pearsol Smith, che abitano la villa già dal 1900, decidono di acquistare la proprietà.

Al momento dell’acquisto la villa lascia molto a desiderare, il giardino si limita a gruppi sparsi di vecchi cipressi e ad una limonaia. Berenson in quel periodo comincia però a ricevere una retribuzione regolare dal grande mercante americano Joseph Duveen e pertanto può acquistare anche il terreno circostante. Questa e il giardino sono trasformati a partire dal 1909 da Cecil Pinsent e Geoffrey Scott, che furono introdotti dagli stessi Berenson nella ricca comunità angloamericana, all’epoca molto numerosa sui colli fiorentini.