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FEMKE BIJLSMA Per apprezzare un giardino tradizionale giapponese, è necessario prima comprendere la bellezza di una roccia. Come ogni pietra possiede un carattere ed espressione unici, la sua forma capricciosa e il muschio che vi cresce stimolano l'immaginazione e svelano la bellezza del modesto, del rustico, dell’imperfetto e persino del decaduto.

Tra tutti i giardini giapponesi, quelli zen sono i più rinomati. Principalmente situati a Kyoto e dintorni, centro buddista del Giappone e culla dei giardini zen, presentano molteplici stili e forme differenti ma condividono lo stesso scopo. Sono tutti strumenti, veicoli per la meditazione e la riflessione. Perciò tendono a essere molto più simbolici rispetto ad altri giardini. Rocce, alberi, stagno e pietre miliari possono sembrare naturali e disposti casualmente, ma sono stati scelti e posizionati con cura. Tuttavia, il giardiniere zen mira a coltivare come se non coltivasse, come se fosse parte integrante del giardino. In realtà, i giardini zen appaiono più assistiti che dominati dal giardiniere.

Si può passeggiare in un giardino zen, ma più spesso si è invitati semplicemente ad ammirarlo; i punti di vista sono curatamente orientati. Qui, nel tempio Daitokuji, il giardino è di quello che si chiama stile "piatto", apprezzato dall’interno dell’edificio, in questo caso il tempio. Non si dovrebbe assolutamente entrare nel giardino, se non con gli occhi. Seduti sulla veranda, si può osservare l’immagine perfettamente statica ma naturale del muschio, degli alberi e della foresta di bambù sullo sfondo, che cambia leggermente a seconda della luce, del tempo e della stagione. Questo ha un effetto calmante e meditativo, libera la mente dalle distrazioni e, nel migliore dei casi, stimola un’intuizione profonda. Secondo il buddismo zen, riscopriamo la nostra vera natura di Buddha perduta attraverso la ricerca di uno stato mentale libero dalle preoccupazioni materiali.

Il giardino giapponese è spesso considerato il corrispettivo estetico di quello “occidentale”, essendo organico contro artificiale. Questo è vero se paragonato a un giardino in stile rinascimentale francese, ma altri giardini occidentali condividono in realtà alcuni principi con i giardini giapponesi. Uno di questi è il concetto di paesaggio preso in prestito, applicato anche nei giardini rinascimentali fiorentini. I progettisti “prendevano in prestito” vedute esterne al giardino, come una montagna o il mare, trasformandole in parte integrante della composizione scenica. Un altro elemento familiare potrebbe essere la passeggiata panoramica, un percorso intorno al giardino che crea l’illusione di un viaggio esteso in uno spazio limitato e che, in questo caso, gira attorno a uno stagno. La stessa tecnica, seppur su scala molto più ampia, è stata usata nei giardini inglesi.

Ciò che distingue il giardino giapponese da quello occidentale non è tanto il suo aspetto organico o naturale quanto la sua astrazione simbolica e la capacità di imitare l’ampiezza di un vasto paesaggio in uno spazio molto limitato. Un esempio è l’uso della sabbia bianca con poche rocce per suggerire isole nel mare.

Ma il segreto del giardino zen risiede nel 侘寂 (wabi-sabi). Questa parola giapponese descrive una sensibilità estetica basata sull’apprezzamento della bellezza transitoria del mondo fisico. È anche la parola più difficile da tradurre e persino i giapponesi non sono del tutto certi del suo significato esatto. Come è tipico dello zen: non esiste verità, né perfezione nella forma, solo nella mente. 侘寂 (wabi-sabi). Con la sua attenzione alle delicate sfumature, agli oggetti, agli effetti e agli ambienti del mondo naturale, il wabi-sabi promuove un approccio alternativo all’apprezzamento non solo della bellezza ma della vita stessa. Un approccio che può fungere da trampolino di lancio o da ponte tra le insidie del mondo materiale e il richiamo di una vita di austerità e semplicità.
THE ZEN GARDEN