Viaggiare è ancora viaggiare e la lontananza  sta dove è sempre stata: in nessun luogo, per fortuna!

Viaggiare è ancora viaggiare e la lontananza  sta dove è sempre stata: in nessun luogo, per fortuna!

VIRGINIO BRIATORE

Da bambino, in quarta e quinta elementare, a Varigotti, Riviera di Ponente, in classe eravamo in undici. Due erano figli di pescatori. Le loro case erano modeste, al piano terra, due o tre grandi stanze dove tutto coesisteva: cucina, stoviglie, letto, reti da pesca, gabinetto, attrezzi, vestiti. Siamo verso il 1965, le case si affacciavano  sulla piazzetta che ancora oggi si chiama Piazza dei Pescatori. Lì d’inverno quando il mare si faceva minaccioso le famiglie dei miei compagni pescatori tiravano su i loro gozzi di legno per proteggerli dalle mareggiate, Non appena passava il mal li riportavano sulla spiaggia e ogni sera andavano a calare le reti.

Dieci anni dopo era tutto finito. La prima a comprare casa, la più bella, quella al centro, unica di fronte al mare, fu Gina Lagorio. Ora siamo a 12.000 euro al metro quadro, ma l’umidità salmastra è rimasta quella di allora.

Dall’infanzia ligure la passione per le barche e per tutte le imbarcazioni che solcano le acque non ha smesso di crescere. Barche da pesca, barche di lago o di laguna come qui nel Delta, giunche d’oriente, piroghe africane, rimorchiatori, barche a vela, yacths, mercantili, bettoline, piroscafi, traghetti e navi passeggeri suscitano in me ammirazione e stupore. Ogni volta che trovo un porto, un porticciolo, un approdo mi fermo, sogno ad occhi aperti e resto in  osservazione.

A Genova, da studente delle superiori e universitario, salivamo sopra Corvetto o a Castelletto per inquadrare il porto dall’alto  e vedere se erano arrivati i ‘transatlantici’ Michelangelo e Raffaello: navi passeggeri destinate a breve a lasciare il posto agli aerei, ma di cui in quegli anni, dal 1965 al 1975, andavamo fieri perché erano belle da vedersi e poi crescendo e studiando avremmo scoperto che erano anche arredate con talento e arte.

Una dozzina d’anni più avanti sono sbarcato a Lecce e lì dopo una lunga infatuazione con R.M. Rilke mi sono innamorato di Fernando Pessoa. La sua Ode Marittima è quanto di più alto io conosca di poesia dedicata al mare. In essa c’è un verso che da allora mi  è rimasto impresso: “… una nave sarà sempre bella, solo perché è una nave.”

Ci ho creduto a lungo ma poi in questo secolo nuovo ho iniziato a dubitarne. Come se non bastassero le portaerei, le petroliere e le portacontainer lunghe oltre 300 metri di recente anche le navi da crociera hanno assunto un aspetto imbarazzante. Sono dei condomini di 15 piani dove si fatica a capire dove siano la prua e la poppa. Le foto di Berengo Gardin con queste navi incombenti su Venezia dicono tutto.

Conosco gente che ci lavora sopra, altri che le arredano e altri che le promuovono, mi perdoneranno, forse, ma ho pochi dubbi: sono entità malate, hanno qualcosa di abnorme, fuoriscala.

Nei giorni scorsi ne abbiamo incontrate due che dormono nel porto di Ravenna, in attesa di tempi migliori. Non sono neppure delle più grandi e ciò nonostante fanno rumore anche da vuote, da ferme, perché sono macchine che non si possono mettere a tacere e la loro mole occupa uno spazio visivo che occlude la vista.

Ci siamo allontanati per oltre quattro chilometri, lungo una delle spiagge più belle di Ravenna, che da Porto Corsini arriva alla foce del fiume Lamone. Le navi erano sempre laggiù, come montagne, come palazzi di periferia. Ci hanno confortato i piro piro, che zampettano veloci da migliaia di anni. E mi ha confortato il verso successivo di Pessoa: “ Viaggiare è ancora viaggiare e la lontananza  sta dove è sempre stata: in nessun luogo, per fortuna! ”

 

 

IL GIARDINO CHE CRESCE DA SÉ: BIODIVERSITÀ ED ESTETICA DEL DISORDINE

QUANDO IL DISORDINE DIVENTA BELLEZZA

Dal punto di vista botanico, la distinzione tra giardini ordinati e giardini “disordinati” è fondamentale. Un prato costantemente tagliato, con un’unica specie erbacea mantenuta a pochi centimetri d’altezza, offre poco spazio alla diversità: mancano i fiori, quindi mancano gli insetti impollinatori, e di conseguenza si riduce anche la presenza di uccelli e piccoli mammiferi. È un sistema monotono, ecologicamente povero.
Nei giardini lasciati crescere in modo più libero, al contrario, si sviluppa una trama vegetale varia: graminacee spontanee, composite dai fiori gialli e azzurri, leguminose che arricchiscono il suolo. Questo mosaico crea microhabitat in cui si insediano farfalle, api selvatiche, coleotteri, lucertole. Si genera così una rete trofica complessa, capace di sostenere una biodiversità sorprendente anche in ambito urbano.
Gli esempi di questo fenomeno non mancano su scala mondiale. In Amazzonia, dove la diversità vegetale è al massimo grado, le specie convivono in stretta prossimità e danno origine a ibridazioni spontanee, contribuendo a un flusso genetico che arricchisce continuamente la foresta. Certo, un giardino urbano non potrà mai replicare la potenza ecologica del bacino amazzonico, ma può rifletterne i principi: varietà, compresenza di specie, spazio lasciato all’evoluzione naturale.

LAGO DI MASSACIUCCOLI LUCCA

OASI LIPU MASSACIUCCOLI

La pianura bonificata circostante il lago di Massaciuccoli era in origine interamente coperta da zone palustri, formate dalle antiche foci del Serchio. I terreni palustri residui, localizzati a nord del lago, sono tuttora di ampiezza rilevante (quasi doppia rispetto alla superficie dello specchio d’acqua principale). Tutto il lago e parte della zona palustre sono inclusi nel Parco Naturale di Migliarino – San Rossore, che non è stato in grado di arrestare alcune forme di pesante degrado ambientale.

Il lago è provvisto di un emissario funzionale, il Canale Burlamacca che si getta entro il porto di Viareggio, e di un altro, il fosso della Bufalina, dal quale le acque vengono spinte al mare tramite un impianto idrovoro; gli immissari consistono nel modesto Rio di Quiesa, il canale Barra e soprattutto nei canali di drenaggio delle bonifiche retrostanti la sponda pisana, che apportano acque di cattiva qualità. Il bacino era conosciuto già in epoca romana, come si rileva dalla Tabula Peutingeriana, come lago delle Fosse Papiriane.

IL GIARDINO DELL'IRIS A FIRENZE

ITINERARI BOTANICI

Il Giardino dell’Iris si distende sotto l’alto muraglione del Piazzale Michelangelo, in una sintesi spaziale che affianca al David baricentrico del monumento all’arte e alla cultura lo straordinario monumento alla natura delle fioriture dell’iris, emblema per la città. Lo stemma di Firenze ha origini antichissime. Già raffigurato in un’urna funeraria del IV sec.a.C., si fa risalire al popolo etrusco di Fiesole, quel “colle lunato” che si dispiega a settentrione, cosi come le origini del nome floreale, dibattute fin dal medioevo, in latino Florentia o in volgare Fiorenza, “a similitudine dei fiori e dei gigli che abbondanti fiorivano intorno alla città”.

    With the patronage and collaboration of: