La Sophora japonica, conosciuta anche come acacia del Giappone o sophora del Giappone, è un albero deciduo della famiglia delle Fabaceae. Originaria della Cina e del Giappone, può raggiungere un'altezza di 15-25 metri. Presenta foglie composte, pinnate e fiori bianchi o gialli, disposti in grappoli pendenti che fioriscono a fine estate. È apprezzata per la sua resistenza all'inquinamento urbano ed è stata spessa inserita nei giardini e nei parchi in Itala nel XVIII secolo. DIMORE & GIARDINI MEDICEI CASTELLO MEDICEO DI CAFAGGIOLO © ALESSIO GUARINO

L’architetto Michelozzo di Bartolomeo fu incaricato di questa trasformazione, che combinò elementi di difesa con l’eleganza e la funzionalità di una dimora rinascimentale. Sotto la guida di Cosimo il Vecchio e dei suoi successori, la villa divenne un importante centro di attività politica, culturale e artistica. Lorenzo il Magnifico, nipote di Cosimo, trascorse lunghi periodi a Cafaggiolo, trovando nella villa un rifugio tranquillo e un luogo di ispirazione. Durante questo periodo, la villa ospitò numerosi artisti e intellettuali, diventando un vero e proprio cenacolo del Rinascimento fiorentino. La struttura della villa presenta caratteristiche tipiche dell'architettura rinascimentale, con una facciata austera arricchita da elementi decorativi raffinati.

La Villa Medicea di Cafaggiolo, situata nel cuore del Mugello, a nord di Firenze, rappresenta una delle testimonianze più affascinanti dell'influenza e del potere della famiglia Medici durante il Rinascimento. La storia della villa è ricca di eventi significativi e di trasformazioni che riflettono l'evoluzione culturale e politica dell'Italia tra il XIV e il XVI secolo. Il nucleo originario della villa risale al XIV secolo, quando era una semplice struttura fortificata appartenente alla famiglia degli Alberti. Nel 1428, Cosimo il Vecchio de' Medici, il fondatore della dinastia medicea, acquistò la proprietà e decise di trasformarla in una residenza signorile.

Il cortile interno, le logge e i giardini all'italiana contribuiscono a creare un'atmosfera di eleganza e armonia. Gli interni della villa sono decorati con affreschi, sculture e arredi di grande pregio, molti dei quali realizzati da artisti di spicco del periodo. Con il declino della dinastia medicea, la villa perse parte del suo splendore e passò attraverso varie mani nel corso dei secoli successivi. Tuttavia, nel XIX e XX secolo, furono intrapresi importanti lavori di restauro per preservare la struttura e riportarla al suo antico splendore. Oggi, la Villa Medicea di Cafaggiolo è riconosciuta come Patrimonio dell'Umanità dall'UNESCO, insieme ad altre ville e giardini medicei in Toscana. castello mediceo di cafaggiolo | dimore e giardini medicei
VIAGGIARE IN TOSCANA TRA RESIDENZE D’EPOCA, CASTELLI E GIARDINI STORICI

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L’Associazione Dimore Storiche Italiane, nasce a Roma il 4 marzo del 1977 sull’esempio di analoghe associazioni già operanti in altri Paesi europei. Questo importante sodalizio, che da oltre 40 anni si propone di agevolare la conservazione, la valorizzazione e la gestione delle dimore storiche, è sorto grazie all’impegno e alla passione di alcuni proprietari fedeli custodi di quello che si può senza alcun dubbio definire il più importante patrimonio storico-artistico mondiale. I fondatori di A.D.S.I. furono Gian Giacomo di Thiene, Niccolò Pasolini dall’Onda, Oretta Massimo Lancellotti, Aimone di Seyssel d’Aix, Ippolito Calvi di Bergolo, Augusta Desideria Pozzi Serafini, Rinaldo Chidichimo, Bona Midana Battaglia, Bonaldo Stringher e Bianca Leopardi. Il 22 aprile dello stesso anno si riunì a Palazzo Pasolini dall’Onda il primo Consiglio Direttivo dell’Associazione che elesse all’unanimità Presidente Nazionale Gian Giacomo di Thiene, il quale mantenne questo importante incarico fino al 1986. Nello stesso giorno furono costituite le prime Sezioni regionali: Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Marche, Piemonte, Puglia, Toscana, Umbria e Veneto.

