Terza edizione per Radicity, il festival di rigenerazione urbana che dal 2017 sta trasformando il centro storico di Eboli, in provincia di Salerno, in un percorso permanente di piccoli giardini pubblici. L’idea, nata dall’incontro di quattro giovani architetti campani — Sabrina Masala, Emilia Abate, Mariagrazia Castiello e Francesco Rotondale — è semplice quanto radicale: restituire dignità agli angoli dimenticati della città attraverso interventi verdi eco-sostenibili, coinvolgendo di volta in volta cittadini, associazioni, aziende locali e un’amministrazione comunale che ha scelto di crederci fin dalla prima ora.
Nel 2019 il concorso “The Heart of Eboli” ha messo in gara sei progettisti — Dario Valenti, GreenAtelier, YellowOffice, Sofia Dionisio, Monica Botta e Pampa Studio — chiamati a intervenire su altrettanti spazi degradati del centro storico, portando a 19 il numero complessivo dei giardini realizzati dal 2017 a oggi. Ogni progetto ha dovuto fare i conti con una città che porta ancora addosso le ferite dei bombardamenti del 1943, del terremoto del 1980 e di alcuni interventi di riqualificazione poco riusciti degli anni ’90: un tessuto urbano fragile, in cui ogni piccolo giardino diventa un gesto di cura prima ancora che un progetto di paesaggio.
Tra i lavori in concorso, “Prendi il tuo tempo” di Monica Botta ha trasformato in tre giorni un’area degradata di un vicolo del centro storico in un piccolo spazio di sosta, mentre il progetto vincitore, “Intrecciare il tempo” firmato da Pampa Studio — studio di progettazione ambientale arrivato da San Marino, con la collaborazione dell’artista Leonardo Blanco — ha convinto la giuria per via Don Vincenzo Catoio grazie a “un’attenta rivalutazione di un angolo dimenticato del centro storico” e a un rapporto con il vicinato che, raccontano gli organizzatori, è passato dalla diffidenza iniziale a una vera affezione per il progetto.
La premiazione si è tenuta nel chiostro del complesso monumentale di San Francesco, alla presenza del sindaco di Eboli Massimo Cariello e dell’assessore al centro storico Ennio Ginetti. Accanto al premio principale, la manifestazione ha voluto valorizzare anche il capitolo “Ebolinverde”, riconoscendo il lavoro degli studenti del liceo artistico Carlo Levi e dell’istituto tecnico Giustino Fortunato, impegnati nella realizzazione di panchine e fioriere per la città.
Quello che rende Radicity un caso interessante da raccontare non è tanto il singolo giardino premiato, quanto il metodo: un format replicabile che ogni anno somma piccoli interventi a un percorso già esistente, costruendo nel tempo — un vicolo alla volta — una rete diffusa di spazi verdi che la comunità stessa è chiamata ad adottare e mantenere. Una rigenerazione urbana che non passa da grandi opere, ma dalla somma paziente di gesti minimi.
Testo e foto di Alessio Guarino