I GRANDI VIVAISTI D'ITALIA VIVAIO MONDO ROSE & FIORI © ALESSIO GUARINO

La storia di Cecilia e Arnaud dove la passione per le rose incontra il giardino naturale.

Vivaio MondoRose & Fiori

Lungo la via Aretina, nel tratto che da Firenze sale verso Sieci seguendo il filo dell’Arno, c’è un cancello oltre il quale il tempo cambia passo. Non si misura più in ore, ma in stagioni: il bianco freddo del gennaio in cui si pota, il rosa acceso del maggio in cui tutto esplode, il verde quieto dell’estate, l’arancio delle bacche in autunno. Questo è Mondo Rose e Fiori, e questa è la storia di chi lo ha costruito — giorno dopo giorno, viaggio dopo viaggio, radice dopo radice.

Cecilia Lucchesi è fiorentina. Arnaud Duquennoy è francese. Quando le loro strade si sono incrociate, hanno portato ciascuno qualcosa di diverso: lei la terra toscana nell’anima, lui un’educazione floreale maturata nell’Europa d’oltralpe. Quello che li univa, però, era più forte delle differenze — una curiosità botanica inesauribile e la convinzione che le rose non fossero semplicemente fiori, ma una forma di linguaggio antico, ancora tutto da esplorare.

Da quella convinzione è nato il vivaio. Piccolo, come amano definirlo loro stessi — piccolo per la superficie, ma straordinariamente ricco per ciò che contiene. Nel tempo, la collezione è cresciuta fino a toccare oltre 400 varietà di rose: dalle Rosa gallica e le Damascene di discendenza medievale, alle morbide Alba, alle Bourbon e alle Portland nate nell’Ottocento tra Francia e Inghilterra, fino alle Noisette dai grappoli leggeri, alle Rugose con la loro corazza di foglie corrugate e le bacche aranciate in autunno, ai moderni Ibridi di Tea e alle Rose Inglesi di David Austin, capaci di portare la forma antica dentro il giardino contemporaneo. Una collezione pensata per ogni esigenza e ogni angolo del giardino: rose per aiuole, per scarpate, per archi e spalliere, rose rampicanti, tappezzanti, ad alberello, rose da taglio e da profumo — di tè, di incenso, di frutta, di muschio, di limone.

Ma la storia non si è fermata alle rose. Come spesso accade con le passioni genuine, ne ha generata un’altra. Viaggiando in Europa in cerca di ispirazione, Cecilia e Arnaud hanno incontrato i mix borders del cottage garden inglese — quelle bordure apparentemente disordinate dove arbusti, peonie, ortensie, erbacee perenni e aromatiche convivono in un equilibrio sapientemente orchestrato, imitando il finto spontaneo della natura. Quell’incontro ha cambiato qualcosa. L’idea di ricreare in Toscana quello stesso dialogo tra specie diverse, adattandolo al clima e alla luce mediterranea, è diventata una missione. Così, accanto alle rose, hanno preso posto le erbacee perenni, gli arbusti mediterranei, le aromatiche — e, ultima frontiera, le piante riprodotte da seme della flora spontanea collinare toscana e preappenninica: specie selvatiche, mellifere, capaci di trasformare un giardino in un ecosistema vivo.

Da quella trasformazione è arrivato anche un nuovo nome: non più solo Mondorose, ma Mondorose e Fiori — un cambio di due parole che racconta un’intera evoluzione.

Nella vita quotidiana del vivaio, Cecilia e Arnaud si dividono il mondo in modo naturale, quasi complementare. Cecilia è la custode dei fiori — le erbacee perenni, le mediterranee, le graminacee, le specie spontanee — e la mente progettuale dietro ogni giardino che il vivaio realizza: ascolta il cliente, studia il terreno, compone la tavolozza vegetale e disegna gli spazi con la stessa cura con cui si sceglie una pianta rara. “Il contatto con le piante mi rende felice e mi fa sentire una persona migliore”, racconta — con la semplicità di chi ha trovato, nella terra, il posto giusto dove stare.

Arnaud è l’uomo delle rose. È lui che segue la collezione in ogni sua fase — dalla selezione delle varietà alla coltivazione, dalla potatura alla salute del suolo — con una competenza maturata in decenni di pratica e studio. Tiene corsi di potatura e coltivazione per chi vuole capire davvero come si alleva una rosa, progetta e dimensiona gli impianti di irrigazione, coordina il personale e tiene in equilibrio l’amministrazione del vivaio. Ed è lui che porta in terra i progetti di Cecilia, traducendo in piante, spazi e radici quello che lei ha immaginato sulla carta. Due visioni diverse, un solo giardino.

Il Giardino che Unisce - 23 / 24 maggio

C’è un appuntamento, ogni maggio, in cui il vivaio smette di essere solo un vivaio e diventa qualcos’altro. Sabato 23 e domenica 24 maggio, Mondorose e Fiori ha aperto le porte per trasformarsi in un laboratorio a cielo aperto, con una due giorni chiamata “Il Giardino che Unisce”, dedicata alla biodiversità, alla creatività e al benessere. MondoRose e Fiori

Il titolo dice molto. Un giardino che unisce non è soltanto un luogo dove le piante crescono accanto alle persone — è uno spazio dove le persone crescono accanto alle piante, dove chi sa insegna e chi non sa impara, dove la bellezza non è uno sfondo ma il motivo per stare insieme. È la stessa filosofia che da anni anima le giornate a porte aperte di Cecilia e Arnaud: conferenze gratuite aperte a tutti, laboratori per adulti e bambini su prenotazione, incontri, cibo e merende a chilometro zero, concerti, mercatino, meditazione, relax e divertimento — il tutto immerso nella spettacolare fioritura di 500 varietà di rose tra antiche, inglesi e moderne, e nella speciale collezione di piante mediterranee, aromatiche ed erbacee perenni ambientate nel giardino espositivo del vivaio. Portale Giovani

Un fine settimana di maggio in cui, tra un petalo e l’altro, si respira qualcosa di più grande: la convinzione che prendersi cura di un giardino significhi, in fondo, prendersi cura del mondo.

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