L’Associazione Dimore Storiche Italiane (A.D.S.I.) riunisce i proprietari di immobili storici di tutta Italia, che rappresentano una componente importante del nostro patrimonio culturale. Le dimore storiche sono beni culturali di rilevante interesse storico-artistico, “soggetti a vincolo”, e quindi tutelati dallo Stato, che ne deve favorire la conservazione, e sono affidati alla responsabilità dei proprietari. Si tratta di un patrimonio vasto ed eterogeneo: case e palazzi, ville e castelli, ma anche giardini e tenute agricole. Sono distribuiti in tutto il Paese e, per quasi l’80% per cento, situati in campagna o in provincia. Ognuno di questi beni ha una precisa identità, unica in Europa: per la sua storia, per il suo valore culturale e per lo stretto legame con il territorio di riferimento. Unici sono però anche i gravi problemi che la manutenzione di questi beni comporta, a cui devono far fronte quotidianamente i proprietari che ne sono custodi. Sono però beni che, se ben mantenuti e gestiti, possono dare un contributo importante alla vita culturale, sociale ed economica delle comunità in cui sono inseriti. Per raggiungere questo risultato l’Associazione Dimore Storiche Italiane, con i suoi 4500 soci, è costantemente impegnata, insieme all’European Historic Houses Association (EHH), nel promuovere la tutela e la valorizzazione delle dimore storiche.

I GIARDINI STORICI DI FIRENZE

GIARDINO DI VILLA BARDINI

Il giardino Bardini è un giardino storico di Firenze, in zona Oltrarno. Si estende su un’ampia zona collinare dalle pendici di piazzale Michelangelo fino all’Arno, tra piazza dei Mozzi, via de’ Bardi, costa Scarpuccia, costa San Giorgio e la via di Belvedere (con due accessi), per una superficie totale di circa 4 ettari. Nel 2013 il circuito museale del Giardino di Boboli, che comprende anche il Museo degli Argenti, la Galleria del Costume, il Museo delle porcellane e il Giardino Bardini, è stato il sesto sito italiano statale più visitato, con 710.523 visitatori e un introito lordo totale di 2.722.872 Euro. Nel 2016 il circuito museale ha fatto registrare 881.463 visitatori. La cosiddetta collina di Montecuccoli, dove si estende il parco attuale, appartenne sin dal medioevo alla famiglia dei Mozzi e confinava con il loro palazzo. Già nel 1259 è citato un orto murato adiacente alla parte posteriore del palazzo (ancora lontano dall’idea di giardino che si sviluppò nel Rinascimento), mentre la zona più alta del parco era destinata all’agricoltura, con vigne e altre coltivazioni su alcuni elementari terrazzamenti.

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VILLA I TATTI

In antichità la costruzione fu posseduta dagli Zati, che la vendettero nel 1563 a Giulio d’Alessandro del Caccia dai cui figli, nel 1603, l’acquistò Porzia di Tommaso de’ Bardi vedova di Niccolò di Francesco degli Alessandri. Restò agli Alessandri fino al 1854, quando il conte Carlo di Gaetano la vendette a John Temple-Leader, che la inglobò nei suoi vasti possedimenti sulle colline di Maiano e di Vincigliata. Alla sua morte fu ereditata da Lord Westbury. Nel 1907 Bernard Berenson (1865-1959) e la moglie Mary Pearsol Smith, che abitano la villa già dal 1900, decidono di acquistare la proprietà.

