Gaetano Nicodemi tra scienza e rivoluzione. Maria Laura Castellano - Massimo Ricciardi

Storia di un botanico napoletano

Susceptos in ipso juventutis flore labores, a quibus me Clinicae gravissimae occupa- tiones avocaverant continuavit amicissimus et diligentissimus Nicodemus, in colli- gendis, distinguendis, atque illustrandis rebus naturalibus, nemini secundus. Doctissimi juvenis indefessis laboribus nostram Insectorum suppellectilem locupletatam fuisse, laetus fateor.

Le parole che Domenico Cirillo dedica a Gaetano Nicodemi nella sua opera sugli insetti napoletani rivelano un grado di stima e affetto non comune per un maestro verso il discepolo, e in più suggeriscono un sintetico, quanto preciso, ritratto di quali fossero i vincoli che li legavano nella ricerca scientifica. Quando per i gravosi impegni medici Cirillo aveva dovuto allontanarsi dagli studi sulle piante, a continuarli era stato Nicodemi, secondo a nessuno – a suo dire – nella raccolta, classificazione e illustrazione delle cose naturali, e grazie al suo instan- cabile lavoro la collezione si era accresciuta. E nel presentare la pubblicazione, che tanto doveva al contributo del suo allievo, Cirillo non esita a chiamarlo grande amico, persona scrupolosissima e dottissima.

Il celebre naturalista2 aveva accolto il ragazzo, di circa vent’anni più giovane, nella sua casa di Napoli, e nel piccolo giardino privato3 lo aveva avviato all’indagine «dal vivo» della materia botanica e al sistema linneano di classifica- zione sessuale delle piante. In un periodo in cui la botanica stentava ancora ad emanciparsi dalla medicina e si privilegiava lo studio delle proprietà farmacolo- giche delle piante, Cirillo era stato il «primo tra i Napoletani»4 a introdurre il nuovo metodo, per individuare e classificare ogni tipo di pianta, e la nomencla- tura binomia, sui quali principi basò il suo insegnamento dalla cattedra di Bota- nica all’Università5, aprendo la strada allo svecchiamento radicale e allo sviluppo delle discipline naturalistiche a Napoli6. Approfondendo l’importanza data da Linneo alle parti fertili del fiore, inoltre, Cirillo riuscì a intuire, grazie anche alle osservazioni al microscopio, la formazione del tubetto pollinico e il suo coinvolgimento nel processo di fecondazione delle fanerogame7: un’intuizione considerata dagli studiosi il suo maggior contributo alla comprensione di pro- cessi biologici fino ad allora poco noti8.

Indubbiamente fu la guida di Cirillo a determinare fin dall’inizio la forma- zione di Gaetano Nicodemi nella tecnica di riconoscimento, raccolta e classifi- cazione di specie naturalistiche durante le sue «pericolosissime peregrinazioni» nel Regno di Napoli9. Ma il giovane amico imparò soprattutto a curare e accrescere le collezioni cirilliane, dalle botaniche a quelle di insetti e di minerali, ammiratissime in tutta Europa. Seppe subito della loro distruzione, perché si trovava ancora in città al momento del saccheggio e l’incendio della casa durante la repressione della Repubblica napoletana del 179910. Il suo esilio in Francia in quello stesso anno gli risparmiò invece di assistere all’impiccagione di Cirillo: questa morte e la partenza forzata da Napoli trasformarono radical- mente la sua vita, caricandola della responsabilità di proseguire il lavoro del maestro e di promulgarne l’eredità scientifica.

Laboratorio dell’ISPF, XVI, 2019 | link

ORTI BOTANICI IN ITALIA

Il Giardino Botanico è invece una raccolta di piante vive, per lo più cartellinate, con finalità principalmente ricreative e didattiche. La distinzione è quindi sottile e non sempre semplice da rilevare analizzando casi concreti. Nella breve storia degli Orti e dei Giardini Botanici che segue si rispetta comunque la convenzione di attribuire il rango di Orto Botanico solamente a quelle strutture (quasi esclusivamente universitarie) sorte dopo il 1544, data di fondazione del primo Orto Botanico universitario caratterizzato da finalità di ricerca scientifica di tipo moderno.

Sulla nascita e sull’antica funzione dei Giardini Botanici poco si conosce, nonostante vi siano numerose testimonianze scritte, riportate in diversi testi classici e medievali. Di certo si sa che i Giardini Botanici risalgono a tempi molto antichi e probabilmente i primi possono essere considerati quelli cinesi del secondo millennio a.C. Già allora in tutto l’oriente, soprattutto in India e in Cina, vengono create le prime strutture per la coltivazione delle specie vegetali utilizzate nella medicina popolare (AUDUS & HEYWOOD, 1976). Anche in ambito Mediterraneo, a partire dal XV sec. a. C. si ha notizia dei primi esempi di Giardini Botanici, come quello di Karnak in Egitto, creato da Tutmosi III e destinato principalmente alla coltivazione delle piante per uso alimentare. L’idea di un Giardino Botanico finalizzato allo studio delle piante risale al IV sec. a.C. e viene attribuita ad Aristotele (384-322 a.C.).

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