Custode silenzioso della vita: il kapok e il respiro profondo dell’Amazzonia

L’albero di Kapok

L’albero di kapok (Ceiba pentandra), uno dei più imponenti giganti vegetali della foresta amazzonica, svetta maestoso sopra il tetto della giungla con il suo tronco diritto e liscio, che può raggiungere anche i 70 metri di altezza. Appartenente alla famiglia delle Malvaceae, questo albero è una specie emergente, cioè in grado di superare la volta forestale per catturare direttamente la luce solare, risorsa rara e preziosa nelle fitte profondità della foresta pluviale. La sua morfologia è inconfondibile: enormi radici tabulari si irradiano dalla base del tronco, simili a contrafforti architettonici che lo stabilizzano su suoli spesso poveri e instabili, tipici dell’Amazzonia.

Botanicamente, la Ceiba pentandra è una pianta decidua con foglie palmate, costituite da 5 a 9 lobi, che cadono durante la stagione secca. I suoi fiori, di colore bianco o giallo pallido, si aprono al crepuscolo e sono impollinati principalmente da pipistrelli, fondamentali per la riproduzione di molte piante tropicali. Dai fiori si sviluppano frutti allungati che, una volta maturi, rilasciano numerosi semi avvolti in una fibra lanosa e setosa: il kapok, un materiale estremamente leggero e idrorepellente, usato in passato per l’imbottitura di giubbotti salvagente, cuscini e materassi, oggi talvolta sostituito da fibre sintetiche.

Dal punto di vista ecologico, il kapok è una micro-cattedrale vivente. La sua chioma ospita un’incredibile varietà di forme di vita: bromelie e orchidee che crescono tra i rami, formiche che abitano le fessure del tronco, scimmie e bradipi che si muovono tra le fronde. La sua presenza non è solo un elemento fisico, ma una vera e propria struttura portante nella rete biologica della foresta tropicale.

Ma oltre all’evidenza scientifica, il kapok ha da sempre esercitato un potente fascino spirituale sulle popolazioni indigene dell’Amazzonia. In numerose cosmogonie ancestrali, questo albero è considerato l’asse del mondo: un collegamento sacro tra il cielo, la terra e il mondo sotterraneo. Per i Maya era lo Yaxché, l’albero della vita, i cui rami sorreggono la volta celeste e le cui radici affondano nel regno dei morti. Per molti popoli amazzonici, la ceiba è abitata da spiriti potenti o da entità ancestrali; abbatterla è considerato un gesto carico di conseguenze spirituali, a volte persino tabù.

Nei racconti orali delle comunità indigene, la ceiba è spesso descritta come una creatura vivente e senziente, in grado di comunicare con chi sa ascoltare. La sua ombra non è solo rifugio fisico, ma spazio sacro, soglia tra i mondi. Alcuni sciamani raccontano di avere ricevuto visioni ai piedi delle sue radici; altri la considerano custode della memoria della foresta, contenente nei suoi anelli la storia della terra e dei popoli che l’hanno abitata.

Così, tra scienza e mito, la Ceiba pentandra si impone come un simbolo potente dell’Amazzonia: testimonianza vivente della sua straordinaria biodiversità, ma anche della profondissima relazione che unisce le comunità umane alla natura. Un albero che non è solo un albero, ma un monumento vivente, una soglia fra dimensioni, una colonna del mondo.

The Plant Messiah

Adventures in Search of the World’s Rarest Species
By Carlos Magdalena

Carlos Magdalena è un uomo in missione: salvare le piante più a rischio di estinzione del mondo. In The Plant Messiah, Magdalena accompagna i lettori dalle foreste del Perù fino all’interno dell’outback australiano alla ricerca delle specie rare e vulnerabili. Tornato in laboratorio—ai Royal Botanic Gardens di Kew, sede della più grande collezione botanica del mondo—assistiamo allo sviluppo di tecniche innovative e inaspettate per salvare le specie dall’estinzione, favorendone la propagazione e la rinascita. Appassionante e coinvolgente, The Plant Messiah è un tributo alla diversità della vita sul nostro pianeta e all’importanza di preservarla.