Al momento dell’acquisto la villa lascia molto a desiderare, il giardino si limita a gruppi sparsi di vecchi cipressi e ad una limonaia. Berenson in quel periodo comincia però a ricevere una retribuzione regolare dal grande mercante americano Joseph Duveen e pertanto può acquistare anche il terreno circostante. Questa e il giardino sono trasformati a partire dal 1909 da Cecil Pinsent e Geoffrey Scott, che furono introdotti dagli stessi Berenson nella ricca comunità angloamericana, all’epoca molto numerosa sui colli fiorentini.

Itinerari Botanici

ORTI BOTANICI IN ITALIA

Sulla nascita e sull’antica funzione dei Giardini Botanici si sa ancora relativamente poco, nonostante numerose testimonianze scritte — rintracciabili in testi classici, arabi e medievali — offrano indizi preziosi sul loro ruolo e significato. Ciò che è certo è che questi giardini affondano le loro radici in epoche molto antiche, legate tanto alla coltivazione quanto alla conoscenza delle piante.

I primi veri esempi documentati di spazi destinati alla raccolta e allo studio delle piante si fanno risalire alla Cina del secondo millennio a.C., dove erano coltivate specie utilizzate nella medicina tradizionale taoista, come l’Artemisia annua, la Scutellaria, il Panax ginseng, e numerose varietà di piante aromatiche e officinali. Parallelamente, anche in India — nel contesto ayurvedico — si svilupparono orti sacri nei quali venivano conservate specie ritenute fondamentali per il trattamento dei disturbi fisici e spirituali, spesso associate a divinità o a pratiche rituali.

Nel Mediterraneo orientale, già a partire dal XV secolo a.C., sono noti esempi significativi come il Giardino Botanico di Karnak, voluto dal faraone Tutmosi III in Egitto. Questo giardino era una sorta di archivio vivente di piante esotiche, coltivate dopo le campagne militari nel Vicino Oriente: tra queste si ipotizza la presenza di cedri del Libano, fichi della Siria, piante aromatiche come il cumino e il coriandolo, oltre a specie ornamentali e alimentari. L’interesse era prevalentemente pratico: l’alimentazione, la profumeria, la fitoterapia.

La nozione di giardino come luogo di studio sistematico della natura vegetale trova un’importante formulazione nel pensiero greco del IV secolo a.C.. Si attribuisce infatti ad Aristotele (384–322 a.C.) e alla sua scuola la creazione dei primi giardini scientifici, che accompagnavano i centri di ricerca e di osservazione del mondo naturale. Qui, le piante non venivano solo coltivate, ma classificate, osservate nei cicli vitali, associate a funzioni curative e simboliche. Il discepolo Teofrasto, padre della botanica, ne approfondì lo studio nel suo celebre trattato Historia Plantarum, ponendo le basi di una scienza che ancora oggi riconosciamo nei giardini botanici contemporanei.

Questi primi orti botanici, perciò, non erano semplici collezioni vegetali, ma veri e propri luoghi di conoscenza e trasmissione, in cui la botanica si intrecciava con la medicina, la religione, la filosofia e l’economia. Un’eredità viva, che si rinnova in ogni giardino botanico ancora oggi esistente.

ITINERARI BOTANICI | FIRENZE

IL GIARDINO DELL'IRIS

Il Giardino dell’Iris si distende sotto l’alto muraglione del Piazzale Michelangelo, in una sintesi spaziale che affianca al David baricentrico del monumento all’arte e alla cultura lo straordinario monumento alla natura delle fioriture dell’iris, emblema per la città. Lo stemma di Firenze ha origini antichissime. Già raffigurato in un’urna funeraria del IV sec.a.C., si fa risalire al popolo etrusco di Fiesole, quel “colle lunato” che si dispiega a settentrione, cosi come le origini del nome floreale, dibattute fin dal medioevo, in latino Florentia o in volgare Fiorenza, “a similitudine dei fiori e dei gigli che abbondanti fiorivano intorno alla città”. Nell’araldica civica, durante il dominio dei Ghibellini, comparve il giglio “sbocciato e bottonato” bianco in campo rosso, e lo stemma fu rosso con il giglio fiorentino d’argento, poi, dal 1267 predominando i Guelfi, ne furono invertiti i colori e il giglio divenne rosso in campo bianco, cosi come sottolinea Dante Alighieri nel Paradiso. 

