«Il giardino è il luogo in cui l’uomo e la natura si incontrano per non farsi del male.»

Gilles Clément
«Chi sa ascoltare un giardino, impara a riconoscere il ritmo segreto delle cose.»

Hermann Hesse
«Un giardino non è mai finito: è un dialogo continuo tra chi lo cura e il tempo.»

Vita Sackville-West
«Disegnare un giardino significa dare forma alla natura senza tradirla.»

André Le Nôtre
«Il paesaggio non è uno spettacolo, ma una presenza morale che educa lo sguardo.»

John Ruskin

Julie Moir Messervy "Nell'intima profondità di ciascuno di noi vi è un giardino. Un luogo intensamente personale. Durante la maggior parte della vita, questo giardino rimane nascosto alla vista, eccetto brevi apparizioni nei momenti dei sogni a occhi aperti o di quieta contemplazione, ma molti di noi desiderano ardentemente che questo giardino immaginario diventi realtà"
Un’oasi tropicale nascosta nel cuore del brutalismo londinese

Barbican Centre Conservatory

Nel cuore della City di Londra, il Conservatory del Barbican Centre è un unicum dove architettura brutalista e vegetazione esotica dialogano con naturalezza. Nato nei primi anni ’80 come parte integrante del complesso culturale, è oggi una grande serra-giardino che avvolge passerelle e pilastri in cemento con fronde lucide, liane e chiome tropicali. L’esperienza è verticale: si osservano chiome e palme dall’alto, si scende tra vasche d’acqua con carpe koi, si percorrono corridoi inondati di luce diffusa.

Il microclima temperato–umido consente la coltivazione di specie tropicali e subtropicali che a Londra, all’aperto, non sopravviverebbero. Il risultato è un paesaggio verde stratificato: felci arborescenti e ficus che accentuano l’altezza della serra, rampicanti che ammorbidiscono le geometrie, palme da sottobosco che colonizzano gli interstizi, collezioni di cactus e succulente in contrasto con gli ambienti ombrosi. Per chi ama la botanica, è un laboratorio di adattamento: substrati ben drenati per le xerofite, irrigazione e nebulizzazione per gli epifiti, gestione della luce filtrata e del ricambio d’aria per ridurre stress e patologie.

CASA EDITRICE ADELPHI Rudolf Borchardt
Il giardiniere appassionato

Innumerevoli sono i libri sui giardini intorno a noi. E ancora più innumerevoli le persone che amano e curano giardini e piante. Ma, se dovessimo dire qual è il libro sul giardino, il vero livre de chevet per ogni «giardiniere appassionato», quello che accoglie l’idea di giardino in tutta la sua immensità e in tutta la sua leggerezza, sprofondando al tempo stesso nei minimi dettagli, tale libro sarebbe senz’altro Il giardiniere appassionato.

Traduzione di Manfredo Roncioni

gli Adelphi, 240
2003, 5ª edizione, pp. 367, con 8 tempere
ISBN 9788845917837

€ 15,00 (-5%) € 14,25

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Orto Botanico di Gaeta

FONDAZIONE NICOLA DEL ROSCIO

L’orto Botanico è stato fondato nel 1985 su di un terreno abbandonato e degradato, in località Monte Orlando, composto di 13 terrazze degradanti verso il Golfo di Gaeta esteso per circa 2 ettari. Consiste principalmente di specie botaniche tropicali e sub-tropicali, molte delle quali rare ed in via di estinzione nei paesi di origine. La particolarità della collezione è basata su 150 specie diverse di palme, provenienti da semi raccolti durante viaggi di lavoro o di piacere nei diversi continenti. Il giardino è iniziato come ricerca sperimentale per l’ acclimatazione delle palme. Si tratta di un giardino con un equilibrio molto delicato per la rarità delle specie e la conformazione a terrazze del terreno. La sperimentazione continua a tutt’oggi. La Fondazione finanzia il mantenimento e il miglioramento dell’orto botanico a partire dal 2012. Nella primavera 2015 è stato aperto, in collaborazione con il FAI, per 2 giorni ad un pubblico limitato agli iscritti FAI e nel maggio 2015 alcune scuole hanno visitato il giardino. Nel futuro l’orto botanico sarà aperto ad un pubblico molto limitato, nel periodo primaverile , a causa della particolarità del sito.

