Castelluccio di Norcia è un piccolo borgo umbro situato a circa 1.450 metri di altitudine, all’interno del Parco Nazionale dei Monti Sibillini. Nonostante le gravi ferite causate dal terremoto del 2016, il paese è ancora oggi meta di migliaia di visitatori attratti da uno degli eventi naturali più affascinanti d’Italia: la fioritura. Ogni anno, tra fine maggio e metà luglio, l’altopiano di Castelluccio si trasforma in un’immensa distesa colorata grazie alla fioritura dei campi coltivati a lenticchia e alla presenza di fiori spontanei come papaveri, fiordalisi, margherite e senape selvatica. I colori cambiano di settimana in settimana, rendendo ogni visita unica.
Il momento migliore per assistere alla fioritura è generalmente tra fine giugno e inizio luglio, ma può variare a seconda dell’andamento climatico della stagione. Durante i fine settimana più affollati, l’accesso all’altopiano viene regolato con limitazioni al traffico e, in alcuni casi, è necessaria la prenotazione per accedere in auto o l’uso di navette organizzate. La fioritura non è solo uno spettacolo naturale, ma anche un’occasione per conoscere la cultura locale, assaggiare prodotti tipici come la lenticchia IGP di Castelluccio, e percorrere itinerari escursionistici immersi in un paesaggio straordinario. Si raccomanda sempre il massimo rispetto per i campi coltivati, evitando di calpestare le colture.
La pianura bonificata circostante il lago di Massaciuccoli era in origine interamente coperta da zone palustri, formate dalle antiche foci del Serchio. I terreni palustri residui, localizzati a nord del lago, sono tuttora di ampiezza rilevante (quasi doppia rispetto alla superficie dello specchio d’acqua principale). Tutto il lago e parte della zona palustre sono inclusi nel Parco Naturale di Migliarino – San Rossore, che non è stato in grado di arrestare alcune forme di pesante degrado ambientale.
Il lago è provvisto di un emissario funzionale, il Canale Burlamacca che si getta entro il porto di Viareggio, e di un altro, il fosso della Bufalina, dal quale le acque vengono spinte al mare tramite un impianto idrovoro; gli immissari consistono nel modesto Rio di Quiesa, il canale Barra e soprattutto nei canali di drenaggio delle bonifiche retrostanti la sponda pisana, che apportano acque di cattiva qualità. Il bacino era conosciuto già in epoca romana, come si rileva dalla Tabula Peutingeriana, come lago delle Fosse Papiriane.