IL GIARDINO DELL'IRIS A FIRENZE

ITINERARI BOTANICI

Il Giardino dell’Iris si distende sotto l’alto muraglione del Piazzale Michelangelo, in una sintesi spaziale che affianca al David baricentrico del monumento all’arte e alla cultura lo straordinario monumento alla natura delle fioriture dell’iris, emblema per la città. Lo stemma di Firenze ha origini antichissime. Già raffigurato in un’urna funeraria del IV sec.a.C., si fa risalire al popolo etrusco di Fiesole, quel “colle lunato” che si dispiega a settentrione, cosi come le origini del nome floreale, dibattute fin dal medioevo, in latino Florentia o in volgare Fiorenza, “a similitudine dei fiori e dei gigli che abbondanti fiorivano intorno alla città”.

GIARDINI STORICI DEL VENETO

Villa Revedin Bolasco è un compendio composto da villa e giardino storico, risalente a metà Ottocento e posto nel cuore di Castelfranco Veneto, a ridosso di Borgo Treviso. Il complesso è stato donato da Renata Mazza vedova Bolasco, ultima proprietaria, all’Università di Padova, che nel 2015 ha completato il restauro del giardino e di parte della Villa. Risalente agli anni tra il 1852 e il 1865, Villa Revedin Bolasco nacque per volere del conte Francesco Revedin, che affidò il progetto della villa e del giardino romantico all’architetto Giambattista Meduna. Per primo Meduna ne definì l’impianto, riorganizzando l’area in cui in precedenza sorgevano il complesso architettonico seicentesco “Il Paradiso” di proprietà dei Corner e un giardino all’italiana, entrambi demoliti tra il 1803 e il 1808. Con il contributo di Marc Guignon e Francesco Bagnara fu progettato il giardino, secondo la moda dei landscape gardens inglesi. Il giardino storico di Villa Revedin Bolasco conserva oggi il proprio disegno ottocentesco e conta più di otto ettari tra verde e acque. Popolato da più di mille alberi e da una ricca fauna, ospita al suo interno un’ampia area composta da un lago e due isole, alimentata dalle acque del torrente Avenale. Parte del giardino sono inoltre la cavallerizza, ideata da Guignon con il reimpiego di alcune sculture del precedente giardino all’italiana attribuite a Orazio Marinali, una serra semicircolare di stile moresco, due torri colombare e la cavana per il ricovero delle barche.

ITINERARI BOTANICI | UMBRIA

LA FIORITURA A CASTELLUCCIO DI NORCIA

Castelluccio di Norcia è un piccolo borgo umbro situato a circa 1.450 metri di altitudine, all’interno del Parco Nazionale dei Monti Sibillini. Nonostante le gravi ferite causate dal terremoto del 2016, il paese è ancora oggi meta di migliaia di visitatori attratti da uno degli eventi naturali più affascinanti d’Italia: la fioritura.

Ogni anno, tra fine maggio e metà luglio, l’altopiano di Castelluccio si trasforma in un’immensa distesa colorata grazie alla fioritura dei campi coltivati a lenticchia e alla presenza di fiori spontanei come papaveri, fiordalisi, margherite e senape selvatica. I colori cambiano di settimana in settimana, rendendo ogni visita unica.

Il momento migliore per assistere alla fioritura è generalmente tra fine giugno e inizio luglio, ma può variare a seconda dell’andamento climatico della stagione. Durante i fine settimana più affollati, l’accesso all’altopiano viene regolato con limitazioni al traffico e, in alcuni casi, è necessaria la prenotazione per accedere in auto o l’uso di navette organizzate.

La fioritura non è solo uno spettacolo naturale, ma anche un’occasione per conoscere la cultura locale, assaggiare prodotti tipici come la lenticchia IGP di Castelluccio, e percorrere itinerari escursionistici immersi in un paesaggio straordinario. Si raccomanda sempre il massimo rispetto per i campi coltivati, evitando di calpestare le colture.

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