Nella primavera del 2015 vari articoli di giornali sono stati pubblicati in occasione delle 2 giornate di visita del FAI, con intervista telegiornale sul terzo canale della televisione pubblica. Nel marzo 2015 il New York Times ha dedicato 8 pagine sulla storia del proprietario e sul giardino. La fondazione NDR è in procinto di stampare un libro con note, notizie storiche, informazioni botaniche, suggerimenti ed esperienze. L’orto Botanico è mantenuto senza ricorrere a disinfettanti o concimazioni chimiche. Si tratta di un terreno espropriato dal Comune dopo demolizione di manufatti abusivi e di un gran bel panorama sul Golfo. Il restauro ambientale è iniziato nel 2014, prendendo in affitto dal Comune per 6000 euro l’anno il terreno e consiste nella rimozione detriti edilizi, tondini di ferro, immondizie varie, ripristino canalizzazione delle acque piovane e delle mura dei terrazzamenti. Sono già stati piantati circa 800 cespugli di piante diverse, soprattutto melliflue per api, uccelli, farfalle, etc. L’rrigazione iniziale delle piante è fatto grazie alla raccolta di acqua piovana in contenitori di zinco. Alla scadenza del nono anno, nel 2024, la Fondazione Nicola Del Roscio restituirà al Comune di Gaeta il terreno restaurato dal punto di vista paesaggistico e con le piante per l’educazione ecologica e il godimento della popolazione di Gaeta.

John Burroughs "Come invecchiano meravigliosamente le foglie. Come sono pieni di luce e colori i loro ultimi giorni”.
HISTORICAL GARDENS | TUSCANY

VILLA POZZOLINI A BIVIGLIANO

Preceduta da un ampio prato circondato da filari di antichi cipressi che si diramano in un lungo viale sulla sommità della collina, la facciata principale dell’imponente villa, con il suo monumentale portale balconato che richiama l’architettura seicentesca, si erge sul pianoro dominando il severo e suggestivo paesaggio del Mugello. Sul lato orientale si trova l’elegante cappella dedicata alla Madonna della Neve, in relazione con lo spazio privato all’inglese, delimitato da file di cipressi.

Un tempo “…casa da signore con sue abitazioni e appartenenze nel luogo di Santo Romolo a Bivigliano, detta la ‘Torre’…”, toponimo che avvalora l’ipotesi che essa sia sorta sulle fondamenta del “castello” dell’XI secolo dei Cattanei di Cercina di Bivigliano.
Verso la fine del Cinquecento, su queste strutture preesistenti, venne costruita la nuova residenza nobiliare, forse su progetto di Bernardo Buontalenti, che in quel periodo stava realizzando la villa medicea di Pratolino. Il complesso acquistò grande prestigio grazie alla famiglia Ginori, che nel 1664 comprò la “casa composta di più stanze con chiusa di quattro staiora di terre fertili e vigneti…” e apportò poi importanti trasformazioni sia all’edificio — ornato da un giardino formale quadripartito con aiuole, una fontana e un frutteto — sia al parco, dove vennero aggiunti elementi architettonici al rinnovato impianto naturalistico, come la celebre grotta alla base della quale si legge: “Filippo Ginori la fece nell’anno 1690.”

Architecture and Happiness

Alain de Botton

Un campo, da qualche parte, appena fuori città. Per milioni di anni è rimasto a dormire sotto una coltre di ghiaccio. Poi arrivò un gruppo di individui dalle mascelle pronunciate, accese fuochi e, su un piedistallo di pietra, sacrificò un animale a divinità sconosciute. Passarono i millenni. Fu inventato l’aratro, qualcuno vi seminò grano e orzo. Il campo appartenne ai monaci, poi al re, quindi a un mercante e infine a un contadino che ricevette un generoso compenso dallo Stato per cederlo a una variopinta processione di ranuncoli, margherite e trifoglio rosso.

Questo campo ha avuto una vita intensa. Durante la guerra, un bombardiere tedesco, fuori rotta, lo sorvolò. Bambini, stanchi di lunghi viaggi in auto, si fermavano ai suoi margini per rimettere lo stomaco. Al calar della sera, qualcuno si sdraiava sull’erba a domandarsi se le luci nel cielo fossero stelle o satelliti. Ornitologi lo percorsero in lungo e in largo con calzini color sabbia, alla ricerca di famiglie di tordi bottaccio. Durante un viaggio in bicicletta attraverso le isole britanniche, due coppie norvegesi montarono le tende per passarvi la notte e, sotto la tela, cantarono Anne Knutsdotter e Mellom Bakkar og Berg. Le volpi osservavano curiose, i topi iniziavano timide esplorazioni. I lombrichi, invece, non lasciavano le loro gallerie.

LE CITTÀ DEI GIARDINI SEGRETI

VENEZIA

Venezia ha origini antiche che risalgono alla fine dell’Impero Romano, quando le popolazioni delle città romane del Veneto cercarono rifugio nelle isole della laguna per sfuggire alle invasioni barbariche. Tra paludi e banchi di sabbia nacque una comunità che, grazie all’ingegno e alla determinazione dei suoi abitanti, si trasformò nei secoli in una delle potenze commerciali e marittime più importanti del Mediterraneo. Nel 697 fu eletto il primo doge, marcando l’inizio di una forma di governo repubblicano che avrebbe caratterizzato la Serenissima per oltre mille anni. L’indipendenza da Bisanzio e l’abilità nei commerci permisero a Venezia di estendere la propria influenza su vasti territori, dai Balcani fino a Cipro, e di diventare un crocevia di culture, merci e idee tra Oriente e Occidente. Il periodo di massimo splendore si ebbe tra il XIII e il XVI secolo, quando la città dominava le rotte commerciali e si arricchiva di palazzi, chiese e opere d’arte straordinarie. Con la scoperta delle rotte oceaniche e il declino del commercio nel Mediterraneo, Venezia iniziò una lenta decadenza, culminata con la caduta della Repubblica nel 1797 per mano di Napoleone. Passata poi sotto il dominio austriaco, fu annessa al Regno d’Italia nel 1866.

Oggi Venezia è patrimonio dell’umanità e simbolo unico di bellezza, ingegno e fragilità. La sua storia millenaria, i suoi canali, le architetture gotiche e rinascimentali e la sua vocazione artistica ne fanno una delle città più affascinanti e celebrate al mondo. Dietro le facciate eleganti di Venezia si nasconde un mondo meno conosciuto: i suoi giardini segreti. Questi spazi verdi, spesso nascosti da alte mura, sono rifugi di pace e bellezza che raccontano una storia di intimità e armonia con la natura. Nati come oasi private della nobiltà, i giardini veneziani uniscono architettura e vegetazione, con fiori esotici, alberi da frutto e pozzi che richiamano la laguna. Ogni dettaglio, dalle pergole alle fontane, riflette un legame profondo con la città e il suo spirito. Visitare questi luoghi, spesso accessibili solo in occasioni speciali, è un’esperienza unica che invita alla riflessione e svela un lato nascosto di Venezia, dove la bellezza si cela nei dettagli più segreti.

CONTEMPORARY GARDENS

VILLA PUCCI

Granaiolo, a lawn garden, a garden with cement lines, a Tuscan house, a forest. I visited it on a May morning, the sun fading and reappearing through the clouds. The green of the lawn and the darker hues of the forest were perfect, gleaming. The rainy spring had favored the chromatic richness of the place. While I was familiar with Granaiolo through publications, as Ippolito Pizzetti often emphasizes, to truly understand a garden, to feel its meaning, its poetics, one must see it, visit it, traverse it. Understanding unfolds gradually; the space moves internally and expands, triggering new perspectives from every vantage point. Parallel bands of converging lines lead toward the forest; right angles, sudden shifts, changes of direction continuously renew the vanishing points. Around the structure, descending horizontal planes, emphasized by concrete borders (a stiffening of the contour lines turning linear) create an effect of expansion, even sonorous, which spreads from the house to the green backdrop of the forest. Conversely, when the view is perceived from the forest, the fragmentation of space into successive planes accompanies the ascent and connects the volumes. One finds oneself immersed in a metatemporal atmosphere, outside any chronological placement, in an infinite space despite being enclosed by tree lines.

I LUOGHI DEL CUORE

CASTELLO E PARCO DI SAMMEZZANO

Il parco, tra i più vasti della Toscana, venne fatto costruire a metà dell’Ottocento da Ferdinando Panciatichi, sfruttando terreni agricoli attorno alla sua proprietà e una ragnaia di lecci. Vi fece piantare una grande quantità di specie arboree esotiche, come sequoie e altre resinose americane, mentre l’arredamento architettonico fu realizzato con elementi in stile moresco quali un ponte, una grotta artificiale (con statua di Venere), vasche, fontane e altre creazioni decorative in cotto. Il castello ed il suo parco storico costituiscono un “unicum” di notevole valore storico-architettonico e ambientale. Il parco vi contribuisce considerevolmente con un patrimonio botanico inestimabile formato non solo dalle specie arboree introdotte ma anche da quelle indigene. Solo una piccola parte delle piante ottocentesche è giunta ai giorni nostri: già nel 1890 delle 134 specie botaniche diverse piantate alcuni decenni prima, ne erano sopravvissute solo 37.

Itinerari Naturalistici | Patrimonio Unesco

VAL D'ORCIA

La Val d’Orcia è una delle aree più suggestive della Toscana, celebre per i suoi paesaggi armoniosi e incontaminati che sembrano usciti da un dipinto rinascimentale. Situata a sud di Siena, prende il nome dal fiume Orcia che la attraversa, modellando dolci colline punteggiate da cipressi, borghi medievali, vigneti e campi coltivati che mutano colore con il passare delle stagioni. Questo territorio, profondamente legato alla tradizione agricola e pastorale, ha saputo mantenere nei secoli un equilibrio raro tra uomo e natura.

Fin dal Medioevo, la Val d’Orcia fu attraversata dalla Via Francigena, la grande via di pellegrinaggio che collegava il Nord Europa a Roma, contribuendo allo sviluppo culturale ed economico dei centri abitati della zona, come Pienza, Montalcino, San Quirico d’Orcia e Castiglione d’Orcia. Pienza, in particolare, è un esempio straordinario di città ideale rinascimentale, voluta da Papa Pio II e progettata da Bernardo Rossellino.

Oggi la Val d’Orcia è riconosciuta come patrimonio mondiale dell’umanità dall’UNESCO per la sua bellezza paesaggistica e il valore storico del suo assetto rurale. È un luogo che incarna l’armonia tra natura, arte e cultura, amato da artisti, fotografi e viaggiatori di tutto il mondo per la sua atmosfera senza tempo e la sua capacità di suscitare un senso profondo di pace e meraviglia.

INES ROMITTI

Fiesole Gardens

Il paesaggio di Fiesole, prevalentemente collinare tra le valli dell’Arno e del Mugnone, rivolto a nord verso l’ampio orizzonte di Firenze e rimasto in vari aspetti arcaico, costituisce un prezioso documento storico, come lo definì Pietro Porcinai: «un palinsesto, una stratificazione di opere (…) come se si avesse davanti agli occhi un libro aperto». In questo scenario i giardini assumono un ruolo fondamentale, la cui forma e struttura risultano intimamente connesse al contesto circostante, dove i cipressi si innalzano accanto alla macchia mediterranea, con lo sfondo offerto dagli oliveti.

Da questo paesaggio unico scaturisce l’idea che comprendere e riconoscere i suoi caratteri fondamentali, rispettandone l’identità, sia essenziale per preservare i valori che arte, storia, cultura e tradizione ci hanno consegnato.

Il cipresso (Cupressus sempervirens), pianta simbolo del paesaggio toscano, ha origini antiche: introdotto in epoca etrusca e poi romana, è stato spesso associato al sacro e al funerario, ma anche utilizzato come albero di confine e di allineamento nei giardini rinascimentali. La macchia mediterranea, composta da leccio, corbezzolo, lentisco e fillirea, rappresenta la vegetazione spontanea tipica delle colline fiesolane; la sua persistenza racconta una storia di adattamento a un clima caldo-secco e di convivenza millenaria con le attività agricole. L’olivo (Olea europaea), coltivato in queste zone fin dall’epoca etrusca, non è solo una coltura agricola ma anche un elemento estetico e identitario. Gli oliveti terrazzati di Fiesole testimoniano l’opera dell’uomo nel modellare il paesaggio, unendo utilità e bellezza.

Fiesole, sin dall’antichità etrusca e poi romana, è stata sede privilegiata di insediamenti e ville suburbane. Il Rinascimento e i secoli successivi hanno consolidato il ruolo del paesaggio fiesolano come luogo di sperimentazione di modelli di giardino che coniugano natura, agricoltura e architettura.