ISBN9780525436669

Published onMar 19, 2019 | Published byAnchor | Pages 288 | Dimensions5-3/16 x 8

GIARDINI VIVAI D'ITALIA

IL LAVANDETO DI ASSISI

Il Lavandeto Di Assisi è un vivaio specializzato in piante insolite, vendita piante perenni vivaci, vendita piante di lavanda di molti tipi, vendita salvie ornamentali, vendita graminacee ornamentali, vendita ninfee e piante acquatiche. Produce ormai da 15 anni molte varietà di piante da giardino rustiche e a bassa manutenzione: piante resistenti al caldo, alla siccità al gelo e con lunghissime fioriture. Realizza progetti giardini online. Il Lavandeto di Assisi inoltre ha realizzato dei giardini naturali visitabili su appuntamento, che permettono agli appassionati di giardinaggio di vedere le piante nel proprio sviluppo. Il giardino naturale è un itinerario turistico e per scuole, privati e agenzie di viaggio che desiderano visitare l’ Umbria e Assisi. Presso i campi di lavanda ai piedi di Assisi viene organizzata ogni anno per quattro fine settimana dal 2008 la Festa della Lavanda. Il giardino del Lavandeto è una location ideale, un area eventi per organizzare compleanni all’ aperto, feste ed eventi. Vendita piante da giardino, vendita piante online e in vivaio.

 

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J.A. Baker

Il falco pellegrino

Nel cielo sopra la campagna dell’Essex, nell’Inghilterra orientale, oltre i rami di querce e olmi, in alcune stagioni dell’anno si possono osservare dei puntini scendere come frecce dalle nubi per poi risalire, disegnare eleganti cerchi, scomparire e riapparire: sono i falchi pellegrini, gli uccelli più magnifici della zona. A inizio anni sessanta, se si fosse abbassato lo sguardo, si sarebbe però potuto notare un’altra sagoma altrettanto riconoscibile: quella di un uomo sulla trentina – capelli biondi, occhiali dalle lenti spesse – che, steso a terra o in piedi, con un paio di binocoli al collo prendeva appunti furiosamente. Quell’uomo si chiamava J.A. Baker e lo studio di quei puntini nel cielo è stata l’ossessione e il capolavoro della sua vita. 

Pubblicato per la prima volta nel 1967, Il falco pellegrino è un classico contemporaneo, che unisce uno stile letterario di rara intensità alla meticolosità del naturalista. Baker ha annotato per anni tutto ciò che riusciva a vedere, a capire e a esaminare dei pellegrini in lunghe sessioni di birdwatching, immergendosi nelle loro vite come fossero la sua: mentre analizza con perizia le azioni quotidiane degli uccelli – la caccia, le prede e i momenti di riposo – la sua scrittura ci conduce in un viaggio fuori da noi stessi, dove la distanza tra soggetto e oggetto sembra annullarsi e l’osservazione del falco diventa una via per esplorare la complessità della natura, il confine sottile tra vita e morte, tra istinto e coscienza. 

Ma, sembra dirci Il falco pellegrino, più stretta si fa la sovrapposizione, più si rivela in realtà la distanza tra uomo e rapace, tra chi uccide per sopravvivere e chi per crudeltà o noncuranza. È in questa consapevolezza che ci fa sprofondare l’opera unica e a suo modo inimitabile di J.A. Baker: lo sguardo di chi osserva la bellezza del volo è lo stesso di chi può arrestarlo per sempre.

Introduzione di Robert Macfarlane | Traduzione di Aimara Garlaschelli

J.A. Baker

J.A. Baker (Chelmsford, 1926-1987), originario dell’Essex, è stato uno scrittore e birdwatcher inglese. Il falco pellegrino, vincitore nel 1967 del Duff Cooper Prize, è considerato uno dei libri di letteratura naturalistica più belli di sempre.

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