STORIE DI UOMINI & PAESAGGIO SANTA BIANCA © ALESSIO GUARINO

L’anima delle piante e la cultura degli oli essenziali

Claudio Gaiaschi, dalla moda milanese ai campi di Santa Bianca

Non è stato facile arrivare ai campi di Claudio Gaiaschi: i tornanti dopo Pomarance, il fondo che cambia, il punto in cui il navigatore si arrende. Ma quando il paesaggio si apre, si capisce che la fatica dell’avvicinamento fa parte del luogo, come una soglia.

 

Il primo sguardo sul podere è fatto di luce, di colori della stagione, di filari di erbe e fiori, di un odore che arriva prima delle immagini.

 

Claudio è un uomo che ha cambiato vita. Aveva cominciato Ingegneria al Politecnico di Milano, ma dopo due anni ha lasciato gli studi per fare l’assistente di un fotografo. Da lì è arrivata la moda milanese, un mondo fatto di superfici, di luce costruita, di immagini destinate a durare il tempo di una stagione. Accanto a quella vita, però, coltivava da sempre un’altra attrazione, quella per il mondo vegetale, finché a un certo punto ha smesso di essere un’inclinazione ed è diventata una direzione.

 

Nel 2005, insieme alla moglie Benedetta Tecchio, aromatiera, nasce il Podere Santa Bianca, tra Pomarance e Volterra. L’idea di partenza era limpida: fare oli essenziali di qualità assoluta, e per farlo seguire ogni passaggio con le proprie mani. Dalla coltivazione di erbe e fiori all’essiccazione, fino alla distillazione, niente è lasciato al caso. Nei suoi campi la coltivazione è biodinamica, e qui il paesaggio smette di essere sfondo e diventa metodo.

 

Claudio cura con attenzione la biodiversità del terreno, che ritiene fondamentale per la crescita delle sue piante. Più il terreno è vario e più si lavora con prodotti naturali, mi spiega, più le piante crescono in modo naturale e più olio essenziale producono. Decisivo, aggiunge, è però capire quando raccogliere: è quel momento a determinare la quantità maggiore di olio che la pianta può dare.

 

Nel mondo degli oli essenziali, mi racconta Claudio, molti produttori comprano altrove la materia prima, spesso senza sapere come sia stata coltivata. Non tutte le piante, naturalmente, possono crescere sulle colline toscane: il patchouli ha bisogno di un altro clima, il tea tree di un altro emisfero. Per queste essenze Claudio ha scelto di non fidarsi di un listino. Viaggia fino ai paesi di origine, va a vedere i campi, parla con chi li lavora, e capisce se quella coltivazione è in linea con il suo modo di sentire e con i metodi che ritiene giusti. Solo allora quella pianta entra nel suo laboratorio.

 

Il carattere di Claudio, e le sue vite passate, si riconoscono anche nella scelta estetica. Per vestire i suoi oli essenziali, gli idrolati e le acque aromatiche ha chiamato un noto studio di grafica milanese, e il packaging, curato fino all’ultimo dettaglio, parla la stessa lingua dei campi: le linee che ricoprono i tubi, inclinate in direzioni diverse, riprendono la geometria dei suoi appezzamenti visti dall’alto, come mi ha fatto notare lui stesso. Cura, misura, bellezza senza ostentazione.

 

Lo stesso gusto per l’essenziale si vede anche nel diffusore: un solo modello, il MAD, in quattro colori. È un cilindro di metallo dalle linee pulite e di estrema robustezza, che funziona a batteria e senza acqua, caricato soltanto con oli essenziali.

 

Claudio trascorre molto tempo nei suoi campi in silenzio, a osservare gli insetti, i venti, le stagioni. È il suo modo di riposare e di imparare.