PER UNA FILOSOFIA DEL GIARDINO E DEL PAESAGGIO

PER UNA FILOSOFIA DEL GIARDINO E DEL PAESAGGIO: IL POTERE DELLO SGUARDO

MASSIMO VENTURI FERRIOLO

Il mito colloca il luogo ideale dell’umanità nel grembo materno. Nel mondo mediterraneo, un’unica parola indicava sia il giardino sia il sesso femminile, fonte della vita e spazio della creatività. La relazione indissolubile tra fecondità, fertilità, vita e delizia sfocia nel giardino ed è espressa ancora nei kepoi delle grandi signore omeriche. Persiste anche nel monoteismo ebraico-cristiano: il Cantico dei Cantici e le sue interpretazioni medievali continuano questa tradizione.

Cosa c’è di meglio per la vita di un giardino?
Siamo tutti nati in un giardino, grembo materno, Grande Madre.
Il luogo esprime desideri e speranze maturati nell’eterno spazio femminile: deliziosa metafora della vita e immagine etica di comportamento.

Il racconto «sacro» più celebrato narra la creazione dell’uomo da parte di Dio, che lo colloca nel suo giardino per coltivarlo e custodirlo. La sua prima dimora include un giardino, e la sua attività è la coltivazione. Deve proteggere, operare, praticare moderazione: costruire luoghi dove gli alberi e i frutti sono belli a vedersi e buoni da mangiare, come nel giardino della casa di Alcinoo, descritto da Omero.

Da questo momento il desiderio è rivolto all’Eden, la delizia, la dimora ideale, con un grande senso di colpa nel cuore per una perdita immaginaria. L’uomo escogita molti modi per poter ancora soggiornare in questo giardino di delizie: crea ville, parchi, e immagina di finire in paradiso dopo la morte, per tornare alla sua miglior dimora, la più deliziosa.

La terra d’origine diventa così il luogo escatologico, e due termini — giardino e paradiso — si accavallano, si confondono e si separano all’interno della tradizione letteraria «edenica».
L’Eden, però, non è la terra d’origine: è la conquista del dominio sulla natura, come dimostra la figura demiurgica del Dio artefice, l’architetto del mondo, dominatore della natura.

L’uomo segna il suo spazio. Essere naturale, nato privo di specializzazione, è costruttore, archegeta, capace di individuare luoghi idonei all’abitare; e le sue divinità sono grandi artefici.
Si adatta a ogni ambiente e crea opere.
Con l’arte proietta la sua effimera figura oltre il passaggio del tempo, in una presenza di qualità.

La sua vita è un’incessante attività: costruisce, abita e pensa. L’azione è simultanea e continua. Crea e caratterizza il suo luogo dell’abitare; lo perfeziona grazie alla libertà conquistata nei confronti della natura: all’arte.

L’arte dei giardini è ben espressa dal kantiano libero gioco dell’immaginazione nella contemplazione: è prodotta dalla libertà, e il suo risultato è differente da un semplice effetto naturale. È un’occupazione piacevole per se stessa, dove lo spirito deve essere libero per dar vita all’opera.

Prossima all’arte bella, è il risultato dell’azione creatrice, una rappresentazione che ha fine in se stessa,
«e che, pur senza scopo, promuove la cultura delle facoltà dell’animo in vista della comunicazione in società».

Pur non essendo scienza, l’arte bella, per essere portata…

tratto da: DELIZIE IN VILLA – IL giardino rinascimentale e i suoi committenti.
a cura di: Gianni Venturi e Francesco Ceccarelli

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