Itinerari Storici | Wine Tours | Gaiole in Chianti

CASTELLO DI BROLIO RICASOLI

Il toponimo “Brolio”, derivante dal termine celtico (gallico) “Brogilo”, col suo nome oltramontano richiama a un’epoca anteriore al mille quando designavasi per Broilo o Brolio “una tenuta selvosa con un recinto ridotto a domestico, e in mezzo a questo il castello per l’abitazione del suo signore”. D’altra parte i nomi che conserva tuttora la contrada intorno a Brolio, come sono quelli di Gaiole, di Monte Luco, di Avane e Avenano, provano l’antico stato selvoso del Chianti, riserva di caccia dei Conti della Berardenga, famiglia di origine salica e primi proprietari conosciuti di Avenano, di Monte Luco e di Brolio.

Da alcuni documenti risalenti al X secolo appare che signore del castello di Brolio e del suo distretto fosse un marchese Bonifazio figlio di un conte Alberto, il quale nel 1009 donò alla Badia di Firenze, fra altre sue corti quella di Brolio insieme col padronato della chiesa parrocchia di San Regolo; donazione che fu poi confermata alla stessa badia dall’imperatore Enrico II, nel 1012 e da Enrico IV, nel 1074.

GIARDINI E PAESAGGI NELLA STORIA - UNA GUIDA RAGIONATA E BIBLIOGRAFICA - DI BRUNO FILIPPO LAPADULA

IL GIARDINO ZEN

“Gli uomini che, in Cina, dal VI al IX secolo, forgiarono lo Zen, furono degli eccentrici, se non addirittura dei contestatori. L’arte è uno degli aspetti che rimisero in discussione, e alcuni di essi furono persino degli iconoclasti. Un atteggiamento analogo lo si ritrova in Giappone, dove lo Zen si radicò nel XIII secolo”.

Quindi il Zen-shu o Buddhismo Zen – dove il termine giapponese Zen, che equivale al cinese Chán, si può tradurre con meditazione – pur essendosi sviluppato nell’ambito della religione buddhista e avendo risentito della più antica scuola filosofica taoista, non era una religione né una filosofia. Esprimeva piuttosto un modo di pensare che determinava, per i suoi adepti, anche un modo essere:

“[lo Zen] mirando all’unione dell’individuo con la natura e ispirando il gusto per la semplicità e la serenità provoca una rivoluzione [anche] nel concetto di giardino”.

La vera conoscenza, secondo i monaci Zen, si raggiunge prendendo coscienza della natura del Buddha che è nascosta in ciascuno di noi, sconfiggendo quindi le preoccupazioni materiali e raggiungendo uno stato mentale di totale serenità, compostezza e distacco. Per raggiungere il risveglio vi sono tre vie: i dialoghi tra maestro e discepolo; la meditazione; le attività manuali. Questi tre percorsi vengono favoriti da luoghi, come i giardini, dove natura e arte possono far scoccare la scintilla della consapevolezza e quindi del satori (illuminazione).

Per gli antichi maestri Zen le pratiche religiose tradizionali e le arti (architettura, scultura, pittura e realizzazione di giardini), della quale erano sovraccarichi i templi cinesi, comportavano, per chi li frequentava, un eccessivo coinvolgimento con il mondo esterno e ostacolavano la ricerca dell’essenza profonda dell’uomo, preso nella sua interezza.

Itinerari Naturalistici | Wine Tour

TENUTA BOSSI | MARCHESI GONDI

Le preesistenze dell’attuale villa risalgono al medioevo, e dipendevano originariamente dai Da Quona, vassalli dei conti Guidi, il cui castello fu distrutto nel 1143 dai Fiorentini. Nel Quattrocento dovette essere costruita una casa “da signore” al centro di ampi poderi, che nel catasto fiorentino del 1427 apparteneva a Bartolomeo di Andrea di Domenico «forzerinaio». Nel 1546 è ricordata in una divisione di beni tra due fratelli della famiglia Tolomei.

Nel 1587 vi risiedeva Costanza di Daniello degli Alberti, vedova Tolomei, e nel 1592, probabilmente alla sua morte, fu riscattata dai debitori di suo figlio, che la vendettero a Bartolomeo di Bernardo Gondi, la cui famiglia la possiede ininterrottamente fino ai giorni nostri. Nel documento di cessione la villa è ricordata con «prato, cappella e otto poderi annessi», e Bartolomeo vi aggiunse anche un podere limitrofo di sua proprietà dal 1516. Fin da allora fu stabilito un fidecommesso in favore dei discendenti maschi della famiglia, purché residenti a Firenze.

THE GREAT LANDSCAPE DESIGNERS OF THE 20TH CENTURY

PIETRO PORCINAI

An important skill of Pietro Porcinai was his ability to identify real problems and understand the appropriate procedures, always ahead of his time thanks to a foresight rooted in tested technical foundations. In addition to his early and innate natural talent and professional intelligence, Porcinai also acquired specific training abroad, significantly ahead of others. Without a doubt, he was influenced by the landscape culture of those countries, particularly Germany and Belgium, where he gained experience in cultivation techniques at specialized nurseries.

In Italy, his education intersected with a crucial period in garden art: in 1924, Luigi Dami published Il Giardino Italiano, demonstrating Italy’s primacy in garden art. The native and distinctive nature of the Italian garden, reclaiming its prominence in a field that had become the subject of foreign, especially Anglo-Saxon, studies, culminated in the famous Mostra del Giardino Italiano of 1931 in Florence. This exhibition sought to celebrate Italy’s illustrious past but refrained from opening the path to exploring new modern forms in garden art.

The president of the exhibition’s executive committee was Ugo Ojetti, a supporter of monumental and stylistic architecture. As part of the event, ten ideal models of gardens were recreated, representing a sort of historical journey through the art of Italian gardens. These small scenographic creations also included the English landscape garden, even though it was considered alien to the national classical tradition.

Arte & Natura | San Giovanni d'Asso, Siena

BOSCO DELLA RAGNAIA

Il Bosco della Ragnaia è un parco boschivo e giardino creato dall’artista americano Sheppard Craige a San Giovanni d’Asso, un piccolo paese in Toscana, vicino a Siena. Anche se alcune parti sembrano antiche, il Bosco è un’opera contemporanea che ha avuto inizio nel 1996 e continua ancora oggi. Sotto alte querce si possono trovare molte inscrizioni che accumulano muschio in attesa di essere notate da un visitatore. Alcune saranno familiari, altre enigmatiche, mentre altre ancora esprimono un senso capriccioso di Sheppard. Tra le costruzioni degne di nota vi sono: L’Altare dello Scetticismo, il Centro dell’Universo, e di un Oracolo di Te Stesso. Il Bosco non offre un senso, ma è, al contrario, aperto a tutte le interpretazioni.

The Certosa Monastery: A Spiritual and Architectural Masterpiece

CERTOSA DI FIRENZE

La Certosa di Firenze, conosciuta anche come Certosa del Galluzzo, è un importante complesso monastico situato sulle colline a sud della città, in una posizione panoramica che domina la valle dell’Arno. Fu fondata nel 1341 da Niccolò Acciaioli, potente uomo politico e mecenate fiorentino, con l’intento di creare un luogo di raccoglimento e preghiera per i monaci certosini, seguaci della regola di San Bruno, caratterizzata da silenzio, isolamento e meditazione.

L’architettura della Certosa riflette la sobrietà e la spiritualità della vita certosina, con ampi spazi dedicati alla preghiera individuale, come le celle dei monaci, e zone comuni come il chiostro grande, il refettorio e la chiesa. Nei secoli, il complesso si arricchì di opere d’arte di grande pregio, tra cui affreschi, pale d’altare e arredi liturgici, opera di artisti come Pontormo e Bernardino Poccetti.

La storia della Certosa è stata segnata da numerosi cambiamenti. Durante il periodo napoleonico, come molte istituzioni religiose, subì la soppressione e la dispersione di parte del patrimonio. Dopo la Restaurazione e soprattutto con l’Unità d’Italia, fu affidata a diverse congregazioni religiose. A partire dagli anni Cinquanta del Novecento, fu abitata da una comunità di monaci cistercensi, che ha mantenuto viva la tradizione spirituale del luogo.

Oggi la Certosa di Firenze è non solo un centro religioso, ma anche un importante sito culturale e turistico. Il complesso è visitabile e offre ai visitatori l’opportunità di immergersi in un ambiente di grande bellezza, silenzio e contemplazione, testimone della profonda spiritualità che ha attraversato i secoli